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domenica, aprile 30, 2006
Dovevamo immaginarlo non sarebbe stato un ritorno fugace, quello della frangetta: già lei, la nazional-popolare Anna 'Essere una Donna e non una Ciliegia' Tatangelo, ne aveva sottolineato l'immenso impatto visivo all'ultimo Festival di Sanremo, ed ora è tutto un pullulare di frangette, più o meno pertinenti, tra le ragazzine, le trentenni d'assalto, le quarantenni agli ultimi fuochi, sia in Italia che all'estero.
L'ultima celebrity - ma non ultima [1], potremmo giurarlo - che ha aderito con entusiasmo al trend tricologico è Rihanna, giovanissima new sensation della musica statunitense. Originaria delle Isole Barbados, ha esordito l'anno scorso con il trascurabile 'Pon de Replay', che però ha ottenuto un enorme successo e l'ha fatta diventare improvvisamente famosa. Quest'anno la nostra torna con 'S.O.S. (Rescue Me)', un brano che ha l'unico pregio di campionare in maniera interessante l'ormai classico 'Tainted Love' [2] di Gloria Jones e di essere corredato da un video (diretto da Chris Applebaum) su ci sono molte cose da dire. Nessuna trama o intento particolare alla base di questo video, per intenderci, eppure vengono presentati alcuni 'quadretti' che rendono omaggio ai maggiori trend delle ultime stagioni.



Rihanna, con la pelle ricoperta di brillantini dorati, sembra emanare una luce propria: indossa uno splendido abito verde smeraldo di Versace, decorato da un fittissimo plissè sul corpetto. Qui la cantante viene ripresa su uno sfondo nero, con una tecnica molto simile a quella utilizzata in 'Bossy' di Kelis (il corpo viene illuminato a discapito di quel che lo circonda, con l'effetto di 'emergere' letteralmente dall'oscurità); da segnalare l'uso dell'ormai immancabile wind machine, che dà un tocco di leggerezza alla scena, mettendo in evidenza l'abito di Versace.



Eccola invece in un ambiente chiuso, sfondo scuro illuminato da uno spot, impegnata in passi di danza con un compagno occhialuto; per l'occasione indossa una canotta sfrangiata sul fondo, una minigonna in paillettes argentate, i cui sbrilluccichii sono amplificati dagli orecchini a cerchio e dai molti bracciali ai polsi. Già compare un accenno di frangia, che vedremo in tutta la sua maestosità solo più avanti.



Ancora passi di danza, assieme a due ballerini di nero vestiti, su un bancone (di bar?): i movimenti dei tre sono sottolineati da particolari effetti luminosi, delle 'scie' color giallo brillante. Qui Rihanna indossa un paio di shorts (altro malefico trend di stagione), una micro-canotta paillettata, guanti di raso e un incongruo paio di calze, sottolineate da una riga laterale.



Eccoci arrivati al momento clou, a quella che io considero la sequenza più riuscita dell'intero video: Rihanna vuole dimostrare di non essere l'ennesima stellina della musica dance, quindi rende un sentito omaggio a Madonna, come dimostra perfettamente la scelta del costume di scena (una tutina color fucsia scollata sulla schiena e decorata davanti da volant, che richiama il completo indossato da Madge sulla copertina del singolo 'Hung Up') e la stessa ambientazione (una stanza dalle pareti ricoperte di specchi). Anche in questo caso i movimenti della cantante lasciano delle 'scie' luminose molto suggestive.



Altra ambientazione, altro look: la nostra qui indossa una casacca color cioccolato lunga sui fianchi, assieme ad un paio di aderenti pantaloni bianchi, e si allunga mollemente su una chaise longue in pelle nera, mentre invia un sms di 'aiuto' a chissà chi. Chiamatela pubblicità occulta, ma si vede perfettamente che il telefono cellulare usato è un nuovissimo Nokia 3250 (non è un caso che i telefoni Nokia sempre più spesso presenti in video musicali). D'altronde, non sono nuove queste joint ventures tra musica e tecnologia: basti pensare all'iMac che compariva nel video 'If You Had My Love' di Jennifer Lopez nel 1999 per rendersi conto della portata che una scelta del genere comporta.



Finalmente, verso la fine del video, la frangettona - lunga fino a coprire gli occhi - domina e dà innegabilmente un'immagine sbarazzina a Rihanna, che qui indossa una semplice canotta nera, accessoriandola con una lunga collana intervallata da cristalli e una serie di bracciali neri e color argento. Tutto sommato, su di lei la pettinatura acquisisce un senso, rendendo la sua immagine sexy e giovane.



Prima di concludere, ecco alcune immagini di scena, scattate durante la realizzazione del video.

Oltre alla versione ufficiale del video, ne esiste anche un'altra, girata su coreografie di Jamie King e realizzata in occasione del lancio della collezione 'Nike Women'.
Credits per le immagini: Rihanna Web.


[1] Già Beyoncè, a cui in qualche modo Rihanna si ispira, ha dato il suo contributo alla frangetta, sia in versione liscia, che nella scellerata versione riccia.
[2] La canzone, pubblicata per la prima volta nel 1964, venne 'coverizzata' e resa famosissima nei primi anni '80 dai Soft Cell, e poi ripresa da molti altri artisti, tra cui Marilyn Manson e Hormonauts. Due parole anche su Gloria Jones, ultima compagna di Marc Bolan, padre del glam rock, morto in un incidente d'auto (guidava la Jones) nel 1977: oltre ad aver cantato come corista negli album dei T-Rex dal 1973 al 1977, ha dato al cantante britannico un figlio, Rolan, diventato a sua volta musicista.
Postato da: superqueen alle 10:25| | p.link

mercoledì, aprile 26, 2006


Cosa hanno in comune Hilary Duff, Jessica Simpson, la modella serba Ines Crnokrak, la disegnatrice d'interni taiwanese Jackie Hsu, la fashion editor Peewee Reyes e Ashley Olsen?



