Ultimamente, a differenza di quanto avviene di solito, mi sono trovata la casella di posta piena piena di contributi per la rubrica 'impicciona' di questo blog, ovvero 'What Is In My Bag', una sorta di reality show che fa felici tutti, proprietari delle borse e astanti, desiderosi di frugare - per quanto virtualmente - nelle borse altrui.
La puntata odierna è dedicata a Eeleo, blogger milanese che adora la moda e la lettura, le borse e le rose. Il suo contributo risale addirittura alla metà di luglio: sì, lo so, sono stata incorreggibile a non averlo pubblicato prima, ma mi ricopro il capo di cenere e faccio ammenda, dando ora alla sua borsa il risalto che merita.
La borsa è realizzata in pelle color cioccolato (colore davvero attuale) e ha un modello che ricorda la 'Brief' di Balenciaga: è accessoriata da uno specchietto (molto utile), la si può portare sia a tracolla che a spalla. Ecco di seguito l'analisi del contenuto:
- portafoglio celeste Furla con due clip, una per le monete, l'altra per le banconote
- agendina settimanale marrone e rosa chiusa da un elastico
- bustina per i trucchi decorata da un castello, la testa di un cavallo, stelle e luna: si tratta di un ricordo della scorsa estate, acquistato al castello di Edimburgo. Appoggiati davanti ci sono un burrocacao Neutrogena e il lucidalabbra 'Kiss Me' Madina
- sotto all'agenda c'è il libretto di circolazione di Giorgia (nome dell'automobile); appoggiato sopra c'è il cellulare nero LG con brillantini
- iPod nano nero con la sua custodia
- scatoletta delle lenti a contatto con dentro anche uno specchietto, il liquidino e il porta-lenti acquistato da Muji;
- chiavi dell'auto con attaccato un portachiavi-ricordo di Harrod's, più chiavi del box
- pacchetto di chewing gum Vigorsol
- custodia-occhiali Ray-ban contenente due paia di occhiali, i Ray-ban dorati a mascherina e un altro paio a goccia col bordino viola;
- fazzoletti con i personaggi della Warner Bros
Quando Eleonora va a seguire le lezioni all'università, a quanto sopra si aggiungono quaderni, un libro e un astuccio portapenne celeste di Eastpack.
La borsa di Eleonora è il classico esempio di 'bagaglio' di cui mi fa sempre piacere parlare, una perfetta via di mezzo tra il 'troppo' (borse 'Mary Poppins' in cui ci si può trovare l'impossibile, il più delle volte inutile) e il 'niente' (borsine che contengono forse le chiavi di casa e nulla più). Il fatto che venga usata quotidianamente per recarsi all'università sottolinea ulteriormente l'impostazione decisamente pratica che è stata data al suo contenuto e al modo in cui è organizzato: l'uso di bustine porta-tutto (per il make-up, ma anche per le lenti a contatto e per l'iPod) dimostra l'importanza di trovare quel che serve in poco tempo, senza inutili rovistamenti. Tale pragmatismo, però, non è sinonimo di aridità, tanto che alcuni souvenir dalla Gran Bretagna, ben due paia di occhiali e i fazzoletti di carta con stampati i personaggi dei cartoni Warner e il cellulare tempestato da glitter danno un netto tocco di personalità e di giusta frivolezza a tutto l'insieme. Dal contenuto della borsa, quindi, emerge un carattere sì pragmatico, che dà molta importanza alla praticità, ma anche un animo giocoso e femmineo, che non rinuncia a qualcosa di speciale per rendere le proprie giornate meno monotone.
Sarà la nostalgia per il passato, che torna a farsi sentire ad intervalli regolari, ma guardare la tv, di questi tempi, è diventata un'attività a cui dedicarsi il meno possibile, con nonchalance e soprattutto con la mente sgombra da aspettative che potremmo vedere irrimediabilmente disattese. Ormai mi limito a seguire con attenzione solo qualcheserialtv e realityshow, il resto lo evito accuratamente. Una riflessione, però, voglio farla: proprio ieri, nel corso di un forsennato zapping serale, mi sono imbattuta nello spot che annunciava con grande enfasi l'ennesima edizione di questo programma, uno dei più famosi ed amati dal pubblico italiano e da lì è scattato il confronto con il passato, specie per quanto concerne il ruolo della danza in tv.
