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domenica, marzo 30, 2008
Su queste pagine, nel corso degli anni, si è sempre tentato di presentare il lato più eccentrico, stravagante ed innovativo della fotografia di moda, seguendo dei percorsi tematici precisi o semplicemente la carriera di alcuni fotografi (Miles Aldridge, Terry Richardson e Juergen Teller su tutti). A volte però capita che l'attenzione sia attratta non da uno stile particolare, che si ripropone nonostante cambino setting e soggetti, ma dal setting e dai soggetti stessi: è questo il caso di 'In Time with the Music' di Mark Seliger, apparso sulle pagine di 'Vogue Italia', nel numero di febbraio 2008. Il servizio è stato realizzato da un fotografo fino a poco tempo fa a me ignoto, il cui stile personale può definirsi piuttosto generico (a prima vista pensavo si trattasse di immagini di Annie Leibovitz), il che - in questo frangente - non è affatto un male; certo, il risultato non è sconvolgente per la sua rottura con le regole dell'arte visiva, eppure colpisce per la leggiadria e per il fascino che cela.
Gli scatti sono stati colti in un luogo dalla fortissima carica simbolica, il 'Baryshnikov Arts Centre', da poco aperto a New York per volontà di colui che rimarrà per sempre legato al mondo della danza, ovvero Michail Baryshnikov. Il danzatore di origine sovietica (ma definirlo semplicemente 'danzatore' è riduttivo [1]) ha deciso di ospitare nelle sale colme di luce alcuni membri della compagnia americana che per prima l'ha ospitato tra le sue fila, ovvero l'American Ballet Theatre. Dopo la defezione del 1974 e la decisione di chiedere asilo politico agli Stati Uniti, Baryshnikov non solo è diventato stella dell'ABT ma presto è assurto al ruolo di direttore artistico, portando la compagnia a livelli di fama fino a quel momento sconosciuti.

Dal punto di vista meramente commerciale, il servizio fotografico è un editoriale dedicato alla collezione Fendi p/e 2008: gli abiti sono in primo piano, eppure, per le loro caratteristiche (gonne gonfie, uso di crinoline ed organza, mantelline e maniche ad aletta), si fondono perfettamente con l'ambiente in cui sono inseriti. La composizione di ciascuna immagine è stata costruita con attenzione e cura, in modo da far risaltare non solo gli abiti, ma anche le ballerine professioniste dell'ABT: diafane nei loro completi color carne, i capelli adornati da fermagli a forma di fiore o da complesse coroncine, sono le vere protagoniste, che catturano lo sguardo dello spettatore con la loro grazia.

Come l'immagine precedente era incentrata sui toni neutri eppure luminosi del beige e del rosa cipria, così lo scatto qui sopra è dominato dal nero e dal rosso (non solo presente nell'abito indossato dalla modella, ma anche nei body, nelle calze a rete e nei leggings dei ballerini), e dal blu. La luce che illumina la scena ha un che di notturno, di acquatico, proprio grazie a questa tinta profonda di cui si accende il muro con mattoni a vista, sullo sfondo.

Di nuovo la luce caratterizza l'immagine che vediamo, anche se la qualità dell'illuminazione è leggermente diversa rispetto al primo scatto. Le ballerine sono impegnate in esercizi alla sbarra e a terra: alcune di loro indossano i consueti body con gonnellini, mentre altre sono abbigliate con abiti Fendi. Palese, nei motivi ornamentali a cerchi concentrici (vero e proprio leit motiv dell'intera collezione), il riferimento al mondo della danza ed in particolare alle pirouettes.

Per sottolineare ulteriormente il simbolo del cerchio, già presente su gonne e mantelline, viene introdotto un cerchio di legno nell'immagine qui sopra, elemento che inscrive la modella, ma riferimento anche alla perfezione, intesa come qualità in senso lato a cui devono aspirare i danzatori. Da notare, oltre agli abiti, anche le bellissime cinture che segnano la vita delle modelle, impreziosite da pietre dure, piccole opere d'arte dallo stile vagamente astratto.