La borsa, naturalmente! Per chi non avesse l'occhio allenato a riconoscere in meno di un nanosecondo un modello di borsa, si tratta di una Speedy 30 Louis Vuitton, realizzata nel tradizionale 'Monogram Canvas', una delle borse più imitate al mondo (infatti, basta dare un'occhiata veloce sulle bancarelle e su eBay per capirlo). Il modello, realizzato nel 1933, è stato disegnato ispirandosi ad un borsone portatutto, il cosidetto 'keepall', del quale mantiene la forma compatta e la spaziosità.
Dopo aver trascorso diversi mesi in completa astinenza da shopping, in virtù di un fioretto pasquale rigidissimo, due giorni fa ho metaforicamente rotto il salvadanaio, mi sono fatta accompagnare dall'ingegnere (come sempre recalcitrante) a Verona, sono entrata da Louis Vuitton in jeans a zampa, Converse beige ai piedi e maglietta grigio-tuta, e ne sono uscita con questa:



Non è deliziosa? Le mie 'colleghe' nel forum americano dedicato alle borse di cui faccio parte mi hanno prontamente consigliato di posizionare in fondo alla borsa un giornale o un pezzo di cartone, in modo da evitare che si sformi. Presto le parti in pelle inizieranno a scurirsi e la borsa acquisterà progressivamente valore. Oggi l'ho usata per la prima volta e l'ho sentita davvero perfetta per me: non avrà l'eccentricità della Paddington (le mie colleghe la adorano, specialmente per l'accoppiata lucchetto/chiave), nè la praticità della Balenciaga (che ho ormai ribattezzato 'la borsa della spesa', visto che la sto usando tutti i giorni e per tutte le occasioni), ma è comoda, spaziosa quanto basta, leggerissima, e soprattutto è una borsa classica che era e sarà riconosciuta come tale. Non è un caso, mi pare, che negli anni '60, la usasse anche Audrey Hepburn, che in fatto di stile qualcosina ne sapeva!



L'acquisto, poi, è stato fatto per un'occasione speciale: martedì prossimo compirò 32 anni e vorrei ricordare questo compleanno anche come il compleanno per il quale ho comprato una cosa bella, originale, che durerà per il resto della vita e che magari potrò 'tramandare' ai miei figli.
Postato da: superqueen alle 22:32| | p.link

domenica, aprile 23, 2006
Miles Aldridge, di cui molte volte si è parlato su queste pagine, è un fotografo britannico che sta dimostrando di voler oltrepassare i limiti imposti dal primo scopo di un servizio di moda, ovvero quello di mostrare gli abiti prescelti dal fashion editor di turno. Aldridge è l'abilissimo ideatore di un mondo parallelo, misterioso, abitato da mute presenze femminili, sempre in grado di suscitare, nel lettore/spettatore, una sorta di sgomento misto ad inquietudine. Nel numero di Aprile di 'Vogue Italia' spicca 'A Flutter of Gauzy Fabrics', che ci trasporta in una dimensione fittiza, materializzatasi molte volte nell'immaginario - specialmente cinematografico - degli ultimi decenni: la biblioteca abitata da spiriti.
Protagoniste del servizio sono l'olandese Querelle Jansen (la bionda) e la lettone Marta Berzkalna (la bruna), modelle dai lunghissimi capelli lisci e dai tratti non propriamente regolari, il che permette alle immagini di apparire ancora più inquietanti, se non addirittura minacciose. L'immagine della donna dall'espressione dura o vacua, con i capelli mossi dal vento (un vento innaturale, perchè scatenato da forze sconosciute, se non addirittura dall'energia psichica femminile), d'altronde, è un classico di certo cinema horror, dai molti rifacimenti di racconti di Edgar Allan Poe girati per la Hammer a film di serie B come 'Spiritika' (titolo italiano per 'Witchboard', horror 'giovanilistico/spiritico' girato nel 1987 da Kevin Tenney). La donna posseduta dagli spiriti, o essa stessa spirito, qui si impadronisce di una biblioteca antica, le cui pareti sono attraversate da ragnatele e da scaffali pieni di libri. I volumi sono sparsi un po' dappertutto, vengono addirittura ritratti in volo, il che farebbe presumere un potere telecinetico (il collegamento con Carrie White - epitome della 'ragazza speciale' nella letteratura e cinematografia horror - è ovvio).



Marta indossa un abito di seta drappeggiato e plissettato di Yves Saint Laurent, mentre Querelle indossa un abito in chiffon di seta con profonda scollatura frontale e spalline strette da lacci di Trend Les Copains.



A sinistra, Marta indossa un abito in chiffon di seta color marrone bruciato di Trend Les Copains, mentre Querelle sfoggia uno splendido abito in cotone candido di Antonio Marras, con inserti lavorati a punto rinascimento.



Nella foto qui sopra si intravede un abito di Dolce e Gabbana in cotone bianco, con maniche bordate di pizzo. Il biondo platino dei capelli e il bianco dell'abito vengono amplificati anche da un make-up candido, in cui spicca addirittura il mascara color argento sulle ciglia (per un effetto 'White Witch').



Coppia di abiti fiorati di Gucci, realizzati in mousseline di seta (uno sui toni del porpora, uno su quelli dell'azzurro) per entrambe le modelle.



