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lunedì, dicembre 31, 2007
La chiusura dell'anno in corso non sarebbe completa senza un altro appuntamento fisso di questo blog, ovvero la classifica dei 12 video musicali che si sono distinti nel corso dei mesi scorsi. Come di consueto, si parte dal basso per poi risalire fino alla vetta. Buona lettura ma soprattutto buona visione!



Numero 12: 'What's a Girl to Do' - Bat for Lashes (diretto da Dougal Wilson). La biciclettata notturna di Natasha Khan, abbigliata in sparkling look anni '80, non poteva assolutamente passare sotto silenzio.



Numero 11: 'Beautiful Liar' - Beyoncè e Shakira (diretto da Jake Nava). Realizzato con mezzi relativamente poveri, segna la collaborazione tra le due cantanti, abbigliate ed acconciate fino a diventare praticamente l'una il clone dell'altra.



Numero 10: 'Umbrella' - Rihanna (diretto da Chris Applebaum). Il tormentone del 2007 ha determinato il successo della giovane cantante barbadiana, anche grazie a questo video, dove body painting, scarpette da danza classica, ombrelli e scrosci d'acqua si armonizzano alla perfezione.



Numero 9: 'Do It Well' - Jennifer Lopez (diretto da David La Chapelle). Il ritorno sulle scene di JLo è coinciso non solo con la sua gravidanza gemellare, ma anche con questo video in perfetto stile 'La Chapelle', in cui la cantante salva un bimbo costretto al lavoro minorile.



Numero 8: 'Give It to You' - Eve feat. Sean Paul (diretto da Melina). Altra collaborazione inedita, che ha visto insieme la rapper Eve e il redivivo Sean Paul; il video non è certo rivoluzionario, eppure presenta un'atmosfera colorata e festaiola quanto basta.



Numero 7: 'Stronger' di Kanye West (diretto da Hype Williams). Il video, ricchissimo di effetti speciali, ha un'ambientazione futuristica che ricorda i toni apocalittici di 'Akira', insuperato capolavoro manga di Katsuhiro Ōtomo. Kanye West, per il lancio di questo singolo, si è fatto disegnare la copertina da Takashi Murakami e ha lanciato l'ormai famoso paio di occhiali senza lenti, realizzati appositamente da Alain Mikli.



Numero 6: 'Tell Me Where It Hurts' - Garbage (diretto da Sophie Muller). Di questo video abbiamo ampiamente parlato, ma non poteva non rientrare in classifica, in quanto mirabile riproposizione dei temi principali di 'Bella di Giorno' di Luis Buñuel.



Numero 5: 'Desecration Smile' - Red Hot Chili Peppers (diretto da Gus Van Sant). Classico esempio di video praticamente 'fatto in casa' (un unico piano-sequenza), nonostante sia girato da un cineasta del calibro di Van Sant: camera fissa, davanti alla quale si 'accalcano' i quattro di Los Angeles, con uno splendido tramonto sul mare a fare da sfondo.



Numero 4: 'Back to Black' - Amy Winehouse (diretto da Phil Griffin). Tra le protagoniste indiscusse del panorama musicale attuale, la Winehouse di nero vestita mette in scena il funerale di un amore infranto. Molto interessante la modalità con cui certi stilemi anni '50/'60 vengono modernizzati, pur rimanendo inseriti in un contesto old-style.



Numero 3: 'Real Girl' - Mutya Buena. Dopo essersi allontanata definitivamente dalle Sugababes, Mutya ha raggiunto il successo con un singolo che campiona 'It Ain't Over Until It's Over' di Lenny Kravitz; il video che accompagna la canzone è piacevolmente weird, rendendo pubblici alcuni momenti privati della cantante, che emergono come da un album fotografico.



Numero 2: 'What Goes Around Comes Around' - Justin Timberlake (diretto da Samuel Bayer). Praticamente un cortometraggio con protagonisti lo stesso Timberlake e Scarlett Johannson, impegnati in una storia d'amore tormentata dalla gelosia di lui, dall'infedeltà di lei e dall'immancabile tragedia finale.