Splendido il contrasto tra il rosso scarlatto e il nero luminoso, presente nell'immagine qui sopra. Oltre alla sbarra, elemento presente anche nelle altre foto, qui intravediamo una scala a chiocciola (su cui è seduta la modella in rosso) e un pianoforte a parete, altro elemento presente in tutte le sale prove del mondo. L'armonia delle forme e delle posizioni assunte dalle ballerine è amplificata dai bagliori serici provenienti dalle loro scarpette da punta.

Solo nell'ultimo scatto, con un coup de theatre, appare Baryshnikov, ritratto (di profilo) non mentre danza, ma seduto ad una sedia dalla foggia antiquata, nell'atto di accarezzare, con fare tra il paterno e il protettivo, una ballerina vestita di nero e di bianco, stesa ai suoi piedi. Interessante il contrasto tra l'eleganza degli abiti indossati e la 'rudezza' dell'ambientazione (il muro ha i mattoni a vista, il parquet è lasciato grezzo), ma quel che davvero colpisce è la ieratica serenità che sembra emanare da questa immagine, degna conclusione di un servizio non rivoluzionario ma ben realizzato.

[1] Lo sanno bene le fan di 'Sex and the City', che conoscono Baryshnikov per aver interpretato l'artista Aleksandr Petrovsky nell'ultima stagione del serial tv. D'altronde, questa è solo l'ennesima prova d'attore per il ballerino, che ha interpretato, tra gli altri, film (in parte autobiografici) come 'Due Vite, Una Svolta' di Herbert Ross e 'Il Sole a Mezzanotte' di Taylor Hackford.

Postato da: superqueen alle 23:03| | p.link

giovedì, marzo 20, 2008
Miles Aldridge è un fotografo di moda di origine britannica a cui sono stati dedicati innumerevoli post su questo blog. Il motivo è presto detto: così come solo i grandi romanzieri sanno fare, Aldridge costruisce un mondo a se stante tramite le proprie immagini, una sorta di microcosmo sospeso nel tempo e nello spazio, che sembra esistere al di là della sua presenza sulle pagine patinate di una rivista.
L’esotismo, la meraviglia, il lusso e la decadenza sono alcuni dei temi che vengono costantemente inseriti in fotografie formalmente perfette (Aldridge è strenuo sostenitore del photo editing, e per questo rappresenta un polo opposto rispetto alla fotografia ‘verista’ di Juergen Teller e soci), a cui si aggiungono temi più familiari e quotidiani come la figura della donna come madre e come casalinga.
‘A Dazzling Beauty’, apparso sulle pagine di ‘Vogue Italia’ di marzo 2008 (nell’allegato dedicato all’haute couture), è incentrato su un altro topos caro al fotografo, la donna-bambola, inserita in contesti lussureggianti e complessi, con i quali condivide fissità e imperturbabilità. Il tema in questione ultimamente sembra essere condiviso da molti altri fotografi, eppure solo la lettura che ne da Aldridge può dirsi davvero rivoluzionaria.
Un’espressione come ‘zombie glam puppet’ riassume alla perfezione il concetto che si vuole qui esprimere; si riferisce ad una donna-fantoccio, levigata come una bambola di porcellana, (s)vestita elegantemente, decorata da gemme da mille e una notte, appoggiata a supporti solo per essere ammirata dagli altri. ‘Zombie’, in particolare, fa riferimento all’inquietante fissità che la contraddistingue, esattamente come un morto, privato della vita eppure inspiegabilmente vivo. La protagonista del servizio è completamente nuda, eccetto per i gioielli e piccoli, preziosissimi accessori che sfoggia con nonchalanche. Le immagini, ambientate a Parigi tra la ‘Académie de Billard Clichy-Montmatre’ e la brasserie ‘La Coupole’, racchiudono un mondo lussuoso in cui la donna si muove con apparente sicurezza. Nell’immagine qui sotto, ad esempio, la vediamo all’inizio di un ideale viaggio verso la notte: la pelle candida assume bagliori azzurri, quasi acquatici (che si estendono anche all’interno dell’automobile su cui si trova), l’attenzione viene catturata dal coprispalle in organza e crinolina, dal collier con perle e serpente di rubini, zaffiri e diamanti brown, ma anche dal particolarissimo make-up, eco delle maschere glam proposte da David Bowie e Peter Gabriel negli anni ’70. Gli occhi cerulei sono sottolineati dall’ombretto blu, mentre la bocca si accende di scarlatto e le guance sono enfatizzate da fard fucsia, che pare applicato con l’aerografo; i capelli biondi sono elegantemente acconciati in morbide onde e riga laterale.