Mi rendo conto si tratta di un argomento di cui si è detto e scritto moltissimo, ma come non pensarci quando i propri punti di riferimento risalgono agli anni '80, epoca nefanda sotto molti punti di vista, ma che certamente ha visto la presenza in tv di fior fiore di artisti? Da qualche tempo, fatalità, ho recuperato alcune sigle televisive con protagonista Heather Parisi, la show girl che più di ogni altra mi entusiasmava; riguardando quelle sigle, come non sentire il peso della decadenza?
'Crilù' era una canzoncina sciocca che faceva da apertura a 'Fantastico 5', vivificata da un balletto vero, con ballerini veri e coreografie degne di questo nome, niente a che vedere con gli 'strusciamenti' (mi vergogno a definirli balletti) che passano oggi in tv ed abbondano in qualsiasiprogramma. Al di là dei ricordi personali, si trattava di una dance routine ben congegnata, in cui tutto (dai costumi alla scenografia) si riferiva ad un'idea centrale, per quanto semplice.
Poi, vabbè, c'era lei, Heather Parisi, ballerina con formazione classica (e questo emerge da moltissime sue esibizioni, specie dalla sigla di 'Stasera Niente di Nuovo'), dalla spaccata esagerata, che ha avviato alla danza chissà quante ragazzine. Chioma bionda e fluente, viso pulito, corpo tonico ed atletico, la Parisi resta senz'altro una delle protagoniste della danza in tv, capace di dare enfasi e personalità a qualsiasi balletto.
E' incredibile notare come certi dettagli, che allora attiravano la mia attenzione, continuino a farlo anche oggi: ricordo perfettamente che il mio momento preferito era quando Heather appariva bardata con occhiali da miope e guanti per lavare i piatti, e lo è anche oggi, piccola parentesi ingenua in una sequenza piuttosto concitata. Qui di seguito il video completo.
Il sogno di alcune donne (il mio senz'altro) è quello di trovare un abito o una mise che doni particolarmente, che rappresenti a pieno la propria personalità, senza sforzi o inutili travestimenti. Una volta trovato questo abito, non sarebbe bello poterlo indossare all'infinito, sempre uguale a se stesso ma allo stesso tempo diverso per qualche dettaglio o per la stampa del tessuto? Probabilmente Nicolas Ghesquière, il mio eroe delle passerelle parigine, ha voluto esplorare questo campo quando ha portato all'attenzione pubblica la collezione p/e 2008 per Balenciaga. Ad una prima occhiata, la serie di abitini strutturati mi ha lasciata perplessa, poi è subentrata l'ammirazione ed infine l'adorazione, come di consueto.
Partendo da una silhouette-base, caratterizzata da lunghezze minime, gonna a panier e maniche gonfie, si è assistito ad una straordinaria opera di variazioni sul tema, giocando non solo sui tessuti (prevalentemente raso di seta operato, ricamato o stampato, con cuciture a vista e orli tagliati a vivo da una macchina ad ultrasuoni) ma anche sulle fantasie. Ghesquière, per sua stessa ammissione, non è mai stato fan delle stampe floreali, ma dando un'occhiata all'ultima collezione, sembra abbia cambiato idea. Un tripudio di anemoni (i fiori preferiti da Cristobal, fondatore della maison), peonie, narcisi ed ortensie rende ancora più affascinante e rivoluzionario il contrasto tra spirito romantico (di cui le fantasie floreali sono sempre state emanazione) e indole forte, quasi guerriera, di questi abiti così definiti.
A volte, la rielaborazione della silhouette-base avviene in maniera più profonda: le maniche, da semplicemente gonfie, possono diventare piccole rose formate da decine di microvolant, oppure lo scollo può farsi più ampio e morbido; quel che certamente rimane invariato è l'intento che sottende questi modelli.
Prima si parlava di ricami, ed eccoli, fittissimi, a ricoprire minuscoli completi formati da microgonna e giacchina ben accollata. I ricami in questione riprendono il tema floreale, innalzandolo ad un livello estetico più raffinato, a ricordare i giardini acquatici dipinti da Monet o il decorativismo di stampo giapponese.