A sinistra, Marta indossa un complesso abito in organza di Viktor & Rolf, con alza balza sul fondo della gonna, fascia da annodare in vita e volant sul corpetto; particolare anche l'abito indossato da Querelle, realizzato in mussola di cotone con strascico ed inserti ricamati, di Antonio Berardi.



Marta qui indossa un abito in organza degradè di Christian Dior, con scollatura a coulisse e gioco di nodi e drappeggi.

Per quanto riguarda invece la scelta di ambientare le immagini in una biblioteca, possiamo immaginare i motivi che hanno spinto Aldridge verso tale opzione: da che mondo e mondo, la biblioteca (specie se antica) è simbolo del sapere umano ma anche della tradizione, una tradizione che, probabilmente, vuole essere scardinata dal 'vento di cambiamento' apportato dalle due ragazze dotate di poteri telecinetici, o forse semplicemente dai loro abiti all'ultima moda. Dalla famosa scena della biblioteca in San Barnaba, a Venezia, di 'Indiana Jones and the Last Crusade' (il mio preferito della serie) ai diversi episodi di 'Harry Potter', inoltre, la biblioteca è anche residenza del mistero non svelato, della conoscenza che ancora non si possiede e che quindi si teme. Sembra impossibile che un fotografo sia riuscito a rendere per immagini questi concetti, eppure Aldridge ha raggiunto lo scopo, anche grazie ad un'illuminazione posizionata sempre dietro le modelle, in modo da farne risaltare le silhouette e i capelli volteggianti, all'innegabile effetto-vento di una wind machine, all'uso di un piedistallo che le fa sembrare come sospese nell'aria e di un eccellente ritocco fotografico, realizzato dalla 'MPD Digital' di Londra.
Postato da: superqueen alle 23:16| | p.link

martedì, aprile 18, 2006
L'inizio fu un episodio di 'Sex and the City', in cui Carrie Bradshaw tentava invano di comprare una Fendi 'Baguette' contraffatta e in cui Samantha Jones accusava una 'coniglietta' di Hugh Hefner di averle rubato la 'Baguette'. Semplicemente il fatto di aver nominato - e mostrato - un particolare modello di borsa in un serial televisivo ha fatto salire alle stelle le vendite della 'Baguette', prima di una lunga serie di borse-culto. La maison Fendi è nata a Roma nel 1925 come laboratorio di borse e pellicce, per volontà dei coniugi Edoardo ed Adele Fendi, che hanno lasciato alle cinque figlie (Paola, Anna, Franca, Carla e Alda) il compito di 'traghettare' il nome Fendi nel futuro, il che è naturalmente avvenuto con successo. Dopo aver affidato il design degli abiti a Karl Lagerfeld (negli anni '80) e il design degli accessori a Silvia Venturini Fendi, l'azienda è stata acquisita dal gigante del lusso LVMH, il che le ha permesso di estendere notevolmente il proprio raggio d'influenza. Vediamo ora i modelli di borse che hanno reso negli ultimi anni il nome 'Fendi' conosciuto in tutto il mondo.



Come dicevamo, all'inizio fu la 'Baguette', modello compatto e versatile, prodotto in moltissime varianti e in edizioni limitate. La forma semplice infatti ben si presta ad essere impreziosita e personalizzata, come notiamo dai due esempi qui sopra: Liv Tyler ne porta una in satin con fibbia argentata e grande fiore in stoffa, mentre Fergie ha scelto una in pvc monogrammato con grande fibbia dorata.



Altro modello di successo è la 'Chef Bag', pratica soprattutto per la sera ed ispirata ad un cappello da chef rovesciato. Qui sopra la vediamo in due varianti, entrambe indossate da Lindsay Lohan: in lamè dorato a sinistra, e in versione 'all white' a destra.



La 'Compilation Bag' viene lanciata nell'estate 2004 come modello di punta di una collezione ispirata alla musica: la borsa infatti è caratterizzata da sovrapposizioni di taschine - frontali o laterali - tanto da sembrare una compilation ideale di cd. Qui sopra la vediamo in versione preziosa - in giallo oro e in argento - tra le mani delle socialite più famose del mondo, ovvero Paris e Nicky Hilton.




Anche la 'Vanity Bag' è presto diventata molto ricercata: caratterizzata da una forma ovale, può essere portata a mano (tramite un piccolo manico) oppure a tracolla; il suo punto di forza non è soltalto l'immensa variante di colori, ma soprattutto lo specchio inserito frontalmente, da cui deriva il suo stesso nome (borsetta per la donna vanitosa, che vuole sempre controllare di essere perfetta). Moltissime celebrities sfoggiarono una 'Vanity Bag' all'inizio del nuovo millennio: in alto vediamo Jessica Simpson con una versione in pelle color cipria, Paris Hilton con una versione argentata e con una monogrammata sui toni del giallo, Ashlee Simpson con una dorata e nera, ed ancora, Jennifer Lopez (vestita Stella Mc Cartney) con una borsa sui toni del rosso scuro e beige, Rosario Dawson con una fucsia e arancio, infine l'attrice Tilda Swinton con un modello arabescato in oro e nero.



Poco nota ai più ma comunque interessante, la 'Magic Bag' (la vediamo tra le mani di Rachel Bilson, protagonista di 'The OC') è stata lanciata nell'estate 2005: è realizzata in pelle con dettagli in coccodrillo ed si apre tramite la rotazione di una targhetta metallica.




