In attesa di passare in rassegna quanto si vedrà sulla prestigiosa passerella del Costume Institute Gala, previsto per il 5 maggio, 'Vogue US' porge il suo personalissimo omaggio al tema della mostra di quest'anno, ovvero 'Superheroes: Fashion and Fantasy', e lo fa con un bel servizio fotografico, realizzato da Craig Mc Dean, 'Daring Do'. Il servizio appare come un sentito omaggio ai supereroi dei fumetti classici Marvel e DC Comics, riletti in chiave contemporanea, grazie anche alla protagonista, la modella di origine canadese Coco Rocha, che rende ciascun personaggio ancora più eccentrico.
L'apertura viene affidata al personaggio di Poison Ivy, tra i più letali nemici di Batman, una giovane donna amante delle piante (Pamela Lillian Isley, al tempo della trasformazione, è un'esperta di botanica) che odia il suo prossimo e cerca di distruggerlo utilizzando ogni tipo di tossine. La modella sembra uscire dalle pagine dell'albo aperto ai suoi piedi, ha il capo coperto d'edera ed indossa un vestito appositamente disegnato da Olivier Theyskens, una coltre di organza verde con 'foglie' di piume e gocce di veleno in cristalli Swarovski.
Per quanto letale possa essere Poison Ivy, nessuna è più pericolosa di Catwoman, la vera nemesi di Batman, con il quale condivide il mascheramento (entrambi celano la propria identità sotto un costume ispirato al mondo animale) e una certa attrazione mai sopita. Il personaggio, portato mirabilmente sul grande schermo da Michelle Pfeiffer [1], è legato ad un preciso immaginario, ripreso da Dolce & Gabbana per la realizzazione del costume qui sopra. Metallo brunito è stato usato per il corsetto e i gambali, mentre scintillanti cristalli Swarovski illuminano la maschera a forma di testa di gatto; il mantello viene ingentilito da un tocco di tulle, mentre pericolose borchie acuminate caratterizzano le scarpe, opera di Christian Louboutin per Rodarte.
Più che una foto, l'immagine qui sopra ricorda un segno grafico: il volto e il corpo della modella sono stati celati per mettere in evidenza non solo il capo indossato (creazione esclusiva di Martin Margiela), ma anche l'essenza del personaggio interpretato, appartenente all'universo degli X-Men. Aurora (al secolo Jeanne-Marie Beaubier) ha la capacità del volo e una velocità superumana, emette una luce calmante e può accelerare le molecole in oggetti e persone, facendoli andare a pezzi.
Al mondo dei Fantastici Quattro appartiene invece Silver Surfer, enigmatico personaggio dalla pelle argentea che detiene il Potere Cosmico, grazie al quale ha capacità quasi divine, come quella di manipolare la materia dell'universo o la rigenerazione delle ferite. Al suo aspetto si ispira l'abito di Giorgio Armani disegnato per la mostra dedicata ai supereroi: realizzato in lucente satin di seta, ha il corpino impunturato, gonna a calice e maniche esageratamente a sbuffo.
La figura mitologica della sirena, metà donna e metà pesce, ha ispirato artisti in tutto il mondo sin dall'antichità [2], rientrando nell'universo DC Comics al fianco di Aquaman. Il personaggio interpretato da Coco Rocha è mollemente adagiato su una gigantesca perla ed indossa un costume ideato da Jean-Paul Gaultier, come possiamo intuire dall'inconfondibile reggiseno con coppe coniche.
Dawnstar, eroina di origine indiana appartenente alla Lega dei Supereroi, ha la capacità di volare ad una velocità superiore a quella della luce, a seguito di un esperimento genetico che l'ha così trasformata. Niente rimane del suo aspetto aggressivo se guardiamo lo splendido abito tutto ricamato a paillettes di Christian Dior, che pure a lei si ispira, salvo un paio di candide ali. John Galliano, evidentemente, ha preferito rendere omaggio allo stile degli anni '30, riferimento che non è sfuggito a Craig Mc Dean, il quale ha ritratto Coco come una diva platinata del cinema di quegli anni.
