Ultimi commenti



SQ's Blackboard




Videos on My Mind

'So What' - Pink
'Hot 'N Cold' - Katy Perry
'Womanizer' - Britney Spears
'Single Ladies'- Beyonce

In My iPod








Last Time at the Cinema




Bed-Time Stories

Alice's Portrait


detail 1
detail 2

What Happens in My Closet



This Month 'Vogue Italia' Says...




Blogs I Read

Abastor Daily
Alice
Alle Isole Svalbard
AmicaCarmilla
Blimunda
Cherrygrrl
Comincio Lunedì
Comme un Garçon
Fashion Addict Diary
Fifi Lapin
Garnant
Il Mondo di Adrenalina
Il Trentesimo Anno
Jak & Jil
La Bolla
Larvotto
Magenta & Woland
Makeup and Beauty Blog
Nancy
Oz Goes to NYC
Pero-Chan
Pianeta Terra
Pillole di Moda
Plexiglass Princess
Red Carpet Fashion Awards
Robba
Sai Tenere un Segreto?
Scandalosamente Santo
Sorelle d'Italia
Temptalia
The Musings of Nicolette Mason
To Drown a Rose
Why Don't You...

Archivio

oggi
--- 2009 ---
--- 2008 ---
--- 2007 ---
--- 2006 ---
--- 2005 ---
--- 2004 ---
--- 2003 ---

Categorie

about b
about beauty
about cinema
about fashion
about music and show biz
about photography
addicted to ethnic jewellery
addicted to fabulous bags
books and comic books
cosa si nasconde nel mio armadio
family life
hand made works
images from outer space
i heart balenciaga
le fil blanc
mering-o-rama
red carpet
school life
tea pots
video killed the radio stars
what happens in my kitchen
what is in my bag
words from outer space

Bottoni


  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


Feeds


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Counter


Visitato *loading* volte

Opinions & Ideas


superqueen74[at]gmail.com

Credits

Template by Daria

sabato, febbraio 28, 2009
L'ossessione è una sorta di assedio psicologico, un'idea fissa (o un ricordo) che torna incessantemente a galla, per rimanere forse per sempre nella nostra mente. Una delle mie ossessioni più tenaci riguarda uno spot Levi's, girato da Tarsem Singh all'inizio degli anni '90 [1] e liberamente ispirato ad un film del 1968, 'The Swimmer' di Frank Perry, con un pensoso Burt Lancaster che compiva un viaggio interiore e nel proprio passato, nuotando attraverso le piscine del circondario. Ebbene, il mio interesse per la fotografia di moda mi ha fatto conoscere l'opera di Steven Klein e la sua ossessione per le piscine, motivo che mi ha convinta a seguirne con attenzione la carriera. Quel che trovo affascinante nella produzione visiva del fotografo statunitense è la tenacia con cui viene perseguita una visione di arte, imponendola pur adeguandosi alle richieste del mercato e dei committenti. Klein è riuscito a creare un microcosmo, che spesso coincide con un mondo post-atomico, abitato da esseri umani e da macchine, dominato da un'atmosfera di sospensione emotiva, in cui tutto è fermo, in attesa che si scateni il caos. In questo scenario, la piscina [2] assume molteplici funzioni, accompagnando lo spettatore attraverso un percorso complesso come un labirinto.
Prima si faceva riferimento ai committenti, ed è da qui che prende il via il nostro viaggio 'acquatico': Klein, infatti, ha spesso realizzato campagne pubblicitarie per marchi di abbigliamento e case di moda, e in più di un'occasione, una piscina compare nei risultati del suo lavoro.



Perfettamente in linea con il mood del committente la campagna a/i 2002 per Alexander McQueen: l'immagine qui sopra, ambientata in quello che pare un sotterraneo, è disseminata da elementi inquietanti (la poltrona su cui è seduta la modella, il capriolo, la zucca nera sullo sfondo), ma su tutto domina la vasca rettangolare in cui galleggia un uomo nudo. Questo è un evidente riferimento alle opere di Damien Hirst, ma rappresenta anche la ricorrenza del leit-motiv acquatico.



