Ultimi commenti



SQ's Blackboard




Videos on My Mind

'So What' - Pink
'Hot 'N Cold' - Katy Perry
'Womanizer' - Britney Spears
'Single Ladies'- Beyonce

In My iPod








Last Time at the Cinema




Bed-Time Stories

Alice's Portrait


detail 1
detail 2

What Happens in My Closet



This Month 'Vogue Italia' Says...




Blogs I Read

Abastor Daily
Alice
Alle Isole Svalbard
AmicaCarmilla
Blimunda
Cherrygrrl
Comincio Lunedì
Comme un Garçon
Fashion Addict Diary
Fifi Lapin
Garnant
Il Mondo di Adrenalina
Il Trentesimo Anno
Jak & Jil
La Bolla
Larvotto
Magenta & Woland
Makeup and Beauty Blog
Nancy
Oz Goes to NYC
Pero-Chan
Pianeta Terra
Pillole di Moda
Plexiglass Princess
Red Carpet Fashion Awards
Robba
Sai Tenere un Segreto?
Scandalosamente Santo
Sorelle d'Italia
Temptalia
The Musings of Nicolette Mason
To Drown a Rose
Why Don't You...

Archivio

oggi
--- 2009 ---
--- 2008 ---
--- 2007 ---
--- 2006 ---
--- 2005 ---
--- 2004 ---
--- 2003 ---

Categorie

about b
about beauty
about cinema
about fashion
about music and show biz
about photography
addicted to ethnic jewellery
addicted to fabulous bags
books and comic books
cosa si nasconde nel mio armadio
family life
hand made works
images from outer space
i heart balenciaga
le fil blanc
mering-o-rama
red carpet
school life
tea pots
video killed the radio stars
what happens in my kitchen
what is in my bag
words from outer space

Bottoni


  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


Feeds


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Counter


Visitato *loading* volte

Opinions & Ideas


superqueen74[at]gmail.com

Credits

Template by Daria

venerdì, novembre 28, 2008
Sto vivendo un periodo di forte disincantamento nei confronti del mondo e delle persone che mi circonda e questo, inaspettatamente, ha coinvolto anche una delle mie più grandi passioni, la fotografia di moda. Le riviste che sfoglio sembra ripropongano tutte le stesse cose, le stesse situazioni e le stesse modelle, per non parlare degli abiti. La noia riguarda anche le riviste straniere, salvo qualche rarissima eccezione. Dopo essere stata fedele lettrice dell'ormai defunta 'The Face', il desiderio di innovazione è sempre stato soddisfatto da 'i-D', altra storica rivista britannica, che a volte acquisto e che non mi ha mai delusa. Disincantamento, dicevamo, ma anche noia, sensazioni non piacevoli che si sono immediatamente dissolte nel momento in cui mi è capitato sotto mano 'I've Crushed Seventeen Men's Skulls Between My Thighs', servizio fotografico realizzato da Emma Summerton e pubblicato nel numero di ottobre 2008 del suddetto magazine. Erano mesi che non mi capitava di provare un vero e profondo interesse per un servizio di moda, e non intendo un interesse puramente iconografico: guardare queste immagini, studiarle, elaborarle nella mia mente in maniera personale, ha rappresentato davvero una novità, qualcosa di originale che evidentemente attendevo con ansia.
Prima di analizzare il servizio, è utile soffermarsi sul titolo bizzarro: letteralmente significa 'ho frantumato i teschi di diciassette uomini tra le mie cosce' ed è una frase appartenente al gergo piratesco; il riferimento alla pirateria non è infatti casuale, visto che torna nella didascalia in copertina e che ricopre una parte importante nelle immagini successive.



Chi mi conosce bene capirà il senso di tanto entusiasmo solo guardando la copertina. Natasha Poly, modella russa dalle lunghe chiome bionde, fa l'occhiolino (simbolo della rivista) come da tradizione, abbigliata come una giovane wasp, ma con addosso degli accessori ben lontani dall'estetica bon-ton. E' questo il contrasto che trovo assolutamente geniale: in un mondo, quello dell'immagine, in cui ormai tutto si ricicla e pochissimo si crea, una soluzione di styling così semplice eppure interessante è ormai merce rarissima. Il fashion editor Edward Enninful è partito da alcuni pezzi basici - la camicia azzurra di taglio maschile, il maglioncino a collo alto, il pullover a trecce appoggiato sulle spalle, a cui ha aggiunto un tocco di glamour old Hollywood - i guanti rosa lunghi fino al gomito, lasciando ad una piena di gioielli etnici il compito di fungere da collante.