La vera rivoluzione in casa Fendi, però, coincide con la produzione della 'Spy Bag', assunta a vera e propria borsa-culto per star hollywoodiane e non: caratterizzata da volumi morbidi e da due manici perlopiù in pelle intrecciata, è stata realizzata in moltissime varianti (compresa una in visone). Lanciata nell'estate 2005, prende il suo nome da una serie di spazi 'segreti' nascosti al suo interno (un portamonete nella pattina, un porta-rossetto sull'astina di chiusura). Qui sopra vediamo solo alcune celebrities che l'hanno portata negli ultimi mesi: Kimberly Stewart con una versione in pelle marrone, Mary Kate Olsen e Shannon Doherty con una 'ologrammata' (realizzata in pelle metallizzata), Ashley Olsen con una in pelle e tessuto monogrammato, Gwen Stefani con una in pelle color burro, Debra Messing con una ricamata a motivi messicani. Nella seconda immagine, invece, troviamo tutte versioni in pelle di diversi colori, escludendo una in velluto blu, portata da Mischa Barton. A mio parere, però, la versione più preziosa è stata scelta da Lindsay Lohan, che ha dimostrato ancora una volta di avere un fiuto speciale per i modelli particolari: qui sotto la vediamo con una 'Spy Bag' color argento in pelle scamosciata, prodotta in edizione limitata [1] (nella stessa immagine indossa anche una 'B Belt', dalla grande fibbia in vinile).



Nella collezione p/e 2006 sono state inserite altre varianti di 'Spy Bag', come quella in denim rigato e manici in pelle intrecciata bianca, che indossano Nicky Hilton e Carmen Electra.



Nell'inverno 2005, inoltre, è stata prodotta un'altra borsina, la 'Bag It Mini', realizzata in materiali molto preziosi (perle, velluto, pelliccia, ricami): non è diventata una borsa di culto, ma si è comunque vista addosso a molte signore dell'alta società, come Fe Fendi, socialite newyorchese, che qui la indossa in coordinato con un paio di stivali completamente ricamati. Rimanendo in tema 'ricamo', non possiamo non ammirare la splendida 'Spy Bag' portata da Lindsay Lohan, un'altra edizione limitata, completamente ricamata con un motivo di scoiattoli.



Venendo alla collezione p/e 2006, il modello di punta è la 'B Bag', dove 'B' sta per 'buckle', fibbia, l'elemento decorativo principale. Moltissime le varianti di questa borsa (in paglia, in vinile, con dettagli ricamati o applicazioni floreali, con fibbia singola o doppia), che è stata vista al braccio di Lindsay Lohan, Camilla Al Fayed e Sharon Stone.



Concludiamo questa carrellata di splendide borse con un pezzo particolarmente prezioso, visto - tanto per cambiare - addosso a Lindsay Lohan [2] (definitivamente eletta dalla sottoscritta propria 'guru' in campo accessori): si tratta del modello 'Selleria Linda' (questo è in pelle laminata), dedicato a Linda Evangelista, spesso testimonial della maison romana. E' realizzata in pelle lavorata secondo tecniche conciarie in uso nell'antica Roma ed è completamente cucita a mano! Se volete accaparrarvi una di queste meraviglie, preparatevi a sborsare 1.480 dollari per il modello 'mini' e 2.170 per il modello 'grande'.



In alternativa, potete sempre volare fino a Los Angeles e tentare di diventare le amiche del cuore della Lohan. Chissà che non sia così magnanima e vi presti una delle sue moltissime ed invidiatissime borse.

[1] Basti pensare che sono stati prodotti solo 15 esemplari per gli Stati Uniti.
[2] Nei commenti a questo post, si è aperta una discussione sulla sciarpina con i teschi che Lindsay indossa in questa foto. Per chi volesse saperne di più, qui un mio approfondimento.
Postato da: superqueen alle 11:01| | p.link

lunedì, aprile 17, 2006


Siamo giovani e pieni di sangue. Esistiamo da cinque anni. Siamo una band punk formata da tre musicisti. Ci interessiamo di arte, cambiamento, ballo, moda, storia del punk, crimine e movimenti. Non moriremo mai. Siamo artisti, poeti, cuochi, scrittori, femministi, designer, musicisti e dj. La nostra è una vita dedicata all'azione e alla passione. Proveniamo dall'Arkansas (Beth e Brace) e da Washington (Hannah). Abbiamo realizzato tre album ('Movement', 'That's Not What I Heard', 'Standing in the Way of Control') e diversi 7''. Siamo andati in tour con gli Yeah Yeah Yeahs, Le Tigre, Erasa Errata, John Spencer Blues Explosion, Stereo Total, White Stripes, Sonic Youth, Sleater Kinney, Har Mar Superstar, Les Georges Leningrad, The Kills, Tracy and the Plastics, Glass Candy. Abbiamo appena registrato il nostro nuovo lp 'Standing in the Way of Control' con Guy Picciotto (membro dei Fugazi, ha collaborato alla registrazione di album dei Blonde Redhead, Quixotic, The Crainium) e con Ryan Hadlock presso gli studi 'Bear Creek' (dove è stata registrata la canzone 'Dancing on the Ceiling' di Lionel Richie). Il nostro nuovo album uscirà il 24 gennaio e sarà pubblicato dalla Kill Rock Stars: comprenderà un remix di Le Tigre, mentre la parte grafico-artistica sarà curata da Brace e Kim Gordon.

