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venerdì, marzo 13, 2009


Da oggi 'Dallo Spazio' prende baracca e burattini e si sposta qui. Spero continuerete a seguirmi!
Postato da: superqueen alle 10:29| | p.link

giovedì, marzo 12, 2009
Nella strenua convinzione che il passato continui a far sentire la propria influenza sul presente, ho sempre avuto una sfrenata passione per gli anni '70 e per la moda che si è elaborata in quegli anni. Il decennio durante il quale sono nata, infatti, ha rappresentato una vera e propria rivoluzione nell'ambito dello stile e dell'immagine, gettando spesso le basi per concetti che verranno compiutamente messi in atto solo in seguito. A parte la fascinazione derivante dallo stile di Halston [1] e dall'epoca dello Studio 54, continuo a trovare molto interessante lo stile della controcultura di quegli anni, alla cui fonte tutti hanno attinto in maniera più o meno evidente: mi riferisco ovviamente allo stile hippie, in tempi recenti tornato in auge, svecchiato, sotto il nome di boho-chic [2]. Senza perderci in pur interessanti considerazioni sull'influsso che lo stile hippie ha avuto su ciò che l'ha seguito, perchè non concentriamo la nostra attenzione su un elemento decorativo - l'headpiece - che proprio allora ha conosciuto la massima fama? Che sia un semplice nastro o un cerchietto, una fusciacca o un gioiello, l'headpiece - letteralmente 'ornamento per la testa' - è da considerare, secondo la sottoscritta, un accessorio da rivalutare e da tenere bene in vista, specie nella stagione estiva. L'headpiece è un elemento che può essere inserito in qualsiasi mise, ed è interessante proprio per questa sua versatilità, come dimostrano le tre icone di stile di cui ci apprestiamo a discutere.



L'epitome dello stile hippie moderno è senz'altro Nicole Richie, passata a nuova vita dopo la nascita della figlia Harlow: dopo aver incarnato un pericoloso modello fisico, ha acquistato diversi chili e raggiunto un equilibrio psicofisico decisamente più salutare. House of Harlow 1960 è il nome che ha dato alla sua collezione di gioielli, pezzi semplici, realizzati in metallo e pelle, smalto e cristalli, ispirati agli anni '70 e allo stile tribale. Punte della collezione sono proprio gli headpiece, a tre o cinque fili, in perle di vetro o elementi metallici dalle diverse forme, da appoggiare sulla testa come fossero delle coroncine [3].
La Richie inserisce questi ornamenti in una cornice decisamente hippie (indossa spesso abiti vintage o che ricordano le linee ampie e fluide in voga allora), mentre un'altra eroina dei nostri tempi, la socialite newyorkese Arden Wohl, accosta i suoi headpiece a stili molto diversi, tanto da averne fatto un proprio simbolo.



La Wohl, promettente film maker, non può certo definirsi bella in senso canonico, eppure ha trovato il modo di lasciare la propria impronta ad ogni uscita pubblica: è lei che per prima ha sfoggiato headpiece tra i più vari, coprendo l'intera gamma di ornamenti - dalla fascia di chiffon con fiore, alla collana [4] di perle, al nastro con camelia argentata.



Arden ha uno stile decisamente eclettico, come dimostrano le immagini qui sopra. Trovo molto interessante il modo in cui passa dall'abito in seta stampata (a cui accosta una sciarpa annodata attorno alla testa) al vestito azzurro 'da Prima Comunione' di Chloè (completato da calze bianche e una fascia argento in testa), al mix di fantasie (floreali e pois) nella terza foto.

 
Che scelga un Yves Saint Laurent d'annata o un lezioso abitino decorato da coccarde rosse, quel che non manca mai è una decorazione tra i capelli. Nella seconda immagine, ad esempio, ha raccolto i capelli e indossato una sorta di coroncina luccicante. Nella terza immagine, infine, la vediamo posare accanto a Sean Lennon, con la fronte cinta da un lineare filo di perle distanziate tra di loro.
Concludiamo questo nostro viaggio nella fenomenologia dell'headpiece con uno dei personaggi di un serial tv che amo maggiormente, ovvero Blair Waldorf (interpretata da Leighton Meester), tra i protagonisti dell'ottimo 'Gossip Girl'. Grazie ad un intreccio ben congegnato, a personaggi diversi tra loro ma perfettamente assortiti e ad ambientazioni chic (la New York aristocratica e quella più bohemienne), il serial in questione ha presto attirato l'attenzione del grande pubblico, della stampa ma anche delle appassionate di moda, che hanno preso a modelli i personaggi di Blair e di Serena Van Der Woodsen (interpretata da Blake Lively). L'artefice che sta dietro a questo successo è il costumista Eric Daman, ex modello di Calvin Klein e collaboratore di Patricia Field in 'Sex and the City': dalla sua influente maestra ha senz'altro imparato a mischiare alto e basso (pezzi di haute couture con capi poco costosi), ma anche - e soprattutto - ad assegnare a ciascun personaggio uno stile definito e riconoscibile. Blair è
l'epitome dello stile bon ton dell'Upper East Side, determinata, capricciosa ed estremamente attenta alle apparenze; l'elemento che distingue pressochè tutte le sue mise è proprio l'headband, ovvero il cerchietto o la fascia, decorata da cristalli o spille preziose.



L'ornamento tra i capelli può essere un cerchietto sottile borchiato, un filo di perle o una fascia ricamata da cristalli, preziosa come un collier di diamanti, che in ogni caso punta ad evidenziare lo stile della protagonista e il lato più eccentrico o conformista di quello che indossa. Il primo e il terzo cerchietto sono opere di Jennifer Behr.



Ecco altre variazioni sul tema: una fascia di raso con grande decorazione di cristalli (altro pezzo della Behr), una fascia a righe colorate con nodo centrale e un delizioso cerchietto con multifiocco in organza marrone.



Bellissima l'orchidea laccata che orna il cerchietto fucsia nella prima foto a sinistra, così come è bon ton il fiocco di raso rosso indossato nella terza foto; sembra anacronistico, ma in realtà si inserisce perfettamente nello stile del personaggio, il foulard a piccola fantasia annodato sotto il mento. Blair Waldorf ha un'allure d'altri tempi, che spesso enfatizza con capi come mantelle, abiti a palloncino, pizzi e merletti, ma tutte possono prendere ispirazione dal cerchietto, elemento che riesce a dare un'aria diversa anche all'outfit più semplice.

[1] A questo proposito, ricordo il post torrenziale scritto qualche mese fa.
[2] Nonostante sia recente, anche questo concetto è considerato ormai passato. Fa riferimento allo stile sfoggiato nella metà del 2000 da Kate Moss, ripreso in maniera pedissequa da Sienna Miller e declinato in versioni diverse da altrettante celebrities, da Mary-Kate Olsen a Lindsay Lohan, passando per Mischa Barton (che in un certo senso ancora lo adotta).
[3] La sottoscritta ha ovviamente abbracciato con entusiasmo il trend lanciato dalla Richie e ha realizzato, con la consulenza preziosa di un'amica jewellery maker, un headpiece proprio come quello che si vede nella seconda foto e nell'header del blog.
[4] Qui un pallido quanto patetico tentativo della sottoscritta di usare una collana à la Arden Wohl.
Postato da: superqueen alle 00:08| | p.link

venerdì, marzo 06, 2009
Mentre Oltralpe è in pieno svolgimento la settimana della moda, la sottoscritta raccoglie idee su idee per futuri post in innumerevoli cartellette e pianifica attentamente quello che dovrà scrivere nelle prossime settimane. Di fronte alla nuova collezione Balenciaga (parliamo della stagione a/i 2009), però, tutti i buoni propositi sono venuti a mancare, tutte le idee sono state accantonate senza tanti preamboli: l'attenzione si è concentrata su quello che Nicolas Ghesquière ha presentato sulla passerella allestita all'Hotel Crillon.
Ad una prima occhiata la noia ha regnato sovrana (questa non è certamente una collezione rivoluzionaria), seguita poi da un secondo sguardo più puntato sui dettagli, sulle tecniche sartoriali utilizzate, sulla scelta dei tessuti e dei colori. A questo ha fatto infine seguito un sentimento di graditudine nei confronti di colui che, ancora una volta, mi ha fatto sognare. L'approccio nei confronti della moda di Ghesquière, d'altronde, non è mai semplice: le sue creazioni a volte colpiscono per l'evidente originalità, ma altre volte la novità, la classe, la visione si nascondono dietro capi apparentemente 'classici' (termine usato quanto mai fuori luogo, è vero).



La prima riflessione da fare riguarda le forme dei capi presentati: moltissime gonne corte ben sopra il ginocchio, giacche tagliate con gusto sartoriale, corpini aderenti, spalle costruite e gonfie, ma soprattutto drappeggi a gò-gò, in riferimento alla redingote drappeggiata in vita disegnata da Cristobal Balenciaga negli anni '40. Come di consueto, infatti, il designer francese ha preso ispirazione dal ricco archivio della maison, facendo però emergere soluzioni piuttosto personali. I tessuti utilizzati sono soprattutto il raso, la seta stampata, il velluto devorè, scelti in colori neutri con tocchi di vivacità, affidati al blu elettrico (illuminato dalle paillettes), al giallo e al verde.
Si aprono come eleganti tulipani le corte gonne abbinate a corpini aderenti, a sovrastare punti-vita e fianchi cinti dal raso fittamente drappeggiato, che poi si acquieta in pieghe morbide sul resto delle gonne. Ai piedi le modelle - appena truccate - portano deliziosi stivaletti alla caviglia, resi femminili dai fiocchi che si annodano ai lati.


Molto chic l'uso che viene fatto del raso lucido, che rende decisamente femminile la giacca da smoking, cinta in vita da una cintura a nastro, e che caratterizza la gonna mossa da panneggi, la cui forma è forse ispirata ad un sari indiano o ad una tunica romana. Colori tenui (lilla e grigio perla), invece, distinguono l'abito con profonda scollatura frontale (da cui fa capolino un top a fascia in pizzo nero), maniche lunghe ed arricciate, e gonna drappeggiata, raccolta sul davanti e fermata dalla cintura color ecrù. Molto femminili anche gli accessori che completano questa uscita, ovvero collant neri con minuscoli pois e bracciali in oro satinato.



Già da diversi anni Ghesquière ha inserito tessuti stampati nelle sue collezioni, senza però mai cedere al facile gusto del monogramma o del banale decorativismo. Le stampe proposte in questo caso sono astratte e ricordano in qualche modo alcune collezioni storiche degli anni '80 (quelle di Emanuel Ungaro e di Yves Saint Laurent, in particolare), in quanto, come in quei casi, anche qui la stampa non è fine a se stessa, ma esalta le forme dell'abito ed è funzionale all'abito stesso. I due abiti qui sopra, inoltre, ricordano molto lo stile degli anni '80, nel modo in cui le gonne si aprono sulle gambe, nell'uso dei volant e delle maniche arricciate. E' chiaro che l'intento non è quello di un revival dello stile di Bob Mackie e delle atmosfere alla 'Dynasty', ma un qualche eco di quelle forme si sente.



Stampa in bianco e nero e drappeggi per il completo formato da casacca a maniche lunghe e minigonna, stampa che fonde le macchie del leopardato alle venature del marmo; il completo è indossato con le consuete calze a pois e stivaletti ricoperti da tessuto a macchie. Splendida, poi, la lavorazione devorè fatta sul velluto verde smeraldo e blu elettrico, per l'abito dalla gonna drappeggiata, maniche arricciate e corpino semi-trasparente.



Molto d'impatto l'effetto a macchie che caratterizza l'abito blu elettrico ricamato a paillettes, il cui punto-vita è sottolineato da una sottile cintura con borchie e le cui spalle sono arrotondate e ben strutturate; rappresentano un elemento di contrasto i sandali a listini scelti come accessori, con fiocchi color senape alle caviglie. Ricorda la stampa paisley, invece, la decorazione su seta del secondo abito, dalla forma simile al precedente (qui la gonna è leggermente asimmetrica).
In una stagione in cui gli omaggi allo stile degli anni '80 si sono sprecati (sulla passerella di Balmain, ad esempio, si è vista una decorazione con Swarovski che ricorda la maglia di metallo, tanto cara a Gianni Versace), la lettura che ne da Ghesquière - lungi dall'essere mirabolante - emerge per la sua raffinatezza e charme.

Qui è possibile visionare l'intera collezione.
Postato da: superqueen alle 16:39| | p.link

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