Inizialmente mi ero ripromessa di non parlarne, ma i commenti di diversi lettori mi hanno fatto cambiare idea. Andiamo con ordine: a metà febbraio, nel numero di Marzo di 'Marie Claire', è apparso un articolo, 'www.cosamimetto.com', in cui 'Dallo Spazio' e la sottoscritta (ma anche l'altro blog su cui scrivo) vengono citati. Nell'articolo si discute delle moltissime fashion communities, nate solitamente attorno ad un forum, che prosperano negli Stati Uniti, cosa che invece qui in Italia stenta a decollare. Il mio blog viene presentato come esempio di fashion blog ('tra i più popolari'...questo non lo so) e viene riportato quel che io penso in merito all'argomento di cui sopra. Menzione speciale (cosa di cui sono particolarmente orgogliosa) del reality show di questo blog, ovvero quel 'Cosa si nasconde nel mio armadio?' che latita da troppo tempo (lo so) ma che rimane una delle sezioni a cui mi dedico più volentieri.
Non volevo scrivere un post 'autocelebrativo' perchè sono una persona sostanzialmente schiva, che tende sempre a minimizzare i risultati raggiunti, ma mi sembrava giusto parlarne ai lettori affezionati e a tutti coloro che capitano qui per caso, perchè penso possa essere un punto di soddisfazione anche per loro. Niente 'autocelebrazioni' quindi, che mi mettono pure a disagio, ma un ringraziamento sincero nei confronti delle persone che seguono questo blog, a tutti quelli che mi hanno dimostrato in vario modo il loro affetto (questo sicuramente il più originale, e non finirò mai di ringraziare Alice per la sua gentilezza e la sua maestria) e anche a quelli che mi vorrebbero addirittura nella redazione di 'Vogue'! Sapete benissimo che questo è uno spazio avulso dalla mia professione (di cui parlo molto poco, per timore che qualche sedicente studente possa spargere la voce) e in parte anche dal mio mondo, ma proprio per questo ci tengo particolarmente, quindi sappiate che il vostro sostegno rende scrivere su queste pagine ancora più piacevole e soddisfacente.
I lettori di questo blog sembra abbiano decisamente apprezzato 'What Is In My Bag', rubrica 'impicciona' con cui si vuole conoscere le borse che ci si porta dietro ogni giorno e quel che esse contengono. Oggi è la volta di Bonyfingers, appassionata di musica, fan dei Depeche Mode (che recentemente ha visto dal vivo) e degli Smashing Pumpkins. Per la prima volta, prima di visionare la borsa e il suo contenuto, vediamo un'immagine che ritrae la proprietaria con la borsa in un'ambientazione molto particolare e romantica (con il lago sullo sfondo non potrebbe essere altrimenti!).
Mentre qui vediamo la borsa, scorporata dalla sua proprietaria.
La borsetta è di Carpisa, la trovo adorabile per il suo essere semplice eppure molto decorativa: forma messanger, con grande patta frontale, è decorata da una serie di borchie, anche sulla tracolla, e da una fila di frange in fondo.
Ecco ora il contenuto, descritto dalle parole di Bonyfingers:
- il portafogli è di Carpisa, come la borsetta
- un bel libro che non ho mai tempo di leggere
- chiavi di casa.
- trucchi per me indispensabili: ombretto nero Max Factor, matita nera Pupa, lucidalabbra Rimmel, fondotinta La Prairie
- adorata Moleskine
Borsetta funky per un contenuto molto basico, concentrato su oggetti essenziali come le chiavi di casa e il portafogli, oggetti 'cibo per la mente' (non solo il libro di Hornby, ma anche e soprattutto la Moleskine, su cui appuntare quel che passa per la mente), e l'immancabile parco make-up, incentrato sul trucco occhi (particolarmente magnetico, come si può ammirare qui). Una cosa che ho notato e che mi ha stupita non poco riguarda la mancanza, almeno in questa foto, di un telefono cellulare: probabilmente Bonyfingers è una di quelle pochissime persone - tra cui anche l'ingegnere - che non si sono piegate alla schiavitù del 'sono sempre raggiungibile'. Plauso quindi a lei e alla sua borsetta, semplice ma d'effetto, segno esteriore di una personalità pragmatica e sfaccettata.
