Ogni promessa è debito: ho appena ricevuto una foto del suo zainetto, ed ecco una disamina del contenuto.
Ogni oggetto, anche il più piccolo, ha una storia affascinante ed avventurosa, esattamente come la sua proprietaria. Andando con ordine, vediamo la descrizione di tutto, attraverso le sue parole:
- spille di Keith Haring: si tratta di 'Cat Hat' presa al Pop Shop di NY e 'Radiant Baby' presa al 'Keith Haring Show' di Milano. Ci sarebbe anche un pinguino di Linux direttamente dalla scatola della SuSe, ma non si vede.
- cellulare Nokia vintage modello 'Agente Mulder', sdrammatizzato da un piccolo dangle di Eeyore. Si noti il logo di Hello Kitty sul display, reduce dell'epoca in cui i loghi erano scaricabili gratuitamente. La stessa epoca del telefono, in effetti, che ho comprato usato dall'amico D.
- Agenda settimanale presa al MET, con elastico
- Moleskine con pagine bianche.
- Portafoglio di pelle marrone, preso su un banco del mercatino di Natale a Bologna il giorno della mia laurea.
- Pochette-trucco in vinile presa da Peggy Guggenheim a Venezia: si vedono un po' di rossetti e una trousse calamitata, molto comoda per smagnetizzare i floppy.
- Custodia occhiali scuri.
- iPod mini verde con calzino.
- Portamonete che ricorda lo zainetto.
- Portachiavi aziendale (logo censurato), chiave dell'ufficio e vecchio coltellino svizzero.
- Accendino rosso preso al Carrefour di Cracovia.
- Broncodilatatore spray (doping).
- Penna-biro blu sposorizzata dal mio carrozzaio.
- Un bastoncino di carta da profumeria, ci avevo spruzzato sopra 'Eternity Moment' all'aeroporto di Monaco, ora non sa più di nulla.
Ringraziando intanto Garnant per il suo contributo, direi che i tempi sono maturi per aprire una nuova rubrica: si chiamerà 'What is in My Bag?', una sorta di versione-borsa dello storico 'Cosa si nasconde nel mio armadio?'. I protagonisti però sarete voi, lettori di questo blog: armatevi di macchina fotografica digitale, scattate un'istantanea alla vostra borsa con quel che contiene ed inviatela alla sottoscritta (l'indirizzo mail è nella colonna di sinistra), la quale provvederà a pubblicarla su queste pagine. Partecipate numerosi!
Ricordate questo post, in cui descrivevo con malcelata ammirazione l'abito indossato da Eva Longoria [1] nella prima puntata di 'Desperate Housewives', quel tripudio di pizzo rosa, muto spettatore di un falcio dell'erba in notturna? Al tempo era sembrata un divertente, quanto irreale, tentativo di conciliare l'eleganza e un'attività che di elegante ha ben poco; oggi, invece, guardando le immagini del servizio 'Glamorama' [2], realizzato da Steven Meisel per il numero di dicembre 2005 di 'Vogue U.S.' [3], diventa palese come quel maldestro tentativo abbia dato i suoi, inaspettati frutti.
Lily Donaldson, Caroline Trentini e Gemma Ward, bionde top-model dell'ultima generazione, sono casalinghe alle prese con il bucato giornaliero, che si dedicano a lavatrici da caricare, dosatori di detersivo e cestini con panni da stendere indossando abiti da gran sera e gioielli da mille e una notte; l'obiettivo di un messaggio di questo tipo è chiaro: fare il bucato, dedicarsi alla pulizia della casa, essere casalinghe non deve necessariamente coincidere con l'abbruttimento fisico e morale (io aggiungo che essere casalinghe coincide raramente con l'indossare capi di questo genere, ma tant'è). Prendendo l'esempio dalle bellissime di Wisteria Lane, Meisel crea dei quadretti di vita comune, resi particolari dal contrasto tra l'ambientazione (una qualsiasi coin laundry di una qualsiasi periferia, in cui si fa il bucato, si ascolta musica, si mangia, si chiacchiera e si combina qualche danno con il detersivo) e coloro che vi agiscono (due modelle truccate ed abbigliate come sulla migliore passerella).
Nell'immagine a sinistra, Lily sovrintende il nastro trasportatore della lavanderia indossando un abito di Rochas con maniche ampie e un bracciale di Cartier; nell'altra immagine, indossa un abito ornato da inserti in pizzo di Behnaz Sarafpour, un anello con pantera di Cartier e una collana di Kenneth Jay Lane. Gemma Ward invece indossa un ricchissimo abito di Oscar De La Renta, realizzato in seta bianca e pizzo nero ricamato a mano, accessoriato da un bracciale di Fred Leighton e da una collana di Gilan Couture.
Tra una lavatrice e l'altra, c'è sempre tempo per una pausa; ecco le nostre 'casalinghe di lusso' con patatine e frappè in mano, l'una con addosso un abito di Valentino in pizzo di sera e chiffon, l'altra con un abito di Dolce & Gabbana (già visto su Catherine Zeta Jones alla prima di 'The Legend of Zorro', nonchè su Simona Ventura in una puntata dell'Isola), con bustier in pizzo color cipria e grande fascia con fiore in vita, completato da un braccialetto di Stephen Russell.
Un piccolo incidente con il detersivo ha trasformato la lavanderia in un improvvisato foam party, in cui spicca Gemma Ward di bianco vestita, con un abito di cotone e tulle di Carolina Herrera, indossato con una collana di Neil Lane e un bracciale di Tony Duquette.