Tutt'altro tono ha quest'altra immagine, tratta dalla campagna a/i 2005 per Pepe Jeans: i protagonisti, giovani, belli e poco vestiti, posano rilassati in uno scenario deserto, su cui però incombono elementi dell'influsso industriale. Anche in questo contesto, Klein ha inserito il proprio segno distintivo, assegnando ad una piscina gonfiabile il compito di contenere una riserva d'acqua.



E' recentissima la realizzazione di immagini pubblicitarie per la casa di moda spagnola Loewe: protagonista è la top-model Amber Valletta, elegante dominatrix vestita di bianco o di nero, circondata da aitanti giovanotti in costume (altro leit-motiv della fotografia di Klein). Le scene sono tutte ambientate all'aperto, tra prati curatissimi e una grande piscina. La composizione delle immagini ricorda molto alcuni scatti di Helmut Newton, altro artista che amava inserire piscine nei suoi lavori.
E' negli editoriali, però, che Klein dà il meglio di se, perchè nei veri e propri servizi fotografici può esplicare al massimo e sviluppare i concetti che intende esprimere. Nel corso degli anni, quindi, gli scatti apparsi sulle più importanti riviste patinate comprendono ossessivamente la presenza di una raccolta d'acqua (quasi sempre una piscina, con alcune varianti), che assume di volta in volta significati diversi.



'Step into the Future' è stato pubblicato su 'L'Uomo Vogue' nel 2006 e contiene alcuni importanti spunti su cui si potrebbe riflettere. I protagonisti indossano maschere antigas e, seduti su chaise-longue di metallo, attendono chissà quale evento (forse la rigenerazione tramite immersione nella piscina?). La piscina, in questo caso, è più simile ad un vascone di pietra, riempito d'acqua quasi fino all'orlo, mentre la scena è pervasa da una luce crepuscolare, che getta su tutto un manto di sospensione e di tristezza.



La luce abbacinante del sole californiano, invece, illumina 'Our Favourite Virgin', servizio apparso su 'GQ' nell'aprile 2006, con protagonista la top-model Adriana Lima. Vestita solo di un paio di shorts dorati, la modella si adagia mollemente o si appoggia ai corpi atletici di giovani in costume, posando ai bordi di una piscina circolare, circondata da piante desertiche e rocce levigate. In questo caso, la piscina è semplicemente un elemento decorativo.



La medesima funzione decorativa si ritrova in 'Love/Hate', con Linda Evangelista e Tyson Ballou, pubblicato nel numero di ottobre 2008 del mensile 'W'. L'intensa storia di amore, odio e violenza tra i due bellissimi modelli si consuma in una varietà di ambienti, tra cui - appunto - ai bordi di una piscina. Da notare come la prima immagine ricordi molto uno scatto della campagna-stampa Loewe: in questo caso, Ballou è seduto sulla chaise-longue, mentre la Evangelista gli si avvicina con fare minaccioso. Splendido lo scatto finale del servizio, quasi lynchiano, con una presumibile discesa aliena nel giardino con albero solitario.



'In the Mood for Love' e 'A Grand Affair' hanno diversi punti in comune: entrambi sono stati pubblicati sull'edizione statunitense di 'Vogue', entrambi hanno come protagonisti la modella Natalia Vodianova e il marito Justin Portman ed entrambi comprendono scatti con una piscina. Nel primo caso, la piscina è olimpionica e ha una funzione ben precisa, visto che Portman, in muta da sub, sta per farvi immersione; nel secondo, invece, assume la forma di una vasca di pietra e serve da lavatoio per giovani muscolosi a petto nudo, le cui mise discinte contrastano con l'abito quasi monacale della Vodianova.