Numero 1: 'Wake Up Call' - Maroon Five (diretto da Jonas Akerlund). Come nel caso precedente, anche questo video prende le caratteristiche di un piccolo film: nonostante torni il tema principale del tradimento, qui si aggiungono tinte più forti (un delitto e il conseguente occultamento di cadavere) e una patina modaiola piuttosto piacevole.

Con l'occasione auguro a tutti i lettori uno splendido fine anno e soprattutto un sereno 2008, pieno di soddisfazioni, di buona salute (che se manca quella, manca tutto) e di sogni realizzati.
Postato da: superqueen alle 19:26| | p.link

domenica, dicembre 23, 2007


'Dallo Spazio', come da tradizione, non può non augurare a tutti i lettori un sereno Natale tramite un collage con tutte le copertine del mensile 'i-D' (annata 2007).



Postato da: superqueen alle 17:30| | p.link

mercoledì, dicembre 19, 2007
E' ormai noto come le immagini, più che le parole o i suoni, sappiano rievocare memorie perdute o richiamare sensazioni, sogni ed ideali complessi: partendo da unità apparentemente semplici, è sufficiente un elemento, un colore, un'ambientazione, per aprire la porta ad un mondo interiore inimmaginabile. E' quello che è avvenuto alla sottoscritta di fronte a 'She Loves the Wet and Wild', servizio realizzato dalla fotografa di origine ucraina Yelena Yemchuk [1] ed apparso sul numero di gennaio 2008 di 'Vogue Nippon'.
Dando un'occhiata sommaria alle immagini, tre sono gli elementi che risaltano, ovvero l'ambientazione, il contrasto cromatico e il contrasto negli ambiti di riferimento. L'ambientazione è il motore che ha dato avvio al processo di fascinazione di cui si parlava all'inizio: i bagni Gellért [2] di Budapest, probabilmente il più famoso e riconoscibile stabilimento termale della capitale ungherese. Aperto nel 1918, nel 1934 divenne sede dell'Associazione Internazionale Balneologica, a dimostrazione di come Budapest fosse riconosciuta all'unanimità come importante centro dedicato alla cura del se e al benessere.



Lo stabilimento termale in questione comprende due piscine interne di acqua calda effervescente (una a 26°C, una a 30°C) e tre esterne, aggiunte in un secondo tempo, oltre ad una serie di reparti, ciascuno con vasche di acqua dalle diverse temperature. Al di là della valenza più ovvia, i bagni Géllert sono speciali per la loro atmosfera misteriosa ed antica, fortemente segnata dall'arte orientale e da quella mitteleuropea. Il bagno termale, d'altronde, è una sorta di non-luogo, in cui si lascia da parte il proprio io, per abbandonarsi totalmente all'elemento primigenio dell'acqua.



Presente e passato si fondono nella struttura del bagno, le cui grandi vasche sono ricoperte da mosaici dai motivi art-deco, che impreziosiscono anche gli altri locali, come le docce a forma di nicchia emisferica (dove sono presenti i toni neutri dell'azzurro polvere e del cipria, assieme al bianco e al nero).



Altrettanto interessante è il contrasto cromatico e materico dei capi indossati dalla modella (la serba Natasha Vojnovic), in cui si inseriscono altri riferimenti che conducono lontano la memoria. L'idea iniziale è quella di accostare costumi prevalentemente neri e dal design quasi futuristico a capi in pelliccia; ambientando il tutto in locali in cui domina l'acqua, ne emerge un mood speciale, tra modernismo e classicità. I costumi da bagno sono quasi tutti firmati Norma Kamali e Liza Bruce, due nomi famosissimi negli anni '80, a cui si associa una concezione di swimwear innovativa.



