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lunedì, giugno 25, 2007
Non è un mistero la mia passione per i video musicali e, in particolare, per quelli di Beyoncè. L'artista americana, al di là del suo pur pregevole, quanto sfortunato, tentativo di diventare attrice di rango, raggiunge il massimo dei risultati facendo quello che sa fare meglio, ovvero la cantante e l'entertainer. Dopo una carriera più che brillante con le Destiny's Child e un debutto da solista con il botto, la seconda prova non sembrava destinata ad altrettanto successo; dopo diversi mesi dall'uscita di 'B'Day', invece, i singoli (e i relativi video) che ne sono stati tratti hanno fatto cambiare idea a molti suoi fans (me compresa). A proposito dei video: alcuni (tra cui 'Deja Vu', 'Ring the Alarm', 'Irreplaceable', 'Listen', 'Upgrade U' e 'Beautiful Liar') sono stati lanciati man mano, mentre altri (sei, per la precisione) sono stati girati in men che non si dica ed inseriti in 'B'Day Anthology Video Album', un progetto piuttosto ambizioso, con cui si è voluto dare un'interpretazione visiva alle canzoni. Come dice lui, questi video sono stati girati con 'quattro lire', eppure, in alcuni casi, il risultato è quanto mai interessante [1], come 'Green Light', diretto dalla stessa Beyoncè e Melina, nota regista di video hip-hop e r&b.




'Green Light' è un video pieno di riferimenti al passato, ad altri video musicali che hanno lasciato una traccia iconografica importante; 'Addicted to Love' di Robert Palmer, girato da Terence Donovan, viene in mente guardando le prime immagini di 'Green Light'. Su uno sfondo completamente bianco, Beyoncè è vestita da un aderentissimo miniabito di latex bianco, rosso e nero, truccata come le splendide modelle che suonavano nel video di Palmer, con i capelli pettinati all'indietro e raccolti in uno stretto chignon. Le due ragazze che la accompagnano suonano tastiere elettriche (strumenti molto anni '80), sono abbigliate proprio come Beyoncè e ricordano anche loro le impassibili strumentiste del video di Palmer. Sin dall'inizio, inoltre, è evidente quello che sarà il vero e proprio filo conduttore stilistico del filmato, ovvero gli indumenti in latex, che gettano sulla cantante una luce diversa, molto più aggressiva del solito.




In un repentino cambio di look, vediamo Beyoncè con la lunga chioma riccia, addosso un bustier in latex nero e rosso, con tanto di reggicalze e calze lucide nere. Il senso di aggressività è ancora più presente, rispetto alla scena precedente: la cantante è ritratta come una chitarrista rock, con accanto due amplificatori, sui quali - come da tradizione - distrugge il proprio strumento.



Ma le trasformazioni non sono finite, quindi ecco Beyoncè e le sue girls in perfetta tenuta fetish, vestite di latex nero e inerpicate (è proprio il caso di dirlo) su scarpe dall'altissimo tacco e punte da ballerina. Qua il riferimento non può che essere legato a 'Human Nature' di Madonna, girato da Jean-Baptiste Mondino, forse il primo video che ha 'sdoganato' il mondo del fetish e del bondage, rendendolo alla moda.
Due parole sulle scarpe che appaiono in questa scena: oltre a campeggiare, in versione stivaletto, sulla celeberrima copertina di 'Velvet Underground' di Michael Leigh, sono state imposte ai piedi della caracollante Karen Elson nel video 'Blue Orchid' dei White Stripes, girato da Floria Sigismondi.




Nella scena successiva si smorza la carica kinky ma rimane la sensualità (e il latex, stavolta rosso): l'omaggio che rende Beyoncè, mollemente stesa su un pianoforte a coda, è a Michelle Pfeiffer e alla sua famosa interpretazione in un film degli anni '80, 'I Favolosi Baker'. Anche la pettinatura si modifica in base alla citazione: come la Pfeiffer, anche Beyoncè sfoggia lunghi capelli ondulati con riga laterale, pettinatura a sua volta omaggio al glamour anni '40 di Veronica Lake.




