Non è la prima volta che questo blog si occupa di aggiungere tasselli a quello che ormai è diventato un vero e proprio percorso tematico. La condizione contemporanea della donna, le sue caratteristiche e i contrasti che ne fanno parte sono un argomento che trovo irresistibile, specie perchè, nelle modalità con cui è visto dalla fotografia di moda, si carica di significati che altrimenti rimarrebbero volatili. La condizione della donna, nonostante l'emancipazione e tutto il resto, viene curiosamente vista ancora attraverso i due canali della casalinga e della madre, ruoli tradizionali riletti con spirito spesso dissacratorio o profondamente polemico.
Lungi dal voler compiere una disamina sociologica di quanto sopra (si potrebbe avanzare l'ipotesi che sono i fotografi maschi a ritrarre le donne ancora come madri e casalinghe, ma evidentemente le redattrici e le direttrici delle riviste approvano), ci limitiamo ad aggiungere una nuova voce al coro, già nutrito, di contributi in questo senso: il servizio 'Precious Gemma', realizzato da Norman Jean Roy, apparso sulle pagine di 'Vogue US' (dicembre 2007), che ha come protagonista la top-model australiana Gemma Ward (sul suo nome si regge il gioco di parole del titolo).
Lavare il pavimento è una delle faccende domestiche più odiose, specie se lo si deve fare inginocchiandosi a terra. La protagonista del nostro servizio però non si fa intimorire dalla difficoltà, anzi, la affronta abbigliata da gran sera: indossa un abito aderente (Calvin Klein), scarpe in satin decorate da cristalli e alcuni straordinari gioielli. La collana, ad esempio, ha una particolare forma a 'sciarpetta', visto che si annoda sul davanti, ed è realizzata con cristalli ed ametiste; diamanti invece per il bracciale e per il minuscolo orologio da sera.
Raccolta differenziata, croce e delizia (è il mio caso: sono maniaca) di ogni casalinga che si rispetti. Certamente poche avranno a disposizione così tanti contenitori per la raccolta delle lattine di alluminio, così come pochissime potranno dedicarsi a questo compito indossando un cappottino iridescente, abito in tulle e complessi sandali-calzari (Balenciaga), come quelli scelti da Gemma. Il parco gioielli in questo caso è piuttosto sottotono: si è optato semplicemente per due alti bracciali in bakelite con acquamarine, rodoliti e diamanti, e per una collana a catena.
Avevate mai pensato di usare un elettrodomestico a vapore per pulire le vostre scarpe preferite? Gemma evidentemente sì, quindi eccola impegnata in questo compito (nel suo caso, si tratta di un paio di Louboutin color argento dal vertiginoso tacco a spillo), al quale si dedica indossando un completo pantaloni di taglio maschile (Max Mara), reso però lezioso dalle spille importanti appuntate su un lato.
Torna un getto spray (non osiamo immaginare di che prodotto si tratti) con cui la nostra protagonista intende disinfettare la cornetta di un telefono. La luce, proveniente dal fondo, mette in risalto la scena, enfatizzando i toni del blu che la pervadono, sia nell'ambiente (una parte del muro), sia nell'abbigliamento ed accessori. Un semplice abito bustier color pervinca (Nina Ricci) è accostato ad un cardigan blu, mentre ai gioielli viene lasciato, come di consueto, il compito di rendere il tutto speciale. Azzurre sono le pietre dure di cui si compongono le collane, mentre diamanti a profusione decorano la spilla Cartier a forma di pantera (indossata come barretta fermacapelli) e il bracciale in smalto.
Il miniabito arancio (Jil Sander) scopre le gambe perfette di Gemma, ma si rivela anche un perfetto outfit per lavare le grandi vetrate della propria casa, specie se impreziosito da una spilla importante, dalla forma floreale, tempestata di diamanti bianchi e gialli.
L'azzurro del pannello su cui sono appese innumerevoli chiavi, ciascuna completa della propria targhetta, fa da pendant al complesso gioco di drappeggi che caratterizza non solo il soprabito, ma anche l'abito color lavanda (Burberry) indossato dalla nostra 'casalinga'. Anche in questo caso, i gioielli sono in primissimo piano, partendo dai complessi orecchini a cerchio, passando per il bracciale a fasce incrociate coperte da onici, per gli anelli decorati da pietre cabochon, concludendo con un altro bracciale, appena visibile, un trionfo di zaffiri e diamanti di Fred Leighton.
