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martedì, dicembre 30, 2008
La conclusione di ogni anno da sempre coincide con una serie di bilanci, che ciascuno di noi compie in diversi ambiti della propria vita, in modo da trarne delle conclusioni più o meno utili. Anche la sottoscritta ha deciso di trarre un bilancio di un anno di blog, e ha deciso di farlo utilizzando lo strumento del sondaggio. Di seguito, troverete una serie di post scritti da gennaio a dicembre: tra questi, potrete scegliere quello che avete preferito più degli altri.
Visto che non tutti saranno in grado di collegare titolo all'argomento, eccovi i link ai singoli post. Chi se li fosse persi, può così recuperare :)

- Contemporary Pin-Ups di Mert Alas & Marcus Piggott
- Blonde Is Never Enough di Alice Hawkins
- In Time With the Music di Mark Seliger
- Sex and the City Strikes Back di Annie Leibovitz
- You're Only As Good As the People You Dress (approfondimento su Halston)
- Once Was the Duvet (approfondimento su 'Gamme Rouge' di Moncler)
-
Pucci, Teller, Boscono: Serendipity! di Juergen Teller
- Shoes Gone Wild
- Behind the Mask: Barefaced Models & François Nars
-
The Honourable Daphne Guinness di Steven Klein
-
The Dignity of the White Collar Woman di Manuela Pavesi
Communism Doesn't Live There Anymore (approfondimento sullo stile di Miroslava Duma)

- Hi Mom, Obama Won! di Miles Aldridge & Alexi Lubomirski
La Mariée était en Noir di
Camilla Åkrans
- The Time Is Now (approfondimento sullo stile di Sarah Jessica Parker' alle premiere di 'Sex and the City-the Movie')
- Just a Buckle (approfondimento su Roger Vivier)
- Are You a Style Stealer? (approfondimento sullo stile di Rachel Zoe e Anna Dello Russo)
- Oh Nicolas, You Take My Breath Away (approfondimento su Balenciaga)


Postato da: superqueen alle 23:23| | p.link

domenica, dicembre 28, 2008
La vita, a volte, prende delle direzioni inaspettate, in maniera apparentemente inspiegabile. Il successo, altre volte, arriva all'improvviso, grazie ad una 'trovata', a prima vista banale, che risulta poi essere il colpo di genio che il mercato aspettava in quel preciso momento. Forse anche Roger Vivier, nel corso della sua esistenza, si è fermato a riflettere sul motivo del suo successo planetario e forse è arrivato alle stesse conclusioni. Ricordato come il Fabergè delle calzature, ha lavorato a lungo per Christian Dior, mettendo a punto uno stile a volte barocco e alcuni accorgimenti 'tecnici' rivoluzionari (il tacco a stiletto, il tacco a virgola, gli stivali alti fino al ginocchio). Divenuto presto il designer di scarpe preferito da Brigitte Bardot,  Diane Vreeland, Ava Gardner, dalla regina Elisabetta II (che indossò scarpe Vivier alla cerimonia di incoronazione) e dai Beatles, ha lasciato un'eredità recentemente passata nelle mani di Bruno Frisoni [1], scelto dal gruppo Della Valle (ora proprietario del marchio) per dare nuovo vigore ad un brand così importante.



La storia affascinante e il successo riscosso da Vivier hanno funzionato come da richiamo per le celebrities di Hollywood, che si sono affrettate ad indossare le creazioni di Frisoni, desiderose probabilmente di rappresentare una parte del mito. Una delle sostenitrici più attive è Katie Holmes, la quale, anche grazie alle calzature Vivier, si è trasformata da ingenua ragazzetta senza stile a modello di riferimento per molte donne. La Holmes ha una predilezione per i modelli particolari, realizzati in pellami pregiati, che indossa spesso in abbinata a borse firmate Vivier.
Nell'immagine qui sotto, ad esempio, ha scelto un paio di sandali 'R'Yvette' in pelle di serpente, per ravvivare un look decisamente casual. Un tocco di colore lo da la borsa  a mano 'Tekel', distinta dalle iconiche fibbie rettangolari, a chiusura di due taschine frontali.



La Holmes, è evidente, intrattiene un rapporto privilegiato con il marchio, visto che è stata la prima a sfoggiare 'Mikado', una borsa piatta in pelle di pitone, con morbida tracolla formata da elementi metallici e piccola patta sul davanti.