Cambia lo scenario (ci troviamo all’interno della brasserie ‘La Coupole’), nell’immagine sono presenti altri personaggi, ma la protagonista rimane sempre lei. Interessante la composizione complessa di questo scatto, una sinfonia di riflessi e contrapposizioni. Inizialmente vediamo quattro donne (una nuda, le altre vestite, due intente a bere da una flute di champagne, tutte truccate nello stesso modo), sedute ad un tavolo imbandito di escargots, aragoste, granchi, cozze e champagne Henriot e Laurent-Perrier, la summa della tradizione francese. Sull’estrema destra compare il braccio di un cameriere che vuole versare altro champagne, mentre alle spalle delle signore, riflessi da uno specchio, fanno capolino alcuni uomini vestiti di scuro, altri commensali di un banchetto raffinato ma privo di vita.



La ‘zombie glam puppet’ sfoggia un collier ‘Pluie Pastel’ (letteralmente ‘pioggia pastello’, nome quanto mai poetico) in oro rosa con diamante giallo centrale, diamanti bianchi e zaffiri colorati, assieme ad un anello ‘Franges’ in oro bianco e diamanti (creazioni di Chanel Joaillerie).
Una fumosa sala da biliardo è il terzo scenario in cui viene sistemata la bambola: stavolta è in compagnia di un distinto signore in smoking, altrettanto imperturbabile. La nudità che la contraddistingue assume un tono inquietante e ne sottolinea il carattere androgino, quasi asessuato; la figura della donna viene privata dei connotati tradizionalmente femminili a favore di un seno minuscolo e fianchi stretti: il risultato è una statua dalla pelle marmorea, appoggiata al tavolo da gioco, con una stecca da biliardo in mano, simulacro da ammirare ma che non suscita pulsioni sessuali. Sempre lussuosissimi i gioielli sfoggiati: un collier di platino con zaffiri e diamanti taglio marquise, due bracciali con smeraldi, zaffiri e diamanti e un anello in oro giallo con smeraldi, rubini e diamanti (creazioni di Bulgari). Bellissimo infine il contrasto cromatico tra il verde del tavolo, il fucsia, il rosso e il giallo delle biglie e il biancore azzurrato-grigiastro della pelle della donna.



L’apoteosi del decadentismo e della raffinatezza francese viene senza dubbio raggiunta dalla quarta ed ultima immagine, in cui molti sono i rimandi ad altri ambiti culturali. Come nel secondo scatto, anche qui la composizione è complessa: la protagonista è mollemente stesa su un canapé ricoperto di raso, le gambe appoggiate ad un tavolino in stile Direttorio dal ripiano di marmo. Accanto a lei è seduta una donna (che vediamo solo di profilo), intenta a reggere una tazza di tè, mentre in alto e in basso compaiono fugacemente una cameriera e un’altra donna. Elegante la scelta cromatica della scena, pervasa sin nei minimi dettagli dai toni del rosso, con punte di viola e porpora, e strabiliante la ricchezza visiva di quanto possiamo ammirare. Il banchetto alla brasserie viene sostituito da un altro momento conviviale, più intimo, dove si sorbisce tè al limone, versato in tazze bianche, e si gustano coloratissimi pasticcini alla frutta ricoperti di glassa, i celeberrimi ‘macarons’ e i confetti della maison Ladurèe.