Sottotono, e quindi degno di nota, lo sfondo in cui sono inserite queste immagini, una stanza dominata da tinte neutre e fredde, di cui vediamo qualche dettaglio poco rivelatore - la moquette a terra, la tenda di taffettà trasparente, un tavolino basso a tre gambe (su cui sono appoggiati cinque limoni), due poltrone di pelle, una sedia dallo schienale sagomato. L'effetto che emerge è straniante, perchè si crea una sorta di corto-circuito di riferimenti: l'arredamento si lega ad un mood anni '50 e quindi al filone bon-ton a cui accennavamo prima, ma l'ordine e la semplicità vengono sovvertiti dalla complessità decorativa e di materiali che caratterizzano gli splendidi gioielli etnici indossati da Natasha.
Spessissimo, su queste pagine, abbiamo messo in risalto la corrente espressiva, nella fotografia di moda, che rappresenta le modelle come bambole, esseri senza volontà appoggiati per farsi ammirare, e nel primo scatto pare che Natasha ricopra proprio questo ruolo puramente decorativo. Stesa a terra, a testa appoggiata ad una delle poltrone, non perde la sua compostezza (notiamo come tiene le braccia), ma fissa il vuoto con sguardo vacuo. Impeccabile la mise da lei sfoggiata, composta da una gonna longuette in pizzo, camicia bianca, maglioncino a maniche corte rosa e altro maglione giallo appoggiato sulle spalle; in tanto ordine, si inserisce la nota eccentrica delle scarpe Vuitton dal platform-design, a cui si aggiungono lunghi guanti arancioni, collane ed orecchini riccamente decorati.



La sovrapposizione e la scelta cromatica è fondamentale nell'immagine qui sopra, dove colori e capi apparentemente inconciliabili vengono armonizzati. La gonna a tubo verde acido, infatti, viene accostata alla consueta camicia azzurra, indossata su un maglione rosa salmone. Nel gioco di sovrapposizioni intervengono anche un top ecrù e un cardigan amaranto, le calze al ginocchio in lana a coste e le consuete decollète altissime. Braccia, mani, collo e lobi, inoltre, sono decorati da bracciali, anelli, collane grandi come pettorali, mentre pettinatura (una coda bassa ma spettinata da cotonatura) e make-up (la linea di eye-liner disegna una perfetta coda di rondine) sono quelli di una moderna Barbie.



La complessità che avevamo finora osservato, viene a cadere nell'immagine qui sopra, dominata come è dal bianco ottico della gonna di taglio sartoriale e dal rosa tenue del twin-set. Le costanti sono invece rappresentate dalla posa - sempre fissa - della modella, dal suo aspetto e dai gioielli che indossa, tra i quali spicca una collana con pendente a forma di croce e orecchini formati da elementi circolari.



Pur non essendo un'esperta di gioielli etnici, posso affermare con una certa sicurezza che quelli indossati da Natasha sono per buona parte di provenienza indiana (immagino dalla zona del Rajasthan) e medio-orientale, a cui si aggiungono pezzi di gioielleria contemporanea, come la grande collana in argento, opera di Versace.



Molto particolare, anche nel caso dell'immagine qui sopra, la scelta di accostare la camicia bianca ad una gonna rossa a tubo e ad un maglione azzurro, sempre appoggiato sulle spalle. I guanti stavolta sono stati scelti in una tinta indefinibile, una sorta di verde anice molto tenue. In questa immagine, inoltre, è possibile osservare meglio la pettinatura di Natasha, altro segno di rottura rispetto al rigore dei capi indossati.



Lo scatto in chiusura è, a mio parere, il più riuscito, in quanto è distinto da una composizione ed armonia che ricorda certi dipinti rinascimentali. Sempre classico l'abbigliamento di Natasha - gonna color crema, camicia azzurra, maglione d'angora rosa - in cui il segno di colore vivace è dato dai guanti. Molto suggestivo, poi, il modo in cui la modella tiene in mano un limone, di cui però ci sfugge la simbologia.