Si contano sulle dita di una mano le celebrities che osano indossare sul red carpet un paio di scarpe che non siano decollète o sandali con tacco alto. Ancora meno sono quelle che optano per sandali infradito, considerati non adatti alle occasioni importanti. Ebbene, con un colpo da maestro, la Holmes ha dimostrato che è possibile essere eleganti indossando scarpe di questo tipo. Alla premiere di 'Lion for the Lambs', nel novembre 2007, ha scelto sandali Vivier decorati da una sfera in metallo, assieme ad un abito di Monique Lhuillier e una borsa preziosa, sempre Vivier, con fibbia rettangolare decorata da cristalli.



Non dimentichiamo, inoltre, che Bruno Frisoni ha fatto realizzare solo per Suri Cruise un paio di ballerine rosse con fibbia, uguali a quelle usate dalla mamma.
Parlando di borse Vivier, il modello forse più bello è quello sfoggiato da Lucy Liu ad un evento mondano. Il nome - 'Swiss Chocolate' - fa riferimento alla sua forma, che ricorda quella di una tavoletta di cioccolato. Sormontata dalla consueta fibbia in metallo, è stata realizzata in rosso e in nero (quest'ultima versione è stata portata da Jessica Alba al 'Fashion Rocks 2007').



Abbiamo appena citato il nome di Jessica Alba, e non a caso. L'attrice statunitense, infatti, è colei che, più di ogni altra, è stata vista indossare calzature Vivier, per le quali nutre una vera e propria passione. A differenza della Holmes, Jessica Alba usa modelli semplici. Nell'immagine qui sotto, ad esempio, ha scelto  un paio di 'Belle Vivier' in turchese, che richiamano il colore della pashmina annodata attorno al collo.



Assistendo ad una partita di basket, invece, la Alba ha indossato lo stesso modello, nella variante a stampa animalier, con fibbia nera e punta quadrata.



Mentre era in attesa della figlioletta Honor Marie, invece, ha spesso indossato le 'Belle Vivier' in pelle scamosciata blu.



Uno dei grandi meriti di Bruno Frisoni è stato quello di aver dato nuovo vigore al simbolo di Vivier, ovvero la fibbia rettangolare. Divertente la versione 'Chips', una fibbia più arrotondata e sollevata all'insù, che ricorda a tutti gli effetti la forma di una patatina. Frisoni, infatti, ha dichiarato di aver preso l'ispirazione dall'immagine di una patatina che cade sulla scarpa di una donna, nel corso di un aperitivo. La Alba non ha perso l'occasione per indossare le ballerine 'Chips' in pelle dorata, assieme ad abito-bustier in denim di Dolce & Gabbana.



Meno riuscito, a mio parere, il sandalo slingback con zeppa della stessa collezione. Jessica Alba l'ha scelto in pelle bianca e indossato con un abito a tubino rosso.



Tornando alla fibbia rettangolare, questa decora anche molte calzature da sera, tra cui le decollète in satin che la Alba ha indossato alla premiere di 'The Eye'. La foto qui sotto permette di ammirare in tutto il suo grafismo questo modello, caratterizzato da un tacco 'a virgola', altro segno distintivo delle scarpe Vivier.



A volte la fibbia non campeggia sulla scarpa: mantiene la sua funzione decorativa, ma ne assume anche una pratica. E' il caso delle scarpe in satin indossate dalla Alba alla premiere londinese di 'Sin City' nel 2005, unico elemento positivo in un look disastroso (giacchetta corta in vita e gonna a balze in tulle a vita bassa). In queste scarpe, troviamo la fibbia posta lateralmente, a fissare la fascia in raso che attraversa la parte superiore del piede.



Molto più azzeccato, invece, l'outfit sfoggiato ad un altro appuntamento promozionale. Torna l'elemento della boule in metallo, già visto sugli infradito della Holmes; in questo caso, la Alba indossa un paio di sandali a listini decorati da due sfere con logo e caratterizzati da una suola squadrata.



