Con l'approssimarsi dell'autunno non termina solo l'estate, ma anche la lunga stagione dei festival cinematografici, la quale, solitamente inaugurata a Sundance e a Berlino, raggiunge il suo culmine a Cannes, per poi concludersi a Venezia. La Mostra del Cinema, giunta alla sua 65a edizione, è un appuntamento ghiotto per cinefili e appassionati di gossip e moda, ovvero che coloro che, come la sottoscritta, amano giocare al 'chi vestiva come'. E' ormai abitudine consolidata di questo blog passare in rassegna le mise più interessanti viste sul tappeto rosso, e lasciare ad altri il compito di inventare mirabolanti (quanto improbabili) aggettivi per descrivere orrori e passi falsi. Un'altra abitudine che si rinnova è quella di seguire un ordine cronologico che va dall'evento più recente a quello più remoto, in modo che si possa leggere subito il post nella sua parte aggiornata.
Il 5 settembre il più puro glamour hollywoodiano di Evan Rachel Wood ha illuminato la passerella per 'The Wrestler' di Darren Aronofsky, interpretato da un ormai irriconoscibile Mickey Rourke. La giovane attrice statunitense, nota alle cronace gossip per aver soppiantato Dita Von Teese nel cuore del 'reverendo' Marylin Manson, [2] pur essendo giovanissima, dimostra un appeal e una sicurezza invidiabili.
Molto particolare l'abito scelto per calcare il tappeto rosso, un capo di Monique Lhuillier appartenente alla collezione a/i 2008/09, realizzato in raso di seta in un bel tono di verde muschio, impreziosito in vita e sulle spalline da applicazioni di pietre dure. Bellissimi anche gli accessori scelti per l'occasione: sandali dorati a listini, una clutch bag'Kase' di Jimmy Choo, strepitosi orecchini pendenti di Bulgari, che ben risaltano grazie all'acconciatura raccolta.
Il 3 settembre tutta l'attenzione di pubblico e stampa si è concentrata su Anne Hathaway, giunta a Venezia al fianco di Jonathan Demme per presentare 'Rachel Getting Married'. L'attrice americana, la cui fama è stata consacrata dal ruolo interpretato ne 'Il Diavolo Veste Prada' (presentato proprio a Venezia nel 2006), ha fatto una passerella da vera star, complice l'abito indossato, un prezioso capo di Atelier Versace (qui una visione migliore).
Personalmente mi trovo un po' in difficoltà a commentare questa scelta, sono a corto di aggettivi per descrivere un abito showstopper (decisamente il più teatrale visto finora) che sembra uscire direttamente da una favola. Il colore - un grigio perla con sfumature verde acqua e lilla - dona molto all'attrice e stranamente non mortifica la sua carnagione candida, anzi, la esalta. Il tessuto invece (organza di seta e chiffon vetrificato) si presta alla perfezione per realizzare quella straordinaria cascata di petali che impreziosisce l'abito dall'orlo asimmetrico. La Hathaway (o meglio, la sua stylist) non poteva fare una scelta migliore, a cui si aggiungono un make-up semplice e un'opportuna acconciatura raccolta; gli accessori non mi convincono molto: passino i sandali dorati e la clutch bag rigida, ma quel collier d'oro non mi pare il naturale completamento di una mise così importante. Nel dubbio, avrei lasciato il collo nudo.
La regina dell'ultima premiere della giornata invece è stata una nostra vecchia conoscenza e beniamina, Rinko Kikuchi, che qualche anno fa avevamo seguito nella sua corsa verso l'Oscar per l'interpretazione in 'Babel' (e come musa di Karl Lagerfeld per Chanel, tanto da diventarne testimonial).
L'attrice giapponese ha partecipato come doppiatrice alla produzione di 'The Sky Crawlers' (Sukai Kurora), ultimo film di animazione di Oshii Mamoru, il creatore di 'Ghost in the Shell'. Per l'occasione ha indossato un bell'abitino nero Chanel, con scollatura all'americana, corpino in tulle ricamato con inserti in vinile e gonna sopra il ginocchio. Interessanti gli accessori scelti - decollète Yves Saint Laurent con tacco e platform altissimi e deliziosa borsina Chanel, così come il nuovo taglio di capelli (a scodella), che la rende ancora più magnetica.
Il 2 settembre ha calcato il tappeto rosso di fronte al Palazzo del Cinema l'attrice di origine britannica Amira Casar, protagonista di 'Nuit de Chien', diretto dal regista tedesco Werner Schroeter. Donna di rara bellezza e dallo stile anticonformista, la Casar è stata per lungo tempo musa di Stefano Pilati (designer per Yves Saint Laurent), e non perde occasione, ad ogni evento mondano a cui partecipa, di brillare per eleganza ed originalità.