Quel che trovo di rivoluzionario in questa collezione, oltre a quanto già espresso, è l'apparente rottura degli schemi che vogliono una più o meno definita separazione tra abiti ed outfit da giorno ed altri invece da sera. Le struccatissime modelle di Balenciaga, che hanno calcato una passerella ricoperta da un tappeto floreale, hanno indossato capi che si pongono potenzialmente fuori dal tempo e dal contesto, un po' come aveva mirabilmente fatto Olivier Theyskens per Rochas nella stagione p/e 2006. In questo, a mio parere, sta la lungimiranza e il genio di un designer: fare moda che sia arte non consiste nello studiare a tavolino il capo o l'accessorio che farà tendenza e verrà copiato ovunque (successo che Balenciaga ben conosce, grazie alle sue borse) o nel leggere, in maniera più o meno personale, i famigerati trend di stagione, ma vuol dire imporre, per quanto apparentemente impopolare, la propria visione al pubblico, certi di aprire una nuova via di espressione per il corpo femminile.
Una collezione eccentrica come questa non poteva tralasciare gli accessori, per la precisione le scarpe. Le modelle hanno indossato altissimi stivali in pelle bianca e nera, complessi come antichi calzari, formati da listini a rondelle, o semplicemente tutti stringati davanti ed aperti dietro.
Una lettrice di questo blog, tempo fa, si era chiesta come mai non avessi parlato delle collezioni estive 2008; ebbene, un po' la mancanza di tempo, un po' gli impegni scolastici, un po' la mia vita privata hanno fatto sì che vi risparmiassi il consueto reportage da Milano e Parigi. Poco male, comunque, perchè non vi siete persi nulla di sconvolgente: gli stilisti hanno fatto a gara per far sfilare i capi più romantici o stantii o banali venissero loro in mente; uniche eccezioni sono state, a parte Balenciaga, le collezioni di Prada, Miu Miu e Louis Vuitton, finalmente vivificato da una collaborazione tra Marc Jacobs e l'artista Richard Prince. A questo proposito, l'accessorio più originale è stato senz'altro quello sfoggiato da Jacobs al termine della sfilata, ovvero una valigetta decorata dall'effigie di Sponge Bob (ai cui colori è ispirata l'intera collezione).
Update! Ci avrei scommesso che la prima sarebbe stata lei: ecco la splendida Jennifer Connelly, fiera nel suo miniabito fiorato e sandali bicolore Balenciaga, alla prima del film 'Reservation Road'.
Non è la prima volta che su queste pagine si discute del cambiamento subito negli ultimi anni dall'iconografia della figura materna, sotto l'influenza di mezzi di comunicazione e di bizzarre teorie megalomaniache, secondo cui la donna moderna dovrebbe essere una sorta di figura mitologica in grado di gestire perfettamente e con nonchalance un lavoro, una famiglia, figli e quant'altro, senza perdere un'oncia di fascino e sex appeal. Miles Aldridge, fotografo di moda dallo stile onirico e a tratti inquietante, ha concentrato da tempo i propri sforzi in questa direzione: ha infatti realizzato diversiservizifotografici incentrati sulle modalità con cui la figura della madre viene vista e percepita nella società contemporanea. La donna che emerge dai suoi scatti ha dei tratti ben precisi, che non la fanno automaticamente diventare una 'cattiva' madre, ma che senz'altro contribuiscono ad alimentare la polemica in questo senso.
Innanzitutto, è giusto inserire queste immagini nella giusta cornice: essendo realizzate per una rivista di moda, hanno ovviamente una perfezione formale (caratteristica di tutte le realizzazioni di Aldridge) al limite dell'umano, e questo è già un elemento importante. Alta, magrissima, elegante e bionda: così viene tratteggiata la madre dal fotografo britannico, che la inserisce in un ambiente sì casalingo, ma in qualche modo caratterizzato dalle stesse qualità. L'immagine qui sopra, ad esempio, ha come sfondo un soggiorno arredato in stile classico: grandi divani ricoperti di broccato, pesanti tendaggi alle finestre, moquette a piccoli motivi decorativi, lampadario di cristallo, specchi e un busto marmoreo. La stanza è come inghiottita dalla magnificenza dell'abito da sera (un capo Dior Haute Couture) indossato dalla protagonista, che pare sovrastare anche la presenza infantile: biondo come la madre e di bianco vestito, il bambino siede su un cavallino a dondolo, con un'espressione così fissa e triste sul volto, da pensare che quel giocattolo sia più un'imposizione che un divertimento.
