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martedì, settembre 23, 2008
Con questo titolo sibillino non ci riferiamo ad alcuna disavventura per la platinata Versace, quanto invece alla nuova campagna-stampa della casa di moda milanese, comparsa nelle ultime settimane sulle riviste patinate. Chi ha una certa conoscenza (e una buona memoria) del modo in cui si è evoluta l'immagine del marchio, non avrà difficoltà a confermare come spesso le campagne pubblicitarie siano state affidate a più modelle, ritratte da obiettivi sempre eccellenti: senza scomodare la strepitosa campagna con Christy Turlington, Claudia Schiffer, Nadja Auermann, Cindy Crawford e Stephanie Seymour, realizzata negli anni '90, moltissimi altri sono i casi in cui si è deciso di affidare il ruolo di portavoce del marchio a più bellezze. Dopo diversi anni - anni bui, a mio parere - durante i quali la crisi personale di Donatella e dell'azienda avevano portato ad abusare di celebrities nel ruolo di testimonial (una Madonna sotto formalina, per non parlare della pessima Demi Moore; la pur interessante campagna con Halle Berry è risultata banale e anche quella - bellissima - con Christina Aguilera non ha raggiunto gli obiettivi sperati), nella speranza di coprire con l'eco mediatico il vuoto di contenuti.
Le ultime collezioni, per fortuna, hanno determinato una netta ripresa delle sorti dell'azienda e questo ha ravvivato il desiderio di tornare alle origini, con un'immagine più consona ad una casa di moda. Dopo il successo di Gisele Bundchen come modella-simbolo, per la stagione a/i 2008/2009 Donatella ha voluto due top-model di prima grandezza, ovvero Natalia Vodianova e Isabeli Fontana, ritratte da Mario Testino a New York.



Innanzitutto, voglio chiarire quale è stata la mia sensazione di fronte agli scatti che ora andremo ad analizzare: ho provato un terrificante senso di deja-vu, di cui mi sono subito dispiaciuta, perchè nutro un'insana passione per tutto ciò che è Versace, ed ammettere un passo falso così, di primo acchito, è un'eventualità a cui non sono mai pronta. La mia attenzione è stata attirata non tanto dagli abiti o dalle modelle, quanto dall'ambientazione: le due donne si muovono in un appartamento lussuoso, arredato con mobili anni '20, caratterizzati dai volumi squadrati e dalle linee pulite. Sarà stata la superficie a specchio del pavimento o i bagliori che provengono dalla poltrona rettangolare, fatto sta che mi è venuta in mente la campagna-stampa Miu Miu con protagonista Kim Basinger, realizzata nel  2006 da Inez Van Lamsweerde e Vinhood Matadin. Quelle immagini erano ambientate nella suggestiva 'Chambre Mistinguett' presso l'H
ôtel di Parigi, un tripudio art-deco di specchi e vetri dalle forme squadrate.



A parte questo 'corto circuito mentale', che mi ha fatto collegare situazioni, a ben vedere, possibilmente lontane tra loro, la campagna stampa non può non essere apprezzata per l'eleganza algida che emana. Gli abiti indossati dalle due modelle, così come le scarpe in raso colorato dagli altissimi tacchi a spillo, emergono come pozze di colore su uno sfondo neutro, in cui dominano, oltre alle suddette superfici riflettenti, i toni del grigio, appena spezzato da tocchi di oro e di argento. Come di consueto, è accuratissima l'illuminazione: a volte, come nel caso dell'immagine qui sopra, sembra provenire da un'unica fonte, in altri casi è studiata in modo tale da proiettare ombre sulle pareti, come nel caso dello scatto qui sotto.



Splendide nei loro vestiti fucsia, Isabeli Fontana e Natalia Vodianova compaiono sempre insieme e da questa simbiosi deriva un risultato simmetrico e decisamente omogeneo. Da notare però come la brasiliana sia ritratta, in diverse foto, nuda, e come la Vodianova, vestita, le faccia come da paravento. Chissà perchè i ruoli non sono quasi mai invertiti!



Molto suggestiva la scelta cromatica che domina l'immagine qui sopra: il blu dell'abito indossato dalla Fontana e della borsa sorretta da Natalia contrasta mirabilmente con l'oro degli specchi che ricoprono le due poltrone-cubo, e il fucsia delle suole occhieggia malizioso, a creare ulteriore contrasto.