Probabilmente pochi apprezzeranno la sua mise, ma io la trovo perfetta. Grafico nella sua semplicità l'abito nero tagliato a mantella, con maniche leggermente gonfie e colletto piatto, impreziosito da accessori particolari. Le scarpe, per iniziare, sono strette alla caviglia da un cinturino ed hanno un'altissima zeppa sagomata; ai polsi la Casar porta due braccialetti a boules tempestate di diamanti ed infine un minuto di raccoglimento per la *perfetta* mini-mini Kelly di Hermés. Davvero non saprei immaginare un modo migliore per completare un capo già di per se importante. Non vorrei sbilanciarmi troppo presto, ma finora questa è la mise che preferisco.
Il primo settembre è stato presentato 'Birdwatchers - La Terra degli Uomini Rossi', ultima fatica di Marco Bechis, film ambientato nel Mato Grosso ed interpretato da Claudio Santamaria e da una rediviva Chiara Caselli. Alla premiere ha partecipato anche Natalie Portman, giunta in Laguna per presentare il suo primo cortometraggio, 'Eve', nella sezione 'Corto Cortissimo'. Premettendo che considero la Portman una donna-bambola (piccolina, minuta, viso dolce) e che ritengo abbia raggiunto il massimo della bellezza con il taglio di capelli da pixie, la sua presenza sul red carpet è sempre discreta, mai sopra le righe. Per questo motivo, mi ha un po' stupito la decisione di indossare un capo - pericoloso - di Rodarte.
La collezione a/i 2008/09 delle sorelle Mulleavy, ispirata alle eroine manga, al cinema horror asiatico e ad un'atmosfera post-atomica, è piuttosto ostica, fatta da abitini di tulle in colori pastello e da aderentissimi pantaloni laminati, indossati con golfini bucherellati e cappe di lana a frange. A prima vista, molti capi sembrano sul punto di strapparsi, tanto è visibile la trama dei tessuti, ma evidentemente in questo sta la loro particolarità. L'abito scelto dalla Portman non è il migliore della collezione, ma lei lo porta con invidiabile sicurezza, accessoriandolo con bellissime decollète in satin con ponpon e una clutch bag matelassè di Chanel. Avrei preferito vedere un total look Rodarte (queste minacciose Loboutin al posto delle rassicuranti decollète), ma probabilmente Natalie non se l'è sentita di sottoporsi ad un'inutile tortura.
Tra i film in concorso si è messo in luce anche 'Vegas, Based on a True Story' dell'iraniano Amir Naderi. Alla prima del film ha assistito Aneta Kreglicka, miss Universo 1989. Non conosciamo i motivi che hanno portato la Kreglicka sul red carpet, ma non possiamo non ammirarne l'eleganza, sottolineata da un abito semplicissimo e perfetto.
Più volte ho decantato questo particolare tono di rosa, una via di mezzo tra il rosa cipria e il rosa antico, sottolineando sempre il fatto che sia poco portabile e che doni veramente a poche, e la Kreglicka è una di queste. L'abito, realizzato in seta, scende morbido verso il fondo ed è impreziosito da piccole maniche in pelliccia, tinta nello stesso colore della seta (e questo mi riporta alla straordinaria collezione a/i 2008/09 di Giambattista Valli). Ai diamanti è poi lasciato il compito di far brillare l'insieme: deliziosa la coppia di spille a forma di stella marina appuntate sullo scollo, a cui si aggiungono un bracciale rigido, un anello e orecchini.
Il 31 agosto, oltre alle consuete premiere, molti sono stati gli eventi mondani in programma, tra cui il gala organizzato da Jaeger-Le Coultre a Palazzo Cini. Anche in questa occasione Diane Kruger - giunta al fianco del fidanzato Joshua Jackson - ha dimostrato di essere una donna di rara eleganza, indossando un capo apparentemente 'conservatore'. Si tratta di un abito Dior, ispirato a quelli disegnati dal fondatore della maison negli anni '40, con vita segnata e gonna ampia; trattandosi però di un capo moderno, e per di più ideato da John Galliano, doveva necessariamente avere qualcosa di particolare.
Ebbene, come si può notare dall'immagine qui sopra, la Kruger indossa un bustier nero senza spalline, sul quale troviamo il vestito vero e proprio, realizzato in tulle con inserti di pizzo. Il collo sciallato, le maniche lunghe, la cintura alta sono dettagli che rimandano ad uno stile d'altri tempi, mentre le maliziose trasparenze della gonna hanno un'allure contemporanea, senza per questo diventare volgari. Massima attenzione ai particolari: elegante e morbida la pettinatura raccolta, da applauso le scarpe in satin, con deliziosi fiocchetti sul retro (di Valentino), così come l'orologio con diamanti e la borsina 'Le Plissè' di Dior.
Il 30 agosto è stato presentato al pubblico uno dei film italiani più attesi, 'Un Giorno Perfetto' di Ferzan Ozpetek, che ha portato al Lido praticamente tutti i suoi protagonisti, da Valerio Mastandrea a Isabella Ferrari (o era una striscia di un attraversamento pedonale?), comprese Monica Guerritore, Stefania Sandrelli e Nicole Grimaudo. Quest'ultima, famosa specie per la partecipazione a serial tv di successo, è stata l'unica a sfoggiare sul tappeto rosso un look degno di nota.