Il motivo per cui questo servizio mi ha così colpita va fatto risalire non solo al mio amore per i guanti lunghi al gomito, ma anche, e soprattutto, alla mia collezione di gioielli etnici. Non si tratta di niente di trascendentale, giusto qualche pezzo acquistato nel corso degli anni, perlopiù collane in argento di provenienza africana (come la croce di Agadez, in alto a sinistra), indiana (la collana a raggiera in alto al centro, e quella a triangolo, in basso a destra), medio-orientale (la collana con medaglie in argento, perle di lapis e di vetro, in basso al centro) e americana (la collana in turchesi con grande pendente, opera di artigianato Navajo). Ciascuna collana (per non parlare poi del bracciale), però, ha un valore affettivo enorme, perchè ricorda un momento specifico, un evento particolare, a cui rimarrà per sempre legata.
Postato da: superqueen alle 00:42| | p.link

martedì, novembre 18, 2008
Che la Russia non sia più l'ultimo baluardo dell'utopia comunista è ormai un fatto accertato. Che la Russia sia diventata una nazione dalle enormi contraddizioni e dall'abissale differenza tra classi sociali (sì, proprio quelle che - in base alla teoria di Marx - sarebbero dovute scomparire) è un altro dato di fatto. Che sia però  il nuovo punto di riferimento nella mappa dello stile contemporaneo non è noto ai più. Molti i fattori che stanno alla base di questo, primi fra tutti gli immensi capitali posseduti da pochi, i quali approfittano del loro status sociale per vivere una vita al massimo; dove ci sono i capitali, è chiaro, c'è la domanda di beni di lusso (e sottolineo 'di lusso'), e questo ci porta alla protagonista del nostro post, Miroslava Mikheeva Duma, giornalista per l'edizione russa di 'Harper's Bazaar'. Moltissimi blog e siti di gossip si occupano di lei, a ragione, perchè rappresenta quello che tutte le giovani donne vorrebbero essere: ad appena 24 anni, ricopre una posizione di spicco nella redazione della rivista per cui lavora, è sposata con un magnate russo, arriva da una famiglia più che benestante ed è la 'it girl' più in vista della nazione. In confronto a lei e alla sua collezione di abiti ed accessori, Paris Hilton, Nicole Richie e tutte le socialite che vi possono venire in mente impallidiscono miseramente. Nell'epoca della crisi economica globale, Mira (o Mirochka, il suo soprannome in russo) fa sfoggio di uno stile eclettico, da mille e una notte, rappresentando così il simbolo dei noveau riches sovietici,  sfacciatamente ricchi sì, ma con gusto.
Selezionare le immagini per questo post è stato problematico, visto che Mira è una party girl e che gli scatti che la ritraggono sono moltissimi; di seguito, quindi, vedrete una selezione di mise particolarmente riuscite, da cui tutte, nel nostro piccolo, possiamo prendere spunto.



Il clamore mediatico legato alla giovane giornalista russa è nato grazie a Scott Schuman di The Sartorialist, che l'ha fotografata a Parigi, durante le ultime sfilate. L'immagine qui sopra è paradigmatica dello stile di Mira, un mix di vecchio e nuovo, con una predilezione per il mood preppy e per gli accessori preziosi. Niente di nuovo, a ben vedere, eppure il risultato è molto fresco ed interessante. La mise in questione, ad esempio, comprende pezzi basic (la t-shirt, la giacca in pelle con grandi rever, le decollète in raso), una borsa importante (una frame bag in coccodrillo  [1] color miele di Prada) e una gonna a pieghe stampata con fantasia floreale. I dettagli (i Ray Ban Wayfarer e le unghie dipinte di rosso) aggiungono un tocco in più.




Questa foto è stata scattata sempre da Schuman durante le sfilate a New York. Mira sfoggia un look molto diverso dal precedente, molto ricercato. Indossa un completo-pantaloni di Castangia (storica sartoria di Cagliari) in maniera informale, con le maniche arrotolate; spiccano gli occhiali dalla montatura a goccia e la strepitosa pochette Kelly di Hèrmes in coccodrillo nero.




Trovo che questo look sia assolutamente perfetto nella sua apparente semplicità: Mira indossa una giacca e minigonna in lana di Missoni, altissime decollète di Yves Saint Laurent e una Birkin di Hèrmes. E' interessante notare come Mira abbia sempre la stessa pettinatura (capelli lisci con frangetta) e che si trucchi sempre mettendo in risalto le guance (per questo è subito diventata la mia eroina), lasciando quindi che gli abiti e gli accessori abbiano il massimo del risalto.



Ad un evento mondano, Mirochka ha sfoggiato un insieme particolare ed eccentrico, formato da un gilet giallo acido di Proenza Schouler (indossato anche da Sarah Jessica Parker nel film di 'Sex and the City'), una gonna arricciata in vita, una grossa sciarpa attorno al collo, calze nere opache (di Wolford) e decollète di Yves Saint Laurent. Su un fianco fa capolino una Kelly di Hèrmes, indossata con la tracolla a spalla (Mira è una delle poche che la portano così).