Torna il contrasto tra blu e oro, ma in questo caso il flash di colore vivace è dato dal giallo, che ritroveremo nell'immagine successiva. In questa immagine, Isabeli porta un paio di guanti in pelle e questo non fa che sottolineare un certo immaginario fetish, ricorrente nella campagna e simboleggiato soprattutto dalle calzature indossate dalle due modelle.



L'abito giallo oro, indossato da Natalia e attraversato da una stampa vivace, è probabilmente uno dei capi più notevoli dell'intera collezione:  simile ad un fiore esotico, si apre sul fondo come una corolla, mentre il corpino è sottolineato da due fasce incrociate. Il colore giallo caratterizza anche la borsa tenuta in mano da Isabeli, un modello dalla forma tondeggiante che ricorda la più famosa 'Giant Sphere' di Balenciaga.  E qui tocchiamo un tasto dolente, ovvero gli accessori  Versace, che ancora non sono riusciti a decollare. Dopo aver visto la borsa 'Snap It Out' e la 'Bubble' al braccio di Britney Spears, non si può certo dire che le sorti del settore siano state risollevate. Purtroppo, le linee di scarpe e borse ricordano spesso quelle di accessori di successo e per questo, mancando di personalità, non lasciano il segno. Le scarpe di quest'ultima collezione, a dire il vero, contengono qualche spunto interessante, ma la scelta di tingere le suole di rosa fucsia, già fatta nella stagione precedente, non è particolarmente originale [1].



L'ultima immagine vede le protagoniste unite in un abbraccio. Pur essendo molto diverse tra loro, ritengo che le due si completino a vicenda e vadano quindi a formare una coppia esteticamente azzeccata. Lontano è il ricordo dell'eccentrica coppia formata da Kristen McMenamy e Nadja Auermann, protagonista di una gloriosa campagna-stampa Versace realizzata da Richard Avedon; ora, sulla scia dell'aesthetically correct, si scelgono modelle belle in ugual misura, belle di una bellezza classica e - se permettete - un po' noiosa. D'altronde, nonostante si continui a sbandierare a destra e a sinistra l'importanza delle peculiarità personali, dei difetti che devono diventare pregi, Donatella non è pronta (o non lo desidera) a correre rischi di immagine, come invece ha abbondantemente fatto suo fratello Gianni [2].



Per concludere, ecco come sono apparsi in passerella gli abiti presentati nelle immagini appena viste.

[1] Il pensiero va ovviamente alle suole rosse delle scarpe Louboutin, ma anche a quelle, parimenti rosa fucsia, firmate Christian Lacroix. D'altronde, la moda lanciata dal designer francese è ormai diventata una mania, tanto da convincere la maison Yves Saint Laurent a lanciare un paio di altissime decollète in vernice con suola blu elettrico. Qui una bella foto di Victoria Beckham (con Louboutin ai piedi) e Jennifer Lopez (con YSL ai piedi), in cui le suole colorate sono in bella mostra.

[2] Potrei scrivere una tesi di laurea sulla portata rivoluzionaria delle scelte stilistiche e d'immagine compiute da Gianni Versace, ma basti citare la lungimiranza che ha avuto a volere una giovanissima Kate Moss per una campagna-stampa, per non parlare del lustro che ha dato ad un'intera generazione di modelle, dalle algide Claudia Schiffer e Nadja Auermann, passando per Naomi Campbell e Brandi Quinones, per Yasmeen Ghauri (modella di origine pakistana), senza dimenticare Linda Evangelista, Christy Turlington, la giunonica Stephanie Seymour, Helena Christensen, l'aristocratica Stella Tennant, Amber Valletta (una sorta di reincarnazione di Donatella) e Georgina Grenville, modelle diversissime tra loro e tutte esaltate nei loro caratteri più peculiari.
Postato da: superqueen alle 00:59| | p.link