Questo è il modo in cui i tre elementi dei 'Gossip' (la cantante Beth Ditto, il chitarrista Brace Paine e la batterista Hannah Blilie) descrivono se stessi e la loro carriera, iniziata ad Olympia [1], nello stato americano di Washington. Parole semplici ma evocative, come capiamo dall'apertura: 'the Gossip are young and full of blood', in cui viene chiaramente indicata la giovinezza e il vigore non solo di se stessi, ma anche della loro musica. I Gossip non propongono nulla di particolarmente nuovo o rivoluzionario, eppure rendono omaggio in maniera fresca ed entusiasmante ad una serie di generi (e personalità) musicali di spicco del passato. La voce di Beth, aggressiva front-woman, graffiante e dolcissima allo stesso tempo, non può non richiamare quella di Janis Joplin, chiamata in causa negli ultimi anni forse troppo a sproposito, ma non in questo caso; Beth annovera Mama Cass e Gladys Knight tra i suoi punti di riferimento, così come la tradizione corale della Chiesa Pentecostale e Battista dell'Arkansas, dove è nata. Il suono ruvido e a volte lo-fi del trio ricorda il primo punk degli Stooges, ma si arricchisce di tocchi soul e blues (basta ascoltare 'Coal to Diamonds' per capirlo), senza dimenticare qualcosa che sembra provenire dagli anni '80. La copertina di 'Standing in the Way of Control', infatti, richiama decisamente gli anni '80 - non è un caso che Beth indossi gli stessi braccialetti di gomma resi famosi in quegli anni da Madonna, e che esponga le ascelle - in questo caso, non depilate - così come faceva la Material Girl.



Quel che salta agli occhi, riguardo a Beth, è il suo desiderio di non piegarsi in alcun modo al canone estetico che vige attualmente nel mondo dello spettacolo, quello in base al quale si deve essere necessariamente magrissime e preferibilmente bionde. Beth rappresenta l'orgoglio di mostrarsi per quello che si è, dopo aver trascorso un'infanzia 'tentando di essere quella che non era, tentando di cambiare'; ammette di amare troppo il cibo per privarsene, così come dichiara di non voler diventare famosa e magra, così come di non voler diventare come Britney Spears (che etichetta come 'hideous', orribile). In un mondo in cui le ragazzine hanno dei modelli di riferimento malsani, fatti passare dagli stessi organi di comunicazione come 'alla moda' ed eleganti, la stessa Spears, ancora in carne nonostante siano passati mesi dalla nascita del figlio Preston, o Beth, orgogliosa dei suoi chili di troppo e dei suoi notevoli 'rotolini', rappresentano un salutare cambiamento di rotta, la prova che si può essere se stessi senza perdere un grammo di personalità.



E' questo che mi ha colpita della Ditto, a parte la straordinaria voce: questo suo non nascondersi, il volersi mostrare senza pudori, vestendosi addirittura in maniera provocante, se non addirittura osè. Certo, la nostra probabilmente ha una personalità così spiccata da potersi permettere questo ed altro, risultando sempre carismatica e sexy, eppure il suo esempio potrebbe essere d'aiuto a chi non può - o non vuole - uniformarsi al modello di 'skinny bitch', imperante soprattutto negli Stati Uniti.

[1] Inutile ricordare come ad Olympia e a Seattle, nei primi anni '90, ebbe inizio il movimento delle riot grrls, a cui i Gossip fanno molto riferimento.
Postato da: superqueen alle 11:41| | p.link

venerdì, aprile 14, 2006


A volte arriva il momento di tirare le somme del proprio passato recente, per me questo momento è arrivato in negli ultimi giorni, complice l'avvicinarsi della Pasqua, che, come tutte le feste, mi mette addosso un po' di malinconia. Ricordo quando ho aperto questo blog (grazie a lei, che mi ha fatto conoscere un mondo sconosciuto): dopo anni di lavoro in fabbrica, avevo preso la decisione di licenziarmi e di rimettermi a studiare, iniziando la Scuola di Specializzazione per l'Insegnamento. Al tempo, il blog era quello di una studentessa un po' cresciutella, alle prese con diversi giri dell'oca tra Venezia e Padova, e di una futura sposa.
Un po' alla volta, specie con la fine del biennio SSIS, il blog ha preso una piega ben diversa: ho progressivamente smesso di parlare di me e della mia vita, ma ho fatto trasparire la mia personalità da rubriche ben assestate - la fotografia di moda, 'Cosa si nasconde nel mio armadio?', i video musicali, la serie 'Addicted to...' (dedicata alle borse da sogno), 'What is in my bag' e quant'altro. Ho spostato l'attenzione da me come persona (con tutte le ansie, felicità, paranoie e stanchezze), concentrandola su quel che ho dentro, il che mi sembra infinitamente più interessante. Il blog, però, mi ha dato, in questi anni, non solo l'opportunità di esprimere a tutto tondo il mio mondo interiore, ma anche di conoscere persone splendide, che mi hanno reso migliore e mi hanno arricchita come non avrei potuto immaginare. Ho avuto il piacere di incontrare alcune di loro, altre spero di incontrarle presto, tutte mi hanno insegnato qualcosa o mi sono state semplicemente vicine in momenti belli e meno belli; tra queste mi sento in dovere di ringraziare Alice, la quale non solo ha realizzato per me un bellissimo ritratto, ma mi ha inviato uno splendido pendente fatto da lei in ceramica sintetica e una spilla con coniglietto che dovrò nascondere da Pagnottella (mia nipote) perchè sono sicura che potrebbe innamorarsene!