Mira nutre una certa passione per le creazioni di Miuccia Prada, come dimostrano la foto qui sopra e quelle successive. E' raro vedere una giornalista di moda che indossa un total look, visto che tutte - chi più, chi meno - cercano di inserire una nota personale. Evidentemente Mira in questo caso non segue le colleghe: indossa  un completo Prada, formato da gonna e top in pizzo neri, e camicia azzurra. Sono sempre Prada le decollète in raso color champagne che porta ai piedi e la borsa in coccodrillo marrone. Un tocco personale è dato dal soprabito senza maniche, appoggiato sulle spalle.



Ad un altro evento mondano (la presentazione dell'ultima collezione Louboutin), Mira dimostra la sua predilezione per Prada, indossando una gonna in pizzo, stavolta beige, e la stessa borsa in coccodrillo che abbiamo appena visto. Ai piedi, un paio di riconoscibilissimi sandali Dior (modello 'Extreme'), anche questi visti addosso a Sarah Jessica Parker nel film di 'Sex and the City'.



Il tema carnevalesco-circense è centrale nella collezione Miu Miu p/e 2008, come dimostra la stampa del miniabito in raso, indossato alla presentazione di una collezione di accessori. Mira porta un'altra borsa in coccodrillo Prada e particolari stivaletti peep-toe stringati davanti.



I sandali Dior, che ammiravamo prima, tornano ma nella versione in pelle marrone, indossati sempre con calze ultracoprenti e un cappottino chiuso in vita da un nastro. Al braccio di Mira notiamo una Kelly marrone di Hèrmes, mentre al collo porta una sciarpa in cashmere stampa leopardo di Louis Vuitton, uno degli accessori più ricercati delle ultime stagioni, frutto della collaborazione tra Marc Jacobs e Stephen Sprouse [2].



Prima del gran finale, rapida carrellata di borse Hèrmes che risiedono nell'armadio della giornalista russa. Si tratta di una collezione notevolissima, composta da modelli noti (Kelly e Birkin di diverse dimensioni, come abbiamo scritto prima), realizzate soprattutto in coccodrillo e in colori tradizionali (per quanto ricca, anche Mira avrà pensato che una borsa nera o marrone le durerà per sempre). Qui sopra la vediamo indossare una giacchina gonfia di Giambattista Valli, in pendant con una Birkin in coccodrillo e parti metalliche in palladio.




Ritratta insieme alla mamma, con la quale condivide l'amore per le pellicce (Mira in visone, la mamma in cincillà) e per le borse Hèrmes (per Mira una grande Kelly in coccodrillo marrone, per la mamma una Birkin nera). Per fortuna Mira ha un gusto più sobrio rispetto alla genitrice, che pare essere una versione sovietica di Crudelia De Mon.



Il rosa fucsia della Birkin di Hèrmes portata da Miroslava illumina letteralmente un look altrimenti monocolore. L'abito di Emilio Pucci è decorato da applicazioni rosa sulla scollatura ed è indossato con una pelliccia di astrakan nero. Scuri anche gli altri accessori, ovvero calze,  scarpe e guanti lunghi. Da notare come anche l'anonima accompagnatrice di Mira porti una borsa Hèrmes in coccodrillo, il che mi fa pensare che la borsa in pelle di rettile deve essere un irrinunciabile status symbol in Russia.



Purtroppo non si vede bene la bellissima Kelly in coccodrillo color verde bosco che Mira porta a spalla in questa foto, ma si tratta di un esemplare notevole. E' poi curioso vedere come una borsa così preziosa venga inserita in un look da figlia dei fiori, formato da casacca e bell bottom di Prada, e dalla consueta sciarpa leopardata di Vuitton al collo. Non ho poi resistito a mettere in risalto la borsa portata dall'amica del cuore di Mira, Natasha Goldenberg, una clutch bag Balenciaga con Giant Hardware!



Concludiamo questo lunghissimo post con un'immagine paradigmatica, a dimostrazione di quanto possa essere eclettico lo stile di Mira. Perfetta in versione preppy, lo è ancora di più quando da all'insieme un tocco aggressivo. Trovo sia impeccabile e modernissimo quello che indossa nell'immagine in alto: la giacca Chanel è accostata a shorts Siwy in denim e ad una semplice canotta in cotone. Ricercati come sempre gli accessori: un'altra sciarpa leopardata di Vuitton, sandali 'Tribute' di Yves Saint Laurent in pelle blu elettrico e borsa bicolore 'Muse Two', sempre di Yves Saint Laurent.
Sarà che attualmente sono refrattaria agli acquisti di abbigliamento ed accessori, ma dopo questa abbuffata di lusso, quello che *davvero* ammiro ed invidio  (forse perchè non è irraggiungibile) è il fard color arancio che Mira porta nell'ultima foto. Penso si tratti della tonalità 'Taj Mahal' di Nars, ma rispolverare il mio russo per scriverle una mail in cerca di ulteriori informazioni non sarebbe una cattiva idea, no?