Grazie alle due designer, i costumi da bagno non sono furono più semplici indumenti da indossare al mare o a bordo piscina, ma diventarono piccole opere d'arte da sfoggiare nelle occasioni più disparate. Spesso formati da fasce sovrapponibili, attraversati da oblò sui fianchi o sul ventre, i costumi assumono il ruolo di elementi grafici che sottolineano il corpo e le sue curve. Interessante, anche se certamente non rivoluzionaria, la trovata di accostare ad un capo squisitamente estivo uno squisitamente invernale come la pelliccia.



Cappe, cappotti, stole e bolero in pelliccia, spesso colorata a tinte forti, costituiscono la base cromatica su cui il nero totale dei costumi risalta al massimo. La coppia costume-pelliccia contrasta a sua volta nell'ambientazione del bagno termale; l'effetto finale è straniante, poichè lascia il lettore con la sensazione che qualcosa sia fuori luogo, ma allo stesso tempo perfettamente inserito nel suo habitat naturale.



Il corpo della modella, magro ma plasmato dall'atletica, vestito in maniera sobria, emerge come una statua dai marmi e dai mosaici che ricoprono ogni superficie dei bagni Géllert. Come una novella 'Bagnante' di Ingres, Natasha si immerge in una realtà altra, imponendo però la propria presenza.



Quest'ultima immagine è, a mio parere, la più intensa dell'intero servizio: splendido il punto di blu in cui è tinto il bolero di pelliccia, elegante la composizione del corpo della modella (stesa su un piccolo asciugamano azzurro), grafici lo stretto chignon in cui sono raccolti i capelli e i gladiator sandals piatti in pelle lucida nera. Il risultato è uno scatto in cui lo sfondo si stempera nell'oscurità e il corpo della modella spicca come una falce di luna.

[1] Per i fan degli Smashing Pumpkins questo nome non è nuovo: la Yemchuk (nella foto in compagnia di Melissa Auf Der Maur), infatti, oltre ad essere stata compagna di Billy Corgan fino al 2003, ha curato la direzione artistica per gli album 'Adore' e 'Machina - the Machines of God', e ha diretto i video di 'Zero' e 'Thirty-Three'.
[2] In questo stabilimento è ambientato il film 'Tuvalu', diretto dal tedesco Veit Helmer.
Postato da: superqueen alle 23:03| | p.link

domenica, dicembre 16, 2007
Per quanto oberata da pensieri, preoccupazioni per il futuro, l'ing in convalescenza (quest'anno è stato operato al piede sinistro), la neve e la stanchezza pre-natalizia, la sottoscritta scrive sì molto meno su questo blog ma non si lascia abbattere, quindi ecco a voi una specialissima puntata di 'What Is In My Bag?', la prima - ma spero non ultima - monografia, dedicata stavolta al celeberrimo 'Monogram Canvas' di Louis Vuitton. L'idea è nata per caso, nel momento in cui tre lettrici (e già collaboratrici di questa rubrica) mi hanno inviato le loro ultime 'prede': dopo aver notato che due borse erano uguali e un'altra era realizzata nel medesimo materiale, mi sono detta che poteva essere interessante riunire i tre contributi in un unico post.
La prima protagonista è Elistardust, non nuova alle borse Vuitton (il suo precedente contributo era infatti una 'Speedy 30' in 'Monogram Damier' e da poco è diventata felice proprietaria di una bellissima 'Madeleine' in 'Cuir Epi'), la quale ci mostra la sua 'Neverfull', borsa che pesa solo 700 gr ma che è capace di sopportare un peso di 210 kg: realizzata, come dicevamo, in tela 'Monogram', si trasforma da shopping bag a city bag tramite dei laccetti laterali, che permettono di chiuderla a trapezio. L'interno è in tela grezza a righe con stampato il patch Vuitton, che ricorda i bauli dei primi del '900.