Man mano che ci si avvicina alla fine del video, i cambi di look si fanno più serrati: stendendosi su una grande scritta bianca che reca il titolo della canzone, Beyoncè indossa shorts e top bianco, ha i capelli ancora ondulati e un make-up molto vistoso, con rossetto fucsia e ombretto (ovviamente) verde!




La scena conclusiva vede Beyoncè, in versione liscia con frangetta (pettinatura che le dona molto), con addosso un abito in latex a righe orizzontali bianche e nere e lunghi guanti neri, a voler ancora sottolineare l'idea di aggressività data sin dall'inizio. Alle spalle della cantante, inoltre, compare una band, le cui componenti sono vestite in bianco e nero, e due ballerine dalle forme giunoniche, anch'esse vestite in latex, che accompagnano Beyoncè nella rutilante routine di danza finale.

Oltre all'armonia e alla freschezza delle immagini, quel mi colpisce in questo video è l'assoluta (ed invidiabile) nonchalance con cui Beyoncè, donna non propriamente sottile, esibisce le sue forme: da notare, nella prima scena, ad esempio, come le ballerine che la accompagnano abbiano tutte la vita e i fianchi più stretti rispetto ai suoi, il li che mette automaticamente in risalto. E' un argomento dibattuto ogni qual volta si parla di lei, ma ci tengo a sottolineare come sia da ammirare e da prendere a modello: oltre ad essere cantante talentuosa e di successo, è ammirata - una volta tanto - non per una taglia 0, bensì per una figura tonica, non filiforme e non priva di difetti. La bellezza non starà mai nella misura di un abito, ma nell'eleganza, nella personalità e nell'autostima di chi lo indossa.


[1] Segnalo anche 'Freakum Dress' (detto anche 'Beyoncè Gira la Moda'), 'Get Me Bodied', dalla decisa atmosfera Sixties alla Blake Edwards (le guest star sono Michelle Williams, Solange Knowles e Kelly Rowland), 'Suga Mama' (dove una sensualissima, quanto coperta, Beyoncè balla la lap-dance) e 'Flaws and All' (gustosi dietro le quinte).
Postato da: superqueen alle 00:44| | p.link

mercoledì, giugno 20, 2007

Mentre 500 mila studenti stanno sudando sui loro fogli protocollo, tra l'undicesimo canto della 'Divina Commedia', il cammino della Costituzione Italiana e il neocolonialismo, la sottoscritta attende con molta trepidazione la terza prova, prevista per lunedì, e i risultati delle proprie alunne. Da studenti non ci si pensa, ma quando si passa dall'altra parte della barricata, il motto eduardiano 'gli esami non finiscono mai' è quanto mai vero. Già qualche anno fa, mentre ero impegnata negli esami di terza media ed ero addirittura più agitata dei miei studenti, un collega sulla soglia della pensione mi fece una 'predica' opportuna: dopo aver lavorato al massimo delle proprie possibilità nel corso dell'anno scolastico, durante gli esami non sono io a dovermi agitare, i miei esami li ho sostenuti a tempo debito e ora per me è venuto il tempo di valutare. Non che si debba escludere la valutazione (o meglio, l'autovalutazione) dal lavoro di insegnante, ma la scala delle priorità ora è cambiata (certo che la mia ansia e il mio batticuore sembrano pensarla diversamente).
Mentre, con il cuore in gola, si avvicina inesorabilmente la conclusione definitiva dell'anno scolastico, eccovi una nuova puntata di 'Cosa Si Nasconde nel Mio Armadio', il primo reality show di questo blog (il secondo è ovviamente questo; a proposito, mandate mandate mandate contributi fotografici sulle vostre borse estive), una via di mezzo tra un ingresso gratuito nella galleria degli orrori, un giro veloce sulla macchina del tempo e una centrifuga a 60°.