[1] Potremmo perderci in discorsi relativi alla scelta etica di portare borse di coccodrillo e di pellicce, ma anche in discorsi che concernono, più in generale, la scelta di stile compiuta da Miroslava: è vero che i ricchi rimangono tali anche in periodi di crisi economica (anzi, probabilmente, speculando in Borsa, lo diventano ancora di più), ma mi chiedo quanto sia etico/corretto sfoggiare cotanta ricchezza quando gran parte degli abitanti della propria nazione vive in povertà. Il mio non è un giudizio, ma semplicemente uno spunto di riflessione, visto che anche il mondo della moda si trova a fronteggiare la congiuntura economica non favorevole.
[2] Sprouse, scomparso nel 2004, è artefice anche della collezione 'Graffiti' di Louis Vuitton.

Postato da: superqueen alle 23:55| | p.link

domenica, novembre 16, 2008

La fotografia di moda, così come altri ambiti della libera espressione, è soggetta a corsi e ricorsi, elementi che tornano, più o meno regolarmente, ad influenzarla. Ricordate le campagne pubblicitarie degli anni '80? Ricordate come fossero quasi tutte realizzate in studi fotografici e non en plein air? Ebbene, questo contrasto interno-esterno sembra si sia recentemente spostato verso l'esterno; questo, per lo meno, dicono i molti servizi fotografici presenti sulle riviste specializzate e le campagne-stampa dell'attuale stagione invernale. Anche questa tendenza, comunque, ha attraversato fasi alterne: l'esterno è spessissimo il deserto della California (uno dei set più frequentati, a quanto pare) o la savana africana, o qualche isola dell'arcipelago a largo della Spagna, ma adesso ci si sta indirizzando verso atmosfere che ricordano l'Europa dell'Est e l'Estremo Oriente. E' quello che emerge, infatti, da 'A Roll in the Hay' di Inez Van Lamsweerde e Vinoodh Matadin, pubblicato sul numero di novembre di 'Vogue Nippon', e dall'ultima campagna Hèrmes, realizzata da Eric Valy sull'Himalaya.


'A Roll in the Hay' (letteralmente 'una rotolata nel fieno') è un titolo che fa venire in mente larghi spazi naturali e libertà assoluta, ma qui queste idee istintive non sono riproposte. Partendo dal primo scatto, capiamo perfettamente come sia ritratta una 'rotolata deluxe', ben poco spontanea. I capi indossati dalla modella (Eniko Mihalik) sono decorati da ricami, passamanerie, fantasie floreali e bordi di pelliccia, rendendo ogni scatto vagamente irreale e incongruente con l'idea suggerita dal titolo.


Una costante presente in tutti gli scatti riguarda le calzature indossate dalla modella, altissimi zatteroni con tomaia dorata e platform azzurro, che rendono l'insieme ancora più incredibile (chi si azzarderebbe a fare una scampagnata con questi ai piedi? Forse nemmeno Victoria Beckham, solitamente refrattaria all'uso di scarpe basse, oserebbe tanto).


Il look sfoggiato da Eniko, dicevamo, è alquanto raffinato ed ispirato a due tra le collezioni di punta della stagione in corso, ovvero quella di Roberto Cavalli (che ha puntato moltissimo sulle decorazioni da matrioska) e quella di Dolce & Gabbana (che invece hanno ridato nuovo vigore a tartan e tweed). Gli abiti che indossa sono ampi, molto colorati oppure realizzati in tessuti operati, illuminati da toni dorati che sembrano richiamare il colore del fieno.


Nonostante il tentativo di richiamare un momento di spontaneità, il risultato è  piuttosto fisso, come d'altronde è lo stile dei due fotografi. A questo si aggiunge una sensazione di chiusura verso l'esterno: gli scatti rappresentano scene che si svolgono in mezzo al fieno, ma l'incapacità di vedere al di là di questa distesa d'erba secca sottolinea l'impressione del microcosmo chiuso ad ogni influenza.


Rientra nella tradizione dell'Est europeo poi la pettinatura di Eniko, due grosse trecce, fermate da leziosi nastrini di raso (come nell'immagine qui sopra), oppure annodate assieme ad un foulard fiorato (come nello scatto qui sotto). Anche la presenza di un fazzolettone annodato sotto il mento richiama certe figure del folklore russo [1].


