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martedì, gennaio 29, 2008
Chi ha dimestichezza con gli argomenti che vengono maggiormente trattati su questo blog, non avrà difficoltà a ravvisare alcuni 'percorsi tematici' che procedono da diverso tempo: uno riguarda lo stato della donna/massaia, uno la donna/madre e uno il matrimonio, visti attraverso la lente - a volte deformante, a volte realista, altre volte feroce - della fotografia di moda. Si tratta di momenti della vita di una donna che ancora hanno una parte importante, se non fondamentale, in molte culture, compresa la nostra, ma anche 'nuclei narrativi' attorno ai quali si catalizzano riflessioni più ampie circa la società e i cambiamenti che la attraversano.
A questo proposito, a volte è facile notare come alcuni personaggi, solitamente appartenenti al mondo dello spettacolo, rappresentino così profondamente un archetipo, l'incarnazione di un modello codificato, da attirare l'attenzione dei media e della società stessa. Un esempio più che trasparente di questo concetto è stata Anna Nicole Smith, ragazzona texana, già Playmate, assurta alle cronache di tutto il mondo per aver sposato nel 1994 il magnate J. Howard Marshall, all'epoca 89enne. Il prevedibile decesso del marito (appena un anno dopo il matrimonio) e la lunga battaglia legale seguita alla decisione di lasciare alla bionda Anna Nicole tutto il patrimonio, sono solo le avvisaglie di quella che sarà una vita condotta sempre al di sopra delle regole e dei limiti, conclusasi tragicamente nel 2007. Anna Nicole rappresenta l'ennesima incarnazione della bombshell, la bomba sexy platinata, il più delle volte svampita, disposta a tutto per diventare ricca e famosa, o semplicemente amata [1].
Ebbene, alla luce di quanto detto, non è strano che un fotografo dallo spirito dissacrante come Terry Richardson abbia deciso di ispirarsi alla peculiare storia matrimoniale della Smith per 'Just Married!', servizio realizzato assieme ad Emmanuelle Alt per il numero di febbraio 2008 di 'Vogue France'.



Protagonisti di questo ménage matrimoniale per immagini sono la modella russa Natasha Poly (che qui assume tutte le caratteristiche fisiche della bionda vamp) e l'attore francese (centenario) Pierre Gérald, ritratti in un'ambientazione lussuosa che devia dalla normalità: i luoghi in cui essi vivono infatti sono quelli di un hotel raffinato, dove si trovano circondati da tappezzerie antiche e divani ricoperti di broccato. Alcuni scatti (come quello qui sopra) sono ambientati all'aperto, ma sono rari, quasi a sottolineare l'esclusività e la chiusura (forse anche l'ovvia distanza, anagrafica in primis) che vige nel rapporto.
Natasha a volte viene ritratta come moglie amorevole, che si occupa come una badante del marito anziano, portandolo a passeggio sulla sedia a rotelle (in questo caso, le carezze di Pierre sono tutte per il minuscolo yorkshire che tiene in grembo). Altre volte, invece, assume al ruolo che le è più congeniale, ovvero quello della mogliettina che si fa viziare dal marito danaroso.



Dall'inconfondibile scatola Cartier rossa bordata d'oro spunta una collana di diamanti, che l'amorevole marito aggancia subito al collo della moglie. Da notare come il look di Natasha - i capelli biondi acconciati ad onde, rossetto rosso, ombretto chiaro sottolineato da eye-liner e neo accanto alla bocca - sia sempre completato da abiti bianchi, neri o rossi, una sorta di tavolozza ben precisa entro cui si situa la figura pressochè mitologica della vamp.



La vita di coppia comprende anche sessioni di shopping, come intuiamo dalle diverse shopping bag marchiate Chanel che Natasha porta in mano come moderni trofei. Anche in questo caso, però, Natasha viene ritratta nell'atto di sorreggere il marito per il braccio, visto che lei è senz'altro il suo proverbiale 'bastone della vecchiaia'.