Anche le casalinghe usano l'Ipod, in versione metallizzata, l'accessorio ideale per questo abito di Proenza Schouler in seta e pizzo color crema, dal bustier diviso al centro, indossato con un paio di bracciali in diamanti e zaffiri di Fred Leighton. Un altro incidente - una scatola di detersivo in polvere rovesciata - accoglie il passaggio delle protagoniste, ma non scalfisce minimamente la loro eleganza: Gemma Ward indossa un abito in pizzo Chantilly di Nina Ricci, mentre Lily Donaldson, ghiacciolo in mano, indossa un abito color crema di Dolce & Gabbana in pizzo e broccato.
La lavatrice ha finito il suo ciclo ed è ora di svuotarla: questa attività viene compiuta indossando un prezioso abito di Ralph Lauren in lino ricamato in seta color oro, un orologio-gioiello di Fred Leighton e un paio di orecchini di Francesca Visconti. Altro bucato da lavare, trasportato in ceste di plastica, contrasta con gli abiti tutti ruches e sovrapposizioni: a sinistra abbiamo un abito-bustier con gonna completamente formata da volant di Michael Kors, mentre a destra c'è un bell'abito in pizzo Chantilly con gonna a balze di Marc Jacobs.
Altro momento di difficoltà, sempre dovuto alla schiuma di detersivo in eccesso, gestito con assoluta nonchalance dalle nostre: a sinistra, Gemma Ward salta l'ostacolo-schiuma indossando un abito vintage di Prada tutto volant; a destra, invece, il relax meritato viene trascorso accanto ad un flipper, con addosso un abito in pizzo blu notte di Alberta Ferretti e uno color azzurro di Versace, entrambi impreziositi da gioielli in diamanti di Fred Leighton.
Dopo aver riflettuto sull'immaginario che collega la casalinga, il suo mondo e il lusso, non ho potuto non ripensare a questo straordinario scatto di Helmut Newton, che in qualche modo da una lettura particolare dell'argomento. Qui il focus non è più sulla lavatrice, bensì sul taglio di un pollo, attività che viene svolta con un evidente riferimento ad un mondo apparentemente lontano: al polso della protagonista spicca un massiccio bracciale in diamanti, mentre sulla mano campeggia un altrettanto massiccio anello con diamanti e zaffiri. La 'violenza' insita nel gesto di tagliare un pollo (notare il coltellaccio bene in vista), in relazione agli accessori, crea un'atmosfera particolarissima, sospesa tra la quotidianità del gesto e la straordinarietà delle pietre preziose.
Il servizio fotografico che recentemente ha riproposto in maniera eccelsa questo immaginario è 'Domestic Goddess' di Miles Aldridge, comparso sulle pagine di 'Vogue Italia' nel 2004. La casalinga, in questo caso, ha le fattezze misteriose di Mariacarla Boscono, ritratta mentre svolge alcune faccende domestiche di ordinaria amministrazione - stirare, passare l'aspirapolvere [4], lavare i piatti, fare la lavatrice e pulire i pavimenti - indossando capi fluenti, dai colori tenui, che contrastano con le tinte forti degli elettrodomestici.
Trovo questo servizio di Aldridge molto più interessante rispetto a quello di Meisel, per la volontà di rappresentare la casalinga impegnata nelle faccende non in maniera completamente irreale, unita alla forte carica di teatralità (dicono molto a riguardo gli effetti di illuminazione sul set), cifra distintiva di ogni suo lavoro. Mariacarla Boscono è sempre una donna di casa sopra le righe, ma senza per questo risultare grottesca o ridicola.
[1] Non dimentichiamo il passato da modella di Gabrielle Solis, personaggio interpretato dalla Longoria in 'Desperate Housewives'.
[2] Forse un omaggio all'omonimo romanzo di Bret Easton Ellis?
[4] Da notare la borsetta 'Compilation' di Fendi che Mariacarla porta al polso mentre passa l'aspirapolvere. A proposito: si tratta di un'aspirapolvere Miele (ce l'ho uguale, per questo l'ho riconosciuta subito).
Come anticipato nel post precedente, eccoci arrivati a 'My Humps', ultimo video dei Black Eyed Peas tratto dall'album 'Monkey Business' [1]. I quattro non si sono mai fatti notare per video particolarmente innovativi ed interessanti (mi sento di escludere solo 'Where is the Love' e 'Don't Phunk with My Heart' dal resto della loro produzione, il primo per la diffusione di una domanda lecita attraverso mille forme di comunicazione, il secondo per l'ironica rivisitazione dei quiz show), ma stavolta forse hanno raggiunto l'obiettivo. La canzone è quanto mai orecchiabile e si appoggia ad un testo incentrato su due idee-base - consumismo [2] e tette (l'ossessivo ripetersi di 'my humps' e di 'my lovely lady lumps' lascia poco spazio all'immaginazione); tutto ciò nel video viene fortunatamente presentato solo in parte. Fergie, la cantante del gruppo, frangettona e mosse sinuose, interpreta naturalmente la parte della high maintenance woman, colei che riceve regali su regali senza chiederli, che mette bene in mostra le sue armi di seduzione (come dicevamo, l'accento è continuamente messo sul fondoschiena e sul seno) e il suo 'bottino' di oggetti di lusso, capitanando un drappello di donne che predicano lo stesso credo.