mercoledì, settembre 17, 2008
A volte il mondo della fotografia nasconde dei tesori inaspettati, guizzi di genio che si nascondono tra le pagine patinate del solito 'Vogue Italia'. Ho sempre espresso un certo disappunto nei confronti della scelta editoriale di avere Steven Meisel come addetto a realizzare il servizio fotografico di apertura, quello - in teoria - più importante e rappresentativo dell'intera rivista, ma solo ora ho capito chi potrebbe degnamente rimpiazzarlo: il suo omonimo, ovvero Steven Klein. Il fotografo, che ormai da anni collabora stabilmente con Madonna, Dolce & Gabbana e la rivista 'W', ha uno stile certamente stravagante, in cui alcuni temi ricorrenti - l'ossessione per la perfezione fisica, il timore di una guerra nucleare, lo strapotere delle macchine - contribuiscono a creare un microcosmo dal quale è impossibile non rimanere colpiti.
Sulla rivista allegata al numero di settembre di 'Vogue Italia', dedicata all'alta moda, è comparso 'The Honourable Daphne Guinness', lunghissimo servizio con protagonista Daphne Guinness, ereditiera britannica la cui vita avventurosa (infanzia trascorsa a Cadaqués con la madre, nella cerchia di Salvador Dalì, giovinezza a New York con la sorella, assistente personale di Andy Warhol, matrimonio con Spyros Niarchos, e poi la nascita di tre figli) e i mille interessi (si è cimentata come stilista, regista, scrittrice, per non parlare della sua collezione di abiti d'alta moda, in parte venduta per beneficenza) non passano inosservati. La Guinness, ossessionata dalle armature [1], caparbiamente sfoggia una chioma bicolore [2] ed è nota nel mondo della moda per la sua personalità spiccata, imperturbabile alle mode del momento.
Solitamente, i servizi fotografici che appaiono sulla rivista italiana, a meno che non siano tiepidi redazionali (ovvero dedicati ad un unico stilista), hanno una storia da raccontare, anzi, ne raccontano una tramite le immagini ed è interessante scoprire quali riferimenti culturali si celano dietro essa. Ebbene, nel servizio che vedrete qui di seguito sembra che non ci sia una vera e propria trama, perchè ogni singolo scatto funziona come una sorta di tableau vivant, a volte violento (le armi ricorrono spesso), a volte puramente ornamentale, a volte enigmatico. Emerge chiaramente, però, come la Guinness sia ritratta al pari di un'aliena, impenetrabile come una sfinge ed elegantissima.



Il servizio è ambientato a Sands Point, sulla costa orientale degli Stati Uniti, località caratterizzata da spiagge sassose, palizzate di legno sbiancato e dimore signorili con grandi vetrate. La Guinness è circondata da modelle che assumono ruoli sempre diversi, ma mai pienamente comprensibili, come nell'immagine qui sopra: quasi livida è la pelle della donna stesa al sole su un lettino di ferro battuto, mentre spicca in tutta la sua vivacità (ma anche questa è smorzata dalla qualità della luce) l'arancione dell'abito indossato da Daphne. Notiamo come il volto di quest'ultima sia velato e quindi non ancora visibile.



La situazione che abbiamo visto nell'immagine precedente torna, con piccole modifiche: la Guinness è ancora velata, ma stavolta intravvediamo il suo volto; accanto a lei, una donna (forse la stessa che prima era stesa sul lettino?) è avvolta dalle fiamme. La malvagia aliena è in realtà una firestarter o ci troviamo di fronte ad una protesta come quella di Thich Quang Duc?



A metà tra 'The Piano' e 'Titanic' questa immagine, scattata nell'acqua, con Daphne riversa su un pianoforte, in compagnia di due giovani in bikini e veletta, un mix di stili e di suggestioni anacronistico ed irresistibile.



E' chiaro come la Guinness, che domina ciascuna immagine e gli altri personaggi, sia il simbolo di una nobiltà vecchio stampo, rivista in chiave moderna. Un elegante risciò, su cui si erge Daphne, non è direttamente trainato da una persona, bensì da un altro mezzo di locomozione, una motocicletta cromata, guidata da una giovane in bikini nero. Da notare le briglie, rette da Daphne, che rendono la giovane in sella alla motocicletta un 'destriero' (reminiscenza, questa, di alcune fotografie di Helmut Newton, con donne bardate come cavalli).



Un capo particolare come questo cappotto di organza e mongolia, disegnato da John Galliano per Christian Dior, e calzature esagerate come i sandali platform di Alexander Mc Queen, sono estremamente indicati per abbigliare Daphne, che qui vediamo in versione guerriera, con tanto di fucile spianato in mano e minacciosa benda su un occhio. I capelli, morbidamente acconciati, e la stessa benda rimandano ad una delle protagoniste di 'Kill Bill', ovvero Elle Driver, interpretata da Daryl Hannah.



Torna l'acqua, ma sullo sfondo, in questo altro scatto. Daphne, inguainata in un abito aderente di jersey, sfoggia unghie lunghe laccate di bianco, e su ciascun dito troneggia un 'ditale' decorato da diamanti, una sorta di armatura moderna dalla quale la Guinness non si separa mai. Misteriosa la presenza di due donne, di nuovo vestite da bikini neri, che ci danno le spalle. Deliziosamente fuori luogo la loro acconciatura, una treccia che cinge il capo, come quella sfoggiata da Julia Timoshenko.