La stagione calda è giunta a tutti gli effetti, quindi dal mio armadio escono dei reperti vintage interessanti, realizzati in fibre naturali particolarmente confortevoli. Nell'immagine qua sopra, a parte il broncio da pressione bassa, sfoggio un abito color corallo e un paio di jeans scampanati in fondo (il mio modello preferito), assieme al consueto paio di Converse All Stars rosse, ormai prossime alla pensione, e ad una sciarpina lavorata all'uncinetto.
Prima di proseguire con la disamina della sciarpina, due parole veloci sull'abito. Si tratta di un capo a cui tengo molto, poichè ha una storia particolare: anni fa, l'ing ha scovato nella soffitta della nonna una serie di camicie da notte risalenti agli anni '50 e, ben conscio della mia passione per tutto ciò che è vecchio, me le ha regalate. Ho deciso di tenerne una come camicia da notte e una come vestito (che prima o poi vi farò vedere), mentre le altre due le ho fatte tingere a mia madre. Abbiamo scelto un colore vivace come il rosso corallo e il risultato, a mio parere, è notevole. La camicia da notte che indosso in questa foto, in particolare, ha le spalline chiuse da bottoncini, è orlata di pizzo sullo scollo e sul giro-manica, e ha un impercettibile ricamo davanti. Di solito lo uso come vestito da casa, ma a volte mi piace portarlo anche per uscire, magari mettendogli sotto un paio di jeans.
Veniamo ora alla sciarpina. A questo proposito, direi che il 2006 e il 2007 si sono snodati lungo il tema 'sciarpette': ho iniziato con questa (tralci fioriti), per continuare con due sciarpe di lana, entrambe lunghissime (quella nera, con la scritta 'Video Killed the Radio Stars', e quella rosa con la scritta 'I Drink the Moon and I Eat the Sun').



Come si può notare dal gomitolo ancora attaccato, non è del tutto finita, ma manca poco. La sto realizzando utilizzando cotone pettinato Grignasco e uncinetto n°1, secondo uno schema molto particolare: partendo da un disegno-base d'ispirazione medio-orientale (una palmetta inscritta in un quadrato), l'ho elaborato non solo modulandolo in positivo e negativo, ma anche orientando ciascuna coppia di quadrati in maniera diversa. La sciarpina, una volta conclusa, non rimarrà a me, ma partirà alla volta della Capitale, per giungere tra le mani di un amico.

Infine, una precisazione: visto che alcuni sporadici lettori di questo blog sono evidentemente analfabeti, riassumo velocemente la mia identità, in modo da non imbattermi ancora in frasi del tipo "tra l’altro spende tutti quei soldi (dei genitori, visto che non lavora e quella è la vera vergogna) per roba anonimissima che potrebbe trovare tranquillamente al mercato". Glissando sulla 'roba anonimissima' (sì, è anonima, costa niente, visto che è usata/riciclata, e me ne vanto), ci tengo a precisare che la sottoscritta ha trentatrè anni, è sposata da quasi quattro, non abita quindi con i genitori nè tantomeno si fa mantenere da loro. Ha iniziato a lavorare (e quindi a mantenersi) un mese dopo essersi laureata, nel 1999, e con i soldi che guadagna con il suo lavoro si sente nel sacrosanto diritto di fare quel che diamine le pare e piace. Se qualcuno non ha di meglio da fare che seminare in giro commenti di questo genere, giusto per farne argomento di cattiva conversazione, li lasci qui, una buona volta, così ne parliamo direttamente, grazie.
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Tra il caldo e il resto, ho dimenticato una novità relativa proprio a 'Cosa Si Nasconde nel Mio Armadio?'! Visto che il tempo è quello che è ma le idee sono molte, ho aperto un album su Flickr in cui inserire alcune delle mise che reputo maggiormente interessanti. Scattare qualche foto, caricarla e scrivere una didascalia è certamente più veloce che non organizzare una puntata apposita, quindi, se non volete aspettare il prossimo post, fatevi un giretto lì.
Postato da: superqueen alle 10:45| | p.link