Nel testo infatti si fa riferimento a Fendi, Dolce & Gabbana, Donna Karan, ai jeans Seven (indossati dalla stessa Fergie nel video) e True Religion, ma nel video il concetto di lusso esagerato viene esplicato essenzialmente tramite due vie: macchine e moto (simboli di 'potere' maschile) da una parte, gioielli, borse e valigeria Louis Vuitton (simboli di 'potere' femminile) dall'altro [3]. Fergie viene ritratta stesa mollemente su un baule Vuitton, mentre altre donzelle mostrano modelli di borse prodotti dalla maison parigina (si tratta di una 'Monogram Denim Flat Shopper' e di un modello che non sono riuscita ad identificare, probabilmente un'edizione limitata). Si potrebbe lungamente discutere sui motivi per cui le borse sono simboli di lusso e di femminilità; senza addentrarci in riflessioni che esulano dal senso di questo post, vi consiglio di farvi qualche idea in proposito leggendo qui. Dettaglio fondamentale è la manicure - unghie lunghissime laccate con colori segnaletici, altro raro tocco di 'raffinatezza'.
Anche l'estetica dell'hip hop diventa mainstream: ecco quindi comparire collanoni appesantiti da pendenti tempestati di diamanti o, più in generale, di brilli (Ljuba Rizzolidocet), sconfessioni materiali del detto 'less is more'.
Agli uomini, quindi, è affidato il ruolo di 'dispensatori di soldi', relegati in secondo piano dalla personalità esplosiva della protagonista. Nel video, la scena viene occupata soprattutto da Fergie e dalle sue girls, mentre i tre uomini del gruppo non fanno altro che appoggiarsi ad un macchinone nero e ad ammirare qualche bella ragazza in un club, impettiti nei loro completi lucidi e nascosti da grandi occhiali da sole.
Questa divisione dei due mondi - maschile e femminile - è forse l'ultima e definitiva rappresentazione della guerra tra i sessi? Le donne indipendenti e pronte a spendere sempre e comunque, gli uomini arroccati dietro gli ultimi baluardi - moto ed auto - in cui si sentono 'sicuri'?
[1] Il video è diretto da Malik Sayeed, mentre le coreografie sono affidate a Fatima Robinson.
[2] Il mondo dell'hip hop, notoriamente regno del lusso e del non chic, nomina spesso nei testi delle canzoni le marche di auto e abbigliamento che si prediligono: Pharrell Williams accenna alle scarpe Jimmy Choo nel primo singolo da solista, 50 Cent parla di Gucci, Fendi, Prada, BCBG, Burberry, Dolce & Gabbana, Mercedes e Rolls Royce in 'P.I.M.P.', mentre Jay-Z elenca in 'Bonnie & Clyde '03' la Birkin Bag Hèrmes, Burberry, Manolo Blahnik (in particolare, si fa riferimento a questo modello, indossato da Beyoncè nel video omonimo) e Mercedes tra le cose preferite dalla sua donna. Altri due esempi invece arrivano dal pop: Lenny Kravitz parla di una donna avida di Gucci e Mercedes nel suo brano 'Is There Any Love in Your Heart' (contenuto in questo album), mentre Gwen Stefani rende omaggio ai suoi stilisti preferiti, John Galliano e Vivienne Westwood, citandoli in 'Rich Girl'.
[3] Ultima curiosità: in una scena, Fergie indossa un paio di wedge shoes nere con fiocco fucsia posteriore. Se anche voi, come la sottoscritta, ve ne siete innamorate immediatamente, sappiate che si tratta di una creazione di Brian Atwood, reperibile qui, alla modica cifra di 645 dollari!
Scusate la mia 'latitanza' prolungata, ma sono alle prese con i consigli di classe (visto che insegno in sei classi, sono praticamente sempre a scuola anche di pomeriggio) e con i compiti scritti da preparare e poi correggere. L'insegnamento quest'anno si sta rivelando molto impegnativo, non solo per il monte ore settimanale e per le attività da svolgere, ma anche per la gestione delle classi stesse. Dovendo lavorare anche il sabato mattina, il fine-settimana trascorre alla velocità della luce; nel momento in cui mi rendo conto che sono a casa, è già tempo di tornare in marcia. Molte sono le idee e gli argomenti su cui vorrei scrivere ma non trovo mai la concentrazione necessaria per farlo: in attesa di un momento di calma, vi lascio con una carrellata di delizie Vuitton, da cui scegliere il vostro regalo di Natale, con la promessa di scrivere presto un post sull'ultimo video dei Black Eyed Peas, 'My Humps', molto interessante dal punto di vista modaiolo e con una foto scattata a Christina Aguilera prima del matrimonio (qui i dettagli): non è ancora vestita da sposa, ma l'acconciatura è completata (degne di nota anche la Balenciaga rossa in spalla e la bottiglia di Veuve Clicquot sotto il braccio di una damigella). Spero di poter raccogliere quanto prima ulteriori informazioni a riguardo.
UPDATE Come anticipato, sono riuscita a scovare alcune immagini di Christina Aguilera e Jordan Bratman sull'altare. Il rito si è svolto secondo la tradizione ebraica, è per questo che lui indossa la stola bianca sulle spalle.
Romanticherie a non finire: petali di rosa sul pavimento, illuminazione sui toni del rosa, chuppah (il baldacchino sotto cui si svolge la cerimonia) ornata di fiori, per non parlare del tripudio di volant che decora l'abito di Christina. Ricordiamo un paio di cose a proposito: è stato disegnato per lei appositamente da Christian Lacroix (quindi non ci si poteva aspettare un modello sobrio); Christina, nonostante lo sposalizio secondo il rito ebraico, è cattolica (forse si sarà convertita all'Ebraismo come Charlotte York in 'Sex and the City'?), come ben si evince dal rosario che tiene in mano.