La figura della donna nuda (ma con ai piedi un paio di sandali-scultura in suede di Christian Dior), rievoca non solo la ‘Maya Desnuda’ di Goya (più che altro per la posa), ma anche la figura femminile (scandalosamente – per l’epoca – priva di abiti) presente al centro del dipinto ‘Déjeuner sur l’Erbe’ di Edouard Manet, costruito attorno all'occasione socialedi  una colazione. Interessanti anche i riferimenti allo stile Direttorio, presente nelle decorazioni dorate sui cuscini e nella foggia stessa del divano, ma anche all’epoca di Maria Antonietta e all’omonimo film di Sofia Coppola (in cui ci sono molte scene simili a fantastici tableaux vivants, da ammirare come dipinti). Un accenno, infine, ai gioielli, ovvero il collier ‘Tresor de Chateau Hante’ in oro bianco e zaffiri, opera di Victoire de Castellane per Dior Joaillerie (sono firmati Dior anche gli abiti e i sandali indossati dalle donne).

Postato da: superqueen alle 15:53| | p.link

lunedì, marzo 17, 2008


Scusate se sarò breve e molto diretta in queste righe, ma il pragmatismo è il lato più evidente del mio carattere, quindi prendelo com'è.
Sono nata il 13 marzo 2008 alle 18.57, quando ormai tutti pensavano mi sarei presa altro tempo per decidere quando arrivare. Passare da un sacco caldo e comodo ad un ambiente sconosciuto e confuso non è stato facile, ma dopo 14 ore ce l'ho fatta. La prima cosa che ho annusato è stata la mia mamma, che mi ha subito chiamata 'supercucciola' e che porta due braccialetti strani ai polsi, mentre le mani grandi del mio papà mi hanno cullata subito dopo il mio arrivo.



Ora sono qui che cerco faticosamente di procurarmi il cibo più buono che ci sia, di mettere a fuoco quello che mi circonda e di concentrarmi su me stessa. Il nome che hanno scelto per me è Bianca, nome che apre davanti a se scenari naturali freddi e scintillanti, ma anche un passato mondano di cui la mamma è appassionata (nomi come Bianca Jagger, Roy Halston e lo Studio 54 non mi dicono nulla, ma presto - sono sicura - lo faranno). Sono nata sotto il segno dei Pesci e non ho fretta di crescere: l'avventura che sono stata chiamata a vivere è troppo bella per sprecarne anche solo un attimo. Sono Bianca, ho appena quattro giorni di vita ma aver scritto il primo post è una bella emozione, spero sia stato anche per voi leggerlo.
Postato da: superqueen alle 22:42| | p.link

lunedì, marzo 10, 2008

I corsi e ricorsi storici fanno in modo che alcuni stereotipi e topoi della cultura popolare si eternino di generazione in generazione, di conflitto in conflitto: come Marilyn Monroe nel 1954 si recò in Corea a sollevare l’animo delle truppe americane lì dislocate, così oggi Jessica Simpson (lasciamo da parte qualsiasi parallelo tra le due) approda in Kuwait in visita ai connazionali impegnati nel conflitto attualmente in corso in Medioriente. Lo stereotipo della bionda tutta curve sembra essere immarcescibile, esempio di bellezza e di un fascino un po’ casalingo che tanto piace agli uomini. Negli anni ’50 si faceva riferimento alle pin up [1], bellezze formose ed ingenue che facevano sognare i giovani al fronte e coloro che erano rimasti a casa, e le cose, attualmente, non sembrano molto cambiate (a giudicare dal numero di calendari prodotti nel nostro paese, ad esempio).

Il mondo della fotografia di moda, però, coglie l’ennesima occasione per rimescolare le carte in tavola e per riscrivere questo mito, secondo canoni tutti particolari. ‘Pin Up’ è il titolo di un servizio apparso sulle pagine di ‘W’ (numero di marzo 2008), realizzato da Mert Alas e Marcus Piggott nelle stanze di un immaginario (o forse reale) hôtel particulier. Le modelle ritratte sono tra le più famose del presente e del passato e, pur nella loro diversità, sono accomunate da una bellezza non canonica, lontanissima, quindi, da quella delle pin up. In questo contrasto sta il nucleo più interessante della serie di immagini: nonostante le modelle siano ritratte poco vestite e in pose seducenti, si ha come la sensazione che ben pochi maschi appenderebbero le loro immagini sopra il proprio letto o nel proprio armadietto. Queste sono pin up solo nelle intenzioni, ma intuiamo non lo diventeranno mai, perché troppo moderne, troppo mascoline (alcune) o troppo aggressive (altre).