E' immersa nel verde la piscina presente in 'Day Dream', apparso sulle pagine di 'Vogue U.S.' nel 2004: la modella, con tanto di retino in mano, finge di averla appena pulita.


E' invece circondata da grandi pupazzi gonfiabili la piscina ricavata in un prato, presente in 'Infertile Ground', servizio pubblicato su 'Vogue U.S.' nel 2007. La modella stesa sull'erba e l'uomo in tenuta anti-radiazioni a bordo piscina stabiliscono un'atmosfera di minaccia incombente.



'Self Reflection' ('Vogue U.S.' di settembre 2008) è forse uno dei servizi più complessi, ma anche più caratteristici, di Klein, in quanto contiene molti dei temi ricorrenti a cui facevamo prima riferimento. Le protagoniste sono vestite di nero, spesso condividono l'acconciatura, posano a fianco (o sui trampolini) di piscine e posano attorno alla figura inquietante di una nuotatrice (la vediamo nella prima immagine in primo piano, con la caratteristica cuffia di lattice e il volto stillante acqua). La nuotatrice, fulcro delle immagini, è colei che attrae l'attenzione delle altre, anche quando viene ritratta con la schiena rivolta verso l'obiettivo.



Nella prima delle immagini qui sopra, la nuotatrice-aliena è appesa a quella che sembra la scaletta di un elicottero, e giunge direttamente sullo specchio d'acqua (qui assume le note caratteristiche del vascone riempito fino all'orlo, con a fianco la staccionata, proprio come in 'Step into the Future'). Nella seconda immagine, invece, torna la piscina classica, sul cui bordo la nuotatrice viene atterrata da una donna dallo sguardo celato.



In 'Blame It on Rio', pubblicizzatissimo servizio con Madonna [3] e il suo ultimo toy-boy, Jesus Luz, ambientato all'Hotel Gloria di Rio de Janeiro, compare una piscina con funzione decorativa. Madonna, vestita con completi neri rigorosi e sexy, sembra essere tornata all'immaginario che aveva lanciato con il video di Jean-Baptiste Mondino 'Justify My Love' (ambientato in un albergo), anche se la tensione erotica di quel video sembra essere stata notevolmente annacquata.
Il servizio, però, che riassume al massimo l'estetica di Klein e la sua ossessione per le piscine è 'L.A. Portfolio' [4], realizzato nel 2006 per 'L'Uomo Vogue', splendido racconto per immagini che ha senz'altro trovato la principale ispirazione nel film che citavamo all'inizio. Chad White, modello dal fisico statuario, viene ritratto nei pressi delle piscine di personaggi famosi, a Los Angeles: in ogni 'quadro' il ruolo che gli viene affidato varia, tanto che da poter essere considerato un vero e proprio simulacro.



Il viaggio prende il via dalla villa di Daphne Guinness [5] e dalla piscina con bordo irregolare; da qui, il nuotatore muoverà verso le piscine del circondario, incontrando di volta in volta persone diverse, che reagiranno in maniera diversa alla sua presenza.



La suggestiva piscina dell'attrice Peggy Lipton, immersa nel verde, viene osservata da lontano, da una posizione elevata. Peggy è ferma in piedi sul bordo della piscina, ma poi si china per gettarvi (o pescarvi) chissà cosa.



Nel corso del suo peregrinare, il nuotatore capita nella piscina di Dita Von Teese, che vediamo prima vestita, splendida come una regina, seduta su una poltrona coperta di pelliccia, e poi nuda, stesa sulla pavimentazione di pietra, vicino all'acqua, con accanto il nuotatore, anch'egli nudo. Molto suggestivi, nella seconda immagine, l'illuminazione della scena (da notare, sul lato destro, giochi di luce solare) e il vapore che si alza dallo specchio d'acqua. Il nuotatore, finora semplice spettatore, qui diventa amante.