Non c'è niente di meglio che darsi al giardinaggio indossando un abito dal corpino fittamente plissettato (Max Azria), accessoriandolo con uno strepitoso collier a forma di serpente tempestato di turchesi, più bracciale decorato da quarzi citrini e topazi e orecchini pendenti con boules in diamanti.
Il servizio è un contributo piuttosto blando (specie se messo a confronto con le vere e proprie 'invettive per immagini' a cui ci ha abituato Miles Aldridge) al tema principale, eppure usa modalità a noi già note, ovvero il consueto filtro del lusso messo in relazione/contrasto alla quotidianità delle azioni compiute. Il ruolo di madre della protagonista del servizio è lasciato in secondo piano (appare un paffuto infante biondo solo nella prima foto), a favore di quello di una casalinga comunque privilegiata: gli unici momenti davvero pesanti sono presenti nel primo e nel quinto scatto, mentre le altre faccende domestiche sono ordinaria amministrazione. E' chiaro che una rivista patinata e profondamente ortodossa come 'Vogue US' mai avrebbe inserito in un servizio del genere una donna intenta a rifare i letti o a pulire il wc, e in questa 'censura' risiede probabilmente la debolezza d'intenti che emerge dalle immagini.
A volte la solerzia dei miei lettori e la mia disattenzione mi stupiscono con uguale intensità: proprio stasera, controllando la casella di posta, mi sono accorta di un contributo per la rubrica 'borsifera' di questo blog che avevo erroneamente archiviato tra quelli già pubblicati. Come ho potuto lasciare da parte questa borsina deliziosa, quasi quanto il suo contenuto?
Ma vediamo intanto di conoscere la sua proprietaria: Francesca ha 19 anni e vive in un paesino in provincia di Udine, ha appena iniziato il percorso universitario presso la facoltà di Lingue e Letterature Straniere a Udine (e qua non aggiungo nulla altrimenti mi faccio trasportare dai ricordi). E' blogger dal 2004: attualmente ha un blog personale e ad uno collettivo, 'Trendvillage', che si occupa di moda, musica e tendenze.
Francesca ammette di possedere un gran numero di borse, che cambia a seconda del look o dell'umore; ha scelto però di partecipare a 'What is in My Bag?' con una borsa Blugirl (linea giovane di Blumarine) in tessuto tecnico con dettagli in pelle nera e metallo dorato, perchè recentemente è quella che ha usato di più, grazie alla sua estrema versatilità.
Il modello è effettivamente ideale per essere usato nelle occasioni più svariate: ha una forma che ricorda la classica shopping bag, con pratici manici e taschina frontale chiusa da zip; il nero poi attraversato da dettagli dorati la dona un tocco di eleganza, che non guasta mai.
Ora però concentriamoci sul contenuto.
- chiavi della macchina e di casa con portachiavi Hello Kitty (occhio, Raffy, che qui siamo in zona 'Hello Kitty' ;P)
- Labello Caregloss rosa
- cellulare rosa Nokia 6111, a cui è appeso un dangle Hello Kitty tutto rosa
- cellulare Samsung V200
- portamonete con faccia di Hello Kitty
- portafoglio Vuitton, che Francesca ritiene essere abbastanza scomodo perchè non contiene i documenti che le è necessario portare sempre con sè
- agenda Moleskine in versione rossa
- iPod Nano da 4Gb con custodia (rosa obviously!) di Charmmy Kitty
- mini trousse Clinique in plastica trasparente, che contiene
- correttore fluido Deborah
- gloss Collistar in tubetto (colore 'Bianco Sparkling', trasparente con micro-glitter)
- matita occhi (di solito nera, però varia col trucco del giorno)
- deodorante Nivea (che la nostra protagonista di oggi non riesce a non mettere in borsa)
- veline anti-lucido per il viso di Sephora
- specchietto-spazzola di Sephora
Non so spiegarvi quale meccanismo sia scattato in me, ma trovo questa borsa e il suo contenuto di una semplicità e di una perfezione disarmante. Francesca dimostra di amare le borse particolari e alla moda, ma ancor di più di essere una persona con le idee molto chiare, che sa quello che vuole e che riesce a selezionare con assoluta precisione gli oggetti davvero importanti per lei. Ha una passione per Hello Kitty, abbiamo visto, ma gli oggetti che recano l'effigie kittosa non sono eccessivamente stucchevoli; usa spesso i gloss, ma non se ne porta dietro decine (e qui la invidio, visto che, come lei e lei, sono una lip gloss bitch); è attratta dagli accessori logati, ma non esagera in ostentazione. Che dire poi del reparto beauty? C'è quello che serve ma senza strafare: il deodorante, specchietto con spazzola incorporata, matita e gloss, oil blotting tissues e correttore in stick, tutto perfettamente inserito in una bustina trasparente (che permette quindi di trovare subito ciò che serve). Personalmente ammiro la 'pulizia mentale' (concedetemi il termine) di una persona così giovane, dalle idee e dai gusti già così definiti, in cui non trovano spazio elementi di confusione, a favore di uno spirito di freschezza e di serenità che emergono da borsa e contenuto.