La sensazione che potrebbe derivare dalla prima immagine (una madre scostante e non particolarmente interessata al figlio) viene sottolineata procedendo nel servizio. A sinistra vediamo la fugace apparizione di un'altra abitante della casa (una baby-sitter con un'uniforme stile anni '50), alla quale è affidato il compito di tenere in braccio un altro bambino, sempre biondo e di bianco vestito, mentre la padrona di casa è impegnata in una conversazione telefonica. A destra, la famigliola è riunita accanto ad un pianoforte, ma l'effetto finale non è certo quello di unità: il bambino più grande, seduto al piano, ha lo sguardo puntato sulla tastiera, mentre gli sguardi della madre e del bambino più piccolo hanno direzioni diverse. La mano ingioiellata della madre, appoggiata sulla spalla del 'pianista', più che protezione sembra voler esercitare controllo.
In questi due scatti, s'insinua ancora più la sensazione che la madre non sia interessata a trascorrere del tempo con i propri pargoli, tanto più che la vediamo ritratta in quella che diventerà la sua posa caratteristica, ovvero con un bicchiere di cocktail (io amo pensare si tratti di Martini) in mano, sorretto con aria distratta quanto annoiata. L'immagine a sinistra ha un che di straziante (il bambino, in piedi, tende la mano verso la madre, appoggiata alla culla con bicchiere e sigaretta in mano), mentre quella a destra è addirittura allarmante: a cosa sta pensando la madre, mentre il proprio figlio sgambetta indisturbato verso l'esterno della propria cameretta?
Un bicchiere di Martini non manca mai in queste immagini, ed infatti è presente anche qui, mentre vediamo scorrere la vita di questa famigliola (da notare come sia del tutto assente la figura paterna). Il bambino piccolo continua a disperarsi, ma la madre non lo degna della minima attenzione, specie nell'immagine a destra: si isola da ciò che la circonda ascoltando della musica in cuffia, mentre il piccolo piange appoggiandosi al bracciolo della poltrona.
Il piccolo piange anche in quest'altra immagine d'insieme, ma l'unica consolazione gli arriva dal fratello maggiore, che gli accarezza il viso (che Aldridge abbia preso spunto da questo momento di vita vissuta?). La mamma, nel frattempo, inguainata nel suo miniabito firmato Valentino, sorseggia assorta la sua dose quotidiana di cocktail.
L'immagine qui sopra sembra un manifesto dell'incomunicabilità: la mamma siede a terra, appoggiata al divano, con una mano sorregge il consueto bicchiere di cocktail, mentre il figlio è quasi steso sul divano, annoiato come e più della madre. Nessun contatto tra loro, solo una comunanza di stato d'animo.
L'unico scatto che in qualche modo propone la madre in un atteggiamento affettuoso nei confronti del figlio maggiore è questa: i due sono stesi sullo stesso letto, ma ora è il bambino a non prestare attenzione alla genitrice, impegnato come è a giocare con due pupazzi colorati. La mano della madre, appoggiata sulla pancia del bambino, stavolta sembra riconducibile ad un desiderio di protezione, più che di controllo.
Quale è il messaggio che l'autore ha voluto comunicare tramite queste immagini? Aldridge vede davvero la madre moderna (o quello che la madre vorrebbe essere) come un essere insensibile e distaccato, più interessato alla propria messa in piega che ai propri figli? Senz'altro gli esempi di madri-cyborg, sempre perfette, non mancano, ma qui, a mio parere, c'è qualcosa in più, che travalica il semplice discorso relativo alla donna che vuole tutto e che lo ottiene a scapito della propria sensibilità. Con 'The Vagaries of Fashion' (questo il titolo originale del servizio) pare che Aldridge abbia voluto proporre una metafora dei rapporti umani, prendendo come esempi madre e figli: l'incapacità (o il disinteresse) di comunicare davvero, la distanza tra uni ed altri, il chiudersi in un mondo proprio, elementi che compaiono nel servizio, non sono forse segni distintivi dei rapporti interpersonali, sempre più comuni al giorno d'oggi?