Il concetto già espresso del ruolo da moglie/badante assunto dalla bionda Natasha è quanto mai presente nell'immagine in cui Pierre viene messo a letto. Elegantissimo nel suo pigiama di seta a righe bianche, l'anziano marito accoglie di buon grado le carezze della giovane moglie, vestita da gran sera e probabilmente pronta per un'uscita notturna in solitaria.



Non solo diamanti e shopping per i due neo-sposi, ma anche qualche capatina in un ristorante chic di Parigi. Molto bella la composizione dell'immagine ambientata, appunto, in un ristorante: Natasha, di bianco vestita, è seduta accanto al marito e gli cinge le spalle con un braccio, un gesto a metà tra il seduttivo e il protettivo. Le onde dei capelli rievocano un che di morbido, ripreso dai volant dell'abito e dalla forma tondeggiante della bellissima clutch bag Chanel.



Richardson non mostra alcun vero momento di intimità tra i due (può esistere una vita intima tra una donna così giovane e un centenario?), ma l'immagine qui sopra li ritrae in un atteggiamento tenero, che non ricorda tanto marito e moglie, quanto una splendida vamp e un suo devoto ammiratore. Moltissime sono quindi le sfaccettature che assume questo rapporto, apparentemente segnato dall'incombere del tempo, non ultima la divisione, ben netta, che avviene all'interno del servizio. Gli scatti di coppia, infatti, si alternano a quelle della sola Natasha; essendo lei la protagonista di 'Just Married!', è naturale che una giornata della sua vita da neosposa venga mostrata sia in relazione alla sua vita di coppia, sia nella sua vita da donna indipendente.



Il rosso fiammante dell'abito da sera a panneggi domina l'immagine che ritrae Natasha al bar dell'hotel; il colore della passione tinge anche bocca e unghie della donna, ma anche il tappeto a terra, la seduta degli alti sgabelli, il cocktail sul bancone (forse un Bloody Mary?) e addirittura il tovagliolino piegato lì accanto. Questa è davvero la summa del potenziale seduttivo di Natasha, assolutamente non scalfito dalla sua condizione di donna impegnata.



Come negare i vantaggi economici e sociali insiti nell'aver sposato un magnate e quindi nell'esserne diventata l'unica erede? Natasha, da vera vamp, si pavoneggia davanti ad uno specchio, vestita di un bustier nero e di decollète bianche, circondata da bagagli e cappelliera Vuitton, mentre un completo rosso fuoco attende di essere indossato.



Le fragole, altro segno di passione, compaiono nel servizio, ammonticchiate su un'alzatina d'argento, ma vengono gustate dalla sola Natasha, che guarda maliziosa verso l'obiettivo, ancora vestita di bianco e di nero. L'immagine qui sotto infine ricostituisce l'ordine iniziale, ristabilendo i ruoli: Natasha è certamente una donna bella e seducente, ma prima di tutto - sembra volerci dire Richardson - è una moglie, una sposa, per quanto giovane e sbarazzina, che viene ritratta ancora con il velo in testa e il bouquet tra le mani.



Per concludere, trovo sia originale e divertente il modo in cui viene presentato questo matrimonio sui generis, pur partendo da un riferimento alla cronaca dall'epilogo nemmeno lontanamente felice. Richardson, con il suo tocco geniale, è in grado di 'riportare in vita', seppur solo dal punto di vista estetico, colei che ha preso su di lei l'ingombrante ruolo di bomba sexy, di madre, di moglie e, purtroppo, di vittima di se stessa.