Trovo sia particolarmente affascinante notare come il passato e la tradizione culturale di una nazione siano in essa così radicate da invadere molti aspetti del presente. Su queste pagine si è parlato spesso di Tim Walker, onirico fotografo inglese, dallo stile personalissimo e spiazzante. Non c'è bisogno di conoscere in modo approfondito le sue opere per coglierne i tratti salienti: le fotografie di Walker sono sempre ambientate in un ideale 'non luogo', immerse in uno spirito britannico idealizzato [1]; in questa direzione, tra l'altro, si inquadrano anche le scelte di lavorare con modelle britanniche, da Stella Tennant a Lily Cole.
Nel numero di luglio 2007 di 'Vogue Nippon', invece, assistiamo ad un cambio di rotta, sia per quanto riguarda la scelta dell'ambientazione, che della modella. 'Reflections of the Silver Screen of India' non è l'ennesimo servizio in salsa Bollywood sulle tendenze etniche della moda, ma una raffinatissima contaminazione di epoche e di suggestioni: il risultato è, come di consueto, spiazzante ed originale.
Protagonista del servizio è la francese Audrey Marnay, modella molto famosa negli anni '90 (il suo successo fu dovuto inizialmente alla sua aderenza al 'modello Moss', per quegli occhi un po' troppo distanziati, la magrezza e il viso da bambola), attualmente votatasi al cinema. Il suo aspetto fragile viene plasmato secondo le esigenze di scena: ecco che la 'bambolina' Audrey diventa una sorta di femme fatale, idealmente uscita da una delle cabine sparse sulla spiaggia di Deauville, abbigliata in bianco e nero come una novella Coco Chanel.
Lo 'schermo argentato' a cui fa riferimento il titolo è ovviamente quello cinematografico, che nel servizio appare in forma decadente: strappato, gonfiato dal vento che spira sulla spiaggia, sorretto da una struttura in cartapesta dalle linee anni '30, una sorta di sogno rivelato alla luce del giorno e quindi infranto [2].
L'argento pervade anche il look della modella, ritratta nell'atto di sorreggere un parasole di questo colore. Argentati sono anche alcuni dettagli degli abiti che indossa, ideali rifacimenti di uno stile a cavallo tra anni '20 e gli anni '30 del cabaret berlinese: shorts, calze a rete, altissimi sandali platform, bustier e calottine calcate sul capo.
La spiaggia su cui si svolgono le scene ritratte, inoltre, come da tradizione per Walker, è ingombra di oggetti (sempre argentati), riconducibili ad un set cinematografico: piante finte, sedie accatastate l'una sull'altra, ventilatori di diverse dimensioni.
Se Audrey viene ritratta come una diva del cinema anni '30, non possono mancare alcuni elementi irrinunciabili, che emergono forti dal suo aspetto: il turbante, ad esempio, tornato di moda fugacemente grazie alla collezione p/e 2007 di Prada, le sopracciglia sottilissime disegnate sopra quelle vere, le gambe bene in vista e le giacche con le spalline sagomate. Il bianco e il nero dell'abbigliamento rappresentano l'ideale contrasto/completamento cromatico dell'argento, una sorta di non colore su cui si rifrangono i raggi del sole che sta per tramontare. L'effetto flou, inoltre, che caratterizza molte immagini, non fa che amplificare l'atmosfera sospesa, quasi irreale.
Nella prima immagine in alto iniziamo a cogliere un cambiamento sostanziale dal punto di vista luministico: Audrey, vestita in un abito-peplo bianco e con turbante argento sul capo, è ferma di fronte allo schermo cinematografico, illuminata dalla forte luce di un proiettore. Sullo schermo, compare una delle immagini più evocative della storia del cinema, ovvero il simbolo della 'Columbia Pictures' (una donna - che rappresenta gli Stati Uniti - nell'atto di sorreggere una torcia): la tradizione cinematografica statunitense pervade irresistibilmente ogni cultura del pianeta, tanto che la ritroviamo anche qui, su una spiaggia indiana.