Qualche anticipazione su quel che comparirà su queste pagine nei prossimi giorni: nella rete di 'What Is In My Bag' è caduto un altro ometto, un artista stavolta, e poi, a grande richiesta, un post celebrativo sull'articolo apparso su 'Marie Claire', in cui si parla di questo blog e di molto altro ancora. Stay tuned!
Nelle ultime settimane mi sto dedicando ad una delle mie grandi passioni, mai sopita ma a volte tralasciata, ovvero la cucina. Dopo aver toccato punte di perfezione difficili da ripetere - per il compleanno dell'ingegnere, la scorsa settimana, ho preparato un dolce 'diabolico' e un classico tiramisù - ho preso spunto da lei e ieri mi sono dedicata alla preparazione di un 'Gâteau Noix de Coco et Chocolat Blanc' [1], una torta semplice ma d'effetto. Ecco il risultato:
La torta è a base di uova, farina, yogurt bianco, burro, farina di cocco e zucchero, mentre la copertura di cioccolato bianco accoglie su di se una spolverata di cocco grattugiato. La prossima settimana mi sono ripromessa di sperimentare anche l'altra ricetta segnalata da Astrid, ovvero la torta ripiena di ricotta, miele e scorzette d'arancia candite.
Grazie a questo momento di pace che mi sono riservata ieri, ho avuto modo di riflettere su quel che vuol dire cucinare per me: mentre altre persone si rilassano guardando la tv, facendo shopping o dedicandosi alla cura del corpo, io mi rilasso cucinando, dolci preferibilmente (sarà una predisposizione personale). Cucinare è un'attività manuale, certo, ma in parte anche mentale, specie per quel che riguarda la preparazione all'atto in se: consultare qualche libro specializzato - ne sto collezionando diversi sul tema dolci, non ultimo questo, tutto dedicato al cioccolato, studiare una ricetta in particolare, comprare l'occorrente sono alcune delle fasi che preludono alla creazione, alle quali mi dedico con passione e metodo. Cucinare è un momento sospeso nel tempo, durante il quale tutti i sensi partecipano al raggiungimento di uno scopo, ma al tempo stesso sono liberi di vagare, indagare, scoprire, riflettere, magari aiutati dalla musica giusta. Qui, ben tre anni fa, avevo stilato una serie di pensieri a riguardo, tutt'ora validi, ma nel frattempo altre suggestioni sonore si sono aggiunte a quelle segnalate allora: ieri, ad esempio, durante la preparazione del dolce ho ascoltato questo album, a cui sono molto legata ma che non ascoltavo da tempo; durante la glassatura, preludio alla conclusione del tutto, però, ho scelto un classico di altro genere, una canzone forse banale, forse ingenua, ma che mi apre letteralmente il cuore ad ogni ascolto.
E voi lettori, avete una colonna sonora preferita che rispolverate mentre siete dediti alla cucina?
[1] La ricetta è stata reperita su 'Chocolate and Zucchini', uno splendido blog culinario fonte di moltissimi spunti. Chi desiderasse la traduzione in italiano della ricetta, può trovarla nei commenti a questo post.
Serata, quella di ieri, attraversata da una tensione palpabile, scioltasi appena dopo l'impeccabile esibizione di Shizuka Arakawa, pattinatrice giapponese che ha meritatamente vinto la medaglia d'oro: precisa, lucida, elegante, la Arakawa ha spazzato l'agguerrita offensiva della Cohen e della Slutskaja con il sorriso sulle labbra. Sia l'atleta statunitense che quella russa hanno proposto un esercizio condito da qualche errore di troppo, dovuto sicuramente alla tensione e ad una certa stanchezza, di cui entrambe erano ben consapevoli. La prima ha presentato un numero sulle musiche di 'Romeo e Giulietta' di Nino Rota, mentre la seconda si è lanciata in una rumba con sonorità techno, una musica complessa, non semplice da interpretare, specie dopo una caduta. Le aspettative iniziali sono andate un po' disattese ma non troppo: entrambe - infatti - sono riuscite ad agguantare una medaglia (rispettivamente argento ed oro).