Come se non bastasse, ha anche realizzato questo biglietto 'kittoso' tutto luccicante:



Lascio quindi che sia una Hello Kitty travestita da coniglietto pasquale ad augurare a tutti voi, lettori di 'Dallo Spazio', i migliori auguri per una Pasqua serena.
Postato da: superqueen alle 20:50| | p.link

giovedì, aprile 13, 2006
Anticipato da un battage pubblicitario senza precedenti, finalmente noi, comuni mortali, possiamo ammirare l'ultimo video di Mariah Carey, sì, quello girato a Parigi, sì, quello in cui appare Pharrell Williams, e sì, quello ambientato anche nel megastore Vuitton sugli Champs Elysées. 'Say Somethin'', diretto da Paul Hunter, è incentrato su una storia d'amore tra i due artisti e si svolge appunto a Parigi, tra inseguimenti di paparazzi, effusioni varie, shopping selvaggio e quant'altro possa comunicare un'idea di lusso e divertimento. Non vorremmo stabilire paragoni azzardati, ma sembra che Mariah stia ricoprendo per la maison francese lo stesso ruolo che ebbe Sarah Jessica Parker, nei panni di Carrie Bradshaw, per Manolo Blahnik [1]. La Carey, infatti, non solo ha voluto ambientare parte del video nella boutique di cui sopra, non solo ha indossato solo abiti ed accessori Vuitton sul set, ma sta diventando una vera e propria testimonial [2] del celeberrimo marchio. Vuitton è un'azienda che non ha certo bisogno di ulteriore pubblicità, ma il servizio che gli sta rendendo Mariah è certamente apprezzabile.



Ecco Mimi dietro le quinte, stretta in un impermeabile in pelle lucida color fucsia, gambe nude e piedi che calzano un paio di sandali tutti cinturini sottili.



Qui la vediamo all'uscita dell'Hotel 'Four Seasons', con addosso un abitino rosso dall'orlo irregolare e senza maniche, presente anche nel video.



I due piccioncini sul set, ben stretti l'uno all'altra: per l'occasione, Mariah indossa un completo formato da top che lascia scoperte le spalle e una minigonna bianca attraversata da righe a colori contrastanti (capo, questo, particolarmente apprezzato dalle star americane, già visto addosso a lei).



Mariah si è presentata agli studi di MTV in Times Square, a New York, in occasione della premiere mondiale del video in questione, con un look già visto nello stesso: cappottino color beige dorato in broccato e sandali Vuitton formati da listini di diversi colori incrociati. Nel video, sotto il cappottino si nasconde una 'sorpresa', ovvero uno scollatissimo costume tutto decorato da cristalli.



Qualche immagine scattata nel backstage, all'interno del flaship-store Vuitton: in alto a sinistra, Mariah è allungata su un divano rosso e si sottopone ai ritocchi di un truccatore, accanto la cantante posa con Pharrell e con Yves Carcelle, presidente della maison francese, sotto ancora alle prese con i ritocchi (da notare come si rifresca con un ventilatorino portatile...Strano non ci sia nessuno a sorreggerglielo!), ed infine una visione d'insieme di un'ala del negozio.



Nell'immagine qui sopra la vediamo con i due uomini protagonisti del video: Pharrell Williams, perfettamente abbigliato da vero gentleman, interpreta la parte dell'innamorato, mentre Snoop appare solo in una scena, ambientata in una gioielleria. In questo caso, Mariah smette un attimo i panni griffati, per strizzarsi in un completino formato da una camicetta annodata sotto il seno e da un paio di striminziti hot-pants.



Qui sopra alcuni momenti del video: la coppia si scambia effusioni mentre i paparazzi inseguono la limousine in cui viaggia, Mariah circondata da valigeria monogrammata [3], la cantante faccia a faccia con Andrè Leon Talley e dentro la boutique Vuitton.



Concludiamo con questa splendida immagine: la nostra è mollemente adagiata su una montagna di bauli e valigie Vuitton, alcune addirittura caratterizzate dai monogrammi dei due 'amanti', 'M.C' e 'P.W.'. Qui Mariah ha un'aria davvero gongolante: la capiamo perfettamente. Quale donna non vorrebbe essere al suo posto?


Le immagini sono state trovate qui.

[1] Nonostante sia sempre stato sottolineato il sodalizio tra i due (più per motivi pubblicitari che per altro), Blahnik ha dichiarato che i continui rimandi alle sue scarpe presenti in 'Sex and the City' hanno volgarizzato la sua arte.
[2] Che Mariah si inserisca di diritto nel 'toto-testimonial Vuitton', dopo Lindsay Lohan e Naomi Campbell?
[3] Una scena simile era apparsa anche in 'My Humps' dei Black Eyed Peas, ma non c'è davvero paragone tra le due protagoniste. Sia Mariah che Fergie non sono certo esempi di charme e di eleganza innata, ma la prima comunque supera la seconda in pieno, per lo meno per quanto riguarda autoironia e sensualità.
Postato da: superqueen alle 14:44| | p.link

mercoledì, aprile 12, 2006
Emma Summerton è una fotografa di origine australiana che ha incentrato il proprio lavoro su un uso sapiente e suggestivo dell'illuminazione, specie artificiale, in modo da creare atmosfere sospese, tra l'onirico e il livido.
'Lost in the Future', servizio apparso sul numero di febbraio 2006 della rivista britannica 'i-D', da una parte devia dallo stile riconoscibile della fotografa, mentre dall'altro mantiene dei canoni precisi nella costruzione dell'immagine e del messaggio da comunicare. Protagonista del servizio è Lily Cole, tra le modelle più famose della nuova generazione: inglese, bellezza particolare e modernissima (pelle di porcellana, occhi cerulei e leggermente distanziati), è stata scoperta da Steven Meisel nel 2003 ed è recentemente diventata la musa di Marilyn Manson, che l'ha scelta per la parte di Alice per il suo 'Phantasmagoria - The Visions of Lewis Carrol', lungometraggio che intende ripercorrere la vita dell'autore di 'Alice's Adventures in Wonderland'. Le immagini assumono un tono piuttosto enigmatico perchè vedono l'inserimento della modella in una serie di scenari di diverso tipo, tra cui spicca la città di Praga, ritratta in alcui dei suoi luoghi più 'magici', ovvero Ponte Carlo e la metropolitana.