Abbigliata Gucci da capo a piedi, l'attrice ha scelto uno degli abiti più belli delle ultime collezioni, realizzato in seta color ottanio, mosso sulla scollatura da frange argento e bronzo, accessoriato da una microsciarpetta con nappine, decollète peep-toecon morsetto frontale, orecchini pendenti e clutch bag dorata. Trovo molto azzeccata la scelta di lasciare i capelli sciolti e lisci (la Grimaudo ha una chioma piuttosto selvaggia, in tempi normali), che le danno un'aria più sofisticata ed adulta.
Di nuovo un'attrice asiatica - la cinese Huang Yi, protagonista di 'Dangkou', diretto da Yu Lik-Wai - ha sfilato sul tappeto rosso attirando l'attenzione della sottoscritta. A parte lo splendido tono di viola dell'abito indossato, colpisce la complessa costruzione del corpino-bustier, su cui si sovrappongono fasce di raso e altre ricamate; il resto dell'abito è semplice, con la gonna morbida e piccolo strascico dietro. D'effetto la clutch bagmatelassè scelta come accessorio, al pari del make-up da diva anni '50 (w l'eyeliner!).
Una star che non manca di illuminare ogni red carpet che calca è Charlize Theron, giunta in Laguna per assistere, il 29 agosto, alla premiere di 'The Burning Plain' di Guillermo Arriaga, in cui recita al fianco di Kim Basinger. Con un fisico statuario come il suo, la Theron potrebbe indossare di tutto, ma gli abiti Versace sono evidentemente tra i suoi preferiti, visto che li sceglie spesso in occasioni così importanti. Appartiene alla collezione Atelier Versace a/i 2008 questo splendido abito in rete ricamata, sorretto da un'unica spallina, che la Theron porta in maniera eccelsa.
Nonostante le trasparenze 'pericolose', la grazia dell'attrice fa in modo che l'abito risalti in tutta la sua bellezza, non trasformato - per sua e nostra fortuna - in un disastro.
Ho sempre avuto un debole per le attrici asiatiche, le quali, a differenza delle colleghe europee ed americane, hanno spesso gusti stravaganti e non hanno paura di sperimentare. Lika Minamoto, tra i protagonisti di 'Inju-La Bete Dans L'Ombre' di Barbet Schroeder, è un'attrice giovane ed elegante. Sul tappeto rosso ha indossato un abito non da gran sera, ma ugualmente consono all'occasione: bianco con ricami sullo scollo rotondo, ha il corpino arricciato e gonna appena sopra il ginocchio. Bellissimi gli accessori scelti: orecchini pendenti in diamanti, clutch bag e decollete in raso nero con fibbia di Roger Vivier.
Chi legge da tempo questo blog avrà notato come alcune celebrities siano spesso citate per la loro eleganza; tra queste c'è Diane Kruger, modella e attrice, presente, il 28 agosto, alla premiere di 'Valentino, the Last Emperor', documentario di Matt Tyrnauer che celebra la straordinaria carriera del grande designer.
La Kruger ha la rara abilità di apparire perfetta in qualsiasi occasione, mondana e non, quindi non ci stupiamo di come sia incantevole anche in questo frangente. Con addosso un abito Valentino sobrio, bianco e riccamente drappeggiato, capelli raccolti e accessori ridotti al minimo, la Kruger impartisce una lezione di stile a signore come Liz Hurley ed Eva Herzigova [1].
All'evento non poteva non partecipare l'attuale designer della maison Valentino, ovvero Alessandra Facchinetti. Dopo essersi fatta le ossa da Gucci sotto la direzione di Tom Ford e aver fatto sognare con i capi disegnati per Moncler Gamme Rouge, la Facchinetti si è cimentata in un compito non facile - sostituire Garavani - ma le collezioni finora ideate le hanno dato ragione. L'abito indossato in questa occasione appartiene alla collezione Haute Couture a/i 2008, è realizzato in seta color verde lime, ha il corpino drappeggiato e si apre sul fondo con piccolo strascico. La Facchinetti lo impreziosisce con una splendida parure antica formata da orecchini pendenti e collier (già indossati alla festa per l'Uomo Vogue, tenutasi a Milano lo scorso giugno).
Il 27 agosto la cerimonia di apertura della manifestazione è avvenuta con la premiere di 'Burn After Reading', ultima fatica di Ethan e Joel Coen. Tutti gli occhi erano puntati su George Clooney e Brad Pitt, ma la nostra attenzione è stata attirata anche da due attrici, Valeria Golino e Alice Braga.
Chi mi conosce bene sa che non nutro una particolare simpatia per le attrici italiane (Giovanna Mezzogiorno esclusa) e sono sempre molto severa nei confronti dei loro look, ma stavolta non ho potuto non apprezzare lo sforzo compiuto dalla Golino per apparire meno triste del solito. Dismessi i consueti abitucci neri, l'attrice ha scelto un abito in satin fucsia, ben scollato sul davanti, che mette in risalto uno strepitoso collier multicolore.