Pur con un cane al guinzaglio a possibile difesa, Daphne pare non avere scampo, circondata com'è da inquietanti personaggi vestiti di nero, che indossano maschere a gas dai lunghi tubi argentati. Il contrasto cromatico che domina l'immagine è evidente e probabilmente intende stabilire l'eterna opposizione manichea tra male/oscurità e bene/chiarore; certo che la Guinness, coperta solo da un top di perle a frange, lancia uno sguardo da vera guerriera ai suoi oppositori.



Non ci è dato sapere il ruolo che assume, nella supposta narrazione, questo gigantesco uomo seduto in poltrona. Lo stesso dicasi per il ragazzino che occhieggia dalla porta finestra. In questa immagine, Daphne porta di nuovo la benda sull'occhio, ha le braccia coperte da monili preziosi e altissime scarpe argentate ai piedi.



Tenera ma incomprensibile la presenza di un piccolo clone della Guinness nell'immagine qui sopra: l'ereditiera tiene per mano una bambina, abbigliata ed acconciata esattamente come lei; le due si scambiano quello che sembra uno sguardo d'intesa, mentre ai loro piedi un giovane muscoloso compie degli esercizi leggendo il giornale.



Criptica, complessa e splendida la composizione dell'immagine qui sopra, in cui la presenza di una superficie riflettente amplifica il gioco di sguardi. In primo piano, la Guinness è ritratta di spalle (ma le vediamo il volto grazie allo specchio), mentre fronteggia un uomo (o una donna) travestito da scimmia. Grazie allo specchio, ci accorgiamo della presenza di un giovane in costume. Degna di attenzione la posa da diva del cinema muto, enfatica e teatrale, assunta da Daphne.



Strepitosa anche quest'altra immagine, in cui la Guinness è adagiata su una grata, accanto ad un uccello morto, dalle ali spiegate. La benda sull'occhio qui è diventata una vera e propria maschera e i ditali, sempre bene in vista, ora comprendono anche una sorta di mezzo guanto metallico, primo passo verso la trasformazione della donna in automa. Nonostante la tragicità del soggetto (l'uccello morto è evidentemente un segno di fine dell'umanità), trovo splendida la composizione della scena e la luce che la pervade.



La benda sull'occhio, stavolta coperta di strass, sottolinea il mistero del ghigno comparso sul volto della Guinness, che sembra aver tolto di mezzo i propri avversari. Alle sue spalle, però, lo scenario desolato di una piscina vuota, sembra far presagire un'altra fine, in cui Daphne è l'unica dominatrice in un mondo meccanico; anche l'uomo accanto a lei, infatti, porta una benda sull'occhio, simile ad una placca metallica.



Finora non abbiamo messo l'accento sugli abiti, per non distogliere l'attenzione dalla peculiarità degli scatti, ma è impossibile non notare la straordinaria gamma di capi (tutti appartenenti a collezioni Haute Couture dell'inverno 2008) indossati con estrema nonchalance da Daphne. Tra tutti, vorrei segnalare lo Chanel, ricamato in oro e argento, della penultima immagine, e l'abito disegnato da Riccardo Tisci per Givenchy nell'ultima immagine, in cui il corpino di tulle è attraversato da decori in cordonetto.

[1] Questa ossessione si può notare dai molti 'ditali' di oro o argento, spesso incrostati di diamanti, che la Guinness indossa quotidianamente.
[2] Pensavo che, dopo Christina Aguilera, non avrei più visto un orrore del genere. Evidentemente mi sbagliavo.
Postato da: superqueen alle 02:00| | p.link