I quartieri bassi, così come quelli alti, vengono visitati dal protagonista del servizio. Qui, ad esempio, è ritratto assieme a Cloud, vicino alla piscina di un motel. L'ambientazione desolata (i lettini sono mezzi rotti, sulla sedia c'è un cuscino spiegazzato, la pavimentazione è piena di buchi) viene colta in un crudo bianco e nero, che ne mette in evidenza la decadenza.



Gli stessi segni di disfacimento si trovano nello scenario dell'incontro tra il nuotatore e la ballerina Miss Prissy, ritratto sia a colori che in bianco e nero. Il nuotatore assume un'aria imperturbabile e rimane steso sulla sdraio, dimentico di quello che lo circonda.



Un inaspettato cambiamento di scenario ci porta da dove eravamo partiti, nel bel mezzo di una cerimonia di battesimo per immersione [6]. In questo caso, il nuotatore diventa un fedele della religione professata dai giovani vestiti di bianco, se non addirittura il loro Messia, idea, questa, sottolineata dalla seconda immagine.

A dimostrare quanto sia cangiante il ruolo del nuotatore, da salvatore ora lo vediamo salvato, mentre viene rianimato da Tony Ward (modello-feticcio di Terry Richardson, ma anche attore e regista), steso sul bordo di una piscina. La famiglia di Ward, composta dalla moglie Shinobu Sato e dai figli Tora Dali, Lilli Tatsu e Ruby Love, assiste alla scena con un misto di perplessità e preoccupazione.
'L.A. Portfolio' è inoltre un grande affresco di una città per molti versi ombrosa, in cui, dietro ogni siepe, sui bordi di ogni piscina, si nasconde (o è in attesa) un mistero irrisolto. Concludiamo questo lungo post indicando un'altra possibile fonte di ispirazione per Klein, ovvero i celeberrimi dipinti di David Hockney, spesso incentrati su una piscina.



Hockney, di origine inglese, ha sempre ritratto con colori vividi e brillanti le sue piscine, in virtù del contrasto tra l'abbacinante luce californiana e quella - completamente diversa - che contraddistingue il Regno Unito. L'iperrealismo e la vivacità delle tinte usate nei suoi dipinti rappresentano la visione di un mondo sognato, e si caricano di una qualità quasi infantile ed ideale. Questo è un elemento che separa decisamente Hockney da Klein (che inserisce piuttosto un'oniricità nera nei propri lavori), eppure entrambi sono accomunati dall'attrazione irresistibile per un elemento carico di significato come l'acqua.
 
[1] A dire il vero, altri due spot Levi's mi hanno dato molto da pensare in questi anni e tutti e due sono collegati all'acqua.
[2] Molteplici sono i livelli di lettura della piscina: elemento decorativo, 'recipiente' d'acqua, ricettacolo di vita (o morte), ricordo pre-natale, simbolo di rigenerazione e di purificazione.
[3] Madonna ha lavorato con Steven Klein anche nel 2006 ('Madonna Rides Again', bellissimo servizio ambientato nel mondo dell'equitazione in chiave fetish) e nel 2003 ('Madonna Unbound', in cui Madonna compie contorsioni in un'ambientazione circense-orientale). A parte questi servizi, pubblicati su 'W', i due hanno collaborato in molte altre occasioni.
[4] Le immagini qui postate sono solo una selezione. L'intero servizio è visionabile qui.
[5] Daphne Guinness è stata ritratta da Klein nel suggestivo servizio pubblicato da 'Vogue Italia' (inserto Haute Couture) nel settembre 2008.
[6] La radice della parola 'battesimo' è il greco βαπτίζω, che vuol dire 'immergere nell'acqua', a simboleggiare la morte del vecchio uomo e la rinascita dell'uomo rinnovato. Secondo la tradizione, il battesimo veniva amministrato per immersione (come avviene ancora oggi nelle Chiese protestanti), mentre oggi si preferisce amministrarlo per infusione. Lo stesso Gesù, secondo l'iconografia classica, viene battezzato da Giovanni Battista per infusione nelle acque del fiume Giordano.
Postato da: superqueen alle 01:38| | p.link