Molte altre sarebbero le eroine che animano i fumetti a cui rendere omaggio (da Elektra a Wonder Woman, passando per Vampirella e Lady Death), ma conviene prestare attenzione alle celebrities che calcheranno il red carpet davanti al Costume Institute di New York: sono sicura che qualcuna non mancherà di stupire, abbigliandosi magari come una di loro.
[1] Halle Berry è stata protagonista di 'Catwoman', film alquanto dimenticabile diretto da Pitof; in quel caso, il personaggio si caricava di un'ulteriore carica sadomasochistica.
[2] Alcuni esempi sono la fiaba di H. C. Andersen, 'La Sirenetta' di Walt Disney, il film-culto diretto da Ron Howard, 'Splash', e il più recente 'Aquamarine', che rilegge il mito in chiave adolescenziale.
Prendete uno dei fotografi più controversi, una modella di fama internazionale, un'atmosfera spiccatamente Eighties e una citazione 'dotta' [1]; inseriteli in una cornice estiva, incentrata sul binomio piscina-colori fluo, ed otterrete 'Wish They All Could Be California Girls', servizio fotografico apparso sulle pagine di 'Vogue Nippon' di maggio. Il fotografo in questione non poteva che essere Terry Richardson, perennemente attratto da giovani poco vestite, il quale ha colto l'occasione per trasformare Isabeli Fontana in un vero e proprio simulacro, simbolo di un'epoca ormai trascorsa, ma anche di quell'eterno femminino che non muterà mai.
L'immagine di apertura è quasi programmatica, poichè contiene tutti gli elementi estetico-visivi che verranno mantenuti e sviluppati nel resto del servizio. La modella, di rosso vestita (ma scarlatte sono anche le unghie e la pochette che tiene in mano), è seduta su una sedia a sdraio e dà le spalle ad una piscina. Accanto a lei troviamo un'altra sdraio, su cui è steso un telo di spugna che reca la stampa di un'altra donna (ha gli occhi azzurri come quelli della modella). Non solo lo styling della modella richiama gli anni '80 (specie i capelli cotonati e gli occhiali finestrati, riportati in auge da Kanye West), ma anche lo stesso telo-spugna, dalla stampa ingenua e fintamente esotica, contribuisce a stabilire un legame con il passato.
Gran parte del servizio è stato scattato ai bordi di una piscina, che nell'immagine qui sopra vediamo bene. Si tratta di una piscina di qualche motel, simile a chissà quante altre strutture simili sparse in tutti gli Stati Uniti, una piccola oasi di benessere e di relax in un contesto solitamente decadente o peggio. La California a cui si fa riferimento nel titolo qui viene evocata solo in parte: non troviamo oceano e spiagge, ma solo colori forti e un'illuminazione abbacinante, 'racchiusi' in uno scenario quasi casalingo. Più che la California, queste immagini rievocano le atmosfere (e i colori) presenti in 'Miami Vice', serial tv di culto, che divenne famoso proprio negli anni '80.
Le tonalità dell'acqua vengono riprese ed amplificate nell'immagine a sinistra, dove tutto è azzurro, perfino le unghie di Isabeli e il cocktail che sta per bere (forse a base di 'Bombay Sapphire Gin'?), mentre nello scatto a destra il giallo fluo dell'abito da sera indossato dalla modella crea un piacevole distacco rispetto agli elementi naturali, l'azzurro dell'acqua e il verde delle palme.
Trattandosi di Richardson, non poteva mancare qualche immagine maliziosa, ed ecco che la modella viene ritratta indossando un paio di leggings fucsia di spandex (altro elemento che richiama gli anni '80) e un corsetto allacciato sulla schiena. Per la gioia dei feticisti, i bagliori investono anche le calzature, decollète di vernice rossa con cinturino alla caviglia e tacchi a spillo argentati. Trattandosi però di un servizio per 'Vogue', l'elemento osè non può prevalere sul resto, come dimostrano anche le due immagini successive.