Oltre alle borse e alle scarpe, recentemente Vivier ha riscosso grande successo nell'ambito degli occhiali da sole. Partendo dalla solita fibbia, ha infatti prodotto un paio di occhiali che hanno subito attirato l'attenzione della stampa. La Alba li ha sfoggiati più volte, mettendone in risalto l'assoluta semplicità. In un'epoca in cui molti trovano  piacevole la ripetizione ossessiva e vistosa di un certo logo, Vivier ha dato l'ennesima lezione di stile, dimostrando come solo un rettangolo di metallo dai bordi ingrossati possa essere sufficiente per dare personalità ad una montatura altrimenti banale.



Altra star che ha più volte indossato scarpe Vivier è Charlize Theron, amante delle sfide in fatto di look, una che non si tira mai indietro di fronte alle novità e alla sperimentazione (forse perchè è così bella e si può concedere qualunque cosa, anche di sfoggiare le stranezze più improponibili?). Agli MTV Movie Awards 2008, ad esempio, ha indossato un paio di sandali 'Spine', versione sexy e ironica dei gladiator sandals: hanno una 'spina' centrale in raso pieghettato, fermata da listini sottili, e il tacco leggermente arcuato. Saranno pressochè impossibili da portare, ma sulla Theron fanno un'ottima figura.



Alla 65a edizione della Mostra del Cinema di Venezia, invece, la Theron ha indossato i sandali 'Tribal', che lasciano praticamente nuda la parte interna del piede, mentre l'esterno è decorato da ben due fibbie. Anche in questo caso, il tacco è arcuato.



Parlando di calzature preziose, da indossare nelle occasioni speciali, non possiamo non citare il modello 'Limelight', con fibbia rettangolare tempestata da cristalli. La versione classica è una semplice decollète, mentre quella più recente è distinta da un piccolo plateau frontale. 'Limelight' colpisce per la sua eleganza e per le molte varianti in cui è stata realizzata: Jennifer Lopez, ad esempio, ne ha indossate un paio argento al 'Costume Institute Gala' nel 2007 (nella foto qui sotto, posa con Bruno Frisoni); Gwyneth Paltrow le ha scelte nere, indossandole assieme ad un abito Chanel alla 65a Mostra del Cinema di Venezia. Al Costume Institute Gala del 2008, infine, l'attrice Tilda Swinton ne ha indossate un paio verde smeraldo, mentre il suo accompagnatore, Justin Bond, ha optato per la versione in nero.



Solo Cate Blanchett, però, ha avuto l'onore di indossare le 'Limelight America', realizzate in satin, decorate da stelle ricamate a mano, vendute all'esorbitante costo di 11.000 dollari.



Katie Holmes, per quanto amante delle scarpe Vivier, non è mai arrivata a tanto, ma non ha per questo rinunciato a sfoggiare un paio di 'Limelight' con plateau, in raso giallo oro, che si accordano alla perfezione con l'abito in raso rosso di Alexander McQueen. Anche in questa occasione (si trattava di una serata di beneficienza per l'UNICEF), l'attrice ha usato una borsina Vivier, impreziosita da fibbia-gioiello.
Un paio di decollète gialle Vivier sono state viste anche addosso a Sarah Jessica Parker, poco presente sulla scena mondana, ma sempre attivissima trend-setter. La Parker ha sdrammatizzato queste scarpe con jeans e maglietta, aggiungendo poi un tocco di colore a contrasto, la borsa a spalla in pelle fucsia intrecciata di Bottega Veneta.



Concludiamo questo lungo post dedicando uno spazio al modello più famoso e venduto  [2] di Roger Vivier, le ballerine con fibbia rettangolare che popolano i sogni delle donne di tutti i continenti. Realizzate per la prima volta negli anni '60, le 'Pilgrim' (chiamate così perchè ricordavano le scarpe con fibbia dei Padri Fondatori degli Stati Uniti)  vennero disegnate per completare la collezione 'Mondrian' di Yves Saint Laurent e divennero il naturale accessorio dello stile mod, allora in voga. Il passaggio da scarpa alla moda a oggetto di culto avvenne nel 1967, quando Catherine Deneuve recitò in 'Belle de Jour' [3] di Luis
Buñuel, indossando abiti YSL e scarpe Roger Vivier.



Il successo di questo modello fu così dirompente che il nome cambiò: passò in secondo piano il riferimento al mito di fondazione americano e si impose  l'atmosfera raffinata, sensuale e a tratti morbosa che domina il capolavoro di
Buñuel. Severine è l'epitome del fuoco che cova sotto la cenere: apparentemente è una moglie irreprensibile, ma in segreto si prostituisce, dando così espressione alle sue pulsioni sessuali più profonde. Le scarpe bon-ton diventano quasi la reificazione del personaggio, rappresentando quel mondo complesso che la contraddistingue.