Le altre immagini invece ricalcano quelle già viste. Un dettaglio stilistico importante sono i bracciali 'Collier de Chien' di Hermès che Audrey porta ai polsi nella seconda immagine in alto (in cui compare un altro sempiterno simbolo della cultura statunitense, ovvero la classica bottiglia di Coca Cola in vetro, modellata da Earl R. Dean nel 1915, dalla linea sinuosa e attraversata da scanalature, riconoscibile anche al buio).
L'estetica dello schermo cinematografico inserito in un contesto inusualenon è certo nuova per Walker, ma l'immagine qui sopra si carica di un valore nostalgico non indifferente. Un classico in bianco e nero del cinema bollywoodiano viene proiettato su uno schermo finalmente integro, ma è la spiaggia, il tramonto, le palme sullo sfondo e quella 'bruciatura' che contorna il fondo della fotografia a renderla davvero struggente.
[1] In questo caso il riferimento alla storia della Gran Bretagna è presente in quanto ne viene rievocato il passato di potenza coloniale (il servizio è appunto ambientato in India).
[2] Un elemento scenografico simile è presente anche in 'Romeo+Juliet' di Baz Luhrmann, film che si regge sui concetti di decadenza e disfacimento.
Strano notare come nel mondo della moda, dove dovrebbero dominare creatività ed originalità, intese a tutto campo, dominino sempre modelli fisici improntati sul conformismo. Le grandi personalità di questo campo, ad esempio le giornaliste più influenti, molto spesso finiscono per assomigliare alle modelle con cui lavorano; le eccezioni sono rare però esistono. L'esempio più lampante di addetta ai lavori sempre pronta a rompere gli schemi è Anna Dello Russo, origine pugliese, assurta alle cronache per essere stata molti anni al timone di 'Vogue Uomo' ma soprattutto per aver recentemente abbandonato l'ambito ruolo editoriale. D'altronde, perchè volere solo la direzione di una rivista, quando si può avere molto di più, lavorando come art director freelance?
La Dello Russo, per festeggiare questa nuova fase della sua vita professionale, ha deciso di apparire per la prima volta davanti all'obiettivo (di Manuela Pavesi [1]) e di posare come modella per un servizio fotografico apparso sul numero 8 del patinato magazine francese 'Purple'. Il risultato è molto accattivante, soprattutto perchè dimostra come la forte personalità e uno stile inconfondibile (in cui gli accessori, soprattutto i gioielli, hanno una grande importanza) siano gli elementi che davvero emergono da un'immagine, a dimostrazione che la bellezza (intesa come aderenza a definiti canoni estetici) non è mai tutto. La Dello Russo ha un fisico atletico, quasi androgino, lineamenti piuttosto duri, non è considerata unanimamente una donna bella, eppure la vitalità e la forza che emergono da queste immagini sono obiettivi che difficilmente avrebbero potuto essere raggiunti da un'altra.
Il primo scatto presenta tutte le caratteristiche formali che troveremo in seguito: la modella viene inserita in una cornice disseminata di opere artistiche più o meno importanti ed elementi d'arredo particolari. Qui ad esempio, indossa un costume olimpionico concepito da Comme des Garçons per Speedo, accessoriandolo come se fosse un abito da sera, con bracciali d'oro ai polsi, una collana di diamanti al collo e sandali stringati di Balenciaga. L'identità della protagonista, già perfettamente definita, viene sottolineata da ciò che sta sullo sfondo: la bicromia del pavimento è ripresa dalla fotografia incorniciata di bianco, appoggiata alla parete, e dalla grande stampa alla parete, così come dal soprammobile-torretta che scorgiamo sul tavolino dalla forma romboidale.
La severità del completo giacca e pantaloni di Yves Saint Laurent viene mantenuta inalterata, senza però rinunciare a qualche tocco di ingentilimento: il cardigan grigio indossato sotto la giacca, i molti giri di perle, la grande croce di smeraldi portata al collo, i bracciali d'oro e la 'Kelly' di Hèrmes ripiegata ed appoggiata sul cassettone dipinto. A dare un ulteriore tocco decorativo, infine, ci pensa il quadro appeso alla parete, un classico scorcio ottocentesco di Venezia.