Alice Braga, attrice di origine brasiliana, nipote della più famosa Sonia, ha invece optato per un look meno aggressivo, scegliendo un abito in tulle ricamato, con scollatura a barchetta, attraversato sul davanti da nastri in raso. L'abito sarebbe stato perfetto in un colore tenue (beige o rosa pallido), ma trovo comunque stia d'incanto alla giovane Alice, che completa l'insieme con orecchini pendenti e una clutch bag argento.
[1] L'abito indossato dalla Hurley è terrificante (le fasce plissettate che incorniciano il decollète terminano con una inopportuna ruche), mentre la Herzigova che calca il tappeto rosso con vestito frangiato e Ray Ban bianchi è un disastro a cui avrei preferito non assistere.
[2] Le stesse cronache gossip spesso mettono in risalto il cambiamento di Evan dopo aver conosciuto Manson, tanto da 'accusarla' di essere diventata un clone di Dita Von Teese. Ultimamente, però, l'attrice sembra aver lasciato da parte il desiderio di emulazione, per elaborare finalmente uno stile più personale.
In un'estate, questa del 2008, segnata dall'apparente assenza di un tormentone musicale (è una stupidaggine, ma molte trasmissioni radio si sono rette su questo dilemma), non è certamente mancato un trend deciso, anzi, imperioso, per quanto riguarda le scarpe femminili. Basta sfogliare una qualsiasi rivista di moda per accorgersi che qualcosa, durante i mesi estivi, è cambiato: le celebrities di ogni ordine e grado si sono fatte fotografare indossando gli ormai stantii gladiator sandals [1], ma qualche temeraria - di cui ora parleremo - ha portato il trend a livelli decisamente più sperimentali. I fautori di questa moda, che ha fatto comparire calzature eccentriche ai piedi di un drappello di fortunate, sono stati Azzedine Alaia e Riccardo Tisci. Il designer di origine tunisina, dopo aver conosciuto la fama negli anni '80, è tornato alla ribalta con una serie di calzature molto particolari, che hanno subito riscosso successo presso gli ambienti della moda; Riccardo Tisci (designer per Givenchy), dal canto suo, ha mandato in passerella, con la collezione p/e 2008, una serie di sandali al limite del bondage, che non potevano non solleticare l'interesse di personaggi anticonformisti come Mary-Kate Olsen.
E' senza dubbio lei la celebrity che più ama sperimentare con quel che porta ai piedi: raramente la si è vista indossare scarpe basse, visto che non perde l'occasione per guadagnare qualche centimetro in più di statura issandosi su tacchi molto alti. Già qualche mese fa, la Olsen aveva dimostrato il proprio interesse per Givenchy, sfoggiando questi sandali neri con cinturino alla caviglia.
Discutibile il modo in cui a volte la Olsen compare in pubblico - capelli arruffatissimi, camicia plaid dall'apparenza poco linda e shorts laceri in jeans - eppure il tocco originale non manca. Ai piedi infatti porta un paio di sandali Givenchy, provenienti dalla collezione a cui si faceva riferimento poco fa: un trionfo di cinturini, listini che si incrociano, piccoli nodi e immancabili tacchi a spillo.
Quando la Olsen decide di portare scarpe basse, si può stare certi che non si tratta di scarpe qualsiasi: non è un caso che questi stivali 'Whips' (nomen omen) siano firmati Azzedine Alaia, che riunisce le due tipologie di stivaletti e sandali, impreziosendoli con stringhe da annodare attorno alla gamba e tomaia elegantemente traforata. Anche qui, come nella foto precedente, Mary-Kate porta un altro accessorio Givenchy: la borsa a spalla 'Overnight', decorata da borchie circolari.
A volte pare che la giovane star americana ami il pericolo: vederla camminare in bilico su tacchi troppo alti fa temere per la sua incolumità, eppure finora se l'è cavata egregiamente, anche indossando questo modello di Pedro Garcia, una combinazione del modello peep-toe (che lascia intravvedere le dita dei piedi) e tallone scoperto. Chic la scelta della borsa, una 'Karenina' di Christian Dior, mentre il resto del look è decisamente casual.
Molto si può dire sulle scelte della Olsen - c'è chi ha definito il suo stile 'millionaire homeless' - eppure non le si può togliere un indubbio merito: quello di avere un intuito speciale per lanciare le mode o prevederle. Qualche anno fa, in compagnia dell'amica Vanessa Traina (figlia della scrittrice Danielle Steel e a sua volta trend setter), infatti, sfoggiava un paio di stivali da gladiatore firmati Chanel [2], che forse hanno dato l'avvio alla mania per questo tipo di calzature.
Pure Nicole Richie è nota per essere amante delle scarpe particolari: essendo devota ammiratrice di Christian Louboutin, non ha perso l'occasione per indossare questo bel paio di sandali, una sorta di 'gabbia' in velluto, formata da listini e bottoni (lo stesso modello, ma in blu elettrico, è stato visto addosso a Sarah Jessica Parker).
Sono deliziosi questi stivaletti peep-toe alla caviglia di Pierre Hardy, realizzati in pelle lucida con inserti in rete. Nicole li ha indossati con calze scure, ampio abito verde brillante e giacchina in pelle, per un look moderno e impeccabile.