Ecco un'immagine in cui si vede bene un dettaglio del punto-vita, segnato da una cinturina in cristalli, a cui è appesa una decorazione floreale rossa. Per la cronaca: anche Christina, come la sottoscritta a suo tempo, ha deciso di vivacizzare l'insieme all white con un tocco scarlatto (non so se questa scelta da parte sua faccia riferimento ad una qualche tradizione ebraica).
Ecco: l'abito è visibile in tutta la sua ricchezza. I volant che compongono la coda dell'abito sono in organza profilati da pizzo, pizzo che decora anche le spalline e il velo da sposa. Christina Aguilera è notoriamente minuscola, quindi mi chiedo: capisco il sogno di indossare un abito disegnato appositamente da un famoso couturier francese, ma - diamine - fare la figura della meringa, per quanto bellissima, proprio no! L'acconciatura era visibile anche nella prima immagine in cima: fiori bianchi e decorazioni in strass su capelli raccolti.
Ecco infine i due sposi all'interno della loro limousine, al termine della cerimonia. Per chi volesse approfondire l'argomento, legga qui, mentre qui abbiamo una foto di gruppo con testimoni e damigelle (atmosfera 'leggermente' hollywoodiana, sembra di stare in uno dei tanti matrimoni di 'Beautiful').
Mentre Madonna furoreggia nelle classifiche di tutto il mondo con il suo 'Hung Up' (che contiene un campionamento di 'Gimme Gimme Gimme' degli Abba), Mariah Carey se ne esce con un singolo che strizza l'occhio ad un grande successodance degli anni '80, anch'esso abilmente campionato. Non è questa la sede per discutere di musica e per decretare quindi chi esce vincintrice da questa lotta in cima alle classifiche, ma mi sento di avanzare un'ipotesi: se mettiamo a confronto i video tratti dai rispettivi brani [1], quasi quasi mi sentirei di assegnare il vantaggio a Mariah. Se siete interessati a capire perchè, seguitemi in questa analisi di 'Get Your Number' [2], diretto dall'onnipresente Jake Nava, già regista di 'Crazy in Love' e 'Baby Boy' di Beyoncè, 'Milkshake' di Kelis e del dimenticabile 'My Prerogative' di Britney Spears.
Mariah, in questo video, non ci risparmia nulla riguardo le sue arti di seduzione, visto che il brano si regge proprio attorno ad un classico corteggiamento, in cui il lui della situazione (interpretato vocalmente dal produttore Jermaine Dupri) chiede alla donna che ha puntato (interpretata naturalmente da Mariah) il suo numero di telefono. Partendo da questo concetto, il video si snoda attorno ad una sorta di 'rituale d'amore', tramite cui i due, alla fine del gioco, si troveranno finalmente insieme. La nostra eroina, come dicevo, non si nasconde dietro false immagini di donna pudica ed eccola, in tutto il suo siliconico splendore, indossare un abito in vinile giallo dalla profonda scollatura, decorato da una enorme collana con pendente, una sorta di lampadario sbrilluccicoso atterrato chissà come addosso a lei. Ora: capisco le esigenze di scena, ma un vestito del genere l'ho visto solo addosso alle conigliette di Playboy e a qualche sporadica cubista; dico, si tratta di vinile, uno dei materiali sintetici più pestiferi del mondo, difficile da indossare e da togliere (l'effetto 'cuffia da piscina' è garantito). Probabilmente lo stylist della cantante ha pensato che non esistesse niente di più sessualmente esplicito del vinile e da qui la scellerata scelta del vestitino in questione.
Vediamo i nostri due piccioncini immersi nella coinvolgente atmosfera stroboscopica di una discoteca, mentre si lanciano languide occhiate, tra un cocktail, un ancheggiamento e uno scuotimento di capelli. Mariah, infatti, qui appare in versione boccolosa, con le chiome decisamente più lunghe (miracoli delle extension?), con addosso un semplice (strano, ma vero) completo formato da top e pantaloni scuri.
Ecco lo stratagemma che sta alla base del video: visto che il belloccio vuole il numero di telefono di Mariah, lei decide di non scriverglielo su un pezzetto di carta, come tutti i comuni mortali, ma di 'centellinarlo', facendoglielo arrivare per mezzo di carte da gioco cifrate (vedete? Sul retro campeggiano le sue iniziali, 'M' e 'C') su cui è apposto un numero. Come in un puzzle, mettendo insieme le carte, ecco che risulterà il recapito tanto agognato. Si tratta certamente di uno mezzo narrativo piuttosto spicciolo, ma trovo divertente l'idea del 'gioco ad incastro' attraverso cui viene portato avanti il corteggiamento.
Mariah Carey non è certo l'ultima arrivata nello show-biz: leggendarie le sue pose da diva del muto durante le interviste che rilascia, così come rimangono bene in mente le sue bizze in occasione di show e concerti. La scena di cui si parlerà ora è in qualche modo riconducibile a questa 'mania di grandezza': ecco la nostra, inguainata in un miniabito nero, pettinatura alla Veronica Lake, unghie laccate, anello con farfalla (un suo feticcio) e strepitose Louboutin in vernice ai piedi (la suola rossa non mente), adagiata su un enorme telefono rosso fuoco oppure sulla cornetta dello stesso, da cui fuoriesce un inquietante liquido rosso, simile più allo smalto per unghie che non al Blob di hollywoodiana memoria. Qui l'importante non è capire, ma apprezzare la faraonica scenografia che circonda la nostra, nella riproposizione contemporanea dell'oggetto gigante, già proposto da Tina Turner in 'Typical Male', suo successo degli anni '80 (in quel caso, si trattava di un enorme rossetto e di altri oggetti femminili in dimensioni esagerate).