Sfido chiunque ad indossare questo abito di Prada nella vita reale: non sembra anche a voi più un animale mitologico (un po' agnellino, un po' frangiato) che uno chemisier? Certo, qui ci troviamo in un servizio fotografico, ma Anna Dello Russo è nota per indossare ed 'interpretare' in maniera personale i capi più stravaganti anche in un ambito quotidiano. Gli accessori appartengono alla stessa collezione dell'abito (pochette-fiocco verde, lunghi guanti in pelle bicolore e scarpe in satin, indossate senza calze). Trovo sia bellissima la composizione cromatica della foto: il fitto tappeto color mattone rievoca la lavorazione dell'abito (o meglio, la parte beige), mentre la sciarpa appoggiata alla poltroncina richiama l'arancio della fascia in vita. Il ritratto alla parete (volutamente poco visibile perchè colpito dal flash) si accosta ad un ritratto vero, quello della giornalista, colta in un momento di pausa, intenta a sistemarsi i capelli.
La ricca pelliccia bicroma di Fendi viene 'spezzata' da accessori rosso fuoco (alta cintura di coccodrillo in vita, clutch bag dalla forma rettangolare e sandali 'Bubble' di Fendi), ma il contrasto tra bianco e nero è ripreso dal pavimento e dallo sgabello etnico, ricoperto da pelli esotiche. Gli occhiali neri a mascherina, infine, danno un tocco misterioso all'insieme e fanno assomigliare la giornalista alla sua celebre collega Carine Roitfeld.
Onestamente importabile fuori dalla passerella il cardigan-body color cammello di Miu Miu, che però Anna indossa con invidiabile nonchalance. A parte le decollète bicolori di Miu Miu ai piedi, gli accessori scelti sono in parte tradizionali (una borsa nera a cui è appeso un foulard rosa di Hèrmes), in parte eccentrici (bracciali e collane a volontà). Trovo interessante, inoltre, il contrasto tra un outfit allo stesso tempo anticonformista e classico e la parete scrostata che troviamo sullo sfondo.
La versione femminile di uno smoking, proposta da Bottega Veneta, viene resa maliziosa dalla mascherina in metallo di Dolce & Gabbana, accessorio fuori dalla realtà ma funzionale ad un obiettivo, quello di mettere in risalto viso e collo di Anna, su cui campeggia un complesso collier in diamanti, già visto nella prima immagine e che rivedremo nello scatto successivo. La semplicità dei capi indossati fa da contraltare alla complessità della lavorazione che caratterizza il caminetto in marmo, visibile dietro la giornalista.
Tutto Balenciaga l'outfit sfoggiato in questa immagine: pantaloni in satin con righe bianche laterali, camicetta in chiffon sui toni del verde con tocchi di bianco e nero, giacchina in tweed con profili neri e sandali neri peep-toe completamente stringati. Interessante che la giornalista, che qui tiene una posa particolarmente fissa (ma ricordiamo che non è appunto una modella), abbia accanto una sedia (altro elemento di fissità), ricoperta di velluto verde, su cui sono appoggiate una clutch bag, sempre verde, e un ricco collier, simile, se non uguale, a quello da lei indossato.
[1] Due parole anche su colei che ha realizzato il servizio: nota negli anni '90 per le romanticissime campagne pubblicitarie di Blumarine, la Pavesi ha sempre avuto uno stile elegante ed onirico, più vicino a quello di Iris Brosch e Sarah Moon che non a quello 'documentaristico' e spoglio di Juergen Teller. In queste immagini invece sembra abbia acquisito il gusto per la semplicità e la fotografia non filtrata, ritraendo la Dello Russo in maniera naturale ed informale. Una curiosità: la Pavesi, un po' come Julian Schnabel, ama viaggiare e lavorare indossando pigiami in seta, coprendosi di cashmere in inverno.
Un ringraziamento doveroso va a Marco, il quale ha gentilmente acquistato la rivista (poco reperibile) e ha passato allo scanner le immagini che vedete qui sopra. Senza la sua gentilezza e il suo aiuto, questo post non avrebbe mai visto la luce.
...scrivere un post 'serio', che sto covando da qualche giorno ma al quale ancora non sono riuscita a dare la forma giusta. La mia presenza su questo blog, me ne rendo conto, si sta facendo sempre più rarefatta, ma tra gli impegni scolastici e casalinghi, il clima autunnale e la naturale pigrizia, il tempo e la voglia che rimangono per scrivere qualcosa di vagamente sensato sono sempre meno.