Nonostante gli acidissimi commenti del duo Bianconi-Fusco, ho molto apprezzato le esibizioni di Elene Gedevanishvili, atleta georgiana, e della finlandese Susanna Poykio, non perfette ma appassionate. Un commento anche sul famigerato costume 'fiocco di neve' che Roberto Cavalli ha disegnato per Carolina Kostner, su cui la stampa nazionale, mai stanca di sottolineare notizie banali, si è scatenata: bel costume, bell'effetto tattoo dei cristalli di ghiaccio sul tulle, ma finisce qui. Quando i giornalisti e i commentatori sportivi la smetteranno di affidare alla giovane Kostner il ruolo di 'salvatrice della patria', probabilmente l'atleta riuscirà davvero a crescere e a dimostrare quanto è capace di fare sul ghiaccio.
Avrebbe dovuto essere la serata di Irina Slutskaya, favorita dai pronostici per l'esibizione libera di Pattinaggio di Figura Femminile, invece le sorti della gara si sono rovesciate, come per incanto, proprio alla fine. La Slutskaya, pattinatrice potente e briosa, protagonista di una esibizione superlativa, è probabilmente l'atleta meno femminile scesa ieri sera sul ghiaccio del Palavela: l'unica ad indossare una tuta intera (sebbene splendidamente tempestata di cristalli colorati) anzichè il solito lezioso costume con gonnellino svolazzante, trucco d'ordinanza, capelli severamente corti, eppure ha sprigionato un'energia e una padronanza delle proprie capacità davvero notevoli, facendo passare in secondo piano un aspetto non propriamente accattivante. Molte atlete hanno dato il meglio di se durante la presentazione del programma breve, preludio della finale di venerdì prossimo: dalle giapponesi Fumie Suguri e Shizuka Arakawa all'ucraina Elena Liashenko, passando anche per la nostra Carolina Kostner, molto brava nonostante la brutta caduta all'inizio dell'esercizio, che l'ha fatta arrivare in decima posizione. Stella della serata però è stata Sasha Cohen, statunitense nata da genitori europei, pattinatrice minuscola (è alta appena 146 cm!) ed elegantissima, apparentemente fragile ma dotata di grande forza e di una personalità a dir poco esplosiva. Quando è scesa in campo, si è capito che qualcosa stava per succedere: esecuzione perfetta ma soprattutto originale, animata, passionale. Molto amata dal suo pubblico, Sasha ha una bellezza particolare (pelle pallida e capelli scuri) e sa evidenziare in maniera perfetta la sua femminilità (è stata l'unica a pattinare con rossetto e smalto rosso), come dimostrano, d'altronde, i molti servizi fotografici a lei dedicati, tra cui lo splendido 'Blade Runner', realizzato da Mario Sorrenti ed apparso sulle pagine della rivista francese 'V'. La Cohen è appena ventiduenne ma sono sicura farà ancora molto parlare di se, speriamo anche nel corso di questi XX Giochi Olimpici Invernali.
Puntata specialissima di 'What Is In My Bag', la rubrica che soddisfa il desiderio tutto curioso di scoprire cosa ci sia nelle borse altrui: dopo aver ammirato borse griffate e non, bag candies kittosi e gloss a profusione, stavolta - signore e signori - ecco quel che contiene la borsa di un uomo, ma non di un uomo qualsiasi. Ivan gestisce un negozio di dischi, il che lo rende speciale dal resto del mondo [1]: la passione per la musica traspare non solo dal suo blog ma anche, naturalmente, dal contenuto della sua borsa (non la vediamo nell'immagine qui sotto, ma è simile a questa).