Altro momento topico del video è quello in cui la nostra appare seduta su un divano rosa lunghissimo, vestita solo di una giacca bianca. Cambia ancora l'acconciatura (capelli lisci, lunga coda sistemata su una spalla e riga laterale), torna l'anello portafortuna, cambiano le scarpe (un paio di leziosi strappy sandals diamantè), ma rimane invariato l'atteggiamento da ultimate diva, che le permetterà, al termine del video, di trovarsi sullo stesso, interminabile divano assieme al suo spasimante. Quel che accadrà tra i due non ci è dato saperlo (ed onestamente non ci interessa), ma il rito del corteggiamento si è concluso: Mariah ha lisciato le piume ed è apparsa in tutto il suo splendore kitsch, facendo la misteriosa ma alla fine cedendo alle blandizie del bellone di turno.
Il video, in definitiva, non è un capolavoro ma si differenzia dal resto della produzione di Mariah Carey - sempre molto attenta a mostrarsi al top delle sue possibilità seduttive - per la sua leggerezza divertita, per un autocompiacimento meno marcato del solito e per il malizioso 'gioco' intrecciato tra i due protagonisti. Partendo dal presupposto che questo rimarrà il suo video migliore e tralasciando i diversipassifalsi fatti nel frattempo, non possiamo che augurarci che l'unione tra divertimento e leggerezza sia la strada giusta per continuare ad avere successo.
[1] E' quanto meno azzardato paragonare due video così diversi tra loro, entrambi piuttosto interessanti nel loro genere. Quello che mi interessa dimostrare nel caso di 'Get Your Number', però, è l'atmosfera ludica e sexy che lo attraversa, una mancanza di pretenziosità che invece rende il video di Madonna meno d'impatto rispetto alle intenzioni.
[2] Qui trovate il 'making of' del video.
Come noterete, ho cambiato l'header del blog. Passato il periodo di Halloween, ho messo le zucche in soffitta, ed ora si torna alla 'normalità'. L'idea iniziale era di mettere come immagine di apertura una di queste due (cliccando sopra le vedrete meglio):
Questa qui sotto prevede anche la presenza di Christina Aguilera, che tante volte ha 'accolto' i lettori di 'Dallo Spazio'
Entrambe sono state realizzate appositamente dalla bravissima Isa, che già aveva personalizzato una delle immagini dell'header precedente. Purtroppo non sono riuscita a cambiare l'impostazione del template ed inserirne una, ma ho comunque pensato di postarle, perchè sono troppo belle per non condividerle con coloro ai quali capiterà di passare da queste parti.
Dopo essersi guadagnata un link su questo sito (it's all about sparkling stars), la sottoscritta approda anche qui. Avrete modo di rivedere non solo la ben nota Chloè Paddington, ma anche quello che solitamente contiene, dalle chiavi di casa al corno portafortuna, passando per il lavoro all'uncinetto [1] e per molto altro ancora. Per chi, come me [2], fosse appassionato a scoprire cosa si nasconde nelle borse altrui, qui un link-miniera che sicuramente appassionerà curiosi e non (via Emmebi).
[1] Visto l'ennesima piastrella-fiocco di neve? Sto lavorando incessantemente da diversi mesi su queste piastrelle, per farne infine un centro-tavola, e lentamente ci stiamo avvicinando alla fine, ne mancano soltanto sei. [2] La mia passione, un po' voyeuristica, per il contenuto di borse et al. nasce con il programma 'Se io fossi Sherlock Holmes', condotto da Jocelyn diversi anni fa. Lo scopo del gioco era quello di rintracciare l'identità del possessore di una borsa, partendo dagli oggetti e dagli indizi che il concorrente trovava al suo interno. Io lo seguivo con un certo interesse e da quel momento mi sono sempre chiesta se sarebbe possibile risalire alla mia identità - o, più in generale - alla mia personalità, osservando il contenuto della mia borsa. Sono convinta che questo sarebbe possibile, perchè la borsa e quel che contiene è uno specchio piuttosto veritiero di chi siamo.
I lettori abituali di questo blog conoscono la mia passione per i video musicali e, in particolare, per quelli di Gwen Stefani: a partire dal 'botto' di 'What You Waiting For', passando per 'Rich Girl' e 'Hollaback Girl', la bionda cantante californiana ha sempre scelto con accuratezza invidiabile situazioni, scenografie e costumi per cortometraggi che assomigliano più a mini-film che a corredamento di una canzone. Sophie Muller conosce alla perfezione Gwen, avendo diretto molti video dei No Doubt, ed è alla regista londinese che è stata affidata la direzione di 'Luxurious', ennesimo estratto dall'album 'Love Angel Music Baby'. Prima di iniziare ad illustrare il video, è bene tenere presente come la scelta di questa canzone sia stata molto criticata dai fan di Gwen e dai critici: il brano, infatti, è considerato tra i meno riusciti dell'album, un ibrido senza mordente, tra atmosfere anni '70/'80 (contiene un campionamento di 'Between the Sheets' degli Isley Brothers) e volontà di modernizzare le stesse. Il video rispecchia in qualche modo l'unione di diverse suggestioni già presenti nel brano, presentando Gwen come una chica di Los Angeles, alle prese con nail bar (una mania delle donne americane), folklore messicano e feste di famiglia, un passo lungo la strada del trasformismo: dopo aver indossato i panni di Alice nel paese delle Meraviglie, della piratessa dalle chiome al vento e della cheerleader vendicativa, ecco a voi Gwen from the Block!