Qui Lily è ritratta stesa su un campo fiorito, in una posa piuttosto particolare, che ricorda quella assunta dalla 'Danae' di Tiziano, ma anche una sorta di estasi mistica, di tensione erotica o di visione che sembra averla colta d'improvviso. In questo scatto indossa un abito candido di Strenesse, segnato in vita da una fascia di nastri, mentre ai piedi porta un paio di scarpe di Lanvin (che la Summerton aveva già ritratto), scarpe molto particolari, con altissimo tacco conoidale e platform in legno, a metà strada tra equilibrismo ed estetica da cubista.



La vita sotterranea di Praga si svolge, come avviene in molte altre capitali europee, sotto terra: qui Lily, avvolta in una mantella profilata da pon-pon di Yves Saint Laurent (indossata anche da Kate Moss in un servizio di Mario Sorrenti), è immersa nella luce verdastra, quasi subacquea, di un tunnel che conduce ai binari della metro. Non solo il mantello, ma anche il volto stesso della modella (qui vagamente alieno, con gli occhi così distanziati), assumono questa tinta spettrale e decisamente misteriosa.



Torniamo all'aperto, con uno scatto ambientato in una piazzola di cemento, su cui si ergono alcuni spuntoni di metallo bianco. Qui Lily indossa un abito-fantasia senza maniche di Chanel, completato da una camicetta bianca con maniche gonfie, un paio di calzettoni al ginocchio e le consuete scarpe in pelle lucida di Lanvin.



Il primo scatto a sinistra è ambientato in un bosco, dominato dalle tinte morbide dell'autunno: la luce è quella leggermente dorata del tramonto, mentre l'abito bianco indossato dalla modella (abito in pizzo con linea Impero di Miu Miu) contrasta con il nero/marrone del tronco d'albero a cui è appoggiata. Simbolismo quasi esoterico invece nello scatto a destra, dove Lily è ritratta con una piramide-obelisco sullo sfondo, che si staglia su un cielo azzurro venato di nuvole (in questo caso indossa un abito di Balenciaga).



Torniamo sottoterra nelle due immagini qui sopra. Chi è stato a Praga ed ha viaggiato in metropolitana non potrà non riconoscere il materiale particolare (metallico e a 'bolle concave') con cui sono ricoperte le gallerie. Come già visto in precedenza, anche qui troviamo un'illuminazione particolare, livida, che mette in evidenza i tratti della modella e le linee del vestito
di Chloè che indossa. A destra invece ci troviamo sulle scale mobili che conducono ad una stazione sotterranea: Lily indossa un abito di Ann Demeulemeester, i cui panneggi in qualche modo riprendono le nervature che attraversano la copertura della galleria.



Eccoci arrivati, infine, all'immagine più suggestiva dell'intero servizio: scattata al crepuscolo su Ponte Carlo [1] (uno dei luoghi più belli e magici di Praga), è caratterizzata da una luce naturale molto particolare, grigio-dorata, che fa apparire la modella come un corpo che si staglia tra chiarore ed oscurità, colpita da un mezzo bagliore riflesso dai lustrini del suo vestito arancio (di Burberry).

[1] Per chi volesse, qui una web-cam sulla Moldava.
Postato da: superqueen alle 17:36| | p.link

martedì, aprile 11, 2006
Nuova puntata di 'What is in my bag?', con un'ospite speciale e graditissima: Adrenalina, a sua volta blogger, ideatrice del progetto a più mani 'Vorrei ma non posso', nonchè amica 'virtuale' di lunga data e mamma del bellissimo Andrea. La sua è la prima borsa apparsa su queste pagine che contiene sì oggetti di uso personale, ma anche cose che servono al bimbo. Vediamo un po' cosa è uscito dalla sua borsa:



La borsa - ben visibile qui - è firmata Coccinelle ed è una delle preferite dalla nostra amica: ricevuta in regalo dal marito prima della nascita del bimbo, è stata utilizzata spessissimo, eppure rimane bella come il primo giorno. Realizzata in un pellame morbidissimo, è chiusa in cima da una zip e ha due comode tasche esterne, anch'esse chiuse da zip.
In primo piano vediamo gli oggetti che servono ad Andrea: una confezione di salviettine umidificate Pampers, un pannolino, una confezione di biscottini (chiusa da un fermaglio rosso) e il porta-ciuccio, anch'esso rosso. Procedendo verso l'alto, poi, troviamo portafoglio e portamonete con chiusura in metallo, due porta-occhiali, qualche assorbente e un porta-blister (pastiglie contro l'emicrania, di cui Adrenalina purtroppo soffre spesso), portachiavi, cellulare Nokia 6270 con auricolare, una bustina porta-trucchi che vedremo poi nel dettaglio.



Qui sopra vediamo di nuovo le custodie per gli occhiali, entrambi Chanel, e il loro contenuto: un paio di occhiali da vista dalla montatura sottile in metallo, e un paio di splendidi occhiali da sole con lenti azzurrate, fermate ai lati da due minuscole doppie 'c' tempestate di brillantini.