sabato, giugno 16, 2007
Il 2007 si sta rivelando un anno molto importante per la moda italiana, ricco di anniversari che rendono omaggio a personalità fondamentali: in attesa che a luglio, a Roma, si festeggino i 45 anni di carriera di Valentino Garavani, a maggio, a Firenze, si è celebrato il 60° anniversario di Pucci, tra i nomi più famosi dello stile italiano nel mondo. Il fondatore, erede di una nobile famiglia fiorentina, non fu solo stilista lungimirante (fu il primo ad importare dalla Cina la maglina di jersey) ed eccentrico, ma anche una personalità complessa, che attraversò la storia del nostro paese con intelligenza e una certa dose di spavalderia: campione di sci negli anni '30, amico di Edda Ciano (che accompagnò in Svizzera in un momento di difficoltà, a bordo della sua Fiat Topolino), applicò la sua fantasia ai campi più disparati - disegnò per esempio le tute lo stemma per la tuta degli astronauti della Nasa per la missione dell'Apollo 11, disegnò le divise per le hostess, i piloti e il personale della compagnia 'Braniff International Airways' tra il 1965 and 1977, e in Italia disegnò le divise classiche dei Vigili Urbani, con i lunghi guanti bianchi e gli elmetti ovali sulla divisa blu. Le sue creazioni, amate dalle personalità più di spicco degli anni '50 e '60 (vestirono Pucci Jacqueline Kennedy Onassis, Marylin Monroe, Lauren Bacall e Maria Callas, giusto per citarne alcune), sono state da sempre caratterizzate da forme morbide e dalle stampe, uniche ed inconfondibili, in cui si fondono anche 50 tonalità in armonia. Dopo la scomparsa del Marchese, la direzione artistica è passata alla figlia Laudomia, per arrivare, nel 2006, al designer britannico Matthew Williamson. 
Tra le campagne-stampa più significative del passato della maison, sono riuscita a scovare le immagini di seguito, realizzate per la collezione p/e 2005 da Inez Van Lamsweerde e Vinoodh Matadin, le quali assumono una valenza simbolica speciale, essendo state scattate a Firenze, città-simbolo di Pucci.



Le ultime campagne-stampa, specialmente quella con protagonista Carolyn Murphy, sono state realizzate in maniera un po' impersonale, non mettendo a frutto quello straordinario patrimonio iconografico legato all'azienda, che invece viene evidenziato mirabilmente. Le immagini hanno come protagonista la modella belga Anne Caroline Lacroix, una bellezza delicata e misteriosa, che non sovrasta gli abiti e gli accessori che indossa, anzi, li rende, se possibile, più preziosi.



La location, si è detto, è Firenze, la quale viene ritratta da un punto di vista privilegiato, ma alcune immagini, come quelle qui sopra, sono state scattate in interni, in quella che appare come una casa privata, arredata in maniera semplice, con pezzi di design e mobili ricercati.



L'immagine a sinistra è stata scattata all'interno del Palazzo Pucci: le stampe coloratissime del lungo abito in raso indossato dalla modella fanno da contrasto alla fastosità della parete affrescata e della grande porta. L'immagine a destra invece ci offre una splendida vista di Firenze, ed in particolare di uno dei suoi simboli più riconoscibili, la cupola di Santa Maria del Fiore, disegnata dal Brunelleschi.



L'alternanza esterno/interno torna anche in questi altri due scatti: il delizioso miniabito bianco, che ricorda i capi anni '60, fa da contrasto alla Cattedrale sullo sfondo, mentre il body con cinturetta in vita riprende i toni caldi del divano arancione su cui la modella si sta appoggiando.