La scena iniziale vede la bionda cantante adagiata mollemente (un po' come lei) su un tappeto di materiale iridescente (plastica? Fiocchetti di raso? Non ci è dato saperlo), con addosso una camicetta che ritrae un'immagine sacra della Madonna, carica d'oro e con un'acconciatura che già richiama certa inimitabile iconografia messicana. Dopo di che, l'azione si sposta nella strada di una città, probabilmente L.A., in cui Gwen è attorniata da amiche ed amici; canotta bianca, shorts scuri e camicetta a quadri, la nostra si dirige con fare sicuro in un nail bar, per rifarsi - vedremo - una perfetta manicure californiana. Le amiche chiaccherano al telefono, qualcuno amoreggia, altre giocano con un infante, ma lei, Gwen, è tutta concentrata sulla missione numero uno: i suoi artigli.
Ecco le fasi salienti della manicure, culminanti nell'applicazione di uno smalto scuro su unghie di una lunghezza imbarazzante e nella decorazione di alcune con pois bianchi, una sciccheria più unica che rara. D'altronde, una ragazza come Gwen, con qualche meche scura su platino e un trucco a dir poco teatrale sfoggiato in pieno giorno (lo vedremo tra poco nel dettaglio), cosa si sarebbe dovuta far fare? Una banalissima french manicure? Mai sia, quindi vai con gli artigli.
Tornata a casa, Gwen mette mano all'artiglieria pesante, rifacendosi il trucco e preparandosi per l'evento mondano in programma, una festa, immaginiamo. Qui una spruzzatina di lacca, che male non fa, lì un tocco di profumo, una sistematina ai braccialetti al polso, un ritocco di matita nera sul contorno labbra (orrore! ma si sa che anche JLo aveva ritratto così il trucco delle chicas di L.A.) e la star è pronta.
Visto che al brano collabora anche il rapper Slim Thug, ecco il necessario intermezzo narrativo: i due sono ritratti in una stanza illuminata da uno spot singolo, pavimento rosso e le ballerine di ordinanza sullo sfondo. Dopo aver pagato pegno, torniamo alle avventure di Gwen.
Ma come? Un altro intermezzo? Ebbene sì: prima di assistere alla festa vera e propria, Gwen viene ritratta in una serra, il cui soffitto è adornato di lanterne in carta colorata, così come coloratissimo è il suo abbigliamento e l'acconciatura floreale. Quel che mi sfugge succede di lì a poco: Gwen brandisce una mazza da baseball ed inizia a colpire le lanterne, in una sorta di 'gioco della pentolaccia'. Perchè questo intermezzo? Quale è il suo significato, se un significato reale esiste? I riempitivi nei video mi lasciano sempre perplessa: potrebbe potenzialmente succedere qualsiasi cosa, ed invece, cosa vediamo? Il gioco della pentolaccia in versione messicana!
Beh, almeno ci siamo tolti il pensiero: giunge finalmente il momento della festa tanto attesa. Tra amiche, bambini, donne anziane e spruzzi in piscina, cala il sipario su quello che sembrava qualcosa di entusiasmante, di esplosivo a tratti, ridotto invece ad una misera festa di quartiere. Che delusione!
Vi chiederete, infine, che fine abbiano fatto le tanto sbandierate Harajuku Girls. Eccole, ormai ragazzine chicane a tutti gli effetti. Il loro rimando all'Oriente glamourous si è ormai svuotato di senso, il che mi suggerisce che probabilmente questo è l'ultimo video estratto dall'album di debutto. Lo sfruttabile è stato sfruttato, quindi è forse tempo di procedere, recuperando dal calderone culturale mondiale qualche altra icona di riferimento.
Se qualcuno di voi ieri ha avuto modo di guardare l'edizione 2005 degli 'MTV European Music Awards', probabilmente si sarà trovato davanti ad uno degli spettacoli più desolanti degli ultimi anni: esibizioni sotto tono (Madonna, pur non avendo beccato una nota giusta [1], ha almeno dimostrato di essere un animale da palcoscenico, per fortuna), un conduttore imbarazzante e presentatori 'scazzati' (concedetemi il termine, ma Diego Luna e Gael García Bernal sembravano essersi appena svegliati), niente a che vedere con la verve e l'ironia dell'edizione romana 2004. Nonostante tutto, non potevo riunciare a farvi ammirare quanto apparso sul tappeto rosso, quindi buona visione!
Brittany Murphy, unica presenza hollywoodiana, è volata a Lisbona in qualità di ospite ed è stata lei l'unica a portare una ventata di sano glamour nello show. Sul red carpet si è presentata con un particolare abito rosa antico in raso e velluto, dalla linea ad impero, ampia scollatura a cuore, bretelline sottilissime ed ampia gonna plissettata; gli accessori scelti sono perfetti completamenti dell'abito: un paio di scarpe nere con cinturino e punta tonda, un paio di orecchini chandelier scintillanti, trucco drammatico (occhi bistrati e labbra scarlatte) e una bella acconciatura raccolta, resa più leziosa da una piumetta rosa. Sul palco, invece, l'attrice ha indossato un miniabito in paillettes verdi con scollatura totale (lasciava scoperte braccia e decollète) e con spacco frontale, per un'immagine ancora più grintosa e sexy.