[1] Non per niente, la morte di Anna Nicole Smith, sospesa tra sospetti di suicidio e di complotto, è stata paragonata a quella di Marilyn Monroe, nei cui panni Anna Nicole si fece spesso ritrarre.
Postato da: superqueen alle 23:20| | p.link

domenica, gennaio 20, 2008
Nel post precedente, si faceva riferimento alle moltissime campagne pubblicitarie della stagione p/e 2008 che stanno iniziando a fare capolino sulle riviste di moda. Dopo aver presentato l'ultima fatica della maison Versace, mi ero riservata di dare un'occhiata all'intera campagna Miu Miu (che già nella preview mi pareva piuttosto ghiotta), prima di parlarne, nel bene o nel male; il fatto che io sia qui a scriverne un post dà implicitamente il mio giudizio.
Le immagini, scattate da Mert Alas e Marcus Piggott, hanno come protagonista Kirsten Dunst: l'attrice statunitense rientra nel novero di coloro che, negli anni, sono state scelte da Miuccia Prada come testimonial della sua linea più leziosa e ricercata. Negli anni '90 è toccato a Drew Barrymore, seguita dalla francese Ludivine Saigner, Maggie Gyllenhaall (ritratta da Terry Richardson, una delle campagne più riuscite), Kim Basinger, il trio formato da Lou Doillon, Evan Rachel Wood e Selma Blair, Lindsay Lohan e Laeticia Casta. Si tratta di attrici molto diverse tra di loro, sia per età, che per trascorsi di carriera, eppure tutte, in qualche misura, rappresentano un approccio anticonvenzionale verso la moda e l'immagine.




La scelta di Kirsten Dunst è stata non poco criticata, specie dai suoi detrattori, mentre io trovo sia la testimonial perfetta. Caratterizzata da una femminilità molto moderna, non prorompente ma decisamente forte, si differenzia da certe sue colleghe che l'hanno preceduta per essere davvero un'icona di stile, un po' grazie ai ruoli, spesso anticonformisti, interpretati sul grande schermo, un po' per l'approccio scanzonato dimostrato nella vita di tutti i giorni.



Al di là della protagonista, colpisce in queste immagini l'atmosfera inquietante, che distingue la presente campagna da tutto quello che si vede sui giornali. Già la collezione p/e 2008 di Miu Miu contiene riferimenti ad ambiti tra i più diversi - dal circo ad 'Alice nel Paese delle Meraviglie', dal teatro alle conigliette di 'Playboy' - il che ha permesso ai due fotografi di creare un microcosmo che rispecchiasse tutti questi riferimenti. I colori dominanti degli abiti (ma non solo) sono il bianco e il nero, il rosso, a cui si aggiungono tocchi di lamè e qualche stampa enigmatica, mentre pressochè monocolore è lo scenario entro il quale è chiamata a recitare Kirsten.
Il rosso, nella sua variante più passionale, tinge le assi che costituiscono il pavimento, mentre una tonalità porpora rosseggia sui ricchi panneggi, una sorta di sipario/barriera che separa il mondo Miu Miu da ciò che gli sta intorno. Nelle prime immagini, inoltre, compare un oggetto fortemente simbolico: uno specchio dalla forma ovale, nel quale Kirsten si riflette, ma che ricorda, per la forma, i cerchi usati nel circo e nell'illusionismo. Lo specchio è come l'oggetto rivelatore (secondo la teoria del
doppelgänger), che permette di prendere coscienza della propria doppia anima, ma anche dell'esistenza di un mondo 'altro', solitamente celato sotto le spoglie della normalità.



Kirsten, riccioli biondi e fiocco scarlatto in testa, è l'elegante versione contemporanea di Alice, catapultata in un universo misterioso, che lei attraversa con un misto di malizia e furbizia negli occhi. In qualche immagine, oltre agli abiti, fanno capolino alcuni accessori, così importanti per il marchio qui rappresentato; nel nostro caso, si tratta di una borsa capiente, in un bellissimo grigio perla, con tanto di charm bag dorato e lieve arricciatura in prossimità della zip frontale.