Con l'inizio di novembre si avvicina il periodo più bello dell'anno: l'inverno, per la sottoscritta, si carica sempre di un significato speciale. E' il momento perfetto per rinchiudersi nel proprio bozzolo, per dedicarsi agli affetti e alla propria persona. L'inverno è un lungo momento di pausa che si prende la natura e la stessa pausa la prendo io, rallentando i ritmi quotidiani, impegnandomi nella lettura, nella cucina e nella composizione di un puzzle che sembra non finire mai.
Con l'avvento della stagione fredda ho approfittato per fare scorta di oggetti simbolici, che mi possano tenere compagnia nei mesi che verranno.
Qui siamo in piena regressione infantile, eppure trovo questa coppia di statuine in resina, raffiguranti Barbapapà e Barbamamma, assolutamente spettacolare. Non appena sono venuta a conoscenza della sua esistenza sul mercato, l'ho ordinata al mio fumettaro ed eccola qui. Trovo che le espressioni dei due personaggi siano deliziose: Barbapapà guarda sorridente verso la sua consorte, la quale ricambia uno sguardo pieno di amore, sottolineato dalla romanticissima posizione delle mani. Qua non troviamo solo il ricordo di infanzia (adoravo i Barbapapà) ma anche il ricordo di un mondo ormai scomparso, in cui valori come l'amicizia, il reciproco aiuto, il rispetto per la natura erano veicolati attraverso un semplice cartone animato.
In questa poco artistica composizione fotografica, invece, troviamo altre due recenti acquisizioni, la prima nell'ambito dei coffee-table books (che colleziono, per quanto possibile) e la seconda nell'ambito dei profumi.
Due camelie di seta, una bianca, l'altra nera, campeggiano sulla copertina dello splendido volume curato da Danièle Bott, incentrato su cinque dei simboli più famosi della maison Chanel, ovvero la camelia, la gioielleria, profumi e cosmetici, il tailleur e il little black dress. Attraverso una straordinaria carrellata di immagini tratte dai ricchi archivi Chanel, viene ripercorso il mito creato da una designer modernissima e visionaria.
'L'Ombre dans l'Eau' (ovvero 'l'ombra sull'acqua') è invece il nome poetico del profumo Diptyque acquistato qualche tempo fa. Il mio rapporto con i profumi è sempre stato altalenante, ma ultimamente le mie preferenze si sono assestate attorno al profumo di rosa e a quello di violetta, dai quali non ho alcuna intenzione di discostarmi. Grazie al suo illuminato consiglio, ho avuto modo di conoscere il profumo in questione, costruito attorno alla rosa bulgara e alle foglie di mirtillo; il risultato è unico, particolare ed evocatorio, tanto da farlo sentire subito come 'mio'. Al di là del profumo, inoltre, colpisce il packaging, essenziale, sempre uguale a se stesso (qui il dettaglio dell'etichetta, che reca la delicata effigie di un cigno).
Infine, per gli amanti del genere, ecco la tradizionale zucca, intagliata dalla sottoscritta ed esposta alla finestra durante la notte del 31 Ottobre. Quest'anno, purtroppo, l'orto dell'ing non ha dato i frutti sperati: siamo invasi dai cavolfiori e dal radicchio (di diverse qualità), ma niente zucche. L'unica, misera zucchetta sopravvissuta all'attacco delle lumache è della varietà 'Marina di Chioggia', buona da mangiare ma pressochè impossibile da intagliare (ci ho provato, anni fa, rischiando diverse falangi). La situazione d'emergenza, quindi, mi ha costretta ad acquistarne una, bella grande ma puramente ornamentale (del tutto priva di polpa), perfetta solo per essere intagliata. L'ultima giornata del mese di ottobre, comunque, si è svolta in tutta tranquillità: dopo una cena a base di zuppa di patate e porri e torta di ricotta e radicchio, io e l'ing ci siamo addormentati sul divano, non abbiamo retto nemmeno al secondo episodio di 'Dr House' (io però mi sono rifatta, guardandomi l'episodio-pilota, mandato in onda da 'Matrix' in seconda serata). Che ci volete fare? L'inverno ha un effetto rilassante anche su di lui.
Update: giusto ieri sera ho completato il puzzle di cui parlavo sopra, eccolo qua.
L'opera originale mi ha sempre affascinata in maniera indicibile, quindi non vedo l'ora di poterlo riquadrare per ammirarlo tutti i giorni. Grazie a questo puzzle, inoltre, ho riscoperto il gusto di dedicarmi ad un hobby così rilassante; ovviamente, sono già alla ricerca del prossimo quadro da riprodurre!