E' inquietante notare come, nella desolazione generale, anche una scelta stilistica azzardata come quella di Anastacia assuma una qualche connotazione positiva. Il completo gonna a quadri Burberry e camicetta in raso con stampa a fiori e piccolo nodo frontale è rischioso - accostare fantasie diverse è sempre come giocare alla roulette russa, potrebbe trasformarsi in disastro - ma i danni vengono limitati dalla scelta di accessori monocromi (borsa, scarpe e cintura sono beige), dal bel sorriso, dall'acconciatura vaporosa e dalla perfetta french manicure della cantante statunitense.
Alison Goldfrapp è andata sul sicuro, indossando un elegantissimo completo nero formato da gonna a tubo oltre il ginocchio e da una giacchina avvitata, con un'ampia scollatura da cui faceva capolino un reggiseno in pizzo. Il make-up e l'acconciatura boccolosa (che rievocano le modelle sognanti di Sarah Moon) fanno piacevolmente contrasto con le scarpe dal sapore un po' fetish, con quel fitto incrocio di listini (sembrano la versione 'modesta' delle zeppe sfoggiate da Gwen Stefani sulla copertina del singolo 'What You Waiting For').
Madonna è sicuramente stata la star della serata, colei che ha avuto l'onore di aprire lo spettacolo, presentando al pubblico europeo il nuovo singolo 'Hung Up' e che ha consegnato a Bob Gendolf il premio 'Free Your Mind'. Nell'immagine qui sopra, la vediamo come è apparsa sul palco - body da aerobica, calze a rete, stivali neri, cintura di paillettes in vita, giubbino di pelle corto in vita, occhialoni neri e messa in piega alla Farah Fawcett - praticamente una riedizione del look sfoggiato nel video tratto dal singolo. Durante l'esibizione, una volta rimasta in body, ha rivelato al collo un delizioso pendente dorato a forma di libellula, che ha in qualche modo addolcito un look molto aggressivo, non adattissimo ad una donna - seppur in forma splendida - di quarantasette anni. Quanto scelto per la consegna del premio a Gendolf, però, è stato sicuramente peggio: un abito dalla linea anni '70 - profonda scollatura a 'v' frontale, maniche lunghe e vita segnata da un inserto a forma di rombo - realizzato in vellutino rosso attraversato da fili di lamè, abito che sicuramente non le donava come avrebbe dovuto, scelta davvero sbagliata. Madonna, comunque, rappresenta il turning point, spartiacque tra coloro che si sono presentate con una mise accettabile e coloro che, di contro, sono sprofondate nel trash più assoluto.
Vogliamo parlare di Fergie, cantante dei Black Eyed Peas? Questa immagine la ritrae sul red carpet: già l'abito è un passo falso, per non parlare di make-up ed acconciatura, come sempre troppo di tutto. L'abito ha una linea leggermente ad impero, è fittamente ricamato davanti ed è segnato in vita da una cintura a cordoncino che termina con due nappine (da tenda?); i capelli (boccoli e mechatura selvaggia), il make-up (troppo fard arancione, cara) e qualche iniezione di botox di troppo completano un look disastroso, che la fa apparire come una Barbie eccessiva. Gli strappy sandals e la borsina Fendi, purtroppo, non riescono a risollevare le sorti di un insieme sbagliato.
O vogliamo parlare di Nelly Furtado, altra cantante giovane che sembra invecchiata precocemente? La scelta degli abiti certo non aiuta: non capisco che legame esista tra il top decorato da una fila di bottoni neri (realizzato in un materiale indefinito, sembra quasi finta pelle) e la gonnellina bianca con fiocco in vita e taglio a godet sul fondo. Gli accessori - orecchini pendenti, strappy sandals argentati e una fila di braccialetti al polso - contribuiscono a rendere l'insieme ancora più anonimo e scombinato. Forza, Nelly, ce la puoi fare, basta solo un po' di impegno, ok?
Shakira, premiata come migliore artista femminile dell'anno [2], si è presentata con questo abito dal bordo sbilenco, tristemente decorato su un fianco, con cinturone ai fianchi e stivaletti d'ordinanza, ma soprattutto con un'acconciatura a dir poco minimale. Shakira ha dei bellissimi capelli ricci, ma qui fanno l'effetto 'Valeria Marini', ovvero scialbi e spenti, terribili.
Le Ta.Tu non sono mai state campionesse di eleganza: una volta smessi i panni delle scolarette lesbiche, eccole vestite 'da grandi', raggiungendo vette di trash ben difficili da emulare. La palma della peggiore tra le due va a Julia, quella con i capelli corti corti e l'abbronzatura segnaletica: a sinistra la vediamo indossare un top a bustier, con minigonna, stivali e calze a righe nere e verde acido (aaaarghh!), mentre a destra veste un completo top-minigonna inguinale che mette in mostra solo ed esclusivamente la sua perfetta forma fisica, non di certo la sua classe. Lena, invece, ha optato per due completi-pantaloni sobri e quindi più accettabili, sui toni del grigio quello nella foto a sinistra, tutto nero quello a destra.
Infine, ecco l'orrore: le Sugababes in tutto il loro imbarazzante 'splendore', con tre look incentrati sul bianco-nero-rosso. Heidi Range, la bionda, è tutto sommato guardabile: indossa un paio di pantaloni a vita bassa e un top che lascia la pancia scoperta, più un paio di scarpe rosse ai piedi. Già con Mutya Buena (decisamente un nome 'oltro') iniziamo a preoccuparci: indossa un abito rosso drappeggiato su un fianco, con ampia scollatura che mette in risalto il 'delicato' tatuaggio floreale sul decollète (ma che appiattisce il seno), e un paio di sandali bianchi. Keisha Buchanan, infine, racchiude nella sua mise una serie di problematiche: abitino nero anonimo, scarpe con punta tonda e cinturino alla caviglia (che non arricchiscono l'abito), baschetto rosso (oddio, mi sento male) e rossettone sulle labbra, per un risultato che trovo svilente (lei è una bella ragazza, potrebbe stare bene potenzialmente con tutto) e fuori luogo.