La posa sexy assunta da Isabeli (la testa piegata leggermente di lato, le labbra dischiuse) è una sorta di promessa non mantenuta, vista la mise piuttosto castigata sfoggiata nello scatto; la cintura a bustier in pelle lucida, però, è quasi un guizzo che rimanda a qualcosa altro, un dettaglio che rende l'insieme irresistibile. Una particolare attenzione, poi, va rivolta alla seconda immagine. In qualche post fa si parlava dei fotografi che citano se stessi, riproponendo concetti già sviluppati precedentemente: in questo caso Richardson rende omaggio ad una delle sue foto più famose, riproponendola con le ovvie varianti del caso. Di nuovo è il rosso che domina l'intera immagine, sia negli abiti e negli accessori indossati dalla modella, sia (e soprattutto) nella poltroncina di plastica trasparente che campeggia al centro della scena, una sorta di filtro attraverso cui penetra la luce del sole.
L'azzurro e il giallo sono due colori che abbiamo già notato precedentemente e vengono ripresi anche qui: nell'immagine a sinistra diversi toni di blu caratterizzano l'abito con volant laterale, le decollète e lo stravagante mono-orecchino sfoggiati da Isabeli, ma anche la mini-moto su cui è seduta, mentre il giallo fluo colora l'aderente abito-canottiera che vediamo a destra, le decollète con tacco a spillo e il tubo di plastica tra le mani della modella. E' interessante notare come la linea degli abiti presentati (non dimentichiamo che si tratta pur sempre di un servizio di moda) ricordi,in qualche modo, i trend impostisi negli anni '80: i colori fluorescenti, i tessuti sintetici dall'aspetto lucido (lo spandex ne è senz'altro l'apoteosi), i volant, i decori geometrici, gli accessori tono su tono, i dettagli eccentrici.
L'immagine che idealmente chiude il servizio è stata scattata all'esterno del motel di cui, fino a questo momento, avevamo visto solo la piscina e poco altro. Colpisce la stravaganza della costruzione (mattoni a vista e una struttura a gradoni, attraversata da una fascia di metallo, a cui si aggiunge l'immancabile scritta al neon), su cui si appoggia Isabeli, vestita di fucsia. A differenza di molti altri servizi realizzati da Richardson, questo non si distingue per la peculiarità della narrazione (qui del tutto assente), quanto invece per l'attentissima ricerca cromatica e per il mood, come puntualizzato precedentemente, che recupera certe atmosfere ormai passate ma non per questo meno affascinanti.
[1] La citazione è tratta ovviamente da 'California Girls' di David Lee Roth, il frontman più pagliaccio nella storia del rock moderno.
Non penso di dover aggiungere molto alla foto qui sotto, che ritrae la sottoscritta e la sua primogenita in un raro momento di gioco (la primogenita attualmente si concentra su attività primarie quali dormire e mangiare). Dalla sua nascita è già trascorso un mese; se solo penso a quanto velocemente sono passati questi trenta giorni, mi sento ancora più vecchia di quello che sono (d'altronde, appena nata l'ho avvertita che avrebbe avuto una mamma 'anziana'). Come recita il titolo del post, il tempo vola quando si diventa genitori [1], e questo mese non fa che confermarlo.