Per molte le 'Belle Vivier' sono un sogno irraggiungibile, ma a volte i sogni si avverano, come dimostrano le foto qui di seguito, gentilmente fornite da una lettrice di questo blog (e blogger a sua volta). Le scarpe che possiede sono ballerine a punta tonda (lo stesso modello esiste anche con punta quadrata), in vernice nera, con fibbie rettangolari di metallo argentato, un distillato di charme senza tempo.



Non trovate che la sobrietà grafica della fibbia contrasti mirabilmente con il lezioso carattere corsivo con cui sono vergate le iniziali 'R.V.'?



Se è vero, come sosteneva Ludwig Mies van der Rohe, che Dio è nei dettagli, non è affatto peregrino asserire che Vivier abbia dimostrato la sua genialità prendendo un paio di ballerine di pelle lucida, rendendole non solo uniche e preziose, ma trasformandole addirittura nel simbolo di un'epoca, grazie a dettagli impercettibili ma rivelatori.

[1] Nella prima immagine, Frisoni posa con Ines de la Fressange, una delle ambasciatrici della maison Vivier, nonchè dell'eleganza francese. Testimonial storica di Chanel, ha prestato il suo volto alla Marianne (personificazione della Repubblica Francese) nel 1989, e negli anni successivi ha lanciato la propria linea di abbigliamento e accessori.
[2] Per avere un'idea più precisa del successo di queste scarpe, basti pensare che se ne vendettero 360 mila paia dal 1967 al 1970.
[3] In merito al film di Buñuel, ricordo questo post.
Postato da: superqueen alle 00:34| | p.link

martedì, dicembre 23, 2008


Il Natale alle porte non sarebbe Natale senza gli auguri che rivolgo a tutti i lettori di questo blog tramite un collage di tutte le copertine del mensile 'i-D' (annata 2008).



Questi giorni pre-natalizi si stanno rivelando, come è comprensibile, piuttosto frenetici, ma prometto di tornare appena possibile con nuovi approfondimenti sugli argomenti che dominano da sempre il blog, ovvero la moda e la fotografia di moda. Auguri a tutti!!!
Postato da: superqueen alle 21:59| | p.link

mercoledì, dicembre 10, 2008
Nei bei tempi andati, la moda seguiva il regolare alternarsi delle stagioni, contemplando, anno dopo anno, una collezione primavera/estate e una autunno/inverno. Negli ultimi tempi, invece, le modificazioni del clima e la trasformazione del settore in (quasi) puro business, hanno portato alla fioritura di altre due 'stagioni' : la 'Pre-Fall' (che in qualche modo anticipa la collezione a/i) e la 'Resort' (che invece consiste in un'anticipazione della collezione p/e). Ormai moltissime case di moda seguono questa scansione dell'anno solare, ma poche dedicato un'apposita campagna-stampa alle linee 'secondarie': tra queste, ci sono Domenico Dolce e Stefano Gabbana, che non perdono alcuna occasione per far parlare di sè e per pubblicizzare le loro creazioni.
Sono del parere che una campagna-stampa sia fondamentale per mostrare al meglio i propri prodotti, ma anche per sperimentare nuove soluzioni visive. Dolce & Gabbana apparentemente tengono fede a questa idea, ma in realtà non fanno altro che riproporre temi triti e ritriti, che falliscono nell'intento prefissato.



Autore delle immagini è Steven Klein, che ha collaborato diverse volte con la coppia di designer e in qualche modo ormai incarna la loro concezione di moda. Protagonista è invece un'irriconoscibile Claudia Schiffer, tornata a lavorare a pieno ritmo come testimonial. Basta guardare il primo scatto per cogliere alcuni elementi fondamentali, caratteristici dell'estetica di Klein: Claudia, biondissima amazzone dallo sguardo altero, domina la scena, 'abitata' da una coppia di donne dal caschetto nero  e da una varia umanità grottesca ed esagerata. Giovani uomini muscolosi ed oliati si accompagnano ad anziane donne platinate ed abbronzatissime [1], bagnanti giovani e vecchi, magri e grassi sono stesi al sole, mentre in lontananza si intravvede un baywatch.