Questo scatto è, a mio parere, il più riuscito dell'intero servizio: molto bello il primo piano della modella (trovo splendido l'effetto, leggermente lucido, del fard), il cui volto, incorniciato dalle trecce, affonda tra il fieno e la pelliccia da lei indossata.

Completamente diversa l'atmosfera (e l'intento) di 'An Indian Winter' [2], la campagna-stampa Hèrmes per la stagione a/i 2008/2009. Viene lasciato da parte il tema dell'equitazione tradizionale, così caro alla maison parigina e protagonista di tante immagini pubblicitarie, per trasferire l'azione in un luogo selvaggio e, per molti aspetti, ancora inaccessibile, ovvero l'Himalaya [3]. Tra le vette innevate della catena montuosa che separa India, Nepal e Bhutan dalla Cina, infatti, sono state realizzate delle immagini suggestive, che hanno quasi il gusto dei classici reportage da National Geographic. Nonostante la maestosità dell'ambientazione, però, l'accento viene posto sugli accessori Hèrmes e sulla modella, Mariacarla Boscono.


La bravura del fotografo Eric Valy non consiste solo nell'aver lavorato in condizioni avverse (non deve essere stato facile scattare in mezzo alla neve e a quell'altitudine), ma anche nell'aver inserito gli abiti e gli accessori Hèrmes in un contesto assolutamente credibile, quello di una scalata verso le vette. Certo, nessun scalatore indosserà mai gli stivali con il tacco e la mise leziosa che indossa Mariacarla, ma la rilettura in chiave chic di un avvenimento quotidiano è particolarmente riuscita. Nello scatto qui sopra, notiamo come in groppa all'animale sia stata messa una borsa Hèrmes, il nuovissimo modello a spalla 'Jypsière', con chiusura simile a quella della Kelly.

Nello scatto qui sopra, invece, Mariacarla viene ritratta come uno sherpa, intenta a trasportare un carico, appoggiandoselo sulla fronte. Il carico in questione è 'Lindy', un'esclusiva borsa da viaggio in pelle martellata.

Hèrmes nasce come laboratorio di selle e di articoli per l'equitazione, ma lega la sua fama anche agli splendidi foulard in seta, a cui si rende omaggio nella foto qui sopra. Mariacarla ha la testa cinta da un foulard classico e da uno plissè, mentre sulle spalle porta una borsa-bisaccia realizzata in seta, proprio come un enorme foulard chiuso a sacco.

Bella anche questa immagine, in cui i foulard sono appesi a dei fili come dei panni da asciugare. Una immagine simile - foulard che svolazzano - era presente in un'altra campagna-stampa Hèrmes, con protagonista Lily Cole, dal titolo 'The Magic Box' (in quel caso, protagonista era la tradizionale scatola in cartone color orange potiron che racchiude ogni acquisto Hèrmes).

Ha tutto il sapore dell'inverno profondo la composizione di immagini che chiude questo post: a sinistra, gli animali che scalano la montagna sono bardati con selle e borse Hèrmes, mentre a destra Mariacarla si scalda di fronte al fuoco, coprendosi con una coperta imbottita, senza perdere un'oncia di fascino, sottolineato dai complessi bracciali d'oro che porta ai polsi, un tocco di lusso poco credibile, che però ben si armonizza al resto.

[1] 'Babushka' (in russo ба́бушка) vuol dire letteralmente 'nonna' o, più in generale, 'vecchia'. Non solo le matrioske vengono chiamate 'babushka dolls', ma con questo termine si indica anche il fazzoletto che le donne anziane usano per coprirsi il capo, annodandolo sotto il mento.

[2] Il titolo richiama ovviamente l'espressione inglese 'indian summer', che fa riferimento a quel periodo dell'autunno in cui la temperatura è ancora mite e in cui si ha la sensazione, fugace, di essere ancora in estate.
[3] Ricordiamo che anche la campagna Hèrmes p/e 2008 era ambientata in Oriente, in India, per la precisione.
Postato da: superqueen alle 11:51| | p.link