Si parlava dei riferimenti circensi celati nelle immagini: qui ne abbiamo un esempio nella scala nera su cui si appoggia Kirsten, una scala come quella che serve ai trapezisti per issarsi in alto. Per un attimo la cortina di tende porpora si squarcia e lascia intravedere una serie di nubi minacciose, quanto artificiali, e questo, per qualche recondito motivo [1], introduce un elemento ancora più inquietante all'interno di uno scenario già abbondantemente lynchiano. Degni di nota gli accessori, che squarciano, al pari delle nubi, il tutto nero della mise: decollète rosso fuoco, trattenute da sottili nastri dorati, e borsina rosa chiusa a sacchetto.



Prima si parlava di trapezio ed eccolo qui, ritratto assieme alla scala che avevamo già visto nell'immagine precedente. Kirsten, stesa sulle assi rosse, appoggia le gambe (di un biancore quasi irreale) al trapezio stesso; l'atmosfera circense è sottolineata dall'abito con scollo rotondo e gonfia gonna a righe, ma anche dalla deliziosa clutch bag in pelle intrecciata, che ricorda il costume multicolore di Arlecchino.



E' impossibile non pensare ai rombi del costume di Arlecchino guardando l'abito di seta sfoggiato da Kirsten, reso lezioso da un colletto rosso e movimentato dalla stampa di un volto mascherato sul corpino. Il concetto di doppelgänger appare sotto una diversa forma: al posto dello specchio, ora dietro le tende compare un'ombra; chiaramente non si tratta di un'apparizione incorporea e nemmeno del 'doppio' di Kirsten, eppure si tratta di un elemento altamente simbolico.



Il cerchio, che avevamo introdotto in relazione allo specchio, ora viene presentato nella sua forma completa, quella che ricorda il circo (al suo interno vengono fatti passare animali e persone) e l'illusionismo. Kirsten qui indossa un bustier in seta laminata e un paio di gonfi bloomers multicolore; ai piedi indossa un complesso paio di stivali tutti traforati (saranno un trend della prossima stagione?).



Le borse sui toni del rosa, dell'azzurro e del lilla ricordano due modelli Miu Miu delle stagioni precedenti: i manici intrecciati e la tracolla ricordano la 'Coffer Bag', mentre la lavorazione ad intarsio ricorda quella che caratterizzava la borsa oro e argento (stagione p/e 2007), usata da Keira Knightley. Non so se anche queste borse diventeranno famose e desiderate come le precedenti, ma certamente vederle così, una accanto all'altra, costituisce un bello spettacolo. Come nel caso precedente, Kirsten indossa un abito con stampa frontale (un'altra donna mascherata); bizzarro l'accessorio che sfoggia, un paio di polsini bianchi arricciati.



Prima di passare alle ultime immagini, ecco una carrellata degli abiti indossati dall'attrice nelle immagini appena viste, così come sono sfilati in passerella.
Concludiamo con la presentazione degli occhiali Miu Miu, due paia da sole e uno da vista. Pur non amando le montature eccentriche e le lenti colorate, devo ammettere che il primo modello è suggestivo: per la forma rotondeggiante e allungata ricorda le montature a mascherina, ma l'inserto di vetri arancio ai lati lo fa assomigliare ad un pezzo Tiffany del periodo Deco. Il biancore assoluto della pelle di Kirsten viene amplificato dal colletto indossato come una collana e, per contrasto, da labbra e unghie rosse.



Semplice ma d'effetto il modello in acetato nero con lenti viola, dalla forma rettangolare, personalizzato sulle astine dalla 'M' iniziale del marchio.



L'ultima immagine, infine, è una delle mie preferite, perchè contiene una perfezione [2] quasi pittorica: l'espressione tra il vago e il malinconico di Kirsten viene in parte celato dagli occhiali da vista (a forma rettangolare, con 'M' in strass sulle astine), mentre il fiocco, le labbra e le unghie rosse delimitano, come passionali segni di punteggiatura, i confini della stessa composizione.