Vediamo infine la sezione 'beauty' da vicino: da sinistra gli assorbenti e il porta-blister, una confezione di foglietti antilucido giapponesi (acquistati al 'Body Shop'), un fondotinta compatto Clinique (nella trousse argentata), un flacone spray di Acqua Termale Avène (usata anche per combattere gli arrossamenti del bimbo), una bustina L'Oreal contenente limette e forbicine, un blush e un correttore Clinique, una terra Sisley, un mascara Helena Rubinstein e un gloss Lanco
me al gusto di cacao.

Non ho mai espresso molti giudizi su quanto apparso in questa rubrica, ma stavolta voglio proprio sbilanciarmi: la borsa in questione e quel che contiene mi sembrano un ottimo esempio di come sia possibile bilanciare la propria personalità e un certo gusto per le cose belle (quegli occhiali di Chanel mi hanno ammaliata), con gli impegni della vita di tutti i giorni, nel rispetto dell'essere una donna giovane e mamma.
Postato da: superqueen alle 15:48| | p.link

venerdì, aprile 07, 2006
Chi segue con attenzione i post che dedico spesso alla fotografia di moda, si sarà accorto di come non abbia mai parlato di fotografi italiani. Questo non è avvenuto per scelta consapevole e tantomeno per esterofilia: è un caso che gli artisti dell'obiettivo che ammiro di più siano stranieri; quando però capita, non mi sottraggo dal tessere le lodi di un fotografo di casa nostra, come in questa occasione. Il pretesto - e lo spunto - me l'ha dato lui, che mi ha segnalato 'Avenue Montaigne - Interno', servizio di moda in bianco e nero dalla spiccata atmosfera parisienne, apparso sulle pagine di 'D - La Repubblica delle Donne' lo scorso sabato. L'autore delle immagini è Andrea Spotorno, nuova leva della fotografia di moda italiana, tra i protagonisti della mostra 'Lo Sguardo Italiano'.
Avenue Montaigne, tra le vie più famose di Parigi (basti pensare che vi si trova, tra gli altri, questo iconico albergo), diventa qui simbolo di un'atmosfera decadente, eppure contemporanea. In una Parigi attraversata da scontri dei giovani che chiedono l'abrogazione della legge sul contratto di primo impiego (CPE), i locali ovattati di una tradizionale dimora parigina, con i suoi fasti antichi e la sua pomposità, fanno da sfondo a scene abitate da giovani vestiti all'ultima moda, una moda che però strizza l'occhio agli anni '60, alle sue linee smilze ed aderenti.



Quel che salta agli occhi sin dalle prime immagini è la quasi completa chiusura delle stanze in cui è ambientato il servizio, rispetto al mondo esterno: il mondo che c'è fuori, con i suoi sommovimenti e le sue piccole rivoluzioni, è letteralmente lasciato fuori, isolato tramite pesanti tendaggi alle finestre. Il bianco, presente in alcuni abiti (come nel caso della prima immagine), a volte viene amplificato dall'ambiente, altre invece fa da da contraltare ad abiti neri e a pezzi di arredamento in legno scuro, come il tavolo rotondo che si intravede nella seconda immagine. Interessante notare gli accenni alla moda anni '60 a cui si faceva prima riferimento: l'abito in pizzo bianco di Chloè sembra provenire dagli archivi di Mary Quant, così come l'acconciatura - un caschetto biondo - e il make-up.



Ancora pesanti tendaggi alle pareti e un altro tavolo fanno da sfondo alla prima immagine qui sopra, che vede protagonista un ragazzo: anche lui è vestito in maniera contemporanea eppure evocatrice di mode passate - la giacca dal taglio classico appoggiata sulle spalle, il gilet, la sciarpina etnica attorno al collo; il suo stesso fisico - magro, asciutto, volto efebico, taglio di capelli severo - lo fa apparire come la perfetta controparte maschile della ragazza vista prima.



Ecco i due ritratti in posizioni molto simili, in una stanza ricca di mobili decorati, statuine, tappeti sul pavimento, un pianoforte a coda, a cui entrambi si appoggiano, lei (vestita con uno scamiciato abbottonato davanti) in maniera alquanto scomposta, lui quasi a volerlo abbracciare.



In questi due scatti, infine, notiamo come la stessa azione - salire una rampa di scale - viene proposta in due scenari opposti: la prima immagine è l'unica scattata all'aperto, e vede il ragazzo ascendere una scala di pietra (sembra essere in un giardino), costeggiata da uno steccato di legno, mentre la seconda riprende l'idea della chiusura e della costrizione, visto che il nostro protagonista è inserito in uno spazio piuttosto angusto.
Il concetto dell'isolamento dorato e (forse) consapevole, rispetto ad un mondo in pieno fermento, era stato ampiamente proposto da Bernardo Bertolucci in 'The Dreamers', film ambientato proprio a Parigi nel 1968 (anno-epitome della rivolta studentesca), a cui il servizio fotografico sembra ispirarsi: anche in quel caso, l'interesse per la politica e la rivolta sociale erano un pretesto narrativo che veniva 'tagliato fuori' a favore dell'indagine dei sentimenti scaturiti dal 'pericoloso' menage à trois attorno cui ruota il film; il nucleo della narrazione, infatti, è ambientato al chiuso, nell'appartamento ricco di storia e decadente dei due fratelli Isabelle e Thèo, situato in pieno Quartiere Latino.
Desiderio di allontanarsi da una società complessa e in fermento, oppure nostalgia per la grandeur francese? Non sappiamo quale sia l'idea che ha ispirato 'Avenue Montaigne - Interno', eppure i riferimenti culturali che abbiamo saputo trovare nelle immagini di cui sopra lo rendono una lettura elegante e raffinata della moda contemporanea e di un legame, ora saldo più che mai, con un passato ancora ben presente.
Postato da: superqueen alle 22:57| | p.link

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