mercoledì, novembre 05, 2008
Barack Obama è diventato da qualche ora il 44° presidente degli Stati Uniti e nel mondo - sia reale che virtuale - non si parla d'altro. Nonostante questo sia un blog militante [1], lascio da parte un attimo le questioni di casa nostra per ricordare questo evento attraverso  il filo conduttore di molti post, ovvero la fotografia di moda. Nel corso della lunghissima campagna elettorale, infatti, molte sono state le riviste patinate che hanno proposto servizi ispirati all'occasione; in particolare, due fotografi di origine britannica (l'eccelso Miles Aldridge e Alexi Lubomirski) hanno realizzato due serie di scatti diversissime tra loro, ma entrambe letture di quanto sta succedendo negli Stati Uniti.
'American Dream' (pubblicato sul numero di settembre di Harper's Bazaar') e 'Capital Gain' (apparso invece sulle pagine del 'New York Post' del 23 settembre 2007) danno voce a quelle che sono state le due anime della campagna elettorale democratica, ovvero Barack Obama e Hillary Clinton. I due esponenti dello stesso partito hanno infatti rappresentato novità assolute, il primo per il suo colore della pelle, la seconda per il suo sesso. Se avesse vinto Obama (come è stato), gli Stati Uniti avrebbero avuto il loro primo presidente afroamericano (e in un paese ancora profondamente razzista, che ha combattuto una guerra civile proprio a causa di questo, che ha vissuto l'apartheid, le lotte razziali, che ha visto l'azione del KKK e delle Black Panthers, questo è davvero rivoluzionario); se invece avesse vinto Hillary Clinton, sarebbe stata il primo presidente donna e questo, se permettete, sarebbe stato ancora più dirompente.



Il servizio di Lubomirski non si concentra sulla figura del presidente, ma su quella della moglie, Michelle Obama, avvocato di successo che ha compiuto i suoi studi a Harvard e a Princeton, madre di Malia Ann e Sasha, donna dallo stile impeccabile e molto moderno. Chi se non Tyra Banks, supermodella e conduttrice di programmi tv di successo, poteva interpretare la neo first-lady di fronte all'obiettivo? La Banks ha più volte espresso il suo appoggio alla candidatura di Obama e lei stessa è il simbolo che 'volere è potere'. Tra le poche modelle afroamericane ad aver raggiunto il grande successo, la Banks si è calata con entusiasmo nella parte, dando un tocco di glamour alle immagini che vedete.
Lo scatto qui sopra ha il sapore di una scena familiare, ma è ambientata nel famoso 'Studio Ovale' della Casa Bianca. Mentre il presidente è al telefono, Michelle/Tyra, con addosso un little black dress e un filo di perle, si appoggia con fare protettivo alla sua poltrona; da sotto la scrivania, invece, fa capolino una bimba vestita di bianco, dallo sguardo divertito.



Qui invece la first lady è intenta a visitare una scuola, e sfoglia con un gran sorriso un libro illustrato davanti ad alcuni bambini. Anche in questo caso, la modella indossa un abito dal taglio classico (un wrap dress), movimentato da una fantasia geometrica.



Un'altra scena familiare vede la mamma, elegantissima in un cocktail dress verde senza maniche, prepararsi ad uscire, mentre le due bambine, con addosso pigiami candidi dal taglio maschile, giocano vicino a lei, tra i pupazzi di peluche. Il salotto in cui è ambientata la scena non è certamente quello di una qualsiasi dimora della classe media, ma ricorda invece lo stile wasp ben rappresentato dalle campagne-stampa di Ralph Lauren, la tradizione sobria ma elegante che distingueva, ad esempio, la coppia Kennedy.



In un'occasione mondana formale, Michelle/Tyra indossa un bell'abito color porpora, mosso sul decollète da un nodo-drappeggio, mentre una stola dello stesso colore è appoggiata sulle spalle.



L'ennesima scena di vita familiare (piuttosto scontata e stereotipica, a dire il vero) vede i due coniugi seduti sul talamo nuziale: entrambi portano le felpe dell'università in cui hanno studiato, ed entrambi sono impegnati in attività intellettuali (lui legge una rivista, lei studia dei documenti, con tanto di matita in mano). Notiamo come ai piedi del letto spicca la vestaglia color porpora di Michelle/Tyra, colore che diventa la sua cifra distintiva nell'ambito del servizio, come notiamo nell'immagine qui sotto. Ambientata durante una convention democratica o - perchè no? - durante la cerimonia di investitura, vede la first lady indossare un abito porpora tagliato a tubino, segnato in vita da un'alta cintura e illuminato dal consueto filo (qui doppio) di perle.



Il servizio di Lubomirski non è contraddistinto da una particolare originalità, disseminato come è di luoghi comuni, ma rappresenta comunque una voce interessante che si inserisce nel discorso fatto all'inizio del post.
'Capital Gain', di contro, è un servizio più complesso, raffinato e a suo modo enigmatico, come è nello stile di Miles Aldridge. Partendo dall'assunto che il presidente degli Stati Uniti sia una donna, il fotografo inglese ce la presenta impegnata in una serie di appuntamenti ufficiali, perfetta in completi colorati dal taglio severo, sempre indossati con camicia bianca e cravatta scura, truccata come una diva hollywoodiana degli anni '50.