Ecco cosa contiene la 'Neverfull' di Eli:
- agenda LAV usata per lavoro, piena di fogli, foglietti e post it;
- 'Assassini della porta accanto' di Cesare Fiumi, cinquanta storie di cronaca nera (per riflettere sul lato oscuro presente in ogni individuo);
- 'Livello di guardia' di Natalino Balasso, storia ambientata in Polesine;
- 'Cosmopolitan', trovato in allegato ad altri due periodici (Eli prende spunto dai contenuti della rivista per la sua deliziosa 'posta del cuore');
- enorme e scomoda custodia di occhiali da sole Gucci (gli occhiali sono all'interno);
- salviettine rinfrescanti (in realtà sarebbero per la pulizia dei neonati, ma le ha comprate in un supermercato di Playa de Palma dove non ne avevano di altro tipo);
- portafoglio Louis Vuitton in 'Monogram Damier';
- gomme da masticare;
- tubetto con pomata per l'herpes;
- documenti sparsi;
- vetusto portachiavi Furla;
- 'Pochette Accessoires' Louis Vuitton nel classico 'Monogram Canvas';
- specchietto da borsa a forma di cuore Marc Jacobs acquistato su eBay;
- sigarette (notare la mancanza dell'accendino, "così fumo meno", che sagacia!);
- base della fotocamera più cavo USB;
- fazzolettini di carta;
- cellulare Samsung.

Sempre una 'Neverfull' è la borsa che ci ha inviato Lise, la quale condivide con Eli un'altra scelta: quella di inserire una pochette, sempre firmata Vuitton, all'interno, in modo da organizzarne il contenuto in maniera migliore e più ordinata. La pochette scelta da Eli ha la tracolla in pelle, mentre quella di Lise ha la tracollina a catena, pratica da appendere ai gancetti della borsa.



La sua 'Neverfull' contiene
- trousse occhi e labbra 'Diorissime' di Dior (nella tonalità 'Daylight Madonna'), usata più che altro come specchio;
- 'Un albero cresce a Brooklyn' con appoggiati sopra il numero di telefono del dentista, uno scontrino, le chiavi di casa con portachiavi in pelle 'Guccissima' a forma di cuore e badge aziendale;
- solito portafogli (che vorrebbe cambiare!) e portacarte di credito;
- telefonino personale con attaccato un gloss, regalo della migliore amica;
- telefonino aziendale appoggiato sopra pacchetto di irrinunciabili fazzoletti;
- ombrellino portatile perché il giorno in cui è stata scattata la foto il tempo era incerto. In caso di sole al suo posto ci sono gli occhiali scuri;
- iPod nano.
In altre occasioni questa borsa ha contenuto mug e bustine di tè per la pausa in ufficio, un barattolo di miele, spuntini salutisti (frutta in genere), bottiglietta d'acqua e altre amenità di peso non indifferente.
A sinistra notiamo la 'Mini Pochette Accessoires' di Louis Vuitton, sempre in 'Monogram Canvas', che contiene:
- una limetta per le unghie sempre spezzate;
- sapone in fogli di Sephora, finora mai usato, ma non si sa mai;
- burrocacao de L'Occitane;
- matitone labbra Helena Rubinstein, nella tonalità 'Lipari' della collezione estiva 2007;
- rossetto Chanel n. 124 'Lotus Rouge';
- gloss Vichy.

Cambiamo infine modello di borsa (ma il materiale è il medesimo) ed ammiriamo la 'Cabas Mezzo' di Mlle Chanel, che aveva già contribuito a questa rubrica nel 2005 con una splendida borsa in pelle martellata e manico in bambù. Si tratta di una borsa senza tempo, robusta, capiente, al tempo stesso raffinata ed adatta a tutte le occasioni. Non è un caso che Scarlett Johannson ne sfoggi una simile (una 'Cabas Piano') in 'The Nanny Diaries', dove interpreta la parte di una babysitter trafelata.



L'immagine qui sotto ritrae il contenuto della borsa, sempre ripulito dalle mille cartacce - brochures, scontrini, appunti volanti, liste della spesa - che rimangono sepolte da tutto il resto [1]:



- mensile 'AD' (di cui M.lle è una fedele lettrice abbonata);
- mezzi guanti in pelle;
- occhiali da sole 'Persol 649', storica e mitica montatutra (indossata, tra i tanti, da Mastroianni e da McQueen) che dona sicuramente un certo 'carattere' (difficilmente la nostra amica predilige i modelli firmati dalle case di moda);
- bottiglietta di acqua 'Voss' [2] (che porta con se da vera malata di design a tutto tondo);
- una piccola trousse in pelle color arancio ed un'altra sempre in pelle, ma marrone, contenente alcuni prodotti per il trucco;
- portafoglio e cellulare.