Forse qualcuno si chiederà come sta andando la convivenza tra Supercucciola, Superqueen e l'Ing, quindi ecco qualche dettaglio su quanto abbiamo vissuto e quanto sta succedendo:
- la prima notte trascorsa a casa è stata tragica: Cucciola aveva una fame bestia ma la sottoscritta ancora non aveva latte a sufficienza per nutrirla. Ho rimosso parte dei ricordi legati a quelle ore insonni e non ho nessuna intenzione di recuperarli. Una volta giunta la cosidetta 'montata lattea' (nel mio caso 'fiume latteo'), le cose sono andate decisamente meglio;
- le prime due settimane dopo il parto per me sono state tragiche (se esistesse un aggettivo ancora più negativo, lo userei senz'altro): ai pianti incontrollati e immotivati si sono aggiunte la sensazione di 'non avere più la spina dorsale' (in senso lato: mi sentivo priva di forze psicologiche ma soprattutto fisiche) e una variegata gamma di preoccupazioni infondate, con la quale ho fatto del mio meglio per minare la già inesistente autostima. Così come è arrivata, però, la crisi se ne è andata, quindi ora la condizione è nettamente migliorata;
- Bianca è una bambina tranquilla e tanto dolce: dorme come un sasso specie di notte e di mattina, concentra i momenti di nervosismo di pomeriggio e di sera ma niente di sconvolgente (in compenso, alla prima crisi vera - aria nella pancia e una *colica* - ci siamo precipitati al pronto soccorso). Piange 'come un'aquila spennata' quando ha fame o ha voglia di tetta (il suo unico oggetto del desiderio), quando vuole essere cambiata o quando vuole stare in compagnia; insomma, è una neonata con le esigenze di tutti i neonati, eppure per me è speciale. Ascolta di tutto, ma ha una predilezione per i Nirvana, per Bob Marley, per lo String Quartet e per il progetto 'Rockabye Baby';
- il mondo in cui ero abituata a vivere si è improvvisamente ristretto e questo ha avuto qualche effetto collaterale. Non che prima fossi una globetrotter, ma è incredibile come la mia vita si sia contratta in qualche stanza (la camera da letto, la cucina, il bagno) e nelle strade intorno casa (dove porto la piccola in passeggiata, quando il tempo lo permette). La reazione a questo e alla conseguente impossibilità di uscire a fare shopping (anzi, di uscire tout court) è stata l'acquisto di cosmetici su eBay. Ridete pure di me, ma nel giro di due mesi ho accumulato prodotti che basterebbero per un esercito di drag queen, il che è abbastanza assurdo (se non esco, non mi trucco, quindi a che serve tutta quella roba?). Il bottino consiste in due fard Nars (ma si sa che io ho una fissa per i fard, unico cosmetico che metto anche quando sto a casa), un pennello per blush Bare Escentuals, un eye-liner in crema Clinique, un numero imprecisato di prodotti MAC, dai quali sono diventata ufficialmente dipendente (un paint pot, due ombretti, una cipria, un rossetto in crema, un balsamo per labbra e un gloss, un pennello per fondotinta), un fard liquido e un altro balsamo per labbra (profumato alla rosa). Le mie tasche chiedono pietà, ma il morale ne trae giovamento;
- l'Ing è un papà presente e servizievole, ma iperprotettivo: cede malvolentieri la bambina a chi vuole tenerla in braccio (siano i miei genitori o i suoi o chicchessia), ma trascorre con lei tutte le sere, lasciando a me un po' di tempo libero;
- l'allattamento è un'esperienza bella e costruttiva, non priva di lati negativi (quando Cucciola si attacca al seno, vedo le stelle, tanto è la sua foga di poppare, ma quando salta la poppata notturna perchè dorme come un sasso e il latte 'straripa', è ancora peggio), ma soprattutto alienante. Le prime settimane, seguendo le indicazioni delle puericultrici del nido, ho avuto la scellerata idea di applicare l'allattamento a richiesta (la bimba vuole attaccarsi 24 ore su 24? E lasciamoglielo fare!): Bianca mangiucchiava, mi aveva presa per il suo ciuccio personale, tenendomi incatenata ad una sedie per ore ed ore. Dopo l'ennesima crisi (la piccola era stata attaccata per un'ora e aveva preso pochi grammi di peso [2]), su consiglio della pediatra ho cambiato tattica, riducendo il tempo di poppata (massimo mezz'ora) e migliorando quindi l'intera esperienza. L'idea di alienazione comunque rimane: per quella mezz'ora siamo io e lei, in una specie di bolla spazio-temporale, in cui il tempo scorre lentissimo e in cui nessun altro può entrare.