lunedì, febbraio 23, 2009
Dopo aver trascorso una giornata particolarmente intensa, in cui ho gestito come meglio ho potuto una B raffreddatissima e il suo inserimento all'asilo nido, ecco finalmente il momento che ho tanto atteso. Il 22 Febbraio, infatti, a Hollywood sono stati assegnati gli ambitissimi premi Oscar e io non potevo certamente mancare l'appuntamento, scrutinando quanto si è visto sul tappeto rosso e scegliendo le mise - secondo la mia personale opinione - più riuscite. Come di consueto, non sono in grado di presentare gli outfit in ordine di preferenza, ma preferisco raggrupparli a seconda di caratteristiche comuni.


Neutrals

Moltissime attrici hanno posato di fronte ai fotografi, prima di partecipare alla vera e propria cerimonia di premiazione, indossando abiti in colori neutri, che vanno dal bianco al beige, passando per tutte le raffinate varianti del caso. Questa scelta, a mio parere, ha i suoi pro (i colori chiari, se scelti nella nuance corretta, possono illuminare e risaltare carnagioni e capelli scuri), ma anche i suoi contro (se viene scelto un tono sbagliato rispetto alla propria carnagione, il rischio è quello di apparire 'slavate' ed eccessivamente esangui). Alcune, però, hanno compiuto scelte oculate, come ad esempio ha fatto Anne Hathaway, candidata all'Oscar di miglior attrice protagonista per 'Rachel Getting Married'.


L'attrice ha una bellezza a suo modo classica, riconducibile a quella che distingueva molte attrici della Hollywood dei tempi d'oro (mi viene in mente Audrey Hepburn): la sua carnagione chiara viene messa in risalto dai capelli scuri, e questo contrasto viene enfatizzato dall'abito senza spalline di Armani Privè, scelto per l'occasione. L'abito ha una linea a colonna, semplicissimo, ma reso prezioso dallo straordinario ricamo  trasversale di perline e paillettes iridescenti. La pettinatura raccolta e il make-up neutro hanno poi rappresentato l'ideale fondale per i gioielli di diamanti Cartier (anelli, due braccialetti e orecchini).



Tra le attrici più promettenti ed eclettiche della nuova generazione, Evan Rachel Wood è giunta al Kodak Theatre indossando un bellissimo abito di Elie Saab, realizzato in un colore che si avvicina molto a quello della sua carnagione: senza spalline e con corpino sagomato, è caratterizzato da fasce che si intrecciano e da una morbida gonna in chiffon di seta. Molto eleganti anche i gioielli di Neil Lane (orecchine pendenti, un bracciale di diamanti e un eccentrico anello oblungo), così come il make-up e la pettinatura raccolta. Trovo poi sublime la scelta dello smalto scuro, che aggiunge un tocco di personalità all'insieme, riflettendo lo stile personale dell'attrice.



Penelope Cruz non dimenticherà la notte degli Oscar 2009, visto che è stata insignita della statuetta come miglior attrice non protagonista per il ruolo interpretato in 'Vicky Cristina Barcelona' di Woody Allen. L'attrice spagnola ha scelto un abito vintage di Pierre Balmain Haute Couture, senz'altro realizzato negli anni '50:  con corpino aderente, scollatura a cuore e gonna ampia e riccamente decorata (sia da ricami che da inserti di tulle), è un abito-simbolo di quegli anni. I gioielli Chopard in diamanti e la pettinatura raccolta e con frangetta completano una mise molto riuscita.



Ero indecisa se inserire Miley Cyrus (aka Hannah Montana) nel novero delle meglio vestite; alla fine, ho deciso di farlo, ma con una postilla. L'abito di Zuhair Murad Couture che la giovanissima attrice e cantante indossa è splendido, un capolavoro di seta e tulle ricamati in modo mirabile, ma non lo trovo appropriato per una ragazza così giovane. Miley, che spesso sul red carpet è sguaiata, avrebbe dovuto scegliere qualcosa di più semplice e di meno elaborato: questo abito, infatti, la domina letteralmente!