Insospettabile cultrice di scarpe stravaganti è Rachel Bilson: l'attrice americana, nota per il suo stile sempre ordinatino, piuttosto bon ton, ha indossato diverse volte sandali dalle fogge particolari, facendo così parlare di se le fashion addict di tutto il mondo. Sono firmati Siegerson Morrison, ad esempio, questi sandali chiusi da un cinturino alla caviglia, formati da fasce che si sovrappongono; la versione scelta da Rachel alterna ricami bianchi e oro.
Minimalismo allo stato puro si trova in questi sandali di Martin Margiela, una via di mezzo tra un modello nudo (con un solo cinturino che attraversa il piede) e uno stivaletto alla caviglia. Trovo che il colore scelto da Rachel sia molto bello, ma purtroppo fa risaltare poco l'eccentricità della calzatura.
Prima si accennava a Sarah Jessica Parker ed eccola, nei panni di Carrie Bradshaw, in una delle prime immagini trapelate dal set di 'Sex and the City - the Movie'. Colei che ha fatto delle calzature con tacchi a stiletto il proprio simbolo (provate a pensare quante puntate di 'Sex and the City' siano in qualche modo incentrate sulle scarpe o abbiano nelle scarpe un motore di azione) non poteva non stupire con un modello esclusivo: questo, indossato più volte sul set, è 'Extreme Dior', un sandalo dal sapore s&m, visto anche in una luccicante versione dorata.
Si sta velocemente imponendo per la sua originalità la giovane Rihanna, che si è guadagnata in men che non si dica un posto d'onore nelle cronache fashion. Se ricordate, qualche tempo fa, quando calzature bicolori dalla foggia inquietante erano sfilate in passerella da Balenciaga (qualcuno le definì 'cuccioli di zebra'), mi ero chiesta chi sarebbe stata la prima ad indossarli nella vita reale. Ebbene, Jennifer Connelly sfoggiò la versione sandalo, decisamente più portabile, mentre Rihanna (ebbene sì, lei e non Mary-Kate Olsen, per dire) ha avuto l'onore di portare per prima la temibile versione alta, che le dona particolarmente.
Che dire poi di questi stre-pi-to-si stivali Givenchy, indossati ad un evento live? Intanto i miei complimenti vanno a lei, che è riuscita non solo a stare in piedi, ma addirittura a ballare su tacchi così alti e sottili, e poi complimenti perchè le stanno d'incanto. Il rischio era l'effetto mummia (o peggio, l'effetto cotechino), con tutti quei listini annodati attorno alla gamba [3], eppure Rihanna li indossa con una grazia e una freschezza inusitate.
Sul carro delle amanti di calzature eccentriche è salita anche Katie Holmes, che già ha fatto parlare di se per i cosidetti 'boyfriend jeans' (jeans col taglio da uomo, indossati rivoltati in fondo), indossati spessissimo quest'estate. Molto belli i sandali in cuoio di Azzedine Alaia che le vediamo portare nell'immagine qui sopra: tacco altissimo e cinturini a formare la tomaia, creano un contrasto con il resto del look.
Prima del gran finale, un momento di raccoglimento di fronte alla visione di Anna Dello Russo, direttrice di 'Vogue Nippon', fotografata accanto alla collega Carine Roitfeld, direttrice di 'Vogue France', alle ultime sfilate parigine. La Dello Russo, donna dallo stile inconfondibile, ha accessoriato il suo tubino nero con bei sandali in pelle stampa cocco color rosso ciliegia, mentre la Roitfeld ha supportato il suo pupillo Tisci, indossando la versione bianca dei sandali bondage già visti sulla Olsen. Nella foto a destra, la Roitfeld, invece, porta un paio di sandali cage di Christian Dior, chiusi da un lezioso fiocchetto di pelle. Per la cronaca, è fotografata accanto a Stephen Gan, tra i fondatori della rivista 'Visionaire', ed Emmanuelle Alt, sua fedele collaboratrice.
Il simbolo più famoso del trend in questione, colei che ha fatto delle chaussures dangereuses un leit-motiv delle proprie ultime apparizioni pubbliche, è stata senz'altro Gwyneth Paltrow. L'attrice, proprio grazie ad una serie di sandali eccentrici e perlopiù importabili, ha saltato finalmente il fosso, lasciandosi alle spalle l'immagine da brava ragazza wasp che l'aveva finora caratterizzata. Il tour promozionale per 'Iron Man' e la sua recente partecipazione al Festival di Cannes sono stati seguiti con attenzione dalla stampa, e le vendite di scarpe con tacco alto sono aumentate esponenzialmente ad ogni nuovo evento (potere della moda!). Nel collage qui sopra, a sinistra porta un paio di sandali-tortura di Givenchy (tutti una fibbia), sandali da gladiatore in pelle e corda di Balmain e sandali con listini borchiati, ancora Balmain. Senza l'eco mediatica sollevata dalla Paltrow e voluta dalla sua astuta stylist, probabilmente questo post non sarebbe stato scritto e le solite ciabatte infradito da piscina avrebbero - ahimè - dominato l'estate calzaturiera. Beh, ma tanto quelle le lasciamo alle divette italiane in giro per le spiagge 'vip'.