[1] Sapete come la mente spesso segua percorsi insondabili: ebbene, quelle nubi mi fanno venire mente una scena tratta da 'Cape Fear' di Martin Scorsese, nella quale Max Cady (un Robert De Niro per l'occasione tatuatissimo) avvicina la sua 'preda' Danielle Bowden (interpretata da Juliette Lewis) nel teatro della scuola da lei frequentata.
[2] Tale perfezione sappiamo bene essere più frutto di un attentissimo lavoro di editing che di quanto scattato durante la sessione fotografica, eppure, nonostante i miracoli di Photoshop ed affini, ammirare l'armonia e l'assenza di difetti è una reazione a cui raramente so resistere.
Postato da: superqueen alle 23:01| | p.link

martedì, gennaio 15, 2008
Mentre l'inverno domina nel nostro paese (e la neve è caduta abbondante come non mai sulle Dolomiti), basta sfogliare una qualsiasi rivista di moda per provare una piacevole sensazione di cambiamento alle porte: le campagne pubblicitarie delle collezioni primavera/estate, infatti, iniziano a fare capolino tra le pagine patinate, dando a noi lettori l'intensa quanto fugace sensazione che presto potremmo riporre nell'armadio gli indumenti pesanti, per 'rinascere' sotto spoglie decisamente più leggere e colorate. A parte la campagna-stampa Miu Miu, con protagonista Kirsten Dunst (che aspetto di vedere nella sua interezza prima di esprimermi), mi ha colpita in senso positivo quella di Versace, maison per la quale ho sempre avuto una particolare passione e, di conseguenza, un occhio di riguardo.
Dopo aver scelto, con alterni risultati, importanti testimonial (da Madonna a Demi Moore, da Halle Berry a Christina Aguilera), da qualche stagione Donatella Versace è tornata alle origini, riportando alla ribalta alcune storiche top model (specie Christy Turlington, ma anche la sempiterna Kate Moss, protagonista della deludente campagna a/i 2007/2008), tendenza rispettata anche per la stagione alle porte.



Regina incontrastata delle immagini, tutte scattate su sfondo neutro da David Sims, è Gisele Bundchen, attualmente la modella più pagata del mondo, che negli anni '90 ha annoverato tra le sue prime fatiche proprio una campagna-stampa per Versace, al fianco di Carmen Kass. Alcuni dei capi migliori apparsi sulla passerella, tutti caratterizzati da linee sciolte e tessuti fluidi (come il jersey e la seta), vengono indossati dalla modella brasiliana e resi più belli grazie al suo fisico statuario.



La tuta color sabbia che vediamo qui sopra è stata una delle uscite più applaudite dell'intera collezione, ma indossata da Gisele appare, se possibile, persino migliore: il gioco di pieghe sul corpino è maggiormente definito, così come la linea dei pantaloni e il modo in cui si stringono attorno alle caviglie. Certo, meraviglie dell'obiettivo, ma anche eccezionale modalità di mettere in luce i punti forti di un capo già attraente.



A differenza delle campagne precedenti, vengono evidenziati come non mai gli accessori: sandali e borse caratterizzati da linee semplici, volumi importanti e tacchi svettanti. Le immagini che ritraggono gli accessori si caricano di un valore malizioso: di Gisele vengono inquadrati solo i piedi, le gambe e le braccia, ma è come se lei venisse fotografata nell'atto di togliersi di dosso i capi finora indossati.



Anche il raso è un tessuto particolarmente usato nella collezione p/e: si tinge di colori naturali come il verdone (nell'immagine qui sopra), ma anche squillanti come il verde smeraldo (splendido l'abitino stretto in vita, 'morigerato' davanti, ma vertiginosamente scollato sulla schiena).



Gran parte della collezione, infine, è incentrata su un'ampia variazione attorno al colore blu: si va dall'azzurro intenso dello chemisier con maniche ampie ed importanti, passando per l'azzurro più scuro dell'abito con profondo cut-out sul decollète, per finire con il blu cobalto dell'abito da sera, un trionfo di panneggi in pieno stile Versace.