Tra libri e cd si nascondono un telefono cellulare Nokia 3100 con caricabatterie, un block-notes, un pacchetto di fazzoletti e una confezione di Daygum, assieme a due raccoglitori di foto (in uno ci sono delle vecchie foto di Ivan - in basso a destra si intravede questa, che trovo bellissima - e nell'altro ci sono delle foto del gatto Roky, purtroppo passato a miglior vita). Vediamo ora nel dettaglio - le riviste: Straight No Chaser, Blow Up (con Tiga in copertina), The Wire, Pulp Libri, Mc Sweeney’s e Pig Magazine
- i libri: 'La Fine di Alice' di A. M. Homes - i cd: 'Portrait Robot' di Bertrand Burgalat, 'Sexor' di Tiga [2], 'Underarms & Sideways' di Hope Blister
- un dvd: 'Made in Sheffield' di Eve Wood
Probabilmente questo è un esempio atipico di una borsa da uomo, visto che si tratta di una borsa di lavoro tutta particolare, ma si mettono comunque in evidenza delle grandi verità: gli uomini non hanno bisogno praticamente di nulla, salvo qualche preciso oggetto di uso comune (il cellulare, i fazzolettini, il block-notes), il che naturalmente li differenzia da noi donne, spesso prese dalla sindrome della lumaca (che deve portarsi dietro la propria casetta). Quando meno te lo aspetti, però, ecco che viene fuori il lato emozionale/sensibile: qui troviamo delle vecchie foto a cui si è particolarmente legati, mentre nel portafogli dell'ingegnere, ad esempio, ci sono dei bigliettini scritti dalla sottoscritta vecchi di anni che, chissà perchè, lui non riesce a buttare. Concludo con una richiesta: donne, appropriatevi delle borse dei vostri compagni/fratelli/vicini di banco/padri/mariti, svuotatele, scattate una bella foto ed inviatela alla sottoscritta. Il post è assicurato!
[1] Sarà una cosa che mi porto dal passato (dagli anni universitari, per la precisione) ma coloro che lavorano in negozi di dischi per me sono investiti di un'aura particolare e di una missione precisa, quella di diffondere il verbo della Musica. La prima persona di cui ho pensato questo gestisce ancora oggi un negozio di dischi a Udine, lui rimarrà per sempre uno dei miei Maestri, portatore di una missione che probabilmente non sa nemmeno di avere.
[2] Mi piace sempre ricordare, come ho fatto qui, che la copertina di questo disco cita direttamente la copertina di 'This Is Tomorrow' di Brian Ferry, persino nelle ombreggiature diversamente colorate sulla parete.
Lo so, sono incorreggibile: per correttezza avrei dovuto postare solo la foto di Evgenji Plushenko, il trionfatore della finale di Pattinaggio di Figura maschile, ma non me la sono sentita di escludere il grande escluso dal podio, Johnny 'The Swan' Weir, il quale non ha osato - forse per timore di fare qualche sbaglio di troppo - e si è accontentato di una esecuzione appannata. Serata emozionante, quella di ieri, ricca di spettacolo, grande pattinaggio, tensione, nervosismi (Weir ha abbandonato, evidentemente deluso, la postazione subito dopo aver ricevuto il punteggio dai giudici), costumi mirabolanti (quello zebrato di Stephane Lambiel, vincitore della medaglia d'oro, è ispirato ad un sogno che il pattinatore ha avuto di recente). Sul podio, assieme allo 'zar' Plushenko, esibitosi sulla celeberrima colonna sonora di 'Il Padrino', sono saliti Lambiel e il canadese Jeffrey Buttle, il quale ha presentato un esercizio onestamente non entusiasmante. Menzione speciale per l'americano Evan Lysacek, che ha stupito la platea con una esibizione molto appassionata, non sufficiente per ottenere una medaglia.
Con questa gara si è conclusa un'altra fase del pattinaggio di figura (ora sarà la volta delle donne), ma è d'obbligo fare una riflessione: ora che il bel Johnny tornerà a casa, troverà ad aspettarlo critiche e gossip a volontà (molti lo considerano una diva bizzosa, un poser che ama sfoggiare borse Vuitton e un atteggiamento altero), che andranno ad alimentare l'atteggiamento non benevolo di molti critici sportivi e connazionali nei suoi confronti. Io sono sicura sia un atleta di grande spessore, forse ancora acerbo, che riserverà molte sorprese in futuro. Già ieri gli è stata impartita una grande lezione, speriamo sappia farne tesoro nel migliore dei modi.
Per un commento sulla finale, leggete l'ottimo resoconto di Garnant.
La sottoscritta conosce bene il fascino del fatto in casa, vista la passione per l'uncinetto e per il ricamo; per questo motivo, non ho potuto resistere a 'The Hand-made's Tale', servizio fotografico dell'eccelso ed eccentrico Tim Walker, apparso sulle pagine di 'Vogue U.S' di febbraio 2006. Protagoniste indiscusse delle immagini - oltre alle modelle (Lily Cole, Caroline Trentini e Gemma Ward) - sono le lavorazioni artigianali che caratterizzano gli abiti, a volte interamente realizzati secondo tradizioni antiche, a volte semplicemente decorati da ricami o inserti, che danno comunque un tocco unico e speciale.