[1] I sandali da gladiatore o spartiates, che dir si voglia, sono caratterizzati da suola piatta e listini che attraversano il piede, chiusi solitamente alla caviglia da un cinturino.
[2] Questi stivali appartengono alla collezione Resort 2007.
[3] Non voglio sapere quanto tempo ci si metta ad indossare stivali del genere.
Per celebrare i Giochi Olimpici di Pechino, attualmente in corso, praticamente ogni rivista di moda si è sbizzarrita a dare una propria interpretazione dell'evento sportivo più importante di sempre. Il servizio fotografico che, a mio parere, supera tutti gli altri per originalità è 'Fashion Olympics' di Peter Lindbergh, apparso sulle pagine di 'Harper's Bazaar' (numero di agosto 2008). Assolutamente non casuale la scelta della protagonista, un'attrice famosa non solo per la sua carriera, ma anche per la sua cultura (oltre a parlare diverse lingue, tra cui l'italiano, è laureata in Lingue e Culture Asiatiche). Stiamo parlando di Lucy Liu, nata a New York da genitori cinesi, quindi perfetta rappresentante di una nazione multietnica (quella in cui è nata), che va a gareggiare nella nazione in cui sono nati i suoi genitori.
Il servizio, che vede Rachel Zoe nei panni di stylist [1], propone Lucy nelle vesti di un'atleta, la quale scende in campo indossando abiti da sogno, provenienti dalle ultime collezioni Haute Couture e Pret-à-Porter. Questa è naturalmente una forzatura (tutto sommato, come messo in chiaro diverse volte, l'obiettivo principale dei servizi di moda è quello di mostrare e pubblicizzare dei capi di abbigliamento), ma c'è del vero: la moda è stata da sempre legata al mondo dello sport, come dimostrano le mise con cui gareggiano personaggi come Maria Sharapova.
Quale modo migliore per partecipare ad una gara di lancio del giavellotto, se non indossando uno strepitoso abito da gran sera di Armani Privè? L'attrice americana lo sfoggia con notevole charme, amplificato dalle scarpe con altissimi tacchi a stiletto e cinturino alla caviglia.
La scherma, sport nobile ed elegante, viene praticato sostituendo la classica tuta bianca con un preziosissimo abito di Givenchy Haute Couture, una rilettura del tutù da ballerina, realizzato in pizzo argento traforato e ricamato. Reminiscenze di danza classica anche nelle scarpe con tacco alto e lunghi nastri da annodare.
Indossare una tuta come quella di Jean Paul Gaultier - profondamente scollata sul davanti, ricamata in paillettes dorate - ad una gara di sollevamento pesi non è certamente usuale, ma senz'altro molto chic. Interessante notare come in alcune immagini gli attrezzi siano sostituiti da accessori: in questo caso, il bilanciere rimane a terra, mentre Lucy solleva due borse 'Baboushka' di Gucci, in pelle nera ricoperta da borchie dorate.
Il tiro con l'arco è uno sport che proviene dall'antichità e che conserva un fascino d'altri tempi. Lucy si impegna in questa gara indossando un completo di Carolina Herrera, formato da ampia gonna in seta e gilet aderente impreziosito da ramages. Deliziosi il cappellino in tweed, su cui spicca una piuma di fagiano, e i lunghi guanti in pelle marrone.
Vincere una gara di atletica leggera è un momento memorabile, ma tagliare il traguardo dei 100 metri come fa Lucy Liu lo è molto di più. Etereo l'abito in chiffon, drappeggiato sul davanti, di Alexander Mc Queen, indossato con calze bianche e altissimi platform sandals in suede beige di Yves Saint Laurent. La mise viene accessoriata con lunghi guanti bianchi, bracciale in argento a fascia e collana a boules dorate.
La trave è uno degli attrezzi che si impiegano nella ginnastica a corpo libero, presente qui in una composizione plastica (non molto indovinata, a mio parere). Nessuna atleta potrebbe gareggiare indossando il complesso abito di Atelier Versace, e tantomeno le decollète in seta fucsia, eppure, nella finzione del servizio fotografico, anche questo è possibile.
Come già notato, a volte accessori di moda sostituiscono gli attrezzi sportivi: qui il martello da lanciare è una borsa Chanel in pelle argentata (il classico modello trapuntato 2.55, in versione Jumbo). Bianco ed azzurro, invece, il ricco abito da sera di Dolce & Gabbana, scelto per scendere in pista.
Dopo l'impegno delle gare, attesissimo è il momento della premiazione e, anche in questo caso, Lucy Liu non delude: issata sul gradino più alto, riceve la medaglia d'oro (sostituita da una più prosaica collana in cristalli di Lanvin), indossa un complesso abito da sera di Christian Lacroix, segnato in vita da una cintura di Swarovski e da un nastro rosa. Non dimentica di celebrare la sua nazionalità, come fanno molti atleti, sventolando la bandiera a stelle e strisce.