Questa fotografia invece ritrae il contenuto della pochette marrone:
- una terra Clinique con pennello applicatore;
- due rossetti Chanel, uno Helena Rubinstein e un altro Dior (tutti e quattro in colori accesi, tra cui due rossi);
- tre matite Chanel (due per occhi, una per labbra);
- ombretto nero Chanel;
- spazzolina per sopracciglia (che M.lle pettina dall'età di dieci anni o poco più).

Quello che mi ha spinto a scrivere questo post non è stata soltanto la coincidenza di trovare tre borse accomunate tra loro, ma anche la diversità che caratterizza i loro contenuti. Da ciascuna borsa emerge nettamente la personalità e le passioni delle rispettive proprietarie, specialmente se ci riferiamo alle due 'Neverfull': dalla borsa di Eli si evince il forte amore per la lettura ma anche per aspetti 'culturali' decisamente più frivoli (la copia di 'Cosmopolitan' parla chiaro); da quella di Lise, invece, oltre alla passione per la lettura, emerge un lato girlie più marcato, come possiamo intuire dalla bellissima trousse Dior, dai diversi gloss e dal portachiavi a forma di cuore. Il contenuto della 'Cabas Mezzo', invece, è un inno al design (la copia di 'AD', i Persol, la bottiglia di acqua 'Voss') e a ciò che è esteticamente bello (innegabile, ad esempio, il fascino degli astucci neri laccati dei cosmetici Chanel), con un occhio di riguardo agli accessori eccentrici, come i mezzi guanti da guida in pelle chiara.
Questa rubrica va avanti dal 2005 e in questi due anni ho avuto modo di sbirciare in moltissime borse, diverse tra loro ma ugualmente affascinanti: sono infatti sempre più convinta che una delle modalità con cui, attualmente, una persona comunichi parte della propria personalità sia la borsa e quel che essa contiene. Ormai non c'è donna (vabbè, a parte Franca Sozzani) che non usi una borsa quotidianamente, e non c'è bisogno che sia io a spiegare l'importanza 'sociologica' assunta recentemente dalle borse. Scrivere 'What Is In My Bag?', quindi, mi ha dato la possibilità di riflettere da un osservatorio privilegiato sulle mode, sulle personalità e sull'andamento dell'essere femminino.

[1] Giusto nei commenti a questo post, Marco si chiedeva come mai i contenuti delle borse qui pubblicate non comprendono mai cartacce o oggetti 'esteticamente non piacevoli'. In questo caso, M.lle Chanel dà la sua spiegazione, che è poi quella che era venuta fuori nei commenti stessi: evidentemente prima di fotografare la propria borsa, ciascuno la svuota di quello che non vuole compaia nelle immagini o quello che è effettivamente inutile, come scontrini vecchi, fazzoletti usati e chi più ne ha, più ne metta.
[2] Non so se l'avevate notato, ma anche Rachel Zoe ne brandisce spesso una bottiglietta.
Postato da: superqueen alle 18:26| | p.link