Il pavimento di cotto, uno tra i monumenti più belli di Firenze e stampe Pucci: in due immagini sono riassunti alcuni tra gli elementi maggiormente caratteristici non solo della cultura di una città, ma di un intero paese. Splendido l'abito a fazzoletto indossato da Anne Catherine Lacroix a sinistra, un tripudio di colori e di elementi decorativi apparentemente inconciliabili, che invece diventano armonia pura.




Prima di concludere il post, non poteva mancare qualche immagine tratta dalla festa che si è tenuta in occasione dell'anniversario (in occasione del quale, lo ricordiamo, è stata organizzata una mostra presso la Galleria del Costume a Palazzo Pitti), a cui sono intervenuti esponenti della nobiltà fiorentina e celebrities di fama internazionale. In alto a sinistra, Matthew Williamson posa con Kylie Minogue, amica personale del designer e collezionista di capi firmati Pucci, uno scorcio all'interno del Palazzo Pucci, Delphine Arnault (in rappresentanza al gruppo LVMH, che ha acquisito la maison italiana nel 2000), Elizabeth Hurley e Laudomia Pucci, il cortile interno del Palazzo.



Infine, un minuscolo contributo personale: questa immagine è stata scattata un mese fa all'interno del negozio Pucci a Roma, e ritrae una splendida poltrona dalla linea moderna, foderata di tessuto stampato sui toni dell'azzurro e del grigio, uno splendido complemento di arredo e simbolo di una magia che non accenna a perdere il proprio smalto.

Le immagini della campagna-stampa sono state reperite qui, mentre quelle della festa qui.
Postato da: superqueen alle 18:35| | p.link

lunedì, giugno 11, 2007
La scuola è appena finita e in casa si respira un'aria non dico vacanziera (la maturità è alle porte e io quest'anno sarò commissario interno), ma certamente più rilassata, visto che la sveglia non dovrà più suonare alle 6.15, almeno fino a settembre. Il termine di questo anno scolastico mi ha lasciata come sempre con l'amaro in bocca e con la speranza di tornare, prima o poi, ad insegnare dove ho insegnato quest'anno. Nonostante gli impegni non siano ancora terminati, comunque, ho deciso di dedicarmi alla cucina [1], che spesso devo sacrificare per mancanza di tempo o di energie. Ieri, io, l'ing e sua madre abbiamo razziato i cespugli di lamponi che si trovano a casa dei suoi genitori, e li abbiamo utilizzati per fare della marmellata.



Preparare la marmellata di lamponi è piacevole perchè non c'è bisogno di molto lavoro: i lamponi, non avendo bucce, noccioli o altro, si passano velocemente sotto l'acqua e sono pronti per essere cucinati. Noi utilizziamo solitamente un chilo di zucchero per ogni chilo di frutta pulita; ovviamente non aggiungiamo nè acqua nè liquore nè tantomeno i preparati che accellerano la gelificazione, ma aspettiamo che la frutta 'butti fuori' il suo succo naturale e facciamo andare la marmellata finchè non raggiunge la consistenza giusta.



Il risultato sono stati quattro vasetti pieni e uno riempito a metà. Per l'invasatura, procediamo con la tecnica 'a caldo': i vasetti si lavano ed asciugano bene, poi si mettono nel forno caldo a 180° per qualche minuto, dopodichè ci si versa la marmellata e si chiudono con tappi ermetici nuovi. Quando i tappi faranno quel 'tac' caratteristico, vorrà dire che all'interno si è creato il vuoto.