Linee gonfie e retrò per questi tre abiti disegnati da Nicolas Ghesquière per Balenciaga: a sinistra due abiti in twill di seta senza maniche con scollature rotonde, ricamati in oro con motivi floreali e arabescati, mentre a destra troviamo un abito dal punto-vita leggermente sceso, con ampia gonna multistrato in organza di seta e alto colletto in tulle arricciato (qui qualche dettaglio in più su una collezione che, a mio avviso, è tra le più belle della stagione p/e 2006). In questa immagine riusciamo già a scorgere la stravagante ambientazione del servizio: una sorta di stanza completamente bianca ingombra di calcinacci, pareti screpolati, muri mezzi abbattuti e scale da imbianchino, con cui contrastano fortemente lo stile raffinato rievocato dagli abiti (il bianco, però, viene ripreso dagli stessi abiti). Le tre modelle tengono in mano rispettivamente due secchielli (di vernice?) e un pennello: l'intento era forse quello di metterle all'opera con la tinteggiatura? Tutto rientra perfettamente nello stile fotografico di Tim Walker, che ama ambientare al chiuso tableaux complessi e old-fashioned, in cui al caos viene data valenza estetica.
Bellissimo questo completo di Carolina Herrera formato da cardigan in cashmere color avorio, indossato sopra una semplice camicia di cotone candido, e da una gonna con linea ad A, gonfia sul fondo, ricamata e decorata da un inserto all'uncinetto. La collana di opali è di Dean Harris. In questa immagine il lato surreale di Walker inizia a farsi sentire: completamente imbiancati, troviamo alcuni oggetti - una giacca, dei cappelli e due ombrelli - direttamente 'inclusi' nella parete, che fanno capolino come delle opere d'arte contemporanea, mentre a terra ancora calcinacci e barattoli di colore.
Qui sopra vediamo uno scenografico vestito da sera di Peter Som, in lino color avorio con linea a sirena, breve strascico e sottogonne in tulle, ricamato sul fondo con foglie d'oro e cristalli Swarovski. Questa è una delle immagini che preferisco: si discosta dal resto del servizio per la sua atmosfera sognante, raggiunta con uno smorzamento del tutto bianco ed illuminando la modella, seduta ad un tavolino, con uno spot; l'effetto è molto suggestivo, come se la donna e il suo splendido abito bianco emergessero dalla penombra che li circonda.
Uno splendido abito ricamato di Oscar De La Renta con scollatura a cuore e gonna con crinolina, viene indossato insieme ad un cardigan color grigio perla con dettagli all'uncinetto. Ancora calcinacci a terra ed oggetti inclusi nelle pareti - stavolta addirittura la tenda! - per questa bella immagine: sembra che una sorta di vento indomito abbia ficcato a forza nelle pareti alcuni oggetti e che si stia impadronendo dell'ombrello bianco che Lily Cole cerca di trattenere.
Eccoci arrivati all'immagine che preferisco in assoluto, in cui compare uno dei tanti segni distintivi della fotografia di Walker, ovvero l'albero al chiuso. Come già visto qui [1], il fotografo britannico ama inserire in una stanza un albero, simbolo della natura che non conosce limiti e che invade barriere come le pareti o i pavimenti per imporsi all'attenzione del mondo interno. Naturalmente, il tocco weird è dato dal fatto che l'albero, così come i suoi frutti caduti a terra, è bianco, uniformandosi così al setting che lo circonda.
A estrema sinistra, Lily indossa un abito con scollatura quadrata e spalline sottili di Marc Jacobs, realizzato in seta bianca e oro decorata da ricami paisley, Gemma indossa un abito Prada in lino dipinto dalla punto-vita sceso e gonna a pieghe, mentre Caroline, a destra, indossa un altro abito Prada con ricami dorati sul fondo e sul punto-vita, con maniche a palloncino e profonda scollatura frontale.
[1] Lo scatto in questione - Lily Cole sotto un albero attorniata da una vera e propria 'tempesta' di torte - presenta un altro tema caro a Walker, appartenente alla categoria che potremmo definire 'accumulo' (dimensionale o numerale), ovvero i dolci, presenti in dimensioni e in numero notevoli.