Non sapevo che Sarah Jessica Parker avrebbe partecipato alla cerimonia, quindi la sua presenza sul tappeto rosso mi ha piacevolmente stupita. L'attrice ha scelto un abito di Christian Dior Haute Couture, realizzato in tulle dall'indefinibile colore (ha delle sfumature argento, verde acqua e grigie). L'abito ricorda quelli indossati dall'alter ego Carrie Bradshaw nella sesta stagione di 'Sex and the City', con corpino aderente, punto-vita ben segnato e gonna vaporosa; non aggiunge quindi niente allo stile della Parker, ma comunque le dona particolarmente. L'attrice ha poi scelto un paio di orecchini di diamanti firmati Fred Leighton per completare il look. Due riflessioni: secondo me, la Parker dovrebbe fare nuovamente le meches bionde, perchè questo colore di capelli non le sta molto bene (per quanto trovi perfetta l'acconciatura a onde morbide); sbaglio o il suo decollète è lievitato?


Black (and Blue)

E' interessante notare come quest'anno non ci sia stato il dominio incontrastato del colore nero [1]: il colore-non-colore è stato invece spesso abbinato al blu, per risultati davvero notevoli.


La splendida Marion Cotillard, vincitrice nel 2008 dell'Oscar come miglior attrice protagonista, è tornata 'sul luogo del delitto' indossando un abito Christian Dior Haute Couture, il classico showstopper: la gonna, gonfia di tulle e di crinoline, è stretta in vita da una cintura di pelle lucida e si apre come una corolla sotto il corpino ricamato in nero e blu elettrico. Rispetto alla versione presentata in passerella, l'abito indossato dalla Cotillard non ha il tulle attorno alle spalle e questo mette in risalto come si deve la gonna. L'attrice francese ha poi indossato una bellissima collana in diamanti di Chopard, semplice e preziosissima.



Reese Witherspoon non ha sfilato sul tappeto rosso, ma ha partecipato alla serata in qualità di presentatrice. Di fronte all'abito Rodarte che ha indossato per l'occasione, non nego di aver sospirato, non tanto perchè le stava d'incanto, ma perchè è oggettivamente un abito da sogno (che indosserei molto volentieri, potendo). E' una rielaborazione di un capo presentato dalle sorelle Mulleavy nella collezione p/e 2009, ma realizzato in nero e blu elettrico, con complessi ricami tono su tono su gonna e corpino. Reese, per l'occasione, ha tenuto i capelli raccolti; alla festa post-Oscar organizzata da Vanity Fair, però, li ha sciolti, e questo in qualche modo ha rovinato la magia dell'abito.



Victoria Beckham ovviamente non ha preso parte direttamente alla notte degli Oscar, ma ha partecipato alla tradizionale festa-post Oscar voluta da Elton John a sostegno della sua organizzazione che raccoglie fondi per la lotta contro l'AIDS. L'ex Posh Spice ha indossato un abito dalla sua collezione a/i 2009, in perfetto stile goth-vittoriano: accollatissimo davanti, si apre generosamente sulla schiena e ha un piccolo strascico circolare. Trovo molto opportuni anche il make-up (occhi bistrati a volontà) e i gioielli (semplici orecchini a bottone in diamanti e uno straordinario anello con smeraldo e diamanti) scelti per l'occasione.


Bright Colours


L'anno scorso moltissime celebrities avevano scelto abiti scarlatti per the big night, mentre quest'anno diverse hanno optato per altri colori altrettanto vivaci. Anche questa è una scelta potenzialmente pericolosa, perchè le tinte brillanti, specie se abbinate a volumi importanti, possono sfociare nel temibile effetto 'uovo di Pasqua', fortunatamente scongiurato da Natalie Portman.