Questo è quanto. Mi fermo perchè non voglio che il mio ego materno si prenda troppo spazio anche qui (già lo fa nella vita reale), riservandogli però la possibilità di fare sporadiche sortite per aggiornarvi su quel che succede in casa e sui progressi di Cucciola.
[1] A volte la percezione è che il tempo voli, no matter what, eppure, da quando sono diventata mamma, questa sensazione è quanto mai presente.
[2] Sì, lo ammetto: dopo aver acquistato la bilancia elettronica, sono diventata maniaca della doppia pesata, prima e dopo la poppata. E' stressante, da un certo punto di vista, perchè ho sempre l'ansia da prestazione e temo che la bambina non abbia tirato latte a sufficienza, però ormai la dipendenza è totale.
La fotografia di moda, così come altri ambiti dell'arte e dell'immagine, ha un carattere marcatamente onnivoro: si nutre di qualsiasi aspetto della vita e dell'espressione umana, arrivando addirittura a citare se stessa, nel disperato tentativo di fermare, ancora una volta, un attimo magico su pellicola. In alcune occasioni, questo carattere travalica il concetto di citazione od omaggio, per diventare, più biecamente, puro e semplice riciclaggio. Quando si usa questo termine, lo si fa per indicare un processo che non ha mai connotazioni positive (pensate a chi rifila al primo malcapitato un regalo non gradito), eppure bisogna essere abili anche nel riciclare, facendolo con una certa classe.
Ci sono senz'altro riusciti Inez van Lamsweerde e Vinoodh Matadin, tra i fotografi più conosciuti ed apprezzati del settore. Chiamati a realizzare la campagna stampa della collezione p/e 2008 per Roberto Cavalli, non sono venuti meno alla loro fama, dando origine ad una serie di scatti suggestivi, con protagoniste tre top-model di spicco, ovvero Daria Werbowy, Kate Moss ed Eva Herzigova. Le modelle interpretano alla perfezione il mood voluto dallo stilista fiorentino nella sua collezione, uno spirito romantico enfatizzato da abiti stampati a fantasie floreali, impreziositi da ricami e volant, realizzati in colori tenui e perlopiù neutri. Lo spirito in questione viene ulteriormente sottolineato da bellissime pettinature, lunghe code o trecce fermate da orchidee bianche o fucsia, una sorta di riedizione del look orgogliosamente sfoggiato da Frida Kahlo.
La leggerezza è un concetto su cui ruota non solo la collezione, ma anche la stessa campagna-stampa. Nell'immagine qui sopra, ad esempio, il dinamismo delle modelle mette in risalto la linea morbida ed ampia degli abiti; soprattutto Eva Herzigova viene ritratta nell'atto di spiccare un salto, mentre Daria e Kate posano elegantemente (notare la linea sinuosa delle loro braccia).
Gran parte del fascino che emana da queste immagini è dovuto alla location. Le modelle si trovano a bordo di una piscina, illuminata da una luce verde, di cui vediamo solo pochi dettagli (un'ansa, alcuni gradini, una vasca più piccola al suo interno), ed è questo il fulcro attorno a cui si costruisce l'azione.
I dettagli e le scelte cromatiche sono fondamentali, come emerge dai due scatti qui sopra: a differenza delle immagini precedenti, queste sono dominate da colori vivaci, sia negli abiti indossati (splendido il lungo abito da sera in chiffon degradè), sia nella poltroncina fucsia dalla forma tondeggiante. Il secondo scatto, in particolare, è riuscito poichè assume una valenza quasi simbolica (al pari della colomba, appollaiata sulla mano di Daria).
Colori vivaci e fantasie giustapposte caratterizzano anche queste due immagini. Elegantissima la prima, dove le modelle indossano begli abiti da sera con stampa floreale, mentre la seconda è un po' la versione che i due fotografi danno dell'estetica lesbo-chic (per lo meno, questa è la lettura che ne hanno dato i critici).