mercoledì, dicembre 05, 2007
L'adagio recitato da George M. Cohan, il padre della commedia musicale, ovvero 'Non m'importa di come parlino di me, basta che ne parlino', può essere applicato potenzialmente a tutte le celebrities, più o meno famose ed influenti, che costellano il mondo dello show-biz. Negli ultimi anni però sembra che qualcun altro abbia fatto proprio questo aforisma.
Ricordate i bei tempi andati, in cui
si ammiravano le dive alle prime cinematografiche e alle premiazioni, senza porsi tante domande (salvo in casi eccezionali) su cosa ci fosse dietro a tanta bellezza e perfezione? Ora le cose sono cambiate: ogni uscita, pubblica o privata, di certe personalità, viene passata ai raggi x da una schiera di addetti al settore, ammiratori o semplici curiosi, nel tentativo di identificare esattamente quello che indossano. In questo scenario, sempre più importante diventa il look e la riconoscibilità di certi accessori (basti pensare alle cosidette 'it bags'), così come appare sotto una nuova luce la persona che ha creato quel look. Un tempo, il personal stylist mai sarebbe apparso sotto i riflettori, mai avrebbe svelato la propria essenza (e presenza) al pubblico, preferendo rimanere nell'ombra. Colei che invece ha scardinato questa caratteristica, l'ha fatto in maniera rivoluzionaria e dirompente, facendo parlare di se nel bene e nel male: Rachel Zoe, nata Rosenzweig, la donna dalla fronte più rugosa del mondo (ora opportunamente nascosta sotto una frangetta), strenua sostenitrice dell'abbronzatura perenne, dei tacchi altissimi, dei gioielli in oro giallo, del seno piatto, artefice del successo di Lindsay Lohan e Nicole Richie, ma anche presunta ispiratrice di un modello fisico pericoloso (si vocifera che spinga le sue girls alla magrezza estrema inducendole all'uso di broncodilatatori come il Clenburetol).



Dietro queste informazioni, ad ogni modo, c'è una persona che ha saputo ritagliarsi il proprio spazio in maniera ardita e ostinata, riuscendo a diventare non solo una delle più apprezzate stylist (tra le sue clienti ci sono Mischa Barton, Jennifer Garner, Cameron Diaz, Salma Hayek, Debra Messing, Maria Sharapova, Emmy Rossum, Joy Bryant, Molly Sims, Kate Beckinsale, Anne Hathaway e Keira Knightley), ma anche una voce più che autorevole nel campo dell'immagine. D'altronde, detiene un potere fondamentale: facendo indossare alle proprie clienti l'abito o l'accessorio di un certo stilista, assicura visibilità e successo pressochè immediato [1].



Questo è accaduto ad esempio al marchio Marchesa, dietro cui si celano le stiliste di origine britannica Georgina Chapman (compagna del produttore cinematografico Harvey Weinstein, altro fondamentale legame con lo show biz) e Keren Craig. Nel giro di un paio d'anni, i loro abiti romantici, teatrali, ricchi di ricami e drappeggi, bellissimi ma non certo più di molti altri, sono apparsi addosso alle celebrità di grido e soprattutto alle clienti della Zoe, amica personale di Georgina, e questo aumento di visibilità è ovviamente coinciso con un aumento del fatturato.



Il fatto di favorire uno stilista piuttosto che un altro non è una gran novità, visto che alla base di tutto stanno questioni economiche di una certa rilevanza; quel che invece è rivoluzionario è l'aver letteralmente plasmato alcune sue clienti a propria immagine e somiglianza [2], creando un look modernissimo, contemporaneo ma vintage (gli anni di riferimento sono quelli dello Studio 54 [3]), prestando loro abiti (come possiamo notare nell'immagine qui sopra, dove lo stesso abito vintage Missoni è indossato da lei e da Mischa Barton) ed accessori personali, trasformandole da sciatte 'signorine nessuno' a dive da passerella. E' senz'altro il caso delle sue clienti più famose, Lindsay Lohan e Nicole Richie [4], rispettivamente un'attrice di film per ragazzi e una comparsa un po' trash al fianco di Paris Hilton, diventate per magia le più ammirate sul red carpet.



La Richie, in particolare, viene considerata dalla Zoe il suo più grande successo. Nonostante il sodalizio tra le due si sia da tempo sciolto con il consueto codazzo di polemiche e reciproche accuse, non si può negare come la Zoe abbia letteralmente trasformato (e dal punto di vista stilistico, salvato) la sua giovane cliente. Il percorso di redenzione non deve essere stato facile: all'inizio la Richie era la summa di tutto quello che la Zoe odia (extension colorate, ombelico in bella vista ed abbigliamento sciatto), ma quei segni esterni non indicavano alcuna personalità definita (e questo va letto in molti sensi: la Richie non era famosa per un motivo particolare, ma solo per essere amica di Paris Hilton e figlia di Lionel Richie). Nicole era una sorta di 'tabula rasa', un'occasione d'oro per la Zoe, che l'ha fatta diventare una sorta di Barbie personale, perfetta agli eventi mondani così come nella vita di tutti i giorni.