giovedì, settembre 11, 2008
Per chi si fosse chiesto che fine avesse fatto la sottoscritta, mi sento di rassicurare tutti: sto bene, B cresce velocemente e la vita sotto la montagna procede come di consueto. Sto preparando un post sull'ultima campagna-stampa Versace, ma nel frattempo qualche aggiornamento sparso.
* Novità sul fronte scuola: dopo aver partecipato a quell'indegno rito collettivo-sociale-lavorativo noto come 'la convocazione', sono riuscita ad agguantare un ambito contratto annuale per 8 ore settimanali presso un istituto professionale. Un contro e un pro: la scuola si trova a quasi un'ora di strada da casa, ma poco male; quel che importa è che insegnerò anche in una terza dell'indirizzo 'moda'. Prevedo un corso monografico (in inglese, s'intende) su Roy Halston!
* La mia vita di mamma continua imperterrita: fino a febbraio/marzo dell'anno prossimo starò a casa in congedo parentale, quindi potrò continuare a spupazzarmi la creatura per qualche altro mese, dopodichè la si manderà all'asilo-nido. In questi ultimi giorni, dovendo partecipare alle solite riunioni preliminari a scuola, l'ho affidata ai miei genitori e ai miei suoceri e con loro non ha battuto ciglio, nemmeno un piantino piccolo piccolo, e questo mi fa ben sperare nel suo inserimento senza *tragggedie* al nido. B è una bambina vivace, furbetta, sa perfettamente quello che vuole e sta elaborando in maniera sempre più raffinata le tecniche per ottenerlo, il che equivale quasi sempre a voler essere presa in braccio (in questo, l'ing è un po' cuore tenero: due urletti, una lacrimuccia e lui cede tutto intenerito). Vederla crescere [1] è una grande gioia, ma lo è anche insegnarle cose nuove e nuove abitudini, come addormentarsi da sola il pomeriggio (dopo quasi un'ora di pianti, ma poco male, l'importante è iniziare). Lei cresce e io cresco con lei, tra dubbi e incertezze, ma finora mi pare che le cose non siano andate tanto male. A volte faccio l'errore di leggere i blog di certe mamme - chi allatta il pupo fino a due anni, chi ha pianificato il progetto educativo da far seguire al proprio bambino ancora prima che questo nascesse, chi riesce a fare millemila cose anche con un bimbo piccolo e chi più ne ha, più ne metta - e mi pare che tutte siano migliori di me, ma cerco di fregarmene e di procedere per la mia strada.



Come si evince dalla foto qui sopra, l'ing sta orgogliosamente iniziando B alle gioie del mouse!
* Non solo continuo ad avere qualche problema con eBay come acquirente (beh, oddio, non sto più comprando cosmetici come prima, per fortuna), ma soprattutto come venditore. Ultimamente mi sto liberando di alcune riviste/fumetti che non mi servono più e devo ammettere di aver fatto qualche buon affare. Vendere su eBay dà una strana euforia, per cui più vendi, più vorresti vendere!
* Sul fronte cosmetici, sono ufficialmente una Nars addict. Per quietare questa mania, sono entrata nel tunnel dello swap (letteralmente 'scambio') su Make Up Alley, e anche qui le soddisfazioni non mancano. Grazie a Raffy, inoltre, ho avuto modo di conoscere, provare ed apprezzare il fondotinta minerale Alienor, che mi ha letteralmente conquistata. Dopo aver testato un paio di campioncini (a proposito, Raffy: sai che sono ancora in dubbio su quale tonalità prendere? Tutte e due sembrano perfette), penso proprio che mi lancerò ad acquistare una confezione più grande, abbandonando definitivamente al suo triste destino l'ormai sorpassato fondotinta liquido. Ultimo, ma non ultimo, esprimo grande apprezzamento nei confronti di 'Smoky Eyes', diabolica palette Chanel che racchiude nel consueto, lussuoso cofanetto nero laccato, quattro ombretti (qui una prova fatta utilizzando il grigio scuro, il grigio chiaro e il bianco), uno più bello e luminoso dell'altro.
* Sul fronte borse, nessuna novità. Pare che niente mi interessi, nemmeno le ultime Balenciaga. Nicolas, ti prego, realizza un altro modello introvabile (dopo aver comprato la 'Oval', mi sento quasi invincibile) e giuro che tornerò ad essere una tua devota. Questo però non vuol dire che non continui ad amare le borse, come dimostra la t-shirt 'B is for Birkin' acquistata da Scandalous Innuendos [2].


[1] B ha quasi 6 mesi e attualmente è impegnata a grattarsi in qualsiasi modo e con qualsiasi mezzo le gengive, visto che i primi due denti fanno già capolino. Quando non si applica a questa attività, si rotola come un'anguilla (da pancia in su a pancia in giù e viceversa), gioca con l'orsetto multistrato, riconosce ormai bene le persone che vede più spesso e sorride loro, gorgheggia come un usignolo e urla come un'aquila, adora uscire in passeggiata e strapazzare le copie arretrate de 'La Settimana Enigmistica' che trova in giro per casa (ebbene sì, sono un'impenitente enigmista).
[2] Grazie ancora a Vale per l'illuminata segnalazione.
Postato da: superqueen alle 23:26| | p.link

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