Le ultime due immagini hanno come protagonista Eva Herzigova, unica abitatrice di un microcosmo dominato dalla grande piscina illuminata di verde e dalla poltroncina fucsia. Nella prima, il verde dell'illuminazione 'esce' dai confini d'acqua e dilaga sull'abito della modella, la cui posa, arcuata all'indietro, echeggia le curve della poltroncina, presente in un angolo. Altro leit motiv che percorre la campagna sono gli effetti luminosi che troviamo sullo sfondo. La campagna è stata realizzata in una dimora provvista di piscina terrazzata, che si affaccia sul panorama di una grande città; le luci di questa città costituiscono l'ideale sfondo (sfocato, a volte 'fiammato') di immagini dal forte impatto visivo.
Fin qui, tutto bene, quindi dove sta il problema (se di problema si vuole parlare)? Ebbene, le immagini realizzate per Cavalli sembrano la continuazione di un servizio apparso sul mensile statunitense 'W' nell'aprile del 2007, con protagonista Hilary Rhoda, ideato e realizzato da Inez e Vinoodh.
Piscina, poltroncina e luci della città: in tre parole ecco riassunti i caposaldi di questo servizio, ma anche della campagna-stampa che abbiamo appena ammirato. Le differenze tra i due ovviamente esistono, ma si ha come la sensazione che le immagini realizzate per Cavalli manchino del mistero e della classe che invece caratterizzano questo servizio, è come se ne fossero la brutta copia, con colori più sgargianti e protagoniste famose. Tutto, nel servizio, è più elegante, sinuoso e sexy; anche quando il riciclaggio si fa spinto (come nel caso del secondo scatto, dove la posa della modella ricorda quella 'all'indietro' della Herzigova), la copia non riesce mai a superare (ma nemmeno uguagliare) l'originale.
La poltroncina qui è una piccola scultura in pelle color rosa cipria, con lo schienale imbottito che la rende simile ad una conchiglia; l'arredamento inoltre consiste in un basso tavolino di vetro, su cui sono appoggiati oggetti non meglio identificati. Anche gli abiti - da sera, illuminati da paillettes, realizzati in tulle o attraversati da vertiginose scollature - contribuiscono a rendere l'atmosfera intrigante. Un fondamentale contributo lo dà la modella, pettinata come una diva d'altri tempi, ma al tempo stesso contemporanea musa ispiratrice per immagini seducenti.
Nella campagna per Cavalli molta importanza viene data ai colori: questo passa leggermente in secondo piano nel caso del servizio, dove si prediligono toni più smorzati, ma non per questo meno convincenti. La piscina è ancora illuminata di verde, ma in modo più soft, meno urlato; lo stesso dicasi per gli abiti, scelti nelle tonalità acquatiche del blu e dell'azzurro polvere, in bianco e nero con tocchi di rosa pastello, in marrone e in oro metallizzato.
Gli ultimi due sono, a mio parere, gli scatti più riusciti dell'intero servizio, specie il secondo, in cui la modella viene colta nel momento in cui si siede (saltando, immaginiamo) sulla poltroncina. Trovo sublime il modo in cui la gonna si apre a corolla, richiamando i volant che impreziosiscono le maniche del bolero che indossa. E poi è straordinario il modo in cui le maliziose suole rosse delle decollète Louboutin fanno da contrasto al bianco dell'abito e al rosa della poltrona. La perfezione sta tutta nei dettagli, qualcuno disse un tempo, e di questo sono fermamente convinta anch'io; ecco perchè ritengo che la campagna-stampa di Cavalli sia tra le più ruffiane attualmente in circolazione, d'altronde i due fotografi hanno 'risciacquato' un'idea passata, presentandola come novità. E' questa, mi chiedo, l'onestà intellettuale che dovrebbe fare da guida al lavoro di ogni artista? O anche in questo ambito, ormai, non dobbiamo aspettarci nulla di nuovo o di buono, ma solo copiature, citazioni ovvie e riciclaggi?