E' evidente come le tre modelle rappresentino un mondo 'altro' rispetto agli abitanti della spiaggia: non solo sono vestite elegantemente, spesso in bianco e nero, ma il loro aspetto è algido ed autoritario. Non facciamo fatica ad affidare loro il ruolo di aliene, personaggi misteriosi che sempre compaiono nelle storie per immagini realizzate da Klein. La perfezione è poi messa in evidenza, per contrasto, dalle caratteristiche caricaturali dei bagnanti: le anziane platinate, con zeppe di sughero ai piedi, costumi laminati e occhiali di tendenza, sono i simboli di quella 'malattia di giovinezza' che non si ferma di fronte alla decenza e al decoro.



Le aliene dai capelli corvini sono ritratte in pose fisse, mentre la Schiffer è una bambola sexy. Nell'immagine qui sopra, è stesa su una passerella di assi di legno, mentre scopre le gambe e dischiude la bocca in maniera provocante. I bagnanti, relegati in un angolo della scena, sono i muti spettatori di una scena che forse stentano a comprendere.



Non mancano poi un paio di immagini dedicate agli occhiali, rispettivamente da sole e da vista. Ovviamente sono primi piani della Schiffer, ma lasciano  trapelare qualche elemento dello scenario già visto: nel primo caso, torna il giovane muscle-man, mollemente steso sul lettino, mentre nel secondo caso torna il baywatch.



E' vero che nel mondo dell'immagine nulla ormai si crea o si distrugge, ma chi ha un minimo di conoscenza di campagne-stampa, capisce al volo che Dolce & Gabbana si sono limitati a riproporre, in maniera nemmeno tanto originale, un tema trattato qualche anno fa da Versace e da Prada.
Correva l'anno 2002 e Donatella Versace, da poco sola al timone dell'azienda di famiglia, affidava a Steven Meisel e alla modella di origine israeliana Sharon Ganish [2] il compito di rappresentare la Medusa per la stagione primavera/estate. Il risultato era stata una serie di immagini intense, su cui molto si è scritto e molto c'è da dire.



La Ganish, abbigliata Versace da capo a piedi (la collezione di quell'anno era  aggressiva, con molti capi in pelle, lacci incrociati, spacchi e tessuti rivelatori), era una bagnante di lusso in una spiaggia priva di sole, animata da molti giovani atletici e poco vestiti (in più di un'immagine, infatti, compare qualche nudo). Pur non inserendo questa campagna pubblicitaria tra le migliori di Versace, bisogna riconoscerle una certa freschezza ed originalità, ottima lettura rock di quanto aveva proposto Miuccia Prada appena un anno prima.
La signora Prada, come sempre all'avanguardia, aveva dato al fotografo paesaggista franco-danese Cédric Buchet l'incombenza di realizzare la campagna-stampa per la stagione p/e 2001. Il risultato furono immagini elegantissime, in linea con la sofisticata allure che da sempre contraddistingue la casa di moda milanese. Basta osservare gli scatti qui sotto per sentire in tutta la sua portata la distanza abissale che le separa dalla cafonaggine (voluta) imperante nelle foto di Klein.



I bagnanti di Miuccia Prada sono eteree creature abbigliate di tutto punto, con abiti le cui linee ricordano gli anni '50 (gonne a ruota e camicette dai grandi rever). Fanno capolino anche una maglietta marinara a righe (corta in vita), un reggiseno a fascia (indossato con gonna oltre il ginocchio, decollète e calzini alla caviglia) e un completo camicetta-shorts stampati a pois. Domina il bianco, ma troviamo anche tocchi di rosso, di verde, il tortora, il khaki e addirittura il nero.



Si potrebbe obiettare che le immagini di Buchet hanno ben poco di estivo (la spiaggia a volte è così chiara, che ricorda piuttosto una distesa di neve), eppure ritengo che sia questa sensazione di straniamento il principale motivo di attrazione. Tutti sono capaci di ambientare una campagna-stampa estiva in una spiaggia tropicale, ma caricare le suddette immagini di una valenza simbolica superiore, azzardando  [3] un tema 'villeggiatura d'altri tempi' senza cadere nel facile citazionismo, è un altro paio di maniche.