Da osservare con attenzione sono l’ambientazione e le mise sfoggiate dalle diverse girls, tratte dalle più recenti collezioni primaverili ed estive; in generale, la maggior parte di loro indossa ben poco (camicette striminzite, bustier strizzati, abiti aderenti), ed ampio spazio viene lasciato alle gambe, nude o inguainate in calze a rete, e soprattutto alle scarpe, scelte con particolare cura in modelli dai tacchi svettanti o complessi come sculture.

Alcuni scatti, in modo particolare, riassumono con efficacia l'idea che sta alla base dell'intero servizio. Questa, ad esempio, ha come protagonista Shannan Click, stesa a terra e ritratta in una posa potenzialmente seduttiva: le gambe sono vestite di rete e calzano un paio di decollète Chanel dall'eccentrico tacco. La silhouette della modella lascia la propria ombra su una parete tinta di turchese, su cui campeggia un quadro che ritrae due anatre e un canneto; il risultato è una composizione essenziale e misteriosa allo stesso tempo.



Di nuovo Shannan Click nell'immagine qui sopra, vestita con un candido abito da ballerina di Miu Miu. La differenza con quanto appena visto è fortissima: la relativa armonia dell'immagine precedente viene completamente sconfessata. La modella è stesa su un letto coperto di rosso, così come rossa è la testiera imbottita del letto stesso e rossa la tappezzeria in damasco sulle pareti. L'atmosfera evocata non è certamente serena, bensì quasi claustrofobica [2].



Nel novero delle modelle scelte da Mert e Marcus non poteva mancare Kate Moss, simbolo di una generazione di top model che ancora fanno sognare gli addetti ai lavori, ma anche di una bellezza nervosa ed anticonformista. Kate è stesa su un letto coperto di satin a righe rosse e bianche, mentre le pareti e le tende cobalto fanno da contrasto. Anche lei indossa calze a rete e un particolarissimo paio di scarpe di Alexander Mc Queen, chiuse da stringhe attorno alle caviglie.


Isabeli Fontana, tra le modelle brasiliane più famose dell'ultima generazione, ha un fisico prorompente e per questo è l'unica delle colleghe qui ritratte ad essere diventata una vera pin up (lo stesso dicasi per tutte quelle che sono state testimonial di Victoria's Secret). I fotografi però la ritraggono come le altre: appoggiata ad un divano in velluto arancio, indossa un completo in pizzo verde, calze a rete bianche e un paio di decollète bianche dal tacco bicolore (di Viktor & Rolf). Il risultato è meno drammatico rispetto ad altri scatti, ma il risultato ben si inserisce nell'insieme.


Amber Valletta, come Kate Moss, appartiene ad una generazione di modelle che ha avuto il massimo successo negli anni '90; non per questo, però, ha perso il fascino magnetico ed algido che l'ha resa famosa in passato. Lo scatto può essere considerato una citazione di una delle immagini più significative di quegli anni (opera di Bettina Rheims): Amber, al pari di Madonna, è stesa a terra su una moquette rossa e appoggia il volto ad una parete, sempre ricoperta di tessuto scarlatto. Il battiscopa in legno bianco, un po' rovinato, contribuisce a donare all'immagine un'idea di elegante decadenza e disfacimento.



Devon Aoki, tra le pochissime modelle di origine orientale ad aver raggiunto le vette più alte e una grande visibilità, indossa un abito di tulle drappeggiato e uno straordinario paio di leggings in pizzo nero, che echeggiano il damasco del materasso su cui è stesa. La stanza in cui si svolge l'azione è spoglia, quindi particolare importanza viene affidata al contrasto cromatico tra la testiera arancio, la parete verde muschio e il materasso.