Sembra più di stare sul set di 'Rocky' che non in una gara olimpica nell'immagine qui sopra: a conclusione della gara di boxe, Lucy si drappeggia addosso la bandiera americana, la quale non fa che risaltare l'abito multicolore, decisamente teatrale, di Christian Dior Haute Couture. Le calze bianche, i sandali rossi e i guantoni rosa fanno da cornice ad un abito che ruba la scena.
Un altro momento di gioia, infine, viene festeggiato con la bandiera americana sulle spalle e con un bellissimo abito di Chanel Haute Couture, sorretto da un'unica spallina e fittamente drappeggiato sul corpino e sui fianchi. Non passa inosservato il collier in cristalli di Balenciaga.
Ecco gli abiti visti nel servizio, così come sono stati presentati in passerella.
Infine, close-up sugli accessori, spesso non semplici abbellimenti, ma motori dell'azione.
[1] Non vorrei sbagliarmi, ma non è questo un avanzamento di carriera? Lasciate alla loro sorte le molte girls che l'hanno resa famosa (da Lindsay Lohan a Nicole Richie, passando per Mischa Barton), Rachel Zoe ora ha un ruolo forse meno in luce, ma decisamente più importante, ovvero scegliere abiti ed accessori da far indossare nei servizi fotografici. Se la rivista per cui si fa il lavoro è poi importante come 'Harper's Bazaar', beh, la conquista del mondo è dietro l'angolo ;)
Se provate ad approfondire su un qualsiasi motore di ricerca il termine 'maschera', vi assalirà una torma di rimandi ad ambiti diversi - religioso, antropologico, teatrale, funerario - che però fanno riferimento ad un unico concetto: l'uso di un artefatto che si indossa, sin dalla preistoria, per ricoprire il viso o solamente gli occhi. Pensando a questo concetto in termini più frivoli (ma solo apparentemente) e contemporanei, ho riflettuto su una sua ulteriore e possibile interpretazione: la maschera è quel di più che indossiamo ogni giorno, sul nostro viso, per tutta una serie di motivazioni, dalla semplice estetica al desiderio di essere diversi, ad esigenze più profonde. Essendo io una appassionata da sempre di tutto ciò che equivale a make-up, ho collegato l'idea della maschera con la struttura di un libro che ho acquistato da poco. Autore è François Nars, tra le personalità più in vista nell'ambito della cosmesi, non solo truccatore di fama mondiale, ma anche fotografo apprezzato e ideatore di prodotti rivoluzionari [1]; il libro da lui realizzato nel 2001 (in cui è sia fotografo che truccatore) è basato su un assunto semplicissimo e forse per questo interessante: ogni donna è un universo a se stante, con le sue caratteristiche psicologiche e somatiche, con le sue esigenze e i suoi desideri, ed è assurdo volerla uniformare ad un modello predominante [2] solo perchè è quello che va di moda. Si dovrebbe essere in grado di 'tirare fuori' gli elementi migliori del nostro volto senza farlo scomparire sotto chili di trucco (da qui il concetto di maschera, intesa come camuffamento), anzi, mirando alla semplicità. Facile dirlo quando si è così abili con i cosmetici, ma sfogliando il libro di cui sopra, i suggerimenti e gli spunti di riflessione davvero non mancano, questo perchè le modelle professioniste scelte per posare di fronte all'obiettivo di Nars sono ritratte prima senza trucco, poi truccate, dimostrando così il loro vero volto, senza filtri o ritocchi di sorta [3]. E' educativo vedere come modelle diversissime tra loro, per tratti somatici ed etnia, alla fine diventino molto belle, senza che i loro visi vengano nascosti, anzi, i look più riusciti sono quelli più semplici. Vediamone insieme qualcuno [4].
Abbey Shaine, modella americana, ha dei tratti piuttosto dolci, ma un naso che non passa inosservato e orecchie leggermente a sventola. Non è una bellezza canonica, eppure guardate nell'immagine a destra come vengono messi in risalto i suoi occhi e la sua bocca, con un risultato molto naturale. Trovo splendido il pesante cat's eye realizzato con eye-liner nero su una base di ombretto bianco e rosa.
Adriana Lima non è il migliore esempio per dimostrare la tesi su cui si basa il libro, visto che è bellissima anche senza trucco. Forse per questo motivo, Nars l'ha truccata limitandosi ad enfatizzare con toni neutri i punti forti del suo volto, ovvero occhi e labbra.
Ana Claudia Michaels ha un volto piuttosto ordinario, occhi certamente belli, tratti regolari, molte lentiggini. Se guardiamo l'immagine a destra, la vediamo sì diversa, ma non trasformata: le lentiggini sono ancora lì e non nascoste, e il bel colore degli occhi è amplificato dall'ombretto azzurro argentato, applicato sulla palpebra mobile e su quella inferiore, così come si usava negli anni '70.