Non è quindi azzardato avanzare l'ipotesi che la Richie, senza la sua ex stylist, non avrebbe ottenuto la visibilità e la fama di cui tutt'ora gode, a torto o a ragione.
Finora abbiamo parlato solo di grandi eventi pubblici, ma è bene ricordare come alcune star si avvalgano dei servigi della Zoe anche nella loro vita quotidiana [5]: la stylist infatti sceglie per loro ciascun outfit debbano indossare per uscire con le amiche, per fare shopping o per andare dal parrucchiere. La domanda che sorge a questo punto è: come si veste la Zoe nella vita di tutti i giorni? La risposta è presto pronta, basta sfogliare il volume scritto a quattro mani con Rose Apodaca per capirlo: bluse in jersey e cotone indossate su jeans o pantaloni ampi, ballerine o stivali con tacco alto, sciarpe e stole a volontà, abiti stampati e morbidi, grandi borse e grandi occhiali.




Il risultato, a sua detta, è moderno ed elegante, senza essere formale o complesso. Certo, leggere i consigli elargiti nel libro, alla luce di una vita come la sua, tra shopping, eventi mondani, sfilate e feste, rende il tutto meno complicato di quanto effettivamente sia, ma è vero che a volte basta poco per passare dallo stile 'barbone' (ne so qualcosa) ad uno decisamente più presentabile.



Quale sarà il futuro della stylist che ha dato avvio alla mania per 'l'identificazione selvaggia' e che ha fatto diventare anche la vita quotidiana in un red carpet? Si ha la sensazione che i progetti a venire le destinino molto più rispetto a quanto già raggiunto. Sicuramente non si limiterà ad essere l'ombra di giovani celebrità, ma cercherà di ampliare la propria sfera di influenza e di azione, continuando forse a rappresentare un punto di riferimento (o una cattiva influenza, punti di vista) per le nuove generazioni, sempre più desiderose di ritagliarsi la propria fetta di fama.

[1] Ovviamente esistono le eccezioni, come Oliver Theyskens, direttore creativo di Nina Ricci, che, si dice, abbia rifiutato di prestare un abito a Keira Knightley per una premiere. La Zoe l'ha accusato di non aver capito di come funziona il mondo della moda, ma forse ha dimostrato di avere la personalità e la fermezza necessarie per resistere allo strapotere di 'Raisin Face (come la Zoe è stata malignamente soprannominata).
[2] La critica che più volte viene rivolta alla Zoe è proprio questa, di aver reso le proprie clienti tutte uguali e in qualche modo cloni di se stessa, abbigliandole in maniera poi non così eccezionale. Effettivamente non c'è nulla di nuovo nel suo stile (che si ispira in maniera evidente al glam anni '70), eppure a lei va il merito di aver imposto un dress code dove vige la decenza e non le chiappe in bella vista.
[3] A questo proposito, non è un caso che Harvey Weinstein abbia acquistato il celeberrimo marchio Halston, affidandone la direzione a Tamara Mellon (presidente e mente di Jimmy Choo) e la consulenza creativa alla Zoe.
[4] La Richie, nell'immagine, tiene in mano una clutch bag 'Cleopatra', nata dalla collaborazione tra Rachel Zoe e Judith Leiber. E' decorata da uno dei simboli preferiti della stylist, dei serpenti incrociati.
[5] Ritengo che questa sia davvero un'esagerazione, nonchè dimostrazione di quanta poca personalità abbiano alcune delle star che tanto sono ammirate per il loro look.
Postato da: superqueen alle 12:58| | p.link

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