Particolarmente raffinato il rosa azalea dell'abito Rodarte indossato dall'attrice statunitense. L'abito in chiffon ha il corpino impreziosito da fasce incrociate e da ricami, ha una linea semplicissima, eppure colpisce per la sua eleganza. Come sempre understated nelle sue scelte, la Portman ha accessoriato il vestito con una borsina nera e gioielli in diamanti Kwiat.



Anche l'attrice indiana Freida Pinto (tra i protagonisti di 'Slumdog Millionaire' di Danny Boyle, film che ha trionfato vincendo ben otto statuette) ha indossato un abito in un colore vivace, un capo in tulle blu elettrico disegnato da John Galliano. La versione presentata in passerella era completamente trasparente, mentre quello visto addosso alla Pinto è stato opportunamente doppiato con tessuto opaco. L'attrice, che ha calcato il tappeto rosso al fianco di Dev Patel, protagonista del film, portava in mano una preziosa clutch bag in cristalli Swarovski di Judith Leiber.


Black with a Twist

Il nero, per quanto 'camuffato', non è però mancato: Kate Winslet, ad esempio, ha indossato un abito Yves Saint Laurent in raso grigio degradè, impreziosito, su un lato, da un pannello in tulle nero ricamato.



Dalla vincitrice dell'Oscar come miglior attrice protagonista per 'The Reader' di Stephen Daldry, a dire il vero, mi sarei aspettata una scelta più originale; ciò non toglie che l'abito le stava d'incanto: parte del fascino è derivata dal digradare del grigio verso il nero, che ha movimentato un tessuto altrimenti banale. Belli anche i gioielli Chopard indossati, in particolare gli orecchini a goccia in diamanti.


Con Kate Winslet si conclude la carrellata delle attrici meglio vestite. Vi chiederete quindi cosa ci faccia qui sopra la foto della giunonica Beyoncè, insaccata in un atroce abito oro e nero disegnato da quel genio del male di sua madre. Il vestito con linea a sirena non è giustificabile in nessun modo (pacchiano e mal disegnato), ma Beyoncè era così radiosa che ho voluto comunque citarla. Trovo molto bello nella sua semplicità il make-up della cantante, incentrato su cat's eyes, ma soprattutto trovo rasserenante e genuino il suo sorriso, forse il miglior accessorio che si possa sfoggiare in un'occasione mondana così importante.

La mia preferita è stata Reese Witherspoon, quindi ora rivolgo a voi la stessa domanda: a chi dareste il premio per la migliore mise?


[1] Una che, ad esempio, non ha abbandonato il nero nemmeno in questa occasione è stata Angelina Jolie. Non so esprimere la mia delusione ad ogni sua uscita pubblica: oltre ad avere uno stile scialbo e sempre uguale a se stesso, si è come spenta, tanto che è molto difficile ritrovare in lei la donna bellissima, fiera e provocante che fino a qualche anno fa ammaliava le platee di tutto il mondo con mise come questa.
Postato da: superqueen alle 23:35| | p.link

martedì, febbraio 10, 2009

ESP

Sempre più spesso sono le espressioni non verbali a comunicare più di quanto possano fare le parole: questo è valido per la musica, ma anche per la danza, per la pittura e per la fotografia. In un dipinto, in una melodia e in una fotografia ciascuno di noi può ravvisare quel che gli suggerisce il cuore; laddove non ci sono le parole che definiscono in maniera univoca un significato, possiamo intervenire con la fantasia e la memoria, a colmare personalmente un 'vuoto'.
Questa è la riflessione estemporanea che è venuto naturale fare di fronte alle immagini che compongono 'Esp' di Craig McDean, servizio apparso sulle pagine di 'W' nel mese di Febbraio 2009. La didascalia che accompagna l'immagine di apertura propone una chiave di lettura, indicando la presenza di una non meglio identificata 'forza' che tiene sotto scacco le eroine del servizio, e quindi andando a rinforzare il concetto presentato nel titolo, ovvero 'ESP'. Questo acronimo sta per 'Extra-sensory perception' (percezione extra-sensoriale) e si riferisce alla precognizione (capacità di prevedere il futuro), chiaroveggenza (capacità di percepire visivamente cose non visibili) e telepatia (capacità di comunicare con il pensiero). Troppi sarebbero i riferimenti letterari e cinematografici legati a tale acronimo, ma personalmente propongo una chiave di lettura leggermente diversa.