Nonostante sia alle prese con una voracissima Superprincess e tutto quel che ne segue (prima o poi scriverò un post su queste prime settimane, tra poppate, bagnetti, lavatrici, sterilizzatori e granuli omeopatici contro le coliche), approfitto della sua nanna per rimettermi in pari con 'What Is In My Bag?', il primo ed unico reality show di questo blog, sempre pronto a mettere il naso nelle borse altrui, per tirarne fuori dettagli succulenti e particolari inconfessabili. Nella mia casella di posta da mesi giacciono contributi di solerti lettori in attesa di essere pubblicati, come quello di Raffyy, la protagonista della puntata odierna (a lei sono già state dedicate altredue puntate).
La borsa ritratta nell'immagine qui sotto appartiene alla collezione a/i 2007/2008 di Max&Co: è una shopper in pelle dalla linea morbida, pulita ma originale. Raffyy l'ha inizialmente avvistata sul catalogo in marrone, colore che non la convinceva; una volta vista dal vivo nella versione verde petrolio, è rimasta di nuovo folgorata, decidendo di acquistarla definitivamente. Personalmente non avevo mai visto questa borsa, ma devo ammettere che ha conquistato anche me, specie per la forma e le dimensioni.
Vediamo ora di rovistare al suo interno, passando al vaglio tutto il contenuto.
Escludendo le cose più ordinarie, qui non presenti (fazzoletti, chiavi, spray per occhiali), di fisso nella borsa di Raffyy c'è sempre posto per
- un libro (in questo caso "The Portable Edith Wharton" della Penguin, con racconti, lettere ed estratti di romanzi della grande scrittrice statunitense)
- la chiavetta usb con nastro delle patatine Wackos
- un bloc notes (di Keith Haring) con penna (uno dei tanti omaggi di cancelleria raccattati al Salone del Libro)
- il portafogli con soffioni Furla e la Moleskine (Raffyy ha decorato quest'ultima disegnandovi dei soffioni con l'UniPosca)
- il cellulare personale Samsung viola
- i guanti griffati Upim in puro suino!
- abbonamento alla corriera e tesserino della metro
Non manca una trousse in cui sistemare l'occorrente per il make-up, fotografato su una tovaglietta acquistata a Copenhagen:
- i due rossetti Clinique (nelle tonalità 'Deeply Rose' e 'All Heart')
- il Labello
- il fondotinta compatto Shiseido
- il mascara completamente ecologico Lavera (acquistato su Sai Cosa Ti Spalmi)
- la matita occhi Clinique 'Cream Shaper' in marrone
Come già notato nelle due puntate precedentemente dedicate a Raffyy, le sue borse si distinguono per non essere a tutti i costi modaiole, e già questo parla chiaro sulla personalità e i gusti della nostra amica. Penso sia del tutto comprensibile desiderare di possedere la it bag del momento (e su questo punto la sottoscritta è particolarmente sensibile; a proposito, qui si è ancora alla ricerca disperata di una Balenciaga 'Oval'), ma è altrettanto plausibile volersi sganciare dalla moda corrente per scegliere un modello classico, quindi potenzialmente sempre in voga. Mi hanno sempre affascinato le persone che impostano le proprie scelte quotidiane di stile (saranno sì frivole ma hanno un'importanza non trascurabile) sulla base di questo concetto, forse perchè io ne sono del tutto incapace.
Passando poi al contenuto, dopo aver notato per l'ennesima volta la mancanza assoluta di accessori hellokittosi, troviamo la conferma di come Raffyy sia legata alla letteratura, alla scrittura e alla lettura (d'altronde, il suo lavoro si svolge proprio in questi ambiti!), senza per questo rinunciare a qualche tocco artistico, come dimostra il bloc notes con la stampa di Haring, ma soprattutto la personalizzazione della Moleskine. Non manca una parte del bagaglio quotidiano dedicata alla bellezza: anche qui si sente la forte personalità di Raffyy, che opta rossetti dalle tinte vivaci e un mascara ecologico, a dimostrazione di come anche la scelta di oggetti apparentemente di secondo piano possa parlare apertamente di noi e delle nostre convinzioni.