Nelle immagini qui sopra vediamo da vicino i sandali indossati dalla modella, realizzati a listini e trattenuti davanti da un elemento metallico, mentre la borsa a bauletto è realizzata in pelle stampa cocco (materiale ricorrente nella collezione accessori), con manici in cordoncino.



Negli ultimi due scatti, infine, vengono messe in evidenza le scarpe, le prime in vernice, le seconde in raso. Ebbene, proprio questi zoom hanno aperto un dibattito, ancora senza risposta: gli appassionati di moda, infatti, non possono non notare le suole rosse di queste calzature e chiedersi se siano frutto di una collaborazione tra Christian Louboutin, incontrastato 'mago' delle scarpe dalle suole rosse, e Versace (sulla falsa riga di quella nata, qualche tempo fa, tra lo stesso Louboutin e il duo Rodarte), oppure se Donatella abbia 'preso in prestito' questo dettaglio per la nuova collezione.



Non sarebbe la prima volta che un designer si appropria di questo 'segno' così sexy e riconoscibile, ma sarebbe molto più interessante se la suola rossa segnasse un'effettiva collaborazione tra l'artista francese e la bionda 'Medusa'. In attesa che l'enigma venga sciolto, limitiamoci ad ammirare gli scatti di cui sopra, augurandoci che rappresentino la tanto agognata rinascita di una maison italiana, la quale per troppo tempo ha stentato a trovare una nuova personalità.
Postato da: superqueen alle 22:39| | p.link

venerdì, gennaio 04, 2008
Esiste un modo migliore di iniziare il 2008 se non presentando una nuova puntata del reality show borsifero di questo blog? Si tratta di una puntata specialissima, che raccomando a lettori fedeli e semplici curiosi di non perdere, primo perchè parleremo di una borsa maschile (rara ma non unica), secondo perchè il suo contenuto è molto particolare.
Il protagonista della puntata è Eco Dalla Luna, blogger vicentino (anche se non ha più un blog, mi piace definirlo tale), artista, fotografo e fine gourmet. Lo stile, non lo ripeterò mai abbastanza, è un 'qualcosa' di indefinibile che fa parte, in pochi casi fortunati, della personalità di una persona; è fatto di elementi volatili eppure molto tangibili, che rendono speciali in senso lato. Guardando le foto che ritraggono la borsa di Eco, questo è il primo pensiero che mi è venuto in mente. L'immagine qui sotto, ad esempio, parla chiaramente e più profondamente di mille parole.



La borsa è una semplice messanger bag in tessuto, con quattro tasche esterne (quella a sinistra e quella a destra per i telefoni cellulari, quelle centrali per le chiavi e per gli occhiali), ma lo stesso non si può dire per la cornice in cui è inserita. Il copriletto chiaro con arabeschi arancio, le pareti dipinte in un tono neutro, il tulle e la struttura di metallo del letto che si intravedono in alto, ma soprattutto i due ritratti realizzati da Miriam Pertegato, appesi alla parete senza cornice, rappresentano gli elementi distintivi di un ambiente intimo, caldo e personale, senza essere eccentrico né stravagante.
Immaginiamo ora di svuotare la borsa di tutto il suo contenuto e di passarlo in rassegna.



Dall'alto a sinistra troviamo:
- guanti H&M in pelle scamosciata fuori e misto cotone/lana elasticizzato dentro
- su una custodia nera sono appoggiati un microfono, un paio di auricolari e un telecomando per iPod
- iPod Photo da 30 GB con custodia in lana
- su una bustina nera ci sono un tubo di crema per mani e un burrocacao
- un numero di 'Internazionale'
- quaderno in pelle con bloc notes
- agendina appuntamenti
- portafoglio vecchissimo, comprato in Germania
- due telefoni cellulari
- occhiali con custodia
- nastri gialli fosforescenti catarifrangenti, da usare in bicicletta per farsi vedere ed evitare di rovinare l'orlo dei jeans
- ombrello pieghevole d'emergenza
- cibo nel sacchetto di plastica ed avvolto nella stoffa nera e bianca

Già da questa presentazione sommaria del contenuto, capiamo come molti aspetti esteriori della borsa debbano necessariamente essere approfonditi. Non siete per caso curiosi di vedere più da vicino le ben 11 pin appuntate sulle due tasche? Eccovi accontentati!