Forse alla prese con il primo discorso alla nazione, il presidente indossa una giacca Yves Saint Laurent, con baschina  e vita leggermente arricciata, da cui fa capolino una camicia bianca e una cravatta color porpora (torna di nuovo questo colore). Sullo sfondo si staglia la cupola del Campidoglio, sede ufficiale dei due rami del Congresso.
Chi conosce anche solo superficialmente l'opera di Miles Aldridge, non avrà difficoltà a ritrovare in queste immagini alcuni elementi che ricorrono nei suoi scatti, ovvero perfezione formale (qui esemplificata soprattutto dalla pettinatissima capigliatura del presidente, senza un capello fuori posto), attenzione massima ai dettagli e agli accostamenti cromatici, fissità delle pose e quasi totale assenza di mimica facciale. L'immagine qui sotto vede il presidente indossare un bel cappotto doppiopetto rosso, stretto in vita da una sottile cintura di vernice, e posare di fronte alla Casa Bianca. Qualche parola sulle scelte cromatiche: il bianco della camicia, il rosso del cappotto e il blu dei guanti ricompongono i colori della bandiera nazionale, ripresi non solo nella bandierina che il presidente tiene in mano, ma anche in quella, vera, issata sul tetto della Casa Bianca.



Il trittico bianco/rosso/blu si trova anche nell'immagine qui sotto, scattata di fronte al National Museum of the American Indian, dedicato alla tutela e allo studio della cultura nativa americana. Il presidente indossa una giacca porpora dalla linea smilza, mentre indica un punto all'orizzonte (forse il futuro che si apre di fronte alla nazione?), circondata da un gruppo di palloncini colorati in volo.



Questa immagine, scattata di fronte all'ala est della National Gallery of Art, mette in evidenza la semplice grandiosità dell'edificio e delle strutture che si trovano al suo esterno, ossia la fontana e delle piccole piramidi ricoperte di specchi (che ricordano la piramide di vetro di Ieoh Ming Pei all'ingresso del Louvre, a Parigi). Non è un caso che il presidente sia ritratto come facente parte della scena, non come il punto focale.



Lo scatto che preferisco è stato realizzato sulla scalinata del Lincoln Memorial [2], monumento nazionale eretto in memoria di Abraham Lincoln, sedicesimo presidente degli Stati Uniti. Il presidente fa il saluto militare, mentre accanto a lei, in primo piano, c'è un ufficiale decorato. Originale il completo blu elettrico qui indossato: la solita camicia bianca con cravatta viene accostata ad una gonna a tubo e ad una giacca corta in vita, chiusa da bottoni ricoperti da tessuto e con ampio scollo. Impeccabili gli accessori: un paio di guanti candidi, una borsa Kelly di Hèrmes e un paio di decollète con tacco alto.



L'ultimo scatto, infine, è stato realizzato di fronte all'Hirshhorn Museum, parte dello Smythsonian Institute che conserva soprattutto opere di arte contemporanea e a cui è annesso un giardino con sculture di Alex Calder e Auguste Rodin. Qui il presidente, seduta su un'auto, fa la tradizionale passerella tra ali di una folla festante che non vediamo; questo dettaglio rende lo scatto enigmatico e un po' inquientante, perchè la quasi totale assenza di altre persone sulla scena contribuisce a stabilire un'atmosfera da post guerra atomica.



A conclusione di questo lungo post, una precisazione: il titolo è una frase pronunciata da Kanye West alla notizia della vittoria di Obama, rivolta alla madre defunta, una frase che ho scelto per la sua semplicità, perchè esprime la soddisfazione per il traguardo raggiunto dal candidato democratico, ma soprattutto perchè è dedicata ad una persona che, se ancora in vita, avrebbe gioito alla notizia.

[1] E' evidente come la rubrica 'Mering-o-Rama!', per uno strano caso del destino, sia sempre collegata ai temi politici e sociali che mi stanno più a cuore, quindi, se volete saperne di più, fate un giretto da quelle parti.
[2] Al Lincoln Memorial sono state girate molte scene di film famosi e si è tenuto il celeberrimo discorso 'I Have a Dream' di Martin Luther King il 28 agosto 1963, durante un raduno alla fine della Marcia su Washington.
Postato da: superqueen alle 14:41| | p.link

Template by Daria - powered by Splinder