Stamattina, infine, avendo avanzato quasi 300 grammi di lamponi interi, ho preparato una bella crostata. La ricetta arriva da qui (non smetterò mai di indicare 'Il Cavoletto di Bruxelles' come uno dei migliori blog gastronomici in circolazione) ed è piuttosto semplice. Alla pasta brisè indicata io ho sostituito la classica pasta frolla, la quale va cotta 'in bianco', ovvero senza ripieno, per una ventina di minuti nel forno a 180°; il guscio di frolla poi va spalmato di cioccolato bianco fuso, il quale va fatto rapprendere. Sullo strato di cioccolato bianco si spalma poi una crema ottenuta con mascarpone e qualche cucchiaio di marmellata di lamponi (che noi avevamo in quantità), decorata poi con i lamponi interi. Questa delizia verrà gustata stasera dopo cena, vi saprò dire le impressioni dell'ing e della sottoscritta.

[1] La preparazione della marmellata è solo il preludio di quello che succede in casa ad agosto, mese in cui gli orti danno (speriamo) i loro frutti e in cui ci si dedica alle conserve e alle provviste per l'inverno.
Postato da: superqueen alle 14:58| | p.link

giovedì, giugno 07, 2007




I was just playing with light

Postato da: superqueen alle 16:43| | p.link

venerdì, giugno 01, 2007
Quando i ritmi del lavoro e della vita quotidiana diventano più serrati, mi capita una cosa piuttosto strana: invece di cercare di 'staccare' la mente quando possibile, mi trovo a riflettere molto più spesso su dettagli, pulsioni, ricordi, desideri, concentrandomi su argomentazioni che solitamente non trovano un posto principe nei miei pensieri. Tempo fa avevo scritto due parole circa l'autopercezione, il modo in cui la sottoscritta vede se stessa, e questo è un punto su cui mi soffermo spesso, specie se messo in relazione al tema della percezione che gli altri hanno di me. Essere insegnante equivale a salire, ogni singolo giorno, su una sorta di palco ideale, sul quale dimostrare non tanto il proprio sapere, quanto la propria capacità di veicolarlo, assieme a tutta un'altra serie di messaggi formativo/educativi. Alla percezione che i miei alunni hanno di me si aggiunge naturalmente quella delle persone che mi circondano: per i miei genitori sono e rimarrò per sempre la 'piccola' della famiglia, per l'ing sono, tra le altre cose, eccentrica e piccola 'come un soprammobile' (parole sue), per le mie amiche di vecchia data sono quella che ascolta musica 'strana' e veste in maniera a volte discutibile. Ognuno dà una visione soggettiva di un'unica persona, e sondare queste diverse sfaccettature mi incuriosisce indicibilmente. Già tempo fa, lei aveva dato una lettura artistica speciale ed unica di me, recentemente invece lui ne ha dato una lettura completamente diversa e questo è un ulteriore motivo di riflessione.



Per dovere di cronaca, Acido è partito da un mio autoritratto (in cui indossavo, fatalità, una sciarpa di cui avevo già parlato), ha compiuto una scelta tra quello da tenere (la sciarpa, gli occhi con particolare attenzione alle ciglia, i capelli, il braccio e il bracciale che non tolgo mai, lo smalto sulle unghie) e quello invece da eliminare (i dettagli della bocca, il naso, le orecchie), arrivando ad un risultato che mi ha stupita ed inorgoglita. E' stupefacente notare come l'assenza di dettagli altrimenti importanti riesca a comunicare in maniera diretta l'idea del tutto. La prima volta che ho visto il ritratto ho pensato che quella creatura ritratta, quasi klimtiana, ricordasse me ma che non fossi io; osservando con attenzione, invece, la composizione ha rivelato la propria essenza, impalpabile e quasi impercettibile: l'assenza rivela più della presenza, e questa penso sia una delle magie dell'arte, la quale può svela più di quanto pensiamo. Ogni volta che passo di fronte a questo dipinto, rimasto senza cornice ed appoggiato ad una cassapanca antica, mi trovo a stupirmi di come quelle poche linee vadano a comporre l'immagine di quella che percepisco come la me stessa più vera.
Postato da: superqueen alle 19:59| | p.link

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