Lara Stone è protagonista di una delle immagini che preferisco, così riuscita grazie alla sua carica simbolica. La modella, come in altri scatti, è stesa su un letto coperto da un telo di nylon azzurro. Ebbene, questa superficie artificiale è una sorta di scenario ideale per la rappresentazione di un angelo dei nostri tempi: la cappa interamente decorata da piume, su cui è stesa, la rende una creatura proveniente da un altro mondo, eterea ma al tempo stesso assolutamente terrena (non per niente indossa un bustier che lascia ben poco all'immaginazione).



Concludiamo questa carrellata di pin up contemporanee con Daria Werbowy, modella dal fascino enigmatico, raramente ritratta in pose sexy, che stavolta è protagonista dell'immagine a mio parere più sessualmente esplicita (e non perchè le si intravede un capezzolo). Anche Daria indossa calze a rete, assieme a bellissimi sandali peep toe in raso color ciclamino, un bustier e guanti in pizzo color carne; è stesa su un letto coperto da una trapunta fiorata, mentre sullo sfondo campeggia una poltrona ricoperta di tessuto a stampa floreale. Colpisce l'intimità dell'immagine, come se la modella fosse stata ritratta in un momento 'segreto' dalla forte carica seduttiva.

[1] L'origine della parola stessa fa riferimento alla sua funzione (dal verbo 'to pin up', che vuol dire appunto 'appendere con puntine').
[2] In diverse occasioni abbiamo sottolineato come le tappezzerie siano echi di un mondo chiuso ed immutabile, a metà tra Lynch e Visconti.
Postato da: superqueen alle 23:27| | p.link

venerdì, marzo 07, 2008
Come anticipato nel post precedente (a proposito: grazie a tutti per gli auguri e i quanto mai opportuni in bocca al lupo), qui siamo in piena attesa che la piccola 'matta' che scalcia da mattina a sera contro la mia pancia si faccia finalmente abbracciare dalla sottoscritta e dall'ing. Il termine è ormai vicino, ma dopo un monitoraggio all'ospedale sono stata rispedita a casa, evidentemente non è ancora arrivato il suo tempo.
Per fare in modo che il tempo passi più velocemente (aspettare che 'succeda qualcosa' è snervante), ecco a voi una nuova puntata di 'What Is In My Bag', il reality show borsifero di questo blog, che stavolta riserva una sorpresa niente male. La borsa appartiene a Rose (a cui abbiamo già dedicato una puntata), blogger milanese con cui condivido la passione per il vintage, specie per i guanti, di cui entrambe siamo appassionate collezioniste.
Non appena ho visto le immagini qui sotto, dentro di me ho esultato: finalmente una lettrice aveva acquistato una borsa sottovalutata, eppure molto interessante. Trattasi di una '24 Heures' [1] (letteralmente '24 ore', riferimento alla sua versatilità e alla sua ampiezza, adatta a contenere quello che serve a chi sta molto fuori casa) di Gerard Darel. Questa borsa da anni spopola in Francia, dove è considerata una it bag; al di là del suo successo (a volte diventano famose borse decisamente brutte), parlano a suo favore un prezzo relativamente contenuto, dei materiali robusti e di qualità e una forma pratica.



Rose giustamente l'ha acquistata per tutti questi motivi, optando per il modello-base, realizzato in pelle color peltro, una borsa passepartout, perfetta in ogni occasione.



Passando velocemente al contenuto, la stessa proprietaria rimanda al post precedentemente a lei dedicato, visto che gli oggetti che porta con se sono sempre gli stessi. Ha cambiato però il portafoglio (ora ne possiede uno con stampa Seventies), e alla bustina di provenienza messicana (contenente agendina, penne e taccuino) se ne è aggiunta un'altra, realizzata in tessuto tappezzeria. Purtroppo non vediamo cosa contengono le due bustine; in compenso; Rose ci ha inviato una foto in cui la si vede con la borsa a spalla (evento più unico che raro: non so se avete notato, ma quasi nessuna ha mai mandato immagini di se con la propria borsa addosso), che dà un'ottima idea sulle proporzioni reali della borsa.