Lentiggini e una pelle chiarissima caratterizzano Audrey Tchekova, la quale viene truccata impercettibilmente, ad esclusione del ricco borgogna applicato sulle labbra. La pelle viene ovviamente uniformata, ma non soffocata.
Ho studiato con attenzione il prima e il dopo di Caroline Ribeiro, un po' perchè è una modella che mi piace, un po' perchè ha delle caratteristiche simili alle mie (sopracciglia ben marcate, occhi scuri e pelle ambrata). Inutile dire che quanto prima cercherò di ricopiare il suo look, incentrato sugli occhi, truccati in nero e bianco; la bocca, invece di essere messa in risalto, viene quasi 'eliminata' da un rossetto chiarissimo.
Devon Aoki è tra le modelle asiatiche che ammiro maggiormente, e penso che il look qui proposto sia tra i migliori: anche nel suo caso, rimangono le lentiggini ed il resto viene tenuto semplice e luminoso (gli occhi sono truccati in bianco e oro, senza matita o eye-liner, mentre la bocca è truccata in rosso scuro, appena illuminata da un tocco di gloss).
Negli anni '90 Eleonora Bosè era tra le modelle più famose e richieste, apprezzata per la sua bellezza particolare, capace di trasformarsi a seconda delle esigenze. Il suo volto struccato rivela tratti regolari, begli occhi scuri e una pelle chiarissima. Nars ha colto quest'ultima caratteristica come fondamentale: dopo aver uniformato l'incarnato, l'ha acceso con un sapiente uso di fard, mettendo poi in risalto gli occhi (con uno straordinario effetto smokey).
Erin O'Connor, altra modella-icona degli anni '90, ha un volto che non si dimentica e una pelle decisamente candida, più pigmentata attorno agli occhi e al naso, e punteggiata di lentiggini. Nars l'ha voluta truccare più pesantemente rispetto alle altre, contravvenendo alla regola tacita che vuole molto truccati gli occhi e poco la bocca, o viceversa. In questo caso, entrambi vengono messi in risalto con nuance scure e drammatiche, per un look da sfoggiare in occasioni decisamente particolari.
Un altro look riuscito è, a mio parere, quello di Ling Tan [5], modella asiatica, la quale viene davvero trasformata dal make-up artist. Basta osservare come vengono definite le sopracciglia e gli zigomi, mentre occhi e bocca risplendono di bagliori e colori naturali come il verde bosco, l'oro e il rosso-bronzo.
Quanto correttore è stato applicato per nascondere le occhiaie di Sophie Dahl? Non ci è dato saperlo, quindi limitiamoci ad ammirare il suo bel volto dopo essere stato opportunamente truccato. In questo caso l'intervento di Nars è stato più massiccio, ma la bellezza naturale della modella emerge in ogni caso, tanto che certi 'difetti' (gli occhi dalla forma leggermente all'ingiù, ad esempio) non sono mascherati, ma mantenuti.
Che dire dell'inossidabile Naomi Campbell, se non che anche senza trucco fa la sua bella figura? Come nel caso precedente, si nota l'uso evidente di correttore nell'area oculare, ma il risultato finale lascia incantati, quindi tralasciamo volentieri altri commenti sul 'prima'. Molto riuscita la scelta cromatica e l'armonia di rosa e viola con cui sono truccati gli occhi.
Concludiamo con Yfke Sturm, classica bellezza nordica dalla pelle diafana. Il make-up che Nars ha studiato per lei è il sogno di ogni donna: fresco, quasi impercettibile. Gli occhi sono messi evidenza dall'uso abbondante di mascara, gli ombretti usati sono nei toni dell'azzurro e del viola pallido, colori che si sposano con i suoi occhi chiari.
[1] I prodotti Nars - di cui la sottoscritta è un'appassionata collezionista - sono caratterizzati da un packaging in plastica nera (lavorata in modo tale da assomigliare alla gomma), su cui spicca il nome del brand in elegante lettering bianco. Tra le innovazioni più di successo, una vastissima gamma di blush dalla qualità eccelsa (tra cui spicca il celeberrimo 'Orgasm') e il 'Multiple', un prodotto multiuso in stick, con cui è possibile truccare occhi, labbra e guance.
[2] Al di là dei desideri impossibili, penso che tutte le donne, in un momento della propria vita o ciclicamente, si 'fissino' su un certo look. Personalmente, da anni ho la fissa degli smokey eyes e degli egyptian eyes (dannato Alexander Mc Queen e la sua collezione MAC in edizione limitata). Non è detto che mi donino, ma io non demordo e continuo a truccarmi così. Ah, non approfondisco la fissa dei fard, di cui magari scriverò in un post apposito.
[3] Nonostante le rassicurazioni dell'autore, penso che un certo ritocco digitale sia stato fatto sulle foto delle modelle struccate. O hanno tutte una pelle bellissima au naturel o Photolourdes ci cova...
[4] Se qualcuno fosse interessato alle precise nuance e ai prodotti usati per realizzare i make-up di cui sopra, me lo faccia sapere nei commenti e io provvederò a comunicarli.
[5] Qui un misero tentativo di realizzare lo stesso look.