[1] E' un caso che l'anziana pin-up/cubista assomigli a Donatella Versace, platinata e con la carnagione di un elegante color cuoio?
[2] La Versace ha spesso plasmato le testimonial della sua maison a propria immagine e somiglianza: oltre alla Ganish (modella che ha vissuto un momento di splendore e fama, per poi scomparire letteralmente dalle scene), anche Amber Valletta e Rianne Ten Haken si sono prestate a questo gioco d'immagine.
[3] A proposito di azzardo, rimane negli annali il redazionale Chanel apparso sulle pagine di 'Harper's Bazaar' (Marzo 2003), con MariaCarla Boscono e Frankie Rayder surfiste ultra-chic abbigliate Chanel dalla testa ai piedi, tavola compresa.
Postato da: superqueen alle 23:10| | p.link

mercoledì, dicembre 03, 2008
Mentre il resto del paese si illude di essere moderno perchè ha fatto vincere un reality show ad un trans, mentre lo spauracchio della recessione e notizie fondate di 'più cassa-integrazione per tutti' rendono questo scorcio di Dicembre triste come non mai, l'umore della sottoscritta si adegua e si appresta a presentare l'ultima avventura nell'ambito 'Mering-o-Rama'.
Tutto è iniziato in un pomeriggio come tanti: a casa manca il latte fresco, quindi prendo la mia bottiglia di vetro, carico B in macchina e ci dirigiamo verso il distributore automatico vicino casa. Concluse le operazioni di riempimento, controllo l'ora e mi rendo conto che sono appena le cinque. La voglia di tornare a casa è inesistente, quindi ricarico B in macchina e ci dirigiamo verso una ridente località nei dintorni ( non entro nei dettagli, ma sappiate si tratta del paese che ha dato i natali ad uno dei più famosi scultori italici). Parcheggiamo di fronte al 'luogo del delitto' e l'insegna luminosa ci accoglie con un confortante 'specialità meringhe'. Non mi capacito di come non mi fossi mai accorta di tale dicitura, io che sono così attenta ai dettagli; ad ogni modo, con gli occhi a forma di meringa e il palato in fibrillazione, faccio il mio ingresso nel locale, già pregustando quanto avrei mangiato di lì a poco.
Al momento dell'ordinazione, il mio entusiasmo ha subito un duro colpo. Il gestore della pasticceria, infatti, ha precisato - scusandosi - che le meringhe, quella sera, erano un po' mosce, causa umidità nell'aria. 'Vabbè', ho pensato io, 'che sarà mai!'. Che sarà mai??? Guardate la desolante scena che mi sono trovata di fronte e poi ne parliamo.



Evidentemente l'umidità nell'aria aveva allungato il suo venefico effetto su tutto: sulla schiuma del cappuccino (inesistente), sulla panna (non dovrebbe essere 'montata'?) e - ahimè - sulla consistenza della meringa, ridotta ad un ammasso zuccherino friabilissimo e attaccaticcio, quindi immangiabile. Sono riuscita a far fuori tutto solo indignandomi durante la lettura della 'Tribuna di Treviso', non ricordo di fronte a che notizia, e giusto per non lasciare lì quello che avevo pagato.



Ecco un impietoso primo piano della meringa colpita dalla maledizione dell'umidità. Penso di non aver mai visto in vita mia un pasticcino così triste, malinconico e desolatamente moscio. Ah, come se non fosse sufficiente, pure l'atmosfera generale all'interno del locale era funerea: gli unici avventori eravamo io e B, più due giovani donne, studentesse delle vicine scuole superiori, che hanno trangugiato in fretta un cappuccino e ciarlato brevemente del più e del meno, per poi rituffarsi nelle tenebre.



L'assistente distoglie pietosamente lo sguardo dalla tragedia appena occorsa e spera fortissimamente che la prossima volta vada meglio. Può star certa che lì, per gustare la 'specialità meringhe', non torneremo mai più. Questa è stata senz'altro la tappa più deludente della ricerca della meringa perfetta, ma non ci diamo per vinti e continuiamo indefessi nella nostra missione, certi che, prima o poi, raggiungeremo l'obiettivo che ci siamo prefissati. Come di consueto, tra i commenti attendiamo copiose segnalazioni di pasticcerie da visitare!
Postato da: superqueen alle 14:17| | p.link

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