Eccoci con una nuova puntata di 'What Is In My Bag', dedicata stavolta a Shymay, fondatrice del progetto 'Percorsi di Lettura', un interessante blog basato sull'idea dell'aggregazione di libri accomunati da un tema o da un'idea (consiglio a tutti di darci un'occhiata). Shymay porta con se solitamente due borse, una con contenuto strettamente personale, l'altra contiene soprattutto libri e un laptop. Iniziamo con la prima, descritta attraverso le parole della stessa proprietaria:
- borsa Invicta
- non mi porto mai rossetti perchè non me lo rimetto durante il giorno, mi trucco a casa la mattina e poi esco, porto solo il Labello
- spazzolino, dentifricio e specchietto
- molletta per capelli
- panno pulisci-occhiali
- Alpenliebe classiche
- svariati pacchetti di fazzoletti
- assorbenti
- Kit Kat
- una bottiglietta d'acqua
- libro che leggo ('Una barca nel bosco' di Paola Mastrocola)
- rivista Sudoku
- un paio di cd di riviste per Mac
- una matita
- abbonamenti treno e autobus
- portafoglio
- Ipod Photo con cuffie Sony (meglio degli auricolari)
- telefono cellulare Nokia 6110
La seconda foto qui sopra invece ritrae:
- borsa porta-computer Targus
- Power Book G4
- prolunghe varie
- cavetto Ipod
- cavetto telefono
- cappello Levi's
- sciarpa Invicta
- ombrello Benetton
- Settimana Enigmistica
- Vanity Fair
- Cucina No Problem
- quaderno per appunti
- un paio di testi d'esame
- 'Emotional Design' di Donald Norman (è quello giallo sopra a Vanity Fair)
Dall'esame delle due borse e del loro contenuto emerge una personalità marcatamente pragmatica, che predilige oggetti utili più a soddisfare bisogni intellettuali che non suntuari: moltissimi i libri - testi d'esame e non - da cui esce prepotentemente l'amore per la lettura, il design e il giornalismo, anche leggero (di cui 'Vanity Fair' è uno splendido esempio), così come è evidente l'interesse per l'ambito tecnologico, legato allo studio e al tempo libero. Grande attenzione anche ai passatempi intelligenti e tutti mentali, come si evince dalla 'Settimana Enigmistica' e dalla rivista di Sudoku (io, ad esempio, non ho nemmeno mai provato a risolverne uno schema, con i numeri sono negata), che riconducono ad una visione pratica e razionale della vita, in cui il 'cibo per la mente' (compresa la musica) è tenuto in altissima considerazione, mentre il superfluo passa decisamente in secondo piano.
Pur non essendo appassionata di sport, ieri sera sono rimasta incantata di fronte alla finale del Pattinaggio di Figura a Coppie, svoltasi presso il Palatenda di Torino. La mia coppia preferita - quella formata da Tatjana Totmianina e da Maksim Marinin - si è splendidamente esibita sulle note di 'Romeo e Giulietta' e ha portato a casa una meritatissima medaglia d'oro. Due coppie cinesi sul podio: Dan Zhang e Hao Zhang - protagonisti di una gara rocambolesca, interrotta da un brutto infortunio ma poi portata egregiamente al termine - hanno vinto l'argento, mentre Shen Xue e Zhao Hongbo hanno vinto la medaglia di bronzo. Trovo ci sia qualcosa di estremamente romantico in questo sport: al di là delle acrobazie che tutti gli atleti tentano di inserire nei loro programmi, quel che mi colpisce sempre è l'enfasi della gestualità, la ricchezza dei costumi, la teatralità dei movimenti, e soprattutto il carisma e il magnetismo che certe coppie - Tomianina/Marinin per primi - emanano, una sorta di alone che proiettano attorno a se e che conducono lo spettatore in un mondo lieve come la lama sul ghiaccio.
Giusto per concludere il discorso 'ice-skating', segnalo 'She's the One' di Robbie Williams, uno dei pochi (se non l'unico) video ambientato proprio su una pista di pattinaggio su ghiaccio. Qui Robbie veste i panni di un tirannico ma geniale allenatore, che sostituisce un pattinatore infortunato e trionfa ai Campionati del Mondo al fianco di una bella atleta bionda.