A sinistra troviamo tre spillette dei Radiohead, una di Charlie Brown e Snoopy, una con Gay Ellis (interpretata da Gabrielle Drake), tra le protagoniste di 'UFO' (questa ce l'ho anch'io, grazie ad Eco), una con Linus e Snoopy (con sfondo rosso), una che reca la scritta 'Imagine Peace', una che rappresenta 'l'omino che vive in un pianeta lontano lontano', una con il simbolo di 'Aichi Expo', una con l'ineffabile volto di Jack Skeleton, il canterino protagonista dell'iconico 'Nightmare Before Christmas' di Tim Burton, ed infine una con l'ape Maia. Appeso ad un gancio c'è un portachiavi in pelle a forma di pinguino.
Passiamo ora al reparto 'cibo'. Devo ammettere si tratta della prima volta in assoluto in cui una borsa presentata in questa rubrica contiene del cibo fresco (non vorrei sbagliarmi, ma si tratta della prima volta in assoluto che contiene cibo tout court). Saltano agli occhi la presenza di una banana, una pera e una mela, mentre il vasetto coperto da stoffa a quadretti e chiuso da uno spago contiene jogurt fatto in casa aromatizzato con miele e cacao. Nella stoffa nera e bianca bordata di rosso, infine, si nasconde una sorpresa.




La stoffa (di provenienza orientale) contiene ovviamente una bento box, tradizionale contenitore utilizzato in Giappone per il pranzo. Si compone di due 'piatti', da appoggiare uno sull'altro: quello più piccolo contiene carote, pollo, pomodori e patate, quello più grande invece contiene riso, su cui sono appoggiate tre olive e tre pezzetti di formaggio alla noce moscata a forma di numero arabo. Il colpo d'occhio, secondo me, è suggestivo, sia per come sono disposti i cibi nei contenitori, sia per il richiamo continuo del colore arancio (nella parte esterna della bento box, nell'elastico che la chiude, nelle carote e negli arabeschi del copriletto).

Per concludere, giusto due parole sul contenuto della borsa e sull'idea che ci lancia del suo proprietario: a parte l'amore per la musica e per la cultura intesa in senso lato (con un occhio di attenzione alla parte più pop della cultura contemporanea), gli elementi che colpiscono maggiormente sono legati, come dicevamo, al cibo e alla concezione che il nostro protagonista ha dello stesso. Senza perderci in discussioni certamente interessanti ma che esulano dal senso del post, non c'è bisogno che puntualizzi il ruolo spesso puramente materialistico che il cibo ha nella nostra società: esistono persone che prestano attenzione a quello che mangiano, che amano cucinare e mangiare in maniera salutare, ma ne esistono altrettante (se non di più) che intendono il cibo come semplice 'nutrimento', eliminando quindi tutta quella rete di significati che, a mio parere, rendono l'atto del mangiare e del preparare il vitto in qualcosa di vagamente trascendentale. Emerge chiaramente come Eco sia una persona che presta attenzione a quello che mangia, non solo dal punto di vista immediato (frutta, jogurt fatto in casa), ma anche dal punto di vista estetico (altrimenti l'uso della bento box non avrebbe senso), e per questo (ma non solo) ha tutto la mia ammirazione, in quanto tale comportamento verso il cibo esprime un rispetto raro nei confronti del mondo che ci circonda e di se stessi.
Postato da: superqueen alle 01:36| | p.link

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