Da notare (io l'ho fatto subito) la bella maglietta indossata dalla nostra amica, già vista tempo fa su queste pagine: è la maglietta con stampa classica dei Tre Allegri Ragazzi Morti, gruppo friulano di cui sia io che Rose seguiamo le gesta musicali.
Quello che mi ha colpito di questa borsa, inoltre, è il fatto che si presta, potenzialmente, ad infinite variazioni, ed è questo, a mio parere, che l'ha resa così famosa oltralpe. Fino a poco tempo fa, la '24 Heures' era pressochè sconosciuta in Italia e negli Stati Uniti, ma le cose stanno lentamente cambiando: in Italia si può acquistare nel negozio Darel di Roma e nel corner presente all'interno della Rinascente di Milano, mentre negli Stati Uniti ci hanno pensato - come sempre - le celebrities a ritagliarle un piccolo (ma sempre maggiore) spazio nell'attenzione dei media.



Non voglio essere ripetitiva, ma c'è ancora bisogno che io sottolinei il ruolo fondamentale di Lindsay Lohan come trend setter? Certo, lo smalto dei vecchi tempi si è decisamente appannato (si dice che pure la collaborazione-simbiosi con Rachel Zoe sia ormai cosa del passato), eppure Lindsay conserva ancora un tocco magico, che le fa sfoggiare le ultime novità con grande nonchalance. Qui sopra la vediamo con una '24 Heures' nel modello 'Studded Havana', realizzata in pelle scamosciata punteggiata da piccole borchie dorate (la stessa borsa è stata scelta da Jessica Alba, vera e propria fan delle borse Darel).



Qui sopra Lindsay porta una '24 Heures', scelta nella variante 'Hollywood', realizzata in pelle di pitone metallizzata, che personalmente non apprezzo molto, ma che pare sposarsi a meraviglia con le chiome allora platino dell'attrice statunitense.



Sia Jessica Alba che Eva Longoria sono state avvistate con una '24 Heures Greenwich', realizzata in pelle scamosciata, completamente coperta da una fitta cortina di frange. Qui sopra la vediamo sia in colori chiari (bianco e beige), sia in blu scuro, ma sono convinta che nel primo caso sia molto più bella e particolare.



Si è fatto un gran parlare del modello '24 Heures Dublin', sfoggiato in diverse occasioni da Angelina Jolie: viene mantenuta la forma-base che abbiamo già visto, ma stavolta il corpo della borsa è realizzato in lana tricottata a punto irlandese, anzichè in pelle. Sempre in lana anche i cordini con ponpon che stringono la borsa ai lati, mentre sono in pelle in manici con borchie.



Jessica Alba, infine, è stata la prima a sfoggiare questo nuovo modello, 'Midday Midnight St. Germain Crazy', appartenente alla collezione p/e 2008 ed accolta con molto favore dalle fan del marchio francese. A differenza delle borse che abbiamo finora visto, infatti, è un modello che si porta solo a spalla ed è realizzato in morbidissima pelle di capretto; Jessica porta una borsa in un bellissimo color viola, ma trovo splendido anche il rosso, il verde e il blu elettrico in cui lo stesso modello è disponibile.
La '24 Heures' non sarà una borsa che fa sognare stuoli di potenziali consumatrici (non dimentichiamo le motivazioni economiche che stanno alla base delle campagne-stampa da mille e una notte e alle scelte stilistiche delle celebrità più famose), ma rappresenta comunque una borsa solida, elegante, non eccessivamente costosa, un ottimo compromesso tra stile e praticità, che mi fa apprezzare ancora di più la scelta anticonformista di Rose.

[1] La stessa forma caratterizza la '36 Heures', borsa dalle dimensioni più grandi.
Postato da: superqueen alle 00:09| | p.link

lunedì, marzo 03, 2008




La sottoscritta e la sua pancia ormai in via di implosione salutano cordialmente tutti i lettori di questo blog, annunciando che si assenteranno a tempo indeterminato per ovvi ed evidenti motivi. Notizie sulla nascitura ed aggiornamenti appena possibile (potrebbero passare ancora giorni dalla data x, ma è meglio essere pronti: queste bambine moderne sono imprevedibili!).
Postato da: superqueen alle 22:42| | p.link

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