[1] Qui e qui altre testimonianze in tema.
[2] La vittoria di Shakira mi sembra segno di come queste premiazioni siano pilotate. Non mi sembra che il suo ultimo album abbia avuto un successo strepitoso, così come lei non mi sembra affatto personaggio femminile più importante nel panorama musicale di quest'anno. Se qualcuno sa cosa si nasconde dietro questa vittoria insensata, parli.
Puntata specialissima del fashion reality show di questo blog: come di consueto, una nuova 'sigla' e una precisazione fondamentale prima di continuare. Stavolta mi sarebbe piaciuto intitolare la puntata in maniera leggermente diversa - tipo 'Cosa si nasconde nell'armadio della mamma di Superqueen' - in onore alla mia genitrice, alla quale devo la conservazione di veri e propri reperti storici. Qui non siamo di fronte ad una mise messa insieme come viene viene, secondo mia consolidata abitudine, ma ad un completo originale degli anni '70, che mia madre indossava quando io ero bambina; uno dei ricordi più nitidi che ho della mia infanzia riguarda proprio questo completo, formato da camicetta e gonna in seta, e un profumo, il preferito di mia madre. I due elementi, insieme, richiamano ricordi di casa, di affetto, di intimità, di morbidezza di stoffe e di profumi. Indossare questo completo è come ritornare un po' indietro e trovarmi nei panni di mia madre; il fatto che ci assomigliamo fisicamente in maniera strabiliante non fa che rinserrare ancora di più il legame stretto - amore ed odio, visto che siamo simili anche caratterialmente e quindi tendiamo sempre a scontrarci - che esiste tra noi. Bando alle riflessioni profonde, però, ed iniziamo!
Mi vedete non in piedi ma seduta sul letto perchè ieri era una di quelle serate in cui non riuscivo a stare ferma, non se ne parlava di stare in posa per una foto, quindi mi sono seduta tranquilla e un qualche risultato si è ottenuto. I capelli vanno dove vogliono, ribelli come sempre, specie appena dopo averli lavati.
Ecco quindi il completo di cui si diceva (si vede bene nell'immagine qui sotto): è formato da una camicetta con maniche lunghe, abbottonatura laterale e collo alla coreana, e da una gonna a pieghe, entrambe realizzate in seta color marrone chiaro, stampata a rose effetto mosaico. C'è anche 'in dotazione' una cinturina nello stesso tessuto, da legare in vita. L'ho indossato con una maglietta di lana sotto - qui fa già freddo, specie di sera, con un paio di stivali in pelle nera e un paio di collant dal colore acido (un bellissimo turchese, che però non si vedeva, visto che l'orlo della gonna si ferma oltre il ginocchio).
Nell'immagine sotto, a sinistra si vede bene la stoffa e l'abbottonatura laterale, mentre a destra tornano i già noti stivali da 'tiny gothic pin-up': tacco 10 e chiusura con zip. Mi piacciono molto perchè sono aderenti alla gamba e danno un tocco insolito anche ad una mise vintage come questa. L'unico accessorio che ho indossato sono questi orecchini etnici, giusto per dare luce all'insieme, lasciato volutamente 'scarno' per non appesantire il taglio già serioso degli abiti.
Infine, ecco un primo piano e le indicazioni di realizzazione del make-up. Per il viso, ho usato il solito fondotinta liquido di Lancôme ('Color ID', in tonalità 'Beige Diaphane', codice 03), sottolineando poi gli zigomi con un fard in polvere color rosa antico impreziosito da impercettibili bagliori (tonalità 'Bois de Rose Or', codice 31). Sulle labbra ho applicato il gloss 'Juicy Tube' di Lancôme in tonalità 'Raisin' (codice 23), mentre ho truccato gli occhi con un ombretto in polvere color marrone (sempre Lancôme, tonalità 'Marron Givrè'), sottolineando l'arcata superiore con un illuminatore in crema color rosa antico metallizzato. Mascara e matita nera - applicata sulla rima interna inferiore - completano il make-up.
Come ampiamente anticipato, ieri sera, dopo aver intagliato la zucca (eccola qui sotto in tutto il suo ghignante splendore) e dopo aver pasteggiato con toast al prosciutto e formaggio, l'ingegnere e la sottoscritta sono andati al cinema a vedere 'The Corpse Bride' di Tim Burton. Il giudizio è sicuramente positivo (trovo geniale il modo in cui è stata recuperata una vecchia fiaba russa, così come è geniale il setting della storia, una cittadina dove lo stile mitteleuropeo un po' decadente si tinge di sinistre e livide tonalità grigie), ma qualcosa mi ha lasciata perplessa. Probabilmente, ho assistito alla proiezione stabilendo dei continui paralleli con l'altro film di animazione di Burton, il che non mi ha permesso di godere a pieno delle mille e mille trovate che infarciscono la bizzarra storia di Viktor e della sposa cadavere. Ciò non toglie che la poesia gotico/macabra di Burton conservi ancora intatta la sua magia, raggiungendo vette molto alte, come nella scena finale.