Edita Vilkeviciute, è riversa su un letto e vestita di una bellissima mantella in pizzo di lana di Ports 1961, i capelli sciolti e crespi, lo sguardo fisso in un punto lontano. Quello che colpisce di questa immagine di apertura, al di là del soggetto ritratto, è la qualità dell'illuminazione che la caratterizza e i toni che la dominano. La donna potrebbe essere un'esp o l'eroina di un romanzo noir, ma non è quello che ci interessa, in quanto pensiamo sia infinitamente più interessante osservare gli ambienti in cui è inserita e i colori che li dominano.



Anna Jagodzinska è l'altra protagonista del servizio, i cui bei capelli biondi, pettinati in morbide onde, diventano quasi grigi, colpiti dalla luce livida che ricopre tutto come un malinconico velo. Gli scatti che la ritraggono la vedono inserita via via in ambienti sempre diversi: un bagno con il pavimento coperto da piccole tessere esagonali, una stanza dalle pareti coperti da modanature, un salone con parquet a terra e un caminetto in pietra intagliata. La modella, spesso appoggiata o seduta su panni riccamente drappeggiati bianchi (che però appaiono grigi), elementi quasi spettrali che amplificano l'atmosfera generale.



Il bagno che avevamo visto in un'immagine precedente, viene riproposto qui. Ci viene data una visuale più completa rispetto a quanto avevamo colto fino a questo momento: oltre alle tessere esagonali che piastrellano il pavimento, notiamo un lavandino dalla foggia antiquata, sorretto da una colonna scanalata, uno specchio che nasconde un mobiletto, una vasca dal bordo attondato, una sedia - di nuovo - coperta da un telo candido. La luce proviene da una finestra che si apre a destra, ma, anzichè illuminare, getta un alone pallido ed insano. La composizione dell'immagine, inoltre, ricorda le atmosfere di un film che abbiamo citato più volte, quel 'Girl, Interrupted' in larga parte ambientato in un ospedale psichiatrico e dominato da sentimenti disperati.



Il grigio lascia il posto ad un tono indefinibile di verde quasi 'subacqueo', che caratterizza l'immagine qui sopra. Anna è riversa, a pancia in giù, su un divanetto coperto da un telo bianco a frange, vestita di nero ricco di bagliori e trasparenze. Il bianco, fonte di ombre, distingue il bell'anello a forma di rosa di Lydia Courteille, che diventa il fulcro di attenzione dell'intera immagine.



Con le altre immagini scopriamo lentamente altri ambienti, tutti attraversati da sottili lame di luce, oppure illuminati fiocamente da imposte di finestre lasciate accostate. Una carta da parati, un lampadario dalle lunghe braccia, mobili coperti da teli candidi, sono gli elementi di un'ambientazione inafferrabile, quasi quanto l'espressione delle due protagoniste.



Anche quest'ultima immagine (che io reputo la più intensa di tutto l'insieme) ripropone quanto abbiamo visto finora: il viso della modella è quasi livido, e la sua figura è investita da una fonte luminosa posta dietro di lei. Appare in tutto il suo macabro splendore il teschio ricamato sull'abito di Alexander McQueen, un memento mori che serve - forse - ad esorcizzare o ad ingentilire quella cultura della violenza e della prevaricazione che sembra dilagare ovunque.

Postato da: superqueen alle 00:57| | p.link

